L’arte contemporanea spiegata a mia nonna vi aspetta a Vicenza

L’arte contemporanea spiegata a mia nonna vi aspetta a Vicenza

VICENZA – L’arte contemporanea spiegata a mia nonna torna sabato 8 settembre, accompagnato dalle note musicali del maestro Norberto Tronca. Ridere, piangere, capire – Nfc edizioni: il libro di Alice Zannoni ospite della quarantesima edizione della Sagra della Valle dei Padri Giuseppini di Montecchio Maggiore (Vicenza). 

Qualche settimana fa, Alice mi ha inviato una fotografia: è l’immagine di un vaso in terracotta, di media grandezza, dentro il quale, nascosto tra foglie smunte e rametti lisi, spunta una piccola gemma verde, un virgulto indefesso, risoluto, tenacemente attaccato alla vita, come una promessa. Si nota appena, eppure c’è, esiste. Alice ci teneva che lo vedessi: “Ha il colore della speranza” mi ha detto, l’attesa fiduciosa in qualcosa di lieto che non è ancora accaduto ma che potrebbe accadere, un piccolo miracolo di felicità e risolutezza. In questo, la speranza somiglia alla fede, la convinzione profonda che nessuna circostanza, per quanto greve, possa piegare del tutto lo spirito umano. Fede e Spirito sono due capisaldi che tornano frequentemente nella vita di Alice, e nel suo libro: L’arte contemporanea spiegata a mia nonna. Proprio da nonna Zita, Alice li ha ereditati, come si ereditano i cimeli di famiglia che, di madre in figlia, attraversano, più o meno intatti, intere generazioni, così che il tempo non venga tristemente ridotto a un mero calcolo matematico, calendaristico, ma si faccia filo e ponte, congiunzione, tra realtà diverse. Fede e Spirito sono le due ruote di un carro che, in assenza dell’una o dell’altra, procederebbe sbilenco, in disequilibrio evidente, e che perciò necessita di entrambe nella stessa misura, come il principio dei vasi comunicanti di Stevino, senza soluzione di continuità.

l'arte contemporanea
L’arte contemporanea spiegata a mia nonna.

Sabato 8 settembre, alla Sagra della Valle dei Padri Giuseppini di Montecchio Maggiore, sarà presente anche Zita Urbani per raccontare l’esperienza umana e professionale che il libro ha rappresentato: l’incontro di due età e di due culture lontane intorno al focolare dell’arte, come esempio di avvicinamento a un mondo che spesso appare difficile da sondareRispetto alla sua opera, e allo scopo che persegue, Alice Zannoni mi ha detto: “A prescindere dal gesto d’amore che ha spinto me e mia nonna in questa avventura, mi preme sottolineare la responsabilità del ruolo di critico e curatore di fronte alla fruizione dell’arte. È necessario che si faccia il possibile affinché la materia in oggetto sia avvicinata al pubblico e non eretta su un piedistallo irraggiungibile. Dovremmo, in qualità di addetti al settore, adoperarci per eliminare la sensazione di disagio che una persona può provare di fronte a un’opera, pensando “tanto non capisco”. La comprensione va agevolata, e per farlo è necessario pontificare, non creare fratture, tra arte e pubblico. Nessuno vuol frequentare un luogo che fa sentire a disagio per la mancanza di conoscenza. Dovremmo essere in grado di dare voce alla poetica dell’artista attraverso le opere, senza la necessità narcisistica di elaborare testi critici che riflettano l’ego di chi li ha scritti. Dovremmo semplificare, scomparire tra le righe, non essere una sovrastruttura dell’opera: tutti siamo nonna Zita”.

Keep it simple, mi ha detto l’altra sera qualcuno. Tutti sono nonna Zita, dice invece Alice. Semplificare non è banalizzare, non è ridimensionare, non è giocare in sottrazione, ma creare porte d’accesso a chiunque voglia incontrare l’arte contemporanea e le sue declinazioni, invece che restare perennemente sull’uscio di un mondo affascinante ma spesso troppo capzioso, o presentato come tale, e perciò tendente a ingenerare, in chi lo osserva da “profano”, una spiacevole sensazione di inadeguatezza che allontana e crea distanze. L’idea di partenza de L’arte contemporanea spiegata a mia nonna è proprio questa, una conversazione attraverso la quale Alice Zannoni prende per mano Zita Urbani – e, con lei, il lettore – accompagnandola in un curioso viaggio attraverso le originali rappresentazioni dell’arte contemporanea: lo Scolabottiglie di Duchamp, ad esempio, i tagli di Lucio Fontana, le performances di Marina Abramovic e Ulay, per citarne alcune.

“L’arte contemporanea spiegata a mia nonna” non è un manuale, un tomo per soli studiosi, una disquisizione destinata a un gruppo ristretto di esperti e di privilegiati.  È, al contrario, un binocolo, un cannocchiale: ci consente di vedere più vicine, e perciò più grandi, forme d’arte apparentemente lontane, distanti, insondabili. Come faresti con la luna, con i crateri lunari, con le stelle che abbiamo sopra la testa. Ed è, insieme, un microscopio, poiché prende al cuore quelle forme d’arte e le analizza da dentro, raccontandole senza sofismi, senza arzigogoli letterari, per ricongiungerle alla vita, che dell’arte resta la prima Musa. Forse addirittura l’unica. 

Scrivevo così qualche mese fa, quando ebbi modo di leggere e di confrontarmi, per la prima volta, con l’esordio letterario della critica e curatrice Alice Zannoni. Oggi più che mai resto convinta che al suo libro si debba il merito di rendere la comprensione dell’arte contemporanea non più un privilegio accademico, ma un tesoro di conoscenze a cui tutti possono attingere, sentendosi pervadere dalla bellezza come la marea quando sale, o invece storcendo il naso di fronte a ciò che non ci piace, che non ci arriva al cuore, ma restando saldi nella convinzione che la cultura renda liberi: http://www.mywhere.it/larte-contemporanea-spiegata-mia-nonna-alice-zannoni/

La 40a Sagra delle Valle – Padri Giuseppini è una manifestazione sportiva culturale patrocinata dal Comune di Montecchio Maggiore e organizzata da un attivo gruppo di volontari.

La presentazione del libro L’arte contemporanea spiegata a mia nonna vi aspetta sabato 8 settembre, in compagnia di Alice Zannoni e Zita Urbani.

40a Sagra delle Valle – Padri Giuseppini
Luogo: Via Murialdo, 29, Montecchio Maggiore (VI)
Data: sabato 8 settembre
Orario: 19.45 – 20.45
Info: +39 329 8142669

INGRESSO LIBERO

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Antonia Storace

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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