Il Cortometraggio Gli Ultimi Saranno i Mimi – Shut Up!

Il Cortometraggio Gli Ultimi Saranno i Mimi – Shut Up!

ITALIA – Gli ultimi Saranno i Mimi: un cortometraggio girato nelle Marche dal regista Matteo Berdini, già premiato al Premio Marche in Corto. Qui l’intervista al regista Matteo Berdini ed al protagonista Piero Massimo Macchini.

Gli Ultimi saranno i Mimi è il titolo di un originalissimo cortometraggio con Piero Massimo Macchini, Mattia Toccaceli, Debora Mancini, Loredana Tomassini, Olivia Macchini. Con la voce narrante di Neri Marcorè e con l’amichevole partecipazione di Max Giusti. Regia Matteo Berdini, prodotto da Piero Massimo Macchini.

Abbiamo avuto l’onore di intervistare sia il regista Matteo Berdini che il protagonista Piero Massimo Macchini. Una doppia intervista che, tenendo conto dei loro numerosi impegni, è stata per noi anche una grande fortuna oltre che un’interessantissima chiacchierata.

Un immenso piacere ascoltarli e sentirli parlare della loro regione: le Marche, terra meravigliosa e che tanto merita di essere continuamente valorizzata!

Prima di tutto conosciamo meglio i due protagonisti della nostra intervista

Piero Massimo Macchini  in questo cortometraggio è l’attore protagonista e il produttore. Un artista a tutto tondo: attore, comico, mimo, ma anche fantasista e clown.  Impegnato a livello nazionale in teatro, tv, cinema, radio, editoria e web e all’estero con i suoi lavori di visual comedy col personaggio Dolly Bomba negli spettacoli Brainstorming e Fuori porta. Le sue esibizioni hanno toccato tutti i 5 continenti.

Matteo Berdini è il regista ed ha anche una partecipazione come attore all’interno del cortometraggio. Diplomato nel 2006 al Centro sperimentale di Cinematografia di Roma. Il suo soggetto di diploma è diventato un film, uscito poi nel 2009, prodotto da Rai Cinema: La Casa sulle Nuvole, il suo esordio come sceneggiatore. Ha proseguito poi il suo percorso di studi sia in Italia, studiando Letteratura americana alla Sapienza, sia con esperienze in Francia ed in Spagna. Nel 2011 ha fondato il Kino Pigneto, un’associazione di 40 lavoratori del cinema e della televisione e nel 2015 ha vissuto a Berlino dove ha aiutato il Kino locale ad avviare la produzione cinematografica. Numerose le sue collaborazioni e i progetti sviluppati negli anni, tra i tanti ricordiamo quelli con la Rai.

La trama del cortometraggio gli ultimi saranno i Mimi – Shut Up!

Lo spunto del corto nasce in seguito alla partecipazione di Macchini ad Italia’s Got Talent. La storia rappresenta in parte la biografia dello stesso protagonista, cresciuto con il mito del celebre Marcel Marceau.

Piero finalmente vede realizzare il suo sogno, potrà iniziare una tournèe! Cento spettacoli in cento teatri. Davvero una grande occasione.  C’è un problema però, contemporaneamente alla vittoria al Talent succede qualcosa di assolutamente inaspettato. Uno strano incantesimo imprigiona Piero nello schermo di una vecchia tv Magnadyne mentre la famiglia è riunita a tavola.  La tournèe si farà ugualmente. L’idea geniale sarà quella di presentare gli spettacoli come un vero e proprio teatro d’avanguardia. Quando Piero si trova sul palcoscenico, un nuovo colpo di scena, esce dalla Tv e torna nel mondo reale, ma solamente per la durata di ogni spettacolo.

Protagonista del film è sicuramente la regione Marche. Il tour di Piero è tra alcuni dei suoi teatri: Fermo, Porto San Giorgio, Ascoli Piceno, Civitanova Marche, Sant’Elpidio a Mare, Jesi, Montecosaro, Montegiorgio, Offida, Petritoli e altri luoghi fermani.

Gli ultimi minuti del film si svolgono nel centro storico di Visso, il palco in questo caso si affaccia sulla piazza, dopo il crollo della facciata del teatro a causa del sisma…

 

ECCO LA NOSTRA INTERVISTA

Com’è nata l’idea di un cortometraggio con protagonisti marchigiani e girato nella regione Marche? Forse un “omaggio” ad una terra meravigliosa?

Piero:  “Le Marche, una terra straordinaria che però ama troppo l’anonimato e così la rende facile preda per essere una terra di nessuno. Noi autoctoni siamo un pò stufi di questo e allora cerchiamo di fare il massimo per ridare dignità e identità a questa meraviglia.”

