Giancarlo Giannini abbraccia la Ciociaria tra Saperi, Sapori e Suoni

Giancarlo Giannini abbraccia la Ciociaria tra Saperi, Sapori e Suoni

FROSINONE – A un anno di distanza dai numerosi appuntamenti nei salotti ciociari, Giancarlo Giannini è tornato in Ciociaria con una nuova serata d’onore. Domenica 18 agosto, in concomitanza con i festeggiamenti della Madonna del Santuario di Canneto,  l’attore ha incantato la piazza di Settefrati parlando dei grandi del cinema italiano dalla prospettiva di un protagonista che ha firmato insieme a loro capolavori indimenticabili

Proseguono sino alla fine di agosto gli eventi estivi in Ciociaria, dove i comitati feste conciliano folklore e tradizione popolare con l’attività culturale di pregio. In modo particolare il progetto Ciociaria: Saperi, Sapori e Suoni ideato dal vicepresidente dell’Amministrazione Provinciale, Luigi Vacana, prevede da alcuni anni sul territorio un cartellone di iniziative che nulla hanno da invidiare alle grandi città. Alcuni esempi di cui abbiamo parlato sono stati il concerto tenuto ad Atina dal Maestro Andrea Morricone e la serata d’onore che la scorsa estate ha avuto come ospite Michele Placido a Sora, nel corso della Mostra D’Arte Cinematografica dedicata a De Sica. Un altro grande attore italiano che è spesso presente nei luoghi frusinati, sino a divenirne vero e proprio testimonial, è Giancarlo Giannini. Per la sincera amicizia nei confronti della provincia laziale, il Maestro ha regalato al pubblico serate indimenticabili, come quella al Palazzo ducale di Atina che vi abbiamo raccontato in questo stesso periodo circa un anno fa. Qualcosa di altrettanto emozionante si è verificato la scorsa domenica 18 agosto in località Settefrati, intrecciandosi con le giornate di festeggiamento in onore della Madonna di Canneto, Vergine bruna a cui è consacrato il Santuario situato a pochi chilometri dal centro storico. In concomitanza con l’inizio della festa religiosa, terminata il 22 agosto, si è svolta infatti una nuova, magnifica serata culturale in compagnia dell’attore ligure, che ha ripercorso decenni di teatro e di storia del cinema vissuti accanto ai più grandi protagonisti della scena italiana e internazionale: da Lina Wertmüller e Mariangela Melato ai lavori con altri colossi del cinema come Ettore Scola, Dino Risi, Luchino Visconti, e poi ancora Monicelli, Billy Wilder, Federico Fellini, Francis Ford Coppola, Ridley Scott, Pasolini110 film, tanto teatro e decine di serie film tv, ricoprendo ruoli di ogni sorta; riconoscimenti plurimi fra cui si annoverano David di Donatello, Nastri d’Argento, Golden Globe e la nomination agli Oscar per Pasqualino Settebelezze. Senza dimenticare il doppiaggio, specializzazione del mestiere dell’attore in cui l’arte si fonde al tecnicismo più rigoroso, a cui si aggiunge l’enorme responsabilità quando si tratti di dar voce a colossi del cinema straniero quali Al Pacino, Jack Nicholson e Gerard Depardieu. Tutto questo e molto altro racchiude l’eccezionale carriera di Giancarlo Giannini, raccontata in alcune occasioni speciali, con grande semplicità in un’atmosfera colloquiale ed elegante. Domenica scorsa, nella piazza del centro cittadino, all’uopo trasformata in un salotto buono aperto al pubblico, Lucia Campoli ha aperto la serata, alla quale erano presenti il Presidente della Provincia di Frosinone, Antonio Pompeo, il vice Presidente Vacana, e il Sindaco di Settefrati, Riccardo Frattaroli. Prima dell’arrivo dell’ospite speciale, intervistato dal giornalista Alessio Porcu, Direttore di Teleuniverso, a scaldare la piazza è stata la musica dell’Orchestra da Camera di Frosinone, rappresentata dalla Presidente, Annarita Alviani e dalla vice Presidente, Laura Ferrara, oltre che naturalmente dagli artisti Vanessa Cremaschi e Nando Citarella.

Durante un concerto in due parti, il duo ha raccontato un viaggio musicale tra Lazio, Campania e Sicilia, che rientra nel progetto intitolato Femminile popolare, dedicato in particolare alle grandi donne delle tre Regioni, tra amori, tormenti e violenze. Momenti artistici che sono entrati nel cuore della musica popolare e delle radici di popoli diversi ma uniti da un’unica tenacia e da valori comuni. Tra i brani che abbiamo potuto ascoltare citiamo Stornello Romano, di Ennio Morricone, spesso cantato da Gabriella Ferri e Mia Martini, Voce Notte, di Peppino di Capri, Cu ti lu dissi, di Rosa Balestrieri, e Canzone arrabbiata, con testo scritto da Lina Wertmüller e musiche composte da Nino Rota. -Mi insegnavano che esistevano gli attori e le attrici, un tempo. Oggi esistono i sussurratori-. Con questo incipit tagliente quanto veritiero, Alessio Porcu è entrato nel cuore della serata introducendo l’ospite d’onore, aggiungendo poi: -Nei film non si recita più, si sussurra, non c’è più quel trasporto che, con la voce e l’interpretazione, un grande attore riusciva a trasmettere coinvolgendo il pubblico-. Pubblico che, come nel caso di quello della piazza di Settefrati, sa ancora discernere la lana dalla seta, visto l’affettuoso applauso di accoglienza riservato a Giancarlo Giannini.

