La festa dell’insignificanza e la moda dell’ombelico

La festa dell’insignificanza e la moda dell’ombelico

Il nuovo libro di Milan Kundera, rappresenta una godibilissima sintesi del suo modo di interpretare l’arte del romanzo e, insieme, una lezione magistrale di come si possa sviluppare un fascio di narrazioni pensose (e far riflettere il lettore) senza le pesantezze dell’ideologia o di qualsivoglia dottrina.

I suoi romanzi, penso soprattutto a Il libro del riso e dell’oblio, allo Scherzo, L’insostenibile leggerezza dell’essere, trovano la loro unità in alcuni temi o motivi centrali, ripetuti e sottoposti ad un principio di variazione, intrecciati a sequenze narrative divergenti che restituiscono al lettore l’effetto polifonico rimosso da molta letteratura contemporanea, attratta dalla linearità della narrazione e dalla razionalità degli argomenti.

kundera insignificanza

Il tema centrale del suo ultimo romanzo è l’insignificanza, presentata come l’aspetto più rilevante della vita dell’uomo, sia quando le sue azioni sprofondano nell’orrore e sia quando si trova illuminato dalla bellezza. Amare l’insignificanza significa trovare il benessere, a sua volta catalizzatore emozionale del riso, del comico, di quell’inutile dispendio psichico dal quale pero’ discende la possibilità della saggezza.

La prima figura dell’insignificanza del romanzo si intreccia con il motivo dell’ombelico, ed è un inizio che vale la pena rivivere con le parole dell’autore:

Era il mese di giugno, il sole del mattino spuntava dalle nuvole e Alain percorreva lentamente una via di Parigi. Osservava le ragazze, che mettevano tutte in mostra l’ombelico tra i pantaloni a vita molto bassa e la maglietta molto corta. Era affascinato; affascinato e persino turbato: come se il loro potere di seduzione non fosse più concentrato nelle cosce, nelle natiche o nel seno, ma in quel buchetto tondo situato al centro del corpo.
La cosa lo fece riflettere: Se un uomo (o un’epoca) vede il centro della seduzione femminile nelle cosce, come descrivere e definire la peculiarità di tale orientamento erotico? Improvvisò una risposta: la lunghezza delle cosce è l’immagine metaforica del cammino, lungo e affascinante (per questo le cosce devono essere lunghe), che conduce alla realizzazione erotica; infatti, si disse Alain, anche in pieno coito la lunghezza delle cosce conferisce alla donna la magia romantica dell’inaccessibilità.
Se un uomo (o un’epoca) vede il centro della seduzione femminile nelle natiche, come descrivere e definire la peculiarità di tale orientamento erotico? Improvvisò una risposta: brutalità; allegria; il cammino più breve verso il traguardo; traguardo tanto più eccitante perché duplice.
Se un uomo (o un’epoca) vede il centro della seduzione femminile nel seno, come descrivere e definire la peculiarità di tale orientamento erotico? Improvvisò una risposta: santificazione della donna; la Vergine Maria che allatta Gesù; il sesso maschile inginocchiato davanti alla nobile missione del sesso femminile.
Ma come definire l’erotismo di un uomo (o di un’epoca) che vede la seduzione femminile concentrata al centro del corpo, nell’ombelico?.

Il tema dell’ombelico scoperto delle ragazze, ossessiona Alain e lo coinvolge in un dialogo immaginario con la madre dalla quale era stato abbandonato da bambino.

Milan Kundera
Milan Kundera

Kundera è magistrale nel configurare una narrazione che attraverso variazioni continue ci presenta ciò che potremmo definire un più-di-reale, costruito avviluppando sequenze di azioni che percepiamo come fatti, ad altre che rimandano alle fantasie dei protagonisti.
La finezza della scrittura, aiuta il lettore a comprendere che questa con-fusione tra il piano della realtà e la disperata ricerca di senso non è nient’altro che la messa in scena dell’insignificanza che accompagna la nostra vita.
La fuga narrativa dell’ombelico, porta Alain a ricordare l’ultimo gesto della madre prima della sua scomparsa, quel fissare e poi toccare delicatamente il buchetto; più avanti presentato come la conseguenza della caduta di Eva dal paradiso e come segno o residuo del cordone che trascina l’essere ad una vita che non ha scelto

Ed è proprio il delirio causato dalla madre assente, madre che Alain deve o vuole reintrodurre nella sua vita, che lo porta a concepire la soluzione dell’enigma della moda dell’ombelico scoperto.
All’amico Ramon, verso la fine del romanzo, Alain rivela la sua congettura sull’importanza del quarto luogo dell’erotismo sul corpo erotico della donna. I primi tre, cosce-natiche-seno, rappresentano un messaggio la cui comprensione non sembra essere un problema.

