Rodolfo Valentino

Rodolfo Valentino

Scritto da Daniele Di Giorgio

Il 19 giugno scorso nella splendida cornice della libreria Enoarcano di Roma a due passi dal Pantheon, ho avuto l’occasione di intervistare Emilia Costantini, critico teatrale e giornalista professionista al «Corriere della Sera». Il suo nuovo libro (che segue “Tu dentro di me” del 2009 con prefazione di Dacia Maraini e “Oltre lo specchio”, 2010, con prefazione di Giorgio Albertazzi) s’intitola appunto “Rodolfo Valentino Il romanzo di una vita” – Fivestore Edizioni, pp. 224, euro 9,90 – e racconta la storia del mito italiano Rudy Valentino, il cui vero nome era Rodolfo Alfonso Filiberto Guglielmi, uomo che rappresenta la prima realizzazione vivente del “sogno americano” del primo dopoguerra.

da sin.Michele Mirabella, Gabriella Carlucci, Daniele Di Giorgio, Emilia Costantini, Corrado Ruggeri
da sin.Michele Mirabella, Gabriella Carlucci, Daniele Di Giorgio, Emilia Costantini, Corrado Ruggeri

Emilia Costantini mi ha raccontato come grazie alla geniale intuizione di Hollywood, in piena epoca del “muto”, i colossi della produzione cinematografica americana, vedi la Metro Goldwin Mayer, la Paramount e la United Artits, capirono che, per dare impulso all’industria del cinema, a quei tempi ancora nascente, era necessario creare il primo grande divo, il mito dello schermo. E proprio in quell’emigrante italiano, dal carattere schivo e solitario, individuarono un talento che potesse assurgere a idolo per sconfinate folle di ammiratori e, in particolar modo, di ammiratrici.

Quattro Cavalieri dellìApocalisse
Quattro Cavalieri dellìApocalisse

Rudy Valentino è stato il primo grande seduttore, “l’amante latino” per antonomasia, efebico e virile insieme. La sua vita, tra esaltazione e depressione, potrebbe essere paragonata a una di quelle favole classiche, fatta di sorprese e di colpi di scena, che hanno permesso a un “giovanetto” ambizioso di partire da un piccolo paese dell’Italia del Sud e di arrivare in America, ovvero il palcoscenico per eccellenza dove qualsiasi artista sognava e sogna tutt’oggi di approdare.
Il successo popolare dei suoi film (in soli 8 anni ne ha girati 33, dal primo strepitoso successo dei “Quattro cavalieri dell’Apocalisse” all’ultimo, “Il figlio dello Sceicco”) determinò subito una serie di conseguenti fenomeni di massa, che hanno finito per consegnare l’attore alla storia del cinema mondiale.
Nella biografia, Emilia Costantini vuole raccontare la storia di tale “sovrano del cinema” (così lo definì Chaplin), riproponendone l’avventura umana e artistica. “Credevo di trovarmi di fronte alla consueta avventura esistenziale del povero emigrante italiano in cerca di fortuna nel Nuovo Mondo: niente di più sbagliato” ci spiega Emilia Costantini.

Il figlio dello sceicco
Il figlio dello sceicco

Perché fu invece Valentino a creare, grazie alla sua sensibilità intellettuale e all’amore per l’arte, un “nuovo mondo” del cinema americano e un “nuovo modo” di intendere il lavoro dell’attore: sì, proprio lui che, sbarcando a New York nel lontano 1913, non pensava neanche lontanamente di lanciarsi alla conquista di Hollywood, né tantomeno di diventare il “re” degli Studios.
Ma il mitico Rudy ebbe un altro grande merito: riscattare l’italianità, considerata nell’America di quel tempo una sorta di sottospecie umana, come motivo d’orgoglio.
Come tutti i miti, anche Rudy morì giovanissimo. La sua vita è stata una meteora per la brevità, ma non lo è stata per la sua fama che è durata nei decenni e, ormai si può dire, continua a durare nei secoli.

Redazione

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