ROMA – Nel cuore vivace di Testaccio ho scoperto Romeo, un ristorante che racconta la Capitale in ogni dettaglio: nei piatti, nell’atmosfera e in quella spontaneità che ti fa sentire subito a casa. Una cucina sincera, tradizionale, capace di emozionare senza artifici.
Entrare da Romeo significa respirare romanità autentica fin da subito. Ho percepito quel mix irresistibile di profumi, voci e calore umano che caratterizza Testaccio e che qui, dentro queste mura, sembra amplificarsi. Le tovaglie a quadretti, il sugo che borbotta in cucina e i sorrisi del personale mi hanno dato la sensazione di essere nel posto giusto, nel quartiere giusto.

Massimo Scordino, anima del progetto, ha scelto Testaccio perché rappresenta la Roma vera: popolare, schietta e viva. E mentre assaporavo il mio primo bicchiere di vino, l’ho capito immediatamente. Romeo interpreta la tradizione con sincerità, senza manierismi, ma con un amore evidente per le cose fatte bene.

Una cucina che racconta Roma
Il menu è un viaggio tra i piatti che fanno parte della memoria collettiva romana.

Ho voluto iniziare dagli antipasti, per poi immergermi nei tonnarelli fatti in casa, preparati ogni giorno proprio come una volta. La loro ruvidità trattiene alla perfezione condimenti iconici come cacio e pepe o amatriciana, ma anche sughi più robusti come la coda alla vaccinara.

La qualità delle materie prime è un altro dettaglio che si sente. Dal Pecorino Romano DOP ai salumi selezionati, ogni ingrediente sembra scelto per valorizzare la ricetta e non per impressionare.

E mentre assaggiavo una polpetta di bollito perfetta nella sua semplicità, mi è sembrato di ritrovare quei sapori familiari che spesso, nei ristoranti moderni, vanno persi.

La pizza secondo tradizione da Romeo a Testaccio
Se c’è un piatto che mi ha sorpreso, è stata la pizza. Sottile, croccante, profumata di legna: un omaggio chiaro alla tradizione. La consulenza di Daniele Di Grazia si percepisce nel bilanciamento degli impasti e nelle pizze speciali che intrigano senza allontanarsi dalla romanità. La “Alicetta”, con stracciatella e crumble di olive taggiasche, è stata per me una vera rivelazione.

Un’atmosfera che ti accoglie
Forse ciò che più distingue Romeo è la sua capacità di farti sentire a casa. Non importa che tu sia lì per un pranzo veloce o per una serata con gli amici: l’atmosfera è calda, informale, immediatamente familiare. I 150 coperti e l’ampio dehors non tolgono nulla alla sensazione di intimità che si percepisce. Anzi, amplificano quel senso di convivialità romana che rende un pasto un momento di condivisione.

Da Romeo, la romanità non è solo nei piatti: è nei brindisi, nelle battute tra un tavolo e l’altro, nell’accoglienza vera. E quando sono uscita, ho avuto la sensazione di aver vissuto qualcosa di più di una semplice cena.

- L’essenza della cucina di Vito Mattera: libertà di creare, passione e artigianalità – 13 Marzo 2026
- Time Garden di Gulistan è un momento di memoria dove passato e presente e Oriente e Occidente coesistono – 9 Marzo 2026
- Crunch, ben oltre la pizza, grazie all’esperienza internazionale di Matteo Lo Iacono – 8 Marzo 2026





