Alimentazione sostenibile: cosa significa davvero?

Alimentazione sostenibile: cosa significa davvero?

MONDO – L’Alimentazione diventa sostenibile. Negli ultimi anni l’alimentazione non corrisponde più soltanto all’assuzione di cibo: ciò che mangiamo, e soprattutto come lo mangiamo, decide le sorti del nostro pianeta. Ne parliamo oggi in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione.

Quante volte, nell’ultimo periodo, abbiamo sentito o letto l’aggettivo sostenibile?

Tante, forse troppe, ma mai abbastanza per il raggiungimento dello scopo per la quale viene costantemente ripetuto.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, sembra doveroso trattare questo tema così delicato.

Il nostro pianeta ha bisogno di sostegno. È a questo che si fa riferimento: ogni prodotto realizzato al fine di essere venduto o consumato, deve necessariamente ricevere un trattamento naturale e a basso impatto ambientale.

Come dimostrato  dalle evidenze scientifiche, ad oggi la Dieta Mediterranea (DM) rappresenta un vero e proprio modello di alimentazione sana e sostenibile.

La DM presenta effetti positivi in ambito sanitario e medico. Si antepone come fattore determinante di prevenzione, contrastando il rischio di insorgenza di importanti patologie croniche come diabete, ipertensione arteriosa ed obesità.

Ma è anche in ambito economico e ambientale che muove i suoi passi verso una maggior attenzione e cura nel coinvolgimento di coltivazione e allevamento sull’inquinamento.

Le produzioni agricole e agroalimentari, infatti, insieme alla tradizione culinaria, da un lato, assicurano la qualità dal punto di vista organolettico e, dall’altro, garantiscono il rispetto di criteri etici e ambientali.

Tratti salienti delle abitudini alimentari di tipo mediterraneo sono rappresentati dalla presenza costante di: cereali e derivati, come pane e pasta (soprattutto integrali). L’abbondanza nella razione di ortaggi a foglia verde; l’impiego dell’olio extra vergine di oliva, con il conseguente rilevante apporto di acidi grassi monoinsaturi. La presenza di carne e pesce, ma anche di proteine di origine vegetale provenienti dai legumi.

Immagine dal sito Pexels.

Purtroppo, però, negli ultimi anni si è avuto un graduale abbandono di tale regime dietetico.

È stato sostituito nel tempo da stili alimentari meno salutari.

Una delle cause la possiamo ritrovare nell’eccesiva possibilità di scelta.

Non sono sempre esistite tante varietà di cibo, provenienti da tutto il mondo, in tutte le stagioni dell’anno e soprattutto in così grandi quantità. Sembra evidente che la globalizzazione ci abbia messo lo zampino, ma anche le agricolture cosiddette convenzionali, che utilizzano quindi dei nutrienti prodotti anche da processi chimici, hanno contribuito. Da qui prendono vita i prodotti meno naturali e a più elevato impatto ambientale.

Viene quasi naturale pensare “come potrei io da solo cambiare le sorti del nostro pianeta? È impossibile”. E invece è proprio qui che sbagliamo! Non è necessario diventare vegetariano o vegano per definirsi più sostenibile.

Bisogna innanzitutto acquistare prodotti con consapevolezza, leggere bene la provenienza del cibo e la tipologia di agricoltura o allevamento con cui viene trattato.

Nel libro “Spizzichi e Bocconi: storie di cibo familiareErri De Luca richiama all’ordine un noto nutrizionista, nonché suo grande amico, per alternare i suoi racconti sul cibo, alla spiegazione scientifica degli stessi

Il colore naturale per molti consumatori è sgradevole – un po’ come quando scegliamo frutti perfetti e scartiamo quelli col buco, senza tener conto del fatto che se prima di noi li ha scelti un verme probabilmente sono quelli migliori – e forse una sfumatura più chiara serve anche a farci sentire meno in colpa.

Afferma Valerio Galasso, il nutrizionista di cui sopra, continuando poi con:

Nello scegliere gli alimenti dovremmo sempre essere consapevoli della loro forma originaria: paradossalmente, più la frutta, la verdura e la carne sono gradevoli alla vista, più è probabile che il loro sapore e la loro essenza siano stati alterati.

Sembra evidente, dunque, come sia semplice confondere i consumatori.

Immagine dal sito Pexels.

Va da sé che anche il costo del cibo rappresenti una barriera per chi deve acquistare il cibo da servire in tavola.

Più è sano più è costoso. Questa, ormai, è diventata la normalità.

Questo non permette a chiunque di acquistare prodotti naturali e biologici. La barriera in questo senso sembra insormontabile, perché se i costi di agricoltura e allevamento biologici sono più elevati, il prodotto finale non può che costare di più. E fin quando il prodotto convenzionale sarà più economico, la maggior parte dei consumatori tenderà a prediligere la convenienza.

Immagine dal sito Pexels.

Non sarebbe forse meglio provvedere all’eliminazione definitiva delle agricolture non sostenibili e degli allevamenti insentivi? Ciò permetterebbe un riposizionamento dei fondi verso il biologico, una netta diminuzione sull’impatto ambientale e, perché no, anche di riconsegnare dignità alla Dieta Mediterranea.

Immagine dal sito Pexels.

Nel 2010 l’UNESCO ha riconosciuto la Dieta Mediterranea come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, in quanto esempio di ricchezza culturale legata al territorio.

Bisognerà incentivare l’adozione di diete sane, favorendo un’alimentazione sostenibile ad un numero sempre più elevato di persone. Fondamentale sarà il ruolo delle istituzioni al fine di consentire scelte alimentari più consapevoli.

Testo di Roberta Canfora

Autore MyWhere
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