La narrazione audiovisiva nella moda

NARRAZIONE AUDIOVISIVA NELLA MODA – Con l’imporsi del web come media centrale per le strategie di marca e di prodotto rivolte ai pubblici attualmente più corteggiati dalla aziende moda, sono aumentati gli investimenti in messaggi audiovisivi di vario genere, dai tradizionali commercials alla pubblicità seriale, dalle sfilate on line ai “corti” d’autore, dai reportage dei backstage alle interviste a testimonials e protagonisti. Sembra proprio che la moda abbia definitivamente incorporato nelle pratiche simboliche lo sfruttamento del valore della unità semantica audiovisiva.

1. Figure di una ri(e)voluzione in corso

Prima di inoltrarsi nella lettura del testo, prego i lettori di buona volontà di fare un salto nella rete e planare nel sito ufficiale di Prada. Entrate in A Future Archive e cliccate Prada Universe. Vi troverete un numero sorprendentemente alto di audiovisivi. Cercate tra essi The Postman Dreams e senza indugi guardatevi i cinque short mouvies di Autumn De Wilde, una anti convenzionale e bravissima regista americana, impegnata a narrare con stile le vicissitudini seriali della borsa Prada Galleria, protagonista silenziosa delle narrazioni.

Cercherò di convincervi che questi storytelling rappresentano innovative strutture di senso allestite dalla moda per colonizzare i nuovi territori simbolici inaugurati dal web, attraversati dalle esperienze di lettura liquida dei nuovi soggetti nati con la rete, con i quali le Marche della moda devono fare i conti, partendo dal presupposto che i modi di comunicazione asimmetrica del passato sono per essi praticamente privi di senso.

Possiamo dunque considerare Prada, uno dei brand protagonisti della delicata transizione che vede le marche della moda confrontarsi con l’innovazione mediatica rappresentata da Internet. Naturalmente, come altre grandi marche della moda, l’aggressività degli investimenti nel web punta a raggiungere anche nel mondo on line il dominio simbolico e commerciale che già esercitano nel reale con la rete di negozi, creata nei passati decenni. a fronte di enormi risorse investite. Per non parlare dei budget pubblicitari investiti nei magazine off line e delle sempre più costose sfilate.

Tra le Marche più impegnate a risolvere positivamente lo sfruttamento del web come piattaforma di riferimento per la propria tribù diffusa, è altresì doveroso citare Dior, Chanel, Gucci, Armani… Ma si può dire che tutte le marche presenti nel web con siti articolati ( cioè più complessi del sito vetrina di inizio terzo millennio), stanno velocemente trasferendo in rete contenuti in formato audiovisivo, come mai nel passato. Tra gli oggetti di comunicazione più interessanti apparsi da circa una decina di anni vi sono mini film molto diversi dalla pubblicità ordinaria. Spesso, essi assumono la forma di un racconto seriale. Il più delle volte riscontriamo la presenza del prodotto. Ma non mancano brevimetraggi caratterizzati da temi, apparentemente estranei alle logiche commerciali. In molti casi il livello creativo e artistico dei testi audio-visivi risulta sorprendentemente sofisticato. Per farla breve, si può dire che il modo di interpretare le risorse simboliche offerte dalla messa in testo in formato mini-film nella rete, varia moltissimo. Non è una esagerazione pensare che per alcuni creativi, la trasformazione della propria collezione in una storytellig audio-visiva assuma un’importanza pari al percorso creativo necessario per fare abiti. Per esempio Gareth Pugh, grazie alla collaborazione con un ispiratissimo Nick Knight, da una decina di anni sta sperimentando modalità interattive centrate sulla produzione di fashion film caratterizzati da una debordante creatività. A voler essere precisi, bisogna aggiungere che possiamo considerare il fotografo citato il primo vero sperimentatore dei possibili nuovi standard comunicazionali, artistici, sfruttabili dai Brand della moda. Fin dal 2001, all’incirca nel periodo in cui creò il suo website, SHOWstudio, non si stancava di ripetere che la pubblicità sulle riviste sarebbe stata presto soppiantata dal Fashion Film.

