Nada dal vivo: un ottimo album di famiglia col dolore al centro

Nada dal vivo: un ottimo album di famiglia col dolore al centro

MILANO – E’ il 2 settembre, e la rassegna dedicata ai concerti al Castello Sforzesco, come tutti gli anni, sta per chiudersi. Una delle ultime date è dedicata all’arte musicale di Nada Malanima, ex ragazza prodigio pronta per la maturità grazie anche all’amicizia di Piero Ciampi e ora creatura senza età, o meglio, con tutte le età del mondo racchiuse in sé. Musica per lo più tratta dall’ultimo album, Nitrito, prodotto dall’immarcescibile John Parish e poi un tuffo negli ultimi vent’anni di carriera. Sublime.

Due chitarre elettriche distorte (a volte una acustica si alternerà alla principale), tastiere, basso e batteria. Essenziale e scarnificato territorio sonoro a fare da habitat per le visioni di Nada. Con sullo sfondo l’immagine dell’ultimo disco – è un cervello o sono delle viscere quelle presenti all’interno di un bel cerchio? E poi, canzoni tratte dagli ultimi vent’anni di carriera. A parere di chi scrive uno dei periodi più interessanti e maturi della cantante in oggetto.

Nada fotografata da Bruno Pek
Nada fotografata da Bruno Pek, licenza CC

Potrei dire che tutto inizia con Tutto l’Amore che mi Manca, il disco col cuore di pietra in copertina, quello prodotto e suonato pure da John Parish, il produttore di PJ Harvey dai suoi esordi. Ma in realtà in canzoni come Guardami negli Occhi, tratta da Dove Sei Sei, album sigillato da Mauro Pagani, c’erano già anticipi dell’attuale splendore.

nada

Grounding potente e ruvido

Avevo visto la nostra eroina già nel 2006 assieme a Massimo Zamboni, ex chitarrista dei CCCP – Fedeli alla Linea. Lei quasi in posizione di grounding, come avrebbe potuto dire Alexander Lowen. Lui ad armeggiare effetti che (con tutto il bene che gli vogliamo) non abbiamo rimpianto in questa nuova incarnazione live. Le ruvidezze della attuale compagine della cantante di Gabbro si sposano perfettamente con la sua voce roca e potente e con la sua straordinaria presenza scenica.

E pensare che fino alle nove e dieci ci siamo goduti un po’ di Nick Drake in sottofondo. E non ci poteva essere introduzione migliore al concerto delle note di Pink Moon. Poi, mentre Nada e la band salgono sul palcoscenico, rumori della natura: grilli, uccelli, e quant’altro. A farci staccare dalle preoccupazioni quotidiane e permetterci di entrare in un’altra dimensione. Ricordo ancora quando Genet diceva ‘avrei voluto che prima di presenziare a un teatro il pubblico dovesse attraversare un cimitero’. Più o meno. Non è andata proprio così stasera, ma quasi.

Nada dal vivo al Carroponte nel 2013
Nada dal vivo – foto di Angela Anji – Licenza CC

Levarsi la polvere di dosso

Come già successo ad altre band che ho visto in passato – ad esempio i Pearl Jam di No Code – i brani dell’ultimo disco di Nada prendono vita e si levano di dosso la polvere sul palco, e ci ritroviamo così a riflettere che quella che in fondo ci era sembrata ‘maniera’ in realtà era soltanto troppa vita, di quella che i solchi di un disco non possono catturare, almeno non a ogni fatica discografica.

Finita la prima parte del concerto, Nada e i suoi sodali tornano in campo e ci deliziano con materiale tratto dall’ultimo ventennio di attività della cantante: Senza Un Perché, che era persino finita a commentare le immagini di The Young Pope di Sorrentino, la già citata Guardami negli Occhi, Sei Bella, e altre ancora. Ma non è il cosa che conta stasera, bensì il come. Per un po’ ci ritroviamo a pensare che Nada ci abbia fatto sfogliare delle istantanee di un album di famiglia di quelli importanti: niente scintille definitive, ma tanti ricordi significativi.

Impossibile tenere gli occhi asciutti: una gara di resistenza

In fondo, l’estetica di Nada è tutta contenuta, almeno da due decadi in qua appunto, in quelle canzoni costruite attorno a un giro armonico semplice e ripetuto e a testi scarnificati, che riducono l’ascoltatore in cenere per via di una capacità di mettere a nudo pieghe insospettabili dell’anima. Per parafrasare Emidio Clementi dei Massimo Volume, ascoltare l’ultima Nada è una gara di resistenza. Noi, ad esempio non riusciamo a tenere gli occhi asciutti, e se il pubblico ha mostrato sonoramente di gradire è perché ci troviamo di fronte ad una artista vera, non a un fenomeno costruito a tavolino da qualche major.

Chiudono la serata una Amore Disperato cantata da tutto il pubblico in piedi, e un canto quasi artaudiano a cappella che media il ritorno alla realtà lasciandoci con il desiderio sublime di trasformarla, seguendo certi impulsi delle parole appena sentite, invece di accettarla o, peggio ancora, subirla. Una serata che accompagnerà chi l’ha vissuta per un bel po’ di tempo, e la consapevolezza di avere, speriamo ancora a lungo, tra noi, una artista che promette di sorprenderci di nuovo.

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