L’ombelico, invece, non dice nulla della donna che lo porta, ci parla di qualcosa che non è questa donna. Per contro, l’ombelico ci rinvia, dice Alain, alle conseguenze del rapporto sessuale ovvero al feto. Mentre cosce-natiche-seno iscrivono nella vita amorosa l’erotismo in quanto fattore di unicità della relazione tra individui, la coppia ombelico-feto lo consegna alla ripetizione di atti nei quali la soggettivazione orientata all’individualità e’ come sospesa o interrotta da una pulsione più profonda. Nel nostro millennio, continua Alain, vivremo all’insegna dell’ombelico. Sotto questa insegna siamo tutti indistintamente soldati del sesso, con lo stesso sguardo fisso non già sulla donna amata ma sullo stesso buchetto tondo posto in mezzo al ventre che rappresenta l’unico significato, l’unico scopo, l’unico futuro di ogni desiderio erotico.

Ecco allora come da una domanda sul significato di una moda effimera, la moda decennale dell’ombelico scoperto, l’autore ci fa cogliere un passaggio epocale nel quale la vita colta nei suoi momenti bruciati, il desiderio erotico, si risolve nell’insignificanza della ripetizione a suo tempo messa in rilievo da Sigmund Freud, quando riconobbe l’onnipotenza della coazione a ripetere nell’inconscio.

Jacques Lacan
Jacques Lacan

Nei modi del romanzo, Milan Kundera, ci parla di una moda che a suo avviso raffigura un aldilà del piacere erotico che J.Lacan, lo psicoanalista che dopo Freud ha braccato questa dimensione della vita con maggiore accanimento, chiamava jouissance, godimento, definendolo ciò che non serve a niente… puro dispendio, pura superfluità… Carattere acefalo della pulsione privo di ogni soggettivazione.
Secondo J.Lacan la via d’uscita dalla spinta narcisista, autoreferenziale della jouissance è la relazione che chiamiamo amore. Con essa costruiamo una alternativa alla spinta coattiva della pulsione. Anche nel romanzo di Milan Kundera troviamo oltre al messaggio acefalo dell’ombelico la possibilità dell’amore. Ma si tratta di un amore illusorio, raccontato da uno dei protagonisti per dare sollievo ad un amico che immagina gravato dal cancro. Ma sia la malattia e sia l’amore in gioco sono menzogne. Entrambi i personaggi non sanno perché hanno reciprocamente mentito, ma gli effetti, per così dire, sono rassicuranti. L’insignificanza delle menzogne scambiate, sembra suggerire il testo, accompagna la loro comica relazione senza residui.

A differenza di un filosofo o di uno scienziato, lo scrittore non analizza l’oggetto o i temi che lo assillano. Il suo compito e’ di cogliere la complessità dell’esperienza degli uomini nella vita moderna. Per raggiungere questo obiettivo inventa personaggi e storie che poi condensa per dare un carattere finito alla narrazione, altrimenti l’architettura dell’opera diventa informe, troppo vasta e impossibile da ammirare.

Nello stesso tempo lo sviluppo simultaneo di più voci e narrazioni devono aprire delle falle nella linearità del testo, dando tuttavia al lettore la possibilità di ritrovare i temi centrali.

Le fessure introdotte nello sviluppo dei temi impongono un lavoro di immaginazione che può far virare in direzione onirica il testo, può aprirlo a riflessioni o a digressioni filosofiche, scientifiche, aumentando il livello di complessità della composizione.

Nel suo ultimo libro Milan Kundera con digressioni come la piccola storia delle 24 pernici di Stalin, il piscione Kalinin, Kant, Hegel, Schopenhauer, gli angeli che perdono le penne, ci fa cogliere l’aspetto comico che sovrasta le grandi impalcature del senso: la cosa in sé, la volontà di potenza, il comunismo vengono progressivamente assorbiti dal tema centrale dell’insensatezza.

Penso che il grande scrittore abbia la forza e il talento di espandere al massimo il carattere polifonico di un testo senza comprometterne l’architettura, ovvero consentendoci di percepire alla fine la sua unità, la sua bellezza.
Di questa pratica di scrittura, che rappresenta a mio avviso il culmine del genere romanzo, Milan Kundera è uno straordinario interprete e annovero la Festa dell’insignificanza tra le sue migliori esecuzioni.

Informazioni:
Milan Kundera
La festa dell’insignificanza
Traduzione di Massimo Rizzante
Collana Fabula
2013, pp. 128

Lamberto Cantoni
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