Alessio Boni in La carne del marmo

Alessio Boni in La carne del marmo

Di Daniela Ferro.

La Carne del marmo: ovvero un intenso monologo quello che la sera del 13 febbraio ha preso vita al Teatro Duse, per l’occasione affollatissimo, dove interprete il bravissimo Alessio Boni ha saputo offrire un ritratto inedito dell’artista Michelangelo.

L’argomento tratta del rapporto fra Buonarroti con la materia legata ad alcun delle sue opere più celebri e che più di altre ha contribuito alla sua fama imperitura: il marmo.

Cinquanta minuti la durata di quest’opera inconsueta, quasi un ipertesto poiché più discipline quali: la danza, la musica del compositore Dario Arcidiacono, e immagini proiettate sullo sfondo ad opera dell’artista Giacomo Verde, hanno dialogato fra loro e si sono amalgamate confluendo in unica narrazione, arricchendola.

Accanto a Boni/Michelangelo sono intervenuti 2 bravissimi danzatori della Compagnia Imperfect Dancers le cui movenze plastiche e dinamiche insieme sembravano mirabilmente prendere vita da un affresco del grandissimo artista. Quest’ultimo non solo aveva speso la propria vita per le arti figurative quindi scultura, pittura e architettura ma si era pure occupato di poesia ed è dai suoi sonetti infatti che sono stati tratti alcuni versi.

L’immagine di Michelangelo qui proposta è ben diversa da quella che si lega all’artista, nell’immaginario collettivo, immagine in parte – forse influenzata da pellicole come ‘Il tormento e l’estasi’ ma anche da numerosi aneddoti che di lui sono stati tramandati.

Sulla scena appare un Michelangelo non più giovane ma ancora ‘tormentato’, pessimista perché infastidito dagli acciacchi e già avanti con l’età che pur di ‘allungare la propria esistenza’ si affatica ancora per la sua arte.

L’argomento principe – come già suggerito dal titolo- resta il ‘marmo’ oggetto dalle molte possibilità del quale parla con la stessa attitudine che si ha per le cose vive:

“Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto”

Il marmo posto sempre in verticale, perché solo così può funzionare la legge di gravità. Il marmo che se si bagna, lui, Michelangelo è in grado di scorgerne una dilatazione seppur minima. Il marmo che diventa carne poiché da lì riesce ad estrapolare quelle figure dall’imperitura bellezza ma al tempo stesso il marmo che è tormento per la sua anima non tanto per la fatica che gli richiede il lavorarlo ma soprattutto per quel continuo e sotteso far affiorare – tramite quelle figure così perfette che lui ne trae – la sua sofferta omosessualità.

La scena è estremamente sobria, in apertura vediamo un Michelangelo accasciato a terra e che prende vita a seguito di quella girandola di pensieri che esternati ad alta voce, riveleranno al pubblico il suo universo interiore e tutto ciò che lo riguarda: amore, bellezza, Dio.

Solo dopo la frenesia della narrazione, ritornerà nella stessa posizione di partenza quasi sim-bolicamente a suggerire una chiusura circolare che è inizio e fine della sua stessa esistenza.

Intensa e drammaticamente bella l’interpretazione di Alessio Boni che cattura chi lo vede per fascino ed intensità espressiva, recitazione molto ben calibrata senza eccessi e di grande pregio, ottima performance quindi sotto tutti i profili. Bravissimi anche i danzatori che hanno accompagnato il testo su coreografie di Walter Matteini.

Uno spettacolo originale ma che ha saputo affabulare così bene il pubblico che senza difficoltà ha saputo esprimere tutto il calore che ha poi tributato all’attore e allo spettacolo.

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Redazione

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