ROMA – Nel cuore più autentico della Capitale, tra via del Corso e Fontana di Trevi, prende vita Anavà, il nuovo ristorante di ricerca all’interno dell’Hotel Je Rome, firmato The Ner Collection. L’apertura, in Via dell’Umiltà, oggi cuore dell’overtourism romano, vuole restituire una delle zone più belle della città ai romani, ponendosi come destinazione gastronomica di tradizione italiana, guidata con guizzo creativo e divertente dallo chef Danilo Mancini.
Il centro di Roma non è affascinante solo per viaggiatori curiosi, ma per noi romani è un regalo che ci concediamo raramente con tranquillità. Magari lo attraversiamo a passeggio o per fare shopping ma raramente ipotizziamo di organizzare una cena nelle strade più iconiche della Capitale. Il romano, per andare una sera a Fontana di Trevi, ha bisogno di uno stimolo, una richiesta specifica di un’ospite o comunque un’occasione speciale. Invece non c’è niente di più bello che vivere queste strade, da Via dell’Umiltà alla Chiesa di Santa Maria dell’Umiltà, (che dava il nome al piccolo rione che la circondava) in una fresca serata primaverile, magari passando per Anavà.

Alla scoperta di Anavà e del suo significato
Invece io sono voluta andare a conoscere lo chef Danilo Mancini nel suo nuovo regno: il ristorante Anavà. Ma prima ho voluto esaudire la mia curiosità sull’origine del nome: “Anavà” è un termine ebraico che significa umiltà, proprio come la strada che lo ospita.
A metà della piccola strada ricche fioriere verdeggianti ai lati di grandi vetrate catturano lo sguardo. Gli stendardi segnalano che sono arrivata da Anavà.

Il cocktail bar: tradizione e innovazione
Lo spazio si apre con il bel bancone del cocktail bar di Anavà. Qui vengono proposti i grandi classici in chiave contemporanea, non con l’intento di stravolgere, ma riscoprirli seguendo tre linee guida che ne orientano la trasformazione: ingredienti di prima qualità, tecniche moderne di miscelazione e preparazioni fatte in casa.
Le icone della mixology prendono la scena affiancandosi a twist creativi ideati dai bar tender Alessio Di Stefano e Massimo Romano. Abbiamo avuto la fortuna di poter degustare il fantastico menù che vi descriverò in abbinamento ai cocktail creati ad hoc in un mix magico.

Un ambiente caldo tra bistrot e retrò
La sala del ristorante è caratterizzata da un’atmosfera calda e accogliente. Il sapore è quello di un moderno bistrot che con lievi richiami a uno stile retrò scandisce lo scorrere della giornata. Tra le sfumature del verde malachite e dell’ocra trovano posto le trenta sedute del ristorante. Dettagli in ottone, dalle linee morbide e sinuose, ridisegnano l’ingresso e la vetrata in fondo alla sala che, come un sipario, si apre sulla cucina a vista in cui lo sguardo incontra il gesto sapiente dello chef Danilo Mancini, coadiuvato dal sous chef Fabio Sopranzi.

La filosofia gastronomica di Anavà
Con il calare della sera, infatti, il locale svela la sua anima più profonda, indossando l’abito della gastronomia italiana d’autore: un ristorante che fa della grande tradizione una tela su cui sperimentare, creare ed emozionare.
Qui ogni dettaglio racconta una storia di gusto e ricerca grazie alla cucina italiana contemporanea, raffinata e identitaria dello chef Mancini. Vengono spezzati gli stereotipi della cucina da cartolina e si restituisce dignità e profondità al centro storico di Roma. Perché proprio di questo si tratta: di un progetto ambizioso, pensato per riportare i romani a Fontana di Trevi e dimostrare che anche nel cuore turistico della città può essere espresso un pensiero gastronomico, basato su passione, ricerca e coerenza.

Un ritorno alla vera cucina italiana
In un quartiere dominato da una proposta spesso turistica, omologata e priva di profondità, Anavà segna un ritorno alla vera cucina italiana, fatta di materia prima eccellente, studio, artigianalità e grandissima tradizione.

