Il Cinquecento fiorentino in mostra a Palazzo Strozzi

Una grande mostra conclude la trilogia sull'arte fiorentina del '500

Il Cinquecento fiorentino in mostra a Palazzo Strozzi

FIRENZE – Palazzo Strozzi ospita un’importantissima mostra che continua e conclude la trilogia dedicata al ‘500 fiorentino: Il Cinquecento a Firenze “maniera moderna e Controriforma”. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna.

Promossa e organizzata dal Fondo Palazzo Strozzi, Arcidiocesi di Firenze,  la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città di Firenze e per le province di Pistoia e Prato, e curata da Carlo Falciani e Antonio Natali, la mostra sul Cinquecento fiorentino completa un percorso tematico iniziato nel 2010 con Bronzino, e continuato nel 2014 con Pontormo e Rosso Fiorentino e durerà fino al 21 gennaio 2018, integrata anche stavolta da iniziative di carattere interattivo (Postazione multimediale, la Sala dell’Accademia, Ritratto d’artista, conferenze) che consentono al visitatore di approfondire tematiche e di avvicinarsi all’arte in modo personale e attivo.

L’esposizione comprende oltre 70 opere tra dipinti e sculture appartenenti sia ad artisti famosi sia ad altri meno noti al grande pubblico, che hanno però dato un importante contributo alle ricerche e alla produzione dell’arte fiorentina ai tempi della Maniera e della Controriforma. Ed è,infatti, soprattutto su questi principali filoni che si muovono le finalità della mostra, ribadite più volte dai curatori e organizzatori durante la conferenza stampa.

Come sottolinea con forza il Natali “i motivi sottesi alla mostra non sono quelli di ‘battere cassa’, ma portare alla luce gli aspetti culturali facendo scelte di opere non solo di grandi nomi ma anche di quelli meno noti”. Gli fa eco il Falciani sostenendo la necessità di “sciogliere il nodo del problema del Manierismo, inteso da sempre come novità ma anche come decadenza, e indicare la possibilità di rivisitare i molteplici accenti, quei linguaggi misti e complessi nati oltre la metà del ‘500”.

La prima sezione, quindi, è dedicata ai grandi maestri del Cinquecento fiorentino che ispirarono i contemporanei e non solo, e attraverso cui la Chiesa esprimeva meticolosamente i suoi precetti: dalla fine concettualità del Compianto su Cristo morto (1523 ca) di Andrea del Sarto e il possente nudo scultoreo del Dio fluviale (1527/27) di Michelangelo, si passa alle tre celeberrime pale d’altre del Rosso Fiorentino (Deposizione dalla croce di Volterra del 1521), di Pontormo (Deposizione/Pietà di Santa Felicita del 1525-28) e di Bronzino (Cristo deposto di Besancon del 1543-45). Vedersele davanti tutte e tre insieme non solo è un’emozione indescrivibile ma anche un evento raro!

E se da un lato questi nomi rappresentano l’anello di congiunzione con le mostre precedenti, dall’altro fungono da “introduzione” ai nomi che figurano nelle sale successive che, anche se meno eclatanti, ebbero un ruolo di merito nella propaganda della Controriforma.

Le grandi pale d’altare commissionate ad Alessandro Allori, Giovanni Stradano, Santi di Tito, Pietro Candido e altri artisti del secondo Cinquecento fiorentino, mostrano immagini eloquenti e fortemente didascaliche, contrassegnate comunque da originalità interpretativa (attualizzazione delle storie sacre) e da una sorprendete varietà di linguaggi pittorici, che ritroviamo anche nella bellissima serie di ritratti della “high society” fiorentina del temo… Ma cosa hanno di meno i ritratti di Mirabello Cavalori rispetto a quelli del Bronzino?

Inoltre, attraverso le loro opere, si è voluto ridimensionare i secolari luoghi comuni sull’oscurantismo della Chiesa post tridentina nei confronti dell’arte dei secoli XVI e XVII, facendo vedere invece – per citare le parole del Cardinal Betori – “ come in quel periodo la Chiesa, proprio per l’esigenza di dare più compiuta e chiara espressione alle sue convinzioni, fosse stata propositiva e capace di dare spinta a realtà nuove e incentivare nuove forme espressive”.

Un altro intento della mostra è stato quello di mettere in risalto un binomio che caratterizzava particolarmente la Firenze del Cinquecento rispetto ad altre realtà contemporanee, ossia quello della coesistenza e spesso contiguità del sacro e del profano nell’arte. “Lascivia” e “Divozione” rappresentano , quindi, un altro spunto di riflessione offerto dalle opere di questo percorso espositivo, dove a pale d’altare si alternano sensuali nudi di sculture e pitture, a testimonianza di come quegli artisti fossero perfettamente in grado di muoversi su registri diametralmente opposti, assecondando e interpretando, ognuno con il suo stile e il suo sentire, le esigenze dei committenti di turno. Uno degli esempi di  quella moda in voga tra i ricchi intellettuali della Firenze del ‘500, è qui offerto dalla sensuale Fata morgana del Giambologna, la cui collocazione originaria nel parco della Villa “Il Riposo”  era accanto a un tabernacolo recante l’affresco di Gesù e la Samaritana.

L’ultima sezione infine è dedicata al passaggio verso il secolo successivo,  dove il pacato e stilizzato naturalismo del Caccini (Santa Lucia e Sant’Agnese del 1607/9), quello più dinamico di Pietro Bernini (San Martino divide il mantello col povero del 1598) e le nuove ricerche luministiche di Santi di Tito (bellissima la Santa Caterina d’Alessandria nella Visione di San Tommaso!) e la modernità del Cigoli (Martirio di San Giacomo e Josia del 1603), preannunciano la componente eterogenea dell’arte del ‘600, diviso tra istanze barocche, classiciste e naturaliste.

Ma questa è già un’altra storia. Per ora, godiamoci questo meraviglioso Cinquecento fiorentino!

periodo mostra: 21/09/2017 – 21/01/2018

info: 055-2645155   www.palazzostrozzi.org

Be Sociable, Share!

Giuliana D’Urso

Romana di nascita e toscana di adozione, dopo 21 anni vissuti tra Firenze, Sesto Fiorentino e Prato, ormai non so più neanche quale accento prevale!  Sebbene sia cresciuta in una famiglia di artisti – mio nonno era pittore e mosaicista di professione e mio padre e mia zia lo erano per diletto – dell’arte mi sono interessata più all’aspetto teorico che pratico, laureandomi in Lettere con indirizzo storico-artistico. Fortuna volle che avessi  studiato  anche l’inglese, grazie al quale, di fatto,  riesco  a mantenermi, poiché con Giotto, Raffaello e compagnia bella si campa ben poco in Italia, specialmente se vuoi insegnare. Da brava gemelli sono molto curiosa e vorrei fare 3000 cose, e sempre da brava gemelli ne inizio diverse ma ne porto a conclusione solo alcune.  C’è comunque una cosa che non lascio mai a metà: i dolci!!! Soprattutto quelli con la panna…
Giuliana D'Urso

Leave a Reply

Your email address will not be published.