Non di cinema e di recitazione si è però parlato in prima battuta, ma di buon cibo legato alla gioia di vivere, elementi essenziali, secondo l’attore, per affrontare dignitosamente il mestiere che lui ha dimostrato di saper fare come pochi. Alla pasta al pesto, ricetta ligure nella quale è maestro, tanto da meritarsi in America l’appellativo di “king of pesto”, è legato in modo particolare l’artista originario di La Spezia. L’amore per la cucina, con gli odori, i colori e i sapori che sanno di luoghi e memorie familiari, risale all’infanzia vissuta con la nonna e le sue quattro figlie, tutte brave cuoche a cui da bambino curioso rubava i segreti con gli occhi. -Mangiar bene è qualcosa a cui non si dovrebbe mai rinunciare-, ha detto Giannini durante un passaggio. -Credo che se si insegna ai figli a mangiare bene le droghe e diventano un piacere secondario-. Ad accomunare la passione per il buon cibo ai grandi attori come Tognazzi o Mastroianni sarebbe inoltre la possibilità di gustare i migliori piatti di tutti i paesi in cui si fa tappa durante le lunghe tournée teatrali.

Giancarlo Giannini raccontava di come spesso, al termine degli spettacoli, un ristorante locale rimanesse aperto sino a tarda notte appositamente per gli attori e che fortunatamente si trattava quasi sempre di uno dei migliori. –Chi ha fatto molto teatro come me, per almeno 13-14 anni, sa che con gli attori si crea una vera e propria famiglia quando si viaggia. Io ho avuto la fortuna di farlo con grandissimi attori e attrici come Lina Brignone, Sarah Ferrati, Pupella Maggio, perché ho tanti anni-. Un momento centrale dell’intervista ha riguardato il tema del fanciullo, fondamentale anche nel libro Sono ancora un bambino, ma nessuno può sgridarmi. L’idea del Pascoli sarebbe da interpretare come una chiave del vivere e se il teatro, come il cinema, riguarda la vita, mantenere vivo il bambino che è in noi è indispensabile per un buon attore. Questi in fondo fa il mestiere di recitare, che in francese si dice jouer, in inglese to play e similmente in tedesco. -Se non hai questa forma pura di giocare, di gioire, di raccontare le favole ai grandi, l’attore è meglio che non lo fai. Io non so come si faccia ad entrare dentro ai personaggi, come molti dicono. […] Ho fatto per tre anni in tutta Europa Romeo, diretto da un grande regista che è scomparso recentemente, Franco Zeffirelli, e questo fatto di raccontare le “favole” è un alimento. Lo spettatore paga il biglietto perché è lui che vuole piangere, ridere, commuoversi ed entrare in questa fantasia che è essenzialmente fatta di finzione. Per quanto riguarda l’entrare dentro al gioco dell’attore o dentro i personaggi, come dicono alcuni registi, anzi quasi tutti, io mi chiedo ancora come si faccia-. Se il diventare personaggio dall’interno è infatti alla base dell’actor studio americano, Giancarlo Giannini ha sempre mostrato di prediligere sistemi meno radicali, consapevole del fatto che un attore, per quanto talentuoso, non potrà mai diventare altro da sé stesso: -Abbiamo fatto l’esempio di Romeo e Giulietta, in cui Romeo ha sempre vicino una Giulietta che è una bellissima ragazza generalmente. Recitando con tutti i tempi tecnici della battuta hai tutto il tempo di “innamorarti” realmente del personaggio di fronte a te e di recitare l’amore. Quando Romeo prende il veleno e muore, Giulietta si sveglia poco dopo e la scena prosegue per un quarto d’ora prima di consumare l’intera tragedia. In quel momento l’attore finge e se finge lì, nel momento della morte, tanto vale che finga tutto-. Essendo la recitazione una forma di comunicazione, arte importantissima sin dai tempi della filosofia greca, Giannini ha spiegato come non esista un sistema di regole da insegnare per rendere chiunque un Marlon Brando: -Ho lavorato con Sordi, Mastroianni, Gassman, Tognazzi, Volonté… Ognuno di loro aveva un modo diverso di affrontare questo mestiere, devo dire con grande divertimento. Io insegno recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia, ma non insegno le cose banali dell’attore. Insegno soltanto qualcosa di semplice, che è la gioia di vivere-. Solo riprendendo contatto con la propria parte più intima e spontanea, dunque, si può essere liberi di esprimere la propria unicità nella maniera più autentica, a teatro come nella vita. Per le stesse ragioni non c’è un modo preciso o “giusto” per dire una battuta, perché l’intenzione di uno stesso testo può  essere ogni sera differente, come nel divenire delle cose che riguardano l’uomo. Giannini ha poi parlato dell’amicizia che lo legava a Troisi e della differenza tra gli attori legati a un tipo “fisso” e quelli costretti di volta in volta a dover inventare nuovi personaggi, creandoli con la propria fantasia, quando non si tratti di ricostruzioni intorno a presone realmente esistite. In questo il Maestro non ha mancato di ricordare come la creatività legata agli studi di elettronica, che avrebbe dovuto essere il suo mestiere, sia sempre riemersa sotto forma di gioco nel corso della sua carriera. Aspetti più ironici del piacevole dialogo tra Giancarlo Giannini e Alessio Porcu hanno divertito il pubblico nel momento in cui si è parlato di sigarette e belle donne, entrambe presenze tutt’altro che rare tra copioni e set cinematografici: -La sigaretta è come una bella donna. Tu la accendi, lei ti guarda e forma questa scultura di fumo bellissima, unica. Fumare fa male, ma smettere è peggio-.