Matteo: “È nata perché fare un corto a Roma – dove vivo e lavoro da 20 anni – con una vera produzione, beh, è molto dura.
Poi è successo quello che ha cambiato la storia di questo film.  Volevamo partecipare al bando Marche 2020 con un’idea che promuovesse il territorio e che ci desse modo di fare un corto vero. E ci siamo piazzati al primo posto!
Siamo tutti prevalentemente marchigiani, ma non è un caso: il bando prevedeva una partecipazione di maestranze creativi e attori prevalentemente della regione.”

La trama del corto è molto insolita, originale, inconsueta, qual è l’ obiettivo, se ce n’è uno, che si voleva raggiungere con questa storia ?  o, detta in un altro modo, la morale della storia?

Piero: “Una critica molto bella che è arrivata è stata che il corto crea una comicità triste e forse il parallelismo migliore che possiamo dire è quello di chi è rimasto incastrato fuori e dentro le case del terremoto del 2016 e chi, come il protagonista, è rimasto incastrato dentro la Tv, passando attraverso una chiusura totale causata dalla pandemia.

Matteo: “La storia è la trasfigurazione metaforica di una vicenda biografica, nel particolare, dell’ambizione di Piero di uscire dalla regione (Piero Massimo Macchini è un attore teatrale cabarettista prestidigitatore che nelle Marche è molto conosciuto, ma molto, tipo che la gente ti ferma per strada per chiedergli una foto) e diventare un attore noto a livello nazionale. Poiché quest’ambizione lui l’ha trasformata in una chance professionale – è andato davvero a Italia’s got talent due anni fa ed è arrivato in finale con 4 sì – col corto noi abbiamo trasformato il suo percorso professionale in un viaggio emotivo. A questa prima intuizione abbiamo legato, cercando di farli vivere insieme, anzi, di far dipendere narrativamente l’una dall’altro, il racconto del territorio”.

Non solo, quindi, il racconto del sogno e dell’ambizione di Piero

Continua Matteo: “In particolare, il racconto del territorio che invece non è più sotto i riflettori, quello che nelle marche viene chiamato il Cratere – la zona colpita dal terremoto del 2016. Visso è  nella sua iconicità – sembra una scenografia di Cinecittà – un posto perturbante, perché familiare e allo stesso tempo capace di generare disagi, sia percettivi che intellettuali. Il legame tra la storia di Piero e la scelta del territorio a cui si lega la definizione di un epilogo possibile – il nostro, quello spettacolo nel teatro “spaccato, sbracato, sbudellato”. Ce ne possono essere anche altri non sondati dal corto – è generato dall’interrogativo drammatico principale: riuscirà Piero a uscire dal televisore? E come? Ecco, in quell’aspettativa di risoluzione prodotta dall’interrogativo principale si rintana, se vuoi, l’anima del racconto: il terremoto che ha aperto una frattura in un teatro, un paese, una comunità, provocando dolore, paura e oblio, per Piero diventa invece l’unica speranza di salvarsi e tornare nel mondo degli uomini. E funziona. Certo, nel suo viaggio, come in tutti i viaggi che cambiano i protagonisti, tutti, nessuno escluso, Piero perde qualcosa. Nel suo caso perde una capacità di leggere il mondo ancora connotata da una purezza di sguardo, se vuoi ingenua perché infantile, orchestrata intorno a bisogni tipici dei bambini, come avere qualcosa, ambire ad avere di più, compiacere un pubblico di potenziali genitori, per entrare di diritto nell’età degli adulti. La molletta dimenticata nello spazio indistinguibile all’interno del televisore è la sua rosebud.”

Ottima la scelta della voce narrante di Neri Marcorè, anche lui famoso marchigiano,  qual è stato il suo pensiero a riguardo ?  Mi piacerebbe sapere cosa vi ha detto quando avete discusso di questa idea. 

Piero: “Neri è un amico che ha accettato molto volentieri di aiutarci, ma solo dopo aver letto la sceneggiatura, quindi è una persona super disponibile, ma che sceglie sempre un progetto solo se gli piace. Durante le registrazioni è stato molto disponibile e divertente.”

Matteo: “Gli è piaciuta la sceneggiatura, che Piero gli aveva mandato amichevolmente. E Marcorè ha deciso subito di collaborare, sempre amichevolmente. E quando il corto era in dirittura d’arrivo, abbiamo registrato la voce narrante a Roma. È stato molto disponibile, ci ha trattato come suoi pari, ha ascoltato le nostre richieste creative e ha cercato di esaudirle.

Non c’è solo lui come guest star, ma anche Max Giusti che Piero è riuscito a coinvolgere come voce di Don Palmiro poeta e sismologo, il prete che parla di Visso “sbracata sbudellata” su TV Bene. E devo dire che Giusti ha beccato il tono e l’energia al primo colpo. Una bestia vera.”

Un grazie di cuore a Piero Massimo Macchini e a Matteo Berdini per la loro disponibilità ad essere intervistati.

Un cortometraggio che merita assolutamente di essere visto!

Mita Valerio
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