La spiga di grano e l’iconico diadema della principessa Mafalda di Savoia

La spiga di grano e l’iconico diadema della principessa Mafalda di Savoia

MONDO – Luglio è il mese del grano. Ne voglio parlare con un ricordo storico, rendendo omaggio ad una principessa in qualche modo legata a questo simbolo. La principessa è Mafalda di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele III e di Elena del Montenegro, il cui iconico diadema con le spighe di grano ha una storia di un ritorno alla luce che fa pensare alla vita che continua e che si rinnova così come il grano.

Il suo gioiello, rimasto celato per molto tempo, fu nascosto dalla principessa Mafalda di Savoia nel 1943 nel giardino di villa Savoia, prima della sua partenza verso Sofia dove si era recata per assistere la sorella il cui marito era in fin di vita.
Un gioiello con un alto valore emozionale per la principessa, indossato durante il giorno del suo matrimonio con Filippo D’Assia e che presenta sei meravigliose spighe di grano ricoperte da diamanti incastonati.
Dopo l’armistizio tra gli alleati e l’Italia del Settembre del 1943, nonostante fosse al corrente dei pericoli che avrebbe corso nel rientrare in Italia, il suo desiderio di ricongiungersi con i figli fu più forte della paura, al punto che coraggiosamente tornò a Roma dove, poco dopo averli salutati, venne tratta in inganno dai tedeschi (poiché sospettata insieme al marito di cospirare contro Hitler) e fu deportata nel lager di Buchenwald dove morì, privata della sua dignità e dei suoi affetti.
E’ poco prima di questa triste vicenda che fu chiesto ad un segretario di fiducia della famiglia di ritrovare quel gioiello rimasto nascosto nella collina, seguendo le indicazioni di una mappa. Gli scavi durarono giorni e dalla terra finalmente riemerse quel diadema che ancora oggi viene indossato dalle donne di famiglia durante le nozze.
Il ritrovamento di questo gioiello, la cui simbologia legata alla spiga di grano rimanda alla vittoria della vita, fa pensare ad un messaggio da parte di Mafalda, che la vita continua oltre il dolore e la perdita e, che il grano, è sempre destinato a rinascere.
il diadema della principessa mafalda di savoia
Come sapete ci appassionano le storie delle principesse, da Grace Kelly in poi…
Laura Inghirami

3 Responses to "La spiga di grano e l’iconico diadema della principessa Mafalda di Savoia"

  1. Steve Moss
    Steve Moss   17 Luglio 2020 at 17:32

    Bellissima storia Laura, ma dato che parli del “ritrovamento di questo gioiello” dov’è attualmente esposto? Sarebbe bello poterlo ammirare dal vivo. Grazie in anticipo dell’informazione.

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  2. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   14 Agosto 2020 at 11:20

    La struggente storia di Mafalda mi ha fatto ricordare che la spiga di grano è certamente un simbolo di fertilità, della natura che si risveglia e ci dona ricchezza. Ma la mitologia va ben oltre. Tra gli egizi la spiga era un attributo di Osiride il quale dopo essere stato accoppato (non mi ricordo il perché) e smembrato in 7 parti si trovava con le membra distribuite sul terreno pronto per la rinascita. Evidentemente il mito rappresentava una favolosa metafora della semina e del relativo raccolto. Dalle 7 membra del Dio nascevano 28 spighe: 7×4 era dunque il simbolo matematico della ricchezza. Insomma voglio dire che la spiga ha sempre avuto nel passato un sottosignificato cruento.
    Per esempio, nei Balcani fino a poco tempo addietro, i contadini strozzavano un gallo in ricordo di quando ad essere sacrificato era un povero cristo che aveva come unica colpa di aver tagliato l’ultima spiga del raccolto. Il rito funzionava più o meno così: i mietitori partivano a tutta velocità e chi arrivava per ultimo veniva considerato l’incarnazione dello spirito del grano; con un cerimoniale considerato sacro veniva sacrificato, incenerito e disperso sul campo. A questo punto lo Spirito sotto forma di cenere fecondava il terreno attivando il ciclo della rinascita dal quale dipendeva il raccolto successivo. Di passaggio non posso non chiosare che, tra le altre cose, questo rito raffigurava un modello di efficienza encomiabile: penso che nessun lavorante in cuor suo desiderasse diventare lo Spirito del grano, quindi immagino procedesse a tutta velocità nella mietitura per arrivare tra i primi, con grande soddisfazione del proprietario terriero.
    Quindi la spiga è decisamente polisemica. Morte, vita, fecondità e ricchezza si trovano in essa, da tempi immemorabili, fortemente intrecciate (ecco perché Mafalda è storia struggente e bella da ricordare). Diciamo che nel nostro tempo sono sopravvissuti i significati simbolici di fertilità e ricchezza. Non è certo un caso se nella parlata popolare troviamo espressioni come: “Quel tipo ha in tasca un sacco di grano”.
    Conoscendo tutte queste storie, tempo fa, al matrimonio di un amico, dopo la cerimonia religiosa, mi misi in fila per il lancio propiziatorio di elementi rituali. Detestando coriandoli e bolle di sapone scelsi di inondarli di generosi chicchi di grano. Il novello sposo si offese tantissimo e spalleggiato dai lanciatori di riso (probabilmente il mediatico riso Scotti) non mi degnò di uno sguardo. Più tardi cercai di spiegargli che erano stati i romani della decadenza a sostituire il grano con il riso, ma che era il primo a simboleggiare la prosperità (ovviamente evitai ogni riferimento a Osiride e ai Balcani). Aggiunsi che consideravo il lancio del riso una “cineseria” poco conforme alla nostra Civiltà mediterranea. Non mi rivolse la parola per mesi.

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  3. Antonio Bramclet
    Antonio   16 Agosto 2020 at 10:40

    Mi associo all’elogio di Steve sulla bellissima storia. Il gioiello di Mafalda di Savoia l’ho associato al “campo di grano con corvi” di Van Gogh, uno dei miei quadri preferiti.

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