Danilo Mancini: lo chef e il suo percorso
Danilo Mancini, chef silenzioso e determinato, è lo spirito quieto di questa sinfonia gastronomica. Il suo è un approccio umile e curioso. Non si impone con la sua visione, ma si lascia attraversare dalle vibrazioni che la sala rimanda, perché per lui la cucina è convivialità nel più autentico dei significati. Non si tratta di dare voce all’ego, ma di dialogare con il commensale attraverso la tradizione italiana e le sue infinite sfumature regionali.
Il percorso di Mancini non nasce sotto i riflettori, ma nel silenzio delle cucine e nella determinazione di chi ha ben chiaro il proprio sogno. Cresce a Frosinone, dove fin da bambino avverte un’attrazione istintiva per i fornelli: più di una passione, un richiamo. Frequenta l’Istituto Alberghiero di Cassino e poi Roma diventa presto il suo campo di battaglia e di crescita. Dopo sei anni all’Hotel d’Inghilterra dove affina tecnica e disciplina, arriva Caffè Propaganda e poi l’incontro con la cucina stellata di Angelo Troiani, per il quale ricopre il ruolo di sous chef. Qui, Danilo impara a trattare ogni ingrediente – anche il più semplice – con rispetto assoluto, a riconoscere l’importanza dell’equilibrio nella costruzione dei sapori e soprattutto nutre quella curiosità che è alla base della sua visione giocosa della cucina. “La cucina è quel faro che ha sempre illuminato la mia strada” racconta Danilo.
“Ho sempre saputo chiaramente cosa volevo fare e ho trascorso la mia giovinezza formandomi nelle grandi cucine della capitale. Oggi Anavà è il mio regno e il mio sogno dove prendono forma la passione e le mie visioni, con le idee che, nutrendosi di sapori, si trasformano in piatti. La cucina italiana con le sue tradizioni è il mio negozio di giocattoli: entro, guardo e invento nuovi giochi.”

Una cucina che gioca con la memoria
E che lui inventasse giochi nuovi ce ne siamo accorti subito, già dal menù in formato magazine che ci illustra le originali ricette.
La cucina di Anavà è dunque gioco, sperimentazione e voglia di raccontare senza didascalie. Danilo Mancini ama reiventare i sapori della memoria con abilità e creatività inaspettata.

I primi piatti: tecnica e creatività
La sua cucina è costruita attraverso sapienti passaggi tecnici e profondo studio della materia prima. Tra la sezione dei primi lo chef strizza l’occhio ai vegani con la sua Genovese tutta vegetale che è un piatto studiato in ogni sua componente, a partire dalla linguina di farro, scelta per la sua capacità di lasciarsi avvolgere dal sugo. Si crea un’illusione di cui protagonista assoluto è il cardoncello, tenace e polposo in grado di mimare la carne attraverso una sapiente cottura alla brace. La cipolla infine, regina indiscussa di questa preparazione, diventa tenera e fondente ma anche croccante, grazie alla frittura.

Secondi piatti tra ironia e spettacolo
Ironia e gioco caratterizzano anche i secondi, come nel Saltimbocca di rana pescatrice, dove il gioco è nel nome: la rana “salta” e finisce in un vaso di cottura che viene aperto in sala. Marinata due giorni nel latticello e cotta in un fondo ottenuto con la sua lisca, gambuccio di prosciutto e vitello, viene servita su una crema di cicoria e fonduta di cipolla.
Raffinato, scenografico e divertente non è da meno del Cordon Bleu di pesce spada che diviene un omaggio inconsueto al classico da bistrot. Un giocoliere, un illusionista, un saltimbanco tra i sapori o semplicemente un curioso amante della cucina e delle sue infinite interpretazioni?

I grandi classici reinterpretati da Anavà
Dai classici della tradizione delle cucine regionali ai must che hanno segnato mode e tendenze, lo chef Mancini è un po’ tutto questo. Ecco che nel suo menu non può mancare un tributo ai cult degli anni 70 e 80. Al via la sua interpretazione delle Pennette alla vodka, scomposte nei loro elementi sono servite con una salsa di datterino, pancetta infusa nella panna a creare un burro aromatico, e poi un gel di vodka. Le penne, monograno Felicetti, servite tiepide, esaltano il sapore di diversi ingredienti che una volta in bocca ricompongono la loro armonia.

Il ritorno degli “stracult”
Stracult anche il Cocktail di gamberi. Servito rigorosamente in coppa stravolge texture e consistenze. I gamberi, sia crudi che cotti, sono serviti con indivia riccia, croccante e amarognola, e fresco gel di lattuga. Chiude il piatto la salsa cocktail al cognac e una enfatica presentazione al tavolo che prevede l’affumicatura sempre al cognac.

Dessert: creatività e freschezza
Giocosa e creativa anche la proposta dolce, studiata dallo chef Mancini in collaborazione con la pastry chef Flora Amitrano. Sebbene apparentemente classica si muove anch’essa su una palette gustativa che attraverso aromatizzazioni e acidità propone una linea fresca e inusuale. Ne sono esempi il Fior di fragola, un cremoso al philadelphia servito su un crumble di mandorle che utilizza fragole sott’aceto, sambuco, olio di oliva e rucola o il Ricotta e visciole che trasforma il tradizionale dolce laziale in una mousse di ricotta glassata e servita con visciole, terra di pinoli, olio di foglie di fichi e una chiffonade di foglie di mirto dalle note amaricanti.

I menu degustazione di Anavà
Oltre alla scelta à la carte, la cucina di Anavà, che si propone dunque come un laboratorio quotidiano del gusto in cui il palato non smette di giocare, presenta anche due menu degustazione: Revival, 5 portate a 55 euro per ripercorrere i grandi classici della cucina degli anni 80, e Anavà, sette portate a 85 euro per un’immersione più profonda nella cucina dello chef Mancini.

In homepage lo Chef Danilo Mancini da Anavà – foto MyWhere©
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