GENOVA – Incontro con il pizzaiolo e chef Andrea Serra nella città della Lanterna. A fine aprile di quest’anno la riapertura della storica pizzeria Bedin, dal 1862, tra ricerca, storia e territorio.
Ci sono luoghi che fanno parte della storia di una città. Luoghi che non si limitano ad aprire o chiudere, ma che accompagnano generazioni di cittadini diventando parte integrante dell’identità urbana. È il caso di Bedin dal 1862, storica insegna genovese che, dopo due anni di lavori, ha riaperto le sue porte in Piazza Dante sotto la guida dello chef e pizzaiolo Andrea Serra.

Ho lo studio a Genova da quasi tre anni, proprio nel cuore della città, e in questo periodo ho visto rinascere passo dopo passo questo locale. L’insegna storica, capace da sola di raccontare oltre un secolo e mezzo di storia, aveva acceso la mia curiosità già durante i lavori. Da qui la decisione di incontrare l’uomo che ha raccolto la sfida di riportare in vita uno dei nomi più iconici della ristorazione genovese.

Un ritorno nel cuore della Genova moderna
La scelta di Piazza Dante non è casuale. Questo spazio rappresenta uno dei simboli della trasformazione urbanistica della Genova degli anni Cinquanta, quando la città iniziò a immaginare il proprio futuro in chiave moderna e internazionale.
Un luogo dove storia e contemporaneità continuano a dialogare, proprio come accade nel progetto firmato da Andrea Serra, che ha costruito la sua proposta attorno a tre concetti fondamentali: qualità, territorio e ricerca.

Andrea Serra, una vita trascorsa in cucina
Dietro la rinascita di Bedin c’è un professionista con una storia particolare. Andrea Serra, origini calabresi e sarde, è praticamente nato in cucina. Mamma e papà cuochi, una vita passata tra fornelli, esperienze professionali tra Italia e Spagna e una specializzazione nel mondo dei lievitati che negli anni è diventata uno dei pilastri della sua identità gastronomica.
Parlando con lui emerge immediatamente una filosofia chiara: il rispetto della materia prima e la volontà di valorizzare il territorio ligure senza rinunciare alla sperimentazione.

Un ambiente elegante e metropolitano
Il locale si sviluppa su più livelli e si presenta con un design moderno e curato. L’atmosfera è piacevole, con uno stile decisamente metropolitano che si integra bene con il contesto urbano di Piazza Dante.
L’accoglienza è stata affettuosa e spontanea, mentre il personale si è dimostrato professionale ma mai distante. Se proprio si vuole trovare un dettaglio migliorabile, le luci risultano forse leggermente fredde e la musica, in alcuni momenti, un po’ più alta del necessario. Nulla che comprometta comunque l’esperienza complessiva.

Cocktail originali per iniziare il percorso
La cena si apre con un interessante Negroni realizzato con vermouth a base di Amarone, bitter e gin con sentori d’arancia. Un cocktail delicato, equilibrato e ben miscelato che racconta già la filosofia della casa: partire dalla tradizione per proporre qualcosa di personale.

Da segnalare anche il lavoro del barman, autore di una proposta originale e ben studiata, accompagnata da una forte personalità estetica che contribuisce all’identità del locale.

Tra tradizione ligure e creatività
Tra gli antipasti spicca il minestrone fritto, una proposta originale che riesce a sorprendere senza risultare forzata.
Molto convincente anche il Cucullo con panissa e alici fritte e ripiene: una preparazione eseguita con precisione, leggera e croccante al punto giusto, capace di valorizzare alcuni ingredienti simbolo della cucina ligure.
Un altro piatto interessante è la fonduta con tartare e formaggi, dove la ricerca della materia prima emerge con chiarezza.

La pizza contemporanea secondo Andrea Serra di Bedin dal 1862
Il cuore del progetto resta però la pizza.
Abbiamo assaggiato due quarti di pizza, Margherita e Marinara, sufficienti per comprendere il lavoro svolto sugli impasti. La pasta è leggera e fragrante, con un cornicione in stile napoletano che conserva struttura e scioglievolezza.
Dietro il risultato ci sono farine selezionate, lieviti studiati e soprattutto lunghe lavorazioni e maturazioni che rappresentano il marchio di fabbrica di Serra. Una filosofia che considera l’impasto come l’elemento determinante dell’intera esperienza.

Dalla Cabannina ai piatti di terra e mare
La valorizzazione del territorio passa anche attraverso ingredienti identitari come la cabannina, storica razza bovina ligure utilizzata per hamburger e tartare.
L’hamburger con patate si presenta in maniera scenografica grazie all’affumicatura, che viene svelata al tavolo sollevando il coperchio. Un effetto che non è soltanto estetico, ma contribuisce anche al profilo aromatico del piatto.

Tra le portate principali spicca il percorso “mare e monti”, dove il protagonista assoluto è stato un coniglio maschio davvero straordinario, accompagnato da polpo e crema di ceci in una combinazione che riesce a mantenere equilibrio e identità.

Un finale goloso che non passa inosservato
La chiusura del percorso è affidata ai dessert, altro capitolo importante dell’offerta di Bedin.
Il sorbetto si rivela una piacevole sorpresa, ma il vero protagonista è il Babà-Misù, una delle creazioni simbolo del locale. Si tratta di una sorta di incontro tra babà e tiramisù: pasta da babà che avvolge un classico tiramisù, completata da un ulteriore goccio di rum per la tradizionale bagna.
Buonissimo, goloso, forse persino troppo. Sicuramente non adatto a chi sta contando le calorie, ma perfetto per chi vuole concedersi un finale senza compromessi.

Una rinascita che guarda al futuro: da Bedin dal 1862
La riapertura di Bedin dal 1862 non rappresenta soltanto il ritorno di una storica attività commerciale. È il recupero di un pezzo di memoria cittadina che oggi trova una nuova identità attraverso il lavoro di Andrea Serra e della sua squadra.
Tra cucina ligure, pizza contemporanea, ricerca sugli impasti e attenzione alle materie prime, il locale riesce a costruire un ponte credibile tra passato e presente. Un progetto che restituisce vita a una delle insegne più storiche di Genova e che merita senza dubbio una visita per chi vuole scoprire una città capace di innovare senza dimenticare le proprie radici.