Tuttavia, io penso che per la maggioranza delle marche, il fashion film, rappresenti ancora oggi un esperimento necessario per completare la propria strategia multimediale. La visione che mobilita i manager dedicati, azienda per azienda, alla rete è molto semplice da intuire: con il web essi non vogliono parlare alla folla degli internauti; cercano piuttosto un contatto con le tribù dello stile, qualsiasi cosa intendiate con questo termine. In altre parole, il mini film rappresenta una esperienza di comunicazione che verticalizza la strategia, ovvero funziona come un catalizzatore utile a configurare una possibile community di marca, partendo dall’assunto che la frammentazione e/o la liquidità dei processi interattivi tipici del web, fanno emergere isole di tribalismo, qualsiasi cosa vogliate intendere con questo termine. Ovviamente, la nascita delle nuove forme di testualità di cui parlo, in qualche modo dipende anche dall’enorme importanza che i social si sono ritagliati, sia per permettere di intravedere (o misurare) l’esistenza di un ordine tribale compatibile (al quale ispirarsi) tra il caos eterogeneo della rete, e sia per agire direttamente su insiemi di “tracce di esistenze” aggregabili o manipolabili da narrazioni indovinate.

Comunque se proprio volete saperlo, una possibile linea di demarcazione tra un prima e un dopo ovvero tra l’audio visivo pubblicitario e qualcosa di più complesso, avvicinabile con il termine mini film (short movie), a mio avviso è stato il successo mediatico di un commercial N 5 Chanel, girato nel 2004 da Baz Luhrmann e interpretato da Nicole Kidman al culmine della sua notorietà. Il regista e l’attrice venivano dal grande successo del film Moulin Rouge, e l’idea di scritturarli entrambi per raccontare una storia che strizzava l’occhio al tema del film, si rivelò geniale. L’inusuale spot durava più di due minuti e fu prodotto a costi faraonici. Nicole Kidman si mise in tasca 16 000 000 di $, il più alto compenso mai pagato a un testimonial nella storia della pubblicità; i costi di produzione dello spot superarono i 5 000 000 $; la pianificazione sui media raggiunse cifre mostruose. Il lancio dello spot avvenne con mesi di anticipo rispetto la programmazione sui media. Praticamente prima ancora di essere visto da qualcuno del pubblico, tutti sapevano qualcosa e/o avevano visto immagini del set. Il commercial fu proiettato nelle migliori sale cinematografiche del mondo per alcune settimane, tra gli annunci pubblicitari che anticipavano la visione del film in programma. Per la Tv, a parte la configurazione originale, furono montate anche alcune versioni di limitata durata. Ma non vi rimasero molto. Anche se lo spot aveva come media di riferimento la sala cinematografica, agli occhi degli addetti ai lavori più intelligenti, appariva come una esperienza visiva molto attraente, sfruttabile per la battaglia dell’audience nel web. Con il senno di poi, al netto delle innovazioni tecnologiche che con Smartphone, I pad e modalità di trasferimento dati sempre più veloci hanno indubbiamente creato la possibilità e la necessità di sperimentare nuovi standard di testi audio visivi, possiamo ragionevolmente sostenere che aveva ragione chi trovava nello spot citato i sintomi di un grande cambiamento.

Per chi ama le genealogie, mi fa piacere suggerirgli un’altro commercial fuori standard, chiaramente ispirato al linguaggio cinematografico, che divenne un piccolo mito tra i giovani all’incirca verso la metà degli anni novanta. La serie si intitolava Mogul e fu progettata dalla agenzia Mc Caan Erickson per Martini & Rossi (Mugul è un cocktail). Il regista dello spot era Moshe Brakha, l’interprete femminile era Charlize Theron, molto giovane e di belle speranze. Ma la vera star dello spot era l’attore il cui nome rimane ancora un mistero (c’e chi dice che fosse l’attore e modello Max Parrish; altri sostengono fosse David Charles Sahagian). Soprattutto il primo della breve serie fu un evento di comunicazione di strabiliante notorietà che cambiò la percezione del Brand nel mondo. Durava poco più di due minuti, fu scelto il bianco e nero, non una parola, un ritmo narrativo perfetto per una seduzione molto 007, che si concludeva con un gesto esemplare (un dito che passava velocemente sulle labbra del protagonista). Eravamo solo agli inizi del web e quindi i media di riferimento furono le sale cinematografiche (ovviamente si fecero montaggi brevi per la Tv). Anche in quel caso si discusse a lungo se con quella forma di messaggio non stessimo per entrare in un nuovo mondo di comunicazione. Un po’ era così. Ma solo dopo lo sviluppo della rete divenne chiaro a tutti i protagonisti del mondo pubblicitario e della moda,l’urgenza di raccontare storie via via sempre più complesse.

Da quei giorni, grazie alla banda larga e all’affinamento tecnologico dei device collegabili alla rete, i cosiddetti mini film utilizzati a scopi cultural commerciali hanno cominciato a proliferare. Di Nick Knight e la sua casa di produzione abbiamo già parlato. Ma anche il caso Chanel è emblematico. Sia i brevimetraggi diretti personalmente da Karl Lagerfeld come, solo per fare qualche esempio, Reincarnation; The Return,Once Upon a Time e la serie di short muvie dedicati a Coco Chanel, sia quelli girati da registi famosi come Martin Scorsese (Bleu de Chanel, 2010), hanno cambiato le gerarchie tra generi nell’ambito delle strategie di comunicazione di questo Brand storico. L’accelerazione decisiva ovviamente è avvenuta nel nome di internet. Un po’ perché i Millennials hanno fatto capire quanto la comunicazione audio visiva li appassionasse (vedi il successo di YouTube e TikTok), e un po’ perché questa forma di comunicazione, che vi piaccia o no, si compenetra perfettamente con l’efficienza dei nuovi standard comunicazionali richiesti dalla moda globale emergente.

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2. Dimensioni e forme della diffusione di messaggi audiovisivi nel web

Nel 2012, molti addetti ai lavori si stupirono quando autorevoli riviste divulgarono la notizia che i video rappresentavano il 57% dell’intero traffico del web. Secondo gli esperti entro il 2017, la percentuale sarebbe salita fino al 69%.

Nel 2015, i centri di ricerca diffusero la notizia che l’aumento dei consumi di messaggi audiovisivi nel web era cresciuto del 20% rispetto l’anno precedente. Gli esperti allora, modificarono leggermente le previsioni e dissero che entro 5 anni il consumo di video era destinato ad arrivare a coprire per 80% le interazioni in internet. Si può quindi presumere che le aziende della moda destineranno enormi risorse per programmare una comunicazione audiovisiva concorrenziale sempre più sofisticata.

L’affermazione del web come media strategico per le prossime generazioni (presso la tipologia di pubblico considerata di primaria importanza per la maggioranza delle aziende moda, ovvero tra i millennials o i New influencer), sta dunque cambiando velocemente le gerarchie dei mezzi attraverso i quali la moda comunica.

È altresì chiaro che, l’interesse per il web, non cancellerà l’esperienza storica fatta utilizzando altri standard comunicazionali. Come è già successo in passato con la televisione in relazione alla carta stampata,  un nuovo medium non annulla i precedenti bensì co-evolve insieme ad essi, modificando usi e abitudini degli utenti.

L’esperienza storica dell’ultimo decennio dimostra che, le aziende più competitive stanno investendo notevoli risorse, sia per aumentare l’efficacia del proprio e-commerce e sia per ritagliarsi un efficiente “luