COMACCHIO (FE) – Saperi e sapori di Comacchio e il Delta del Po vengono raccontati in un “gustoso” libro, fatto di storia locale, aneddoti e… ricette gastronomiche. Si tratta di un vero e proprio viaggio nell’enogastronomia locale, che entusiasma e appassiona.
La cucina comacchiese custodisce storie, identità e memorie collettive. Riflette i paesaggi e le sue abitudini. Una recente pubblicazione, dal titolo “Comacchio, il Delta e oltre. Saperi nella cucina storica e contemporanea”, realizzata dell’ambito del progetto “Festina Lente- Affrettati lentamente. Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po. Un’esperienza tra natura e cultura” finanziato dal Ministero del Turismo e patrocinato dai Comuni di Comacchio, Ferrara, Ostellato, descrive la ricchezza del patrimonio enogastronomico del territorio, fra cucina storica e contemporanea.

La prima parte del libro contiene gli interventi degli ex amministratori comunali di Comacchio. Poi la storia di Cristoforo Messi Sbugo, “officiale” alla corte estense nella prima metà del ‘500, e alcune considerazioni sulla dimensione di “sacralità” della tavola.
La seconda parte contiene preziose ricette, con interviste a chef del calibro di Igles Corelli, Giacomo Devoto e Simone Finetti. Ci sono inoltre ricette prodotte dal vicino Istituto Alberghiero “Remo Brindisi”. Molti ristoranti locali hanno inoltre rivelato le loro ricette e i piatti tipici soprattutto a base di anguilla.

Ci si delizia gli occhi e si prepara il palato con la vista di piatti tipici come, ad esempio, i tortelli ripieni di germano, burro tostato, salsa al formaggio, olio alle erbe, il branzino ripieno di mortadella con finocchi brasati e olio alle erbe aromatiche, la seppia farcita al cappun magro, il risotto all’estratto di zuppa di mare e il risotto e brodetto di anguilla.

E poi ci sono le ricette dei dolci, come, ad esempio il tortino alle visciole e oro, il risolatte con canditi d’arancia, cannella, zenzero e mandorle, salviamisù e la passeggiata in golena, un semifreddo a base di anguilla.
Da gustare sia la pubblicazione sia i golosi piatti, magari in un locale del centro della “piccola Venezia”.