Al termine dell’intervista hanno guadagnato il palco anche il Sindaco Riccardo Frattaroli e il vice Presidente provinciale Vacana, i quali hanno ricordato il novero degli appuntamenti legati insieme dal progetto Saperi, sapori e suoni con l’intento di promuovere sempre di più il territorio frusinate, anche grazie ai tanti personaggi che rappresentano la cinematografia italiana e hanno scelto di farla conoscere direttamente nelle piazze della Provincia. -Un Ringraziamento particolare va al Maestro Giannini, che ci ha regalato queste serate per amicizia e per amore della nostra terra-, ha dichiarato Vacana. -Con lui non abbiamo mai parlato di cachet, ma ha comunque aderito al nostro progetto, che è stato sposato anche da altri grandi del cinema non solo-. Il vice Presidente provinciale ha poi concluso: -È anche la prossimità con Roma che deve agevolare il nostro territorio, come di fatto accade, perché la presenza di Giancarlo Giannini è stata possibile anche per il fatto che lui ha potuto ritagliare degli spazi fra i suoi numerosi impegni per essere qui. Il progetto continua e il Maestro è di fatto il testimonial delle iniziative di questa Provincia, come questa sera ci ha confermato-.
Un invito ad accettare il ruolo da protagonista per il film intitolato Alberico il visionario, dedicato alla Commedia di Dante, è stato poi rivolto a Giannini dal Sindaco di Settefrati, che si è detto onorato ed entusiasta di avere come ospite nel suo paese natio un’icona del cinema italiano. Proprio figure come quella di Alberico da Settefrati, monaco di Montecassino considerato un precursore di Dante, testimoniano come il paese ciociaro, pur di modeste dimensioni e fra gravi difficoltà, abbia avuto nella storia una rilevanza culturale in Italia e non solo. L’entusiasmo del Sindaco Frattaroli è stato però ridimensionato dalla replica ironica dell’attore: -Mi dispiace, ma non mi trovo nel mezzo del cammin di nostra vita. Mentre parlavi, anzi, avevo difficoltà ad abbottonarmi la giacca per via della pancetta-.

Dopo l’omaggio a cura del comitato feste e delle piccole mascotte in abiti tradizionali ciociari, il Maestro ha poi tenuto a concludere la prima parte della serata, per poi lasciare la piazza alla seconda parte del concerto a cura dell’Orchestra da Camera frusinate. Con la sua voce capace di stregare anche gli oggetti inanimati, Giancarlo Giannini si è richiamato anche attraverso la dizione magistrale a quella semplicità bambina capace di cogliere la grandezza nelle cose più piccole, abitando poeticamente il mondo. Sono bastati 4 versi di William Blake a creare nella platea un silenzio quasi religioso:

Vedere il mondo in un granello di sabbia
Il firmamento in un fiore di campo,
L’infinito nel cavo della mano
E l’eternità in un’ora.

Il poeta visionario inglese, anche pittore e illustratore, fu tra i primi a far conoscere Dante in Inghilterra e realizzò delle bellissime illustrazioni sulla Divina Commedia, molto differenti da quelle del Dorè. Egualmente intensa l’interpretazione della poesia di un anonimo italiano, che riassumeva, come notava Alessio Porcu, l’arte dei grandi attori e la voglia di raccontare quella favola di cui abbiamo ancora bisogno, “prima che la piazza vada a dormire”:

Che piccola cosa, una vita!
La mia, come tutte, è una goccia.
Voglio si perda in un mare d’amore,
perché è l’unica via, altrimenti
è una goccia sprecata: troppo piccola
per essere felice da sola, e troppo grande
per accontentarsi del nulla.

Giancalo Giannini a Settefrati

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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