BOLOGNA – Non ci si crede: un centro culturale in piena attività viene sfrattato dal padrone di casa, il Quartiere, perché ritenuto non idoneo al luogo. Non possiamo non vederci una sottile ironia, perché il territorio dove si è radicato da circa 10 anni è proprio il cuore della Città del Sapere, l’antica Università di Bologna.
Le gallerie d’arte moderna private a Bologna non sono mai mancate fin dal secolo scorso e hanno saputo svolgere, ognuna nel proprio ambito scelto, un eccellente lavoro di commercio e di divulgazione. Da quasi tre decenni però il mercato dell’arte moderna si è notevolmente trasformato e in alcuni casi gonfiato a dismisura. Così che certe mostre di maestri contemporanei non sono più economicamente realizzabili da un ‘normale’ mercante privato.

In questo scenario nove anni fa apriva sotto i portici della popolare via Sant’Apollonia, in pieno centro universitario, una piccola galleria d’arte. (Davvero piccola: 20 metri quadri, una sola stanza bianca con un pilastro in mezzo e con un largo portone tipico delle vecchissime botteghe bolognesi).

Ma non era una galleria d’arte commerciale, era un’associazione culturale che con tenacia in quell’ angusto spazio avrebbe esposto decine di mostre di fotografia e di pittura, e ospitato eventi che attraevano un pubblico sempre più interessato e partecipe.

Pilastri fondanti di Lavì!City sono Monica Manfrini e Piero Orlandi che hanno navigato in questo ultimo decennio mantenendo una rotta precisa che aveva i suoi punti cardinali, come affidare sempre ad un curatore ogni mostra. Nel tempo, poi, hanno saputo intrecciare solidi legami con l’Accademia di Belle Arti e l’Università, che stanno a pochi passi dalla sede Lavì!City. Queste collaborazioni oltre ad essere durature hanno dato a tanti giovani studenti la prima possibilità concreta di debuttare nel mondo della pratica espositiva e della conoscenza dell’arte contemporanea.

Lo spazio di Lavì!City
Il piccolo spazio di Lavì!City ha fin dal suo inizio saputo aprirsi alla città partecipando all’annuale Art City legato ad ArteFiera e a Opentour, la manifestazione con la quale l’Accademia di Belle Arti di Bologna fa conoscere il lavoro dei propri studenti. Si vedono poi gli esiti di un concorso di disegno lanciato dall’associazione bolognese a livello nazionale, A mano libera, giunto alla quarta edizione e dedicato a esplorare quanto resta di questa pratica artistica nell’età del digitale; e poi accoglie mostre del Festival di fumetto e illustrazione BilBOlBul – ora chiamato A occhi aperti.

Ultimamente per essere più penetrante Lavì!City si è presentata ad altre storiche istituzioni della città come l’Opificio delle Acque e l’Istituto Parri.
Purtroppo l’Associazione Lavi! dovrà traslocare altrove perché il Quartiere non ha voluto rinnovare la concessione del locale. Ma d’altronde una realtà così vitale non deve andare perduta, ma anzi dovrà rinnovarsi come l’araba Fenice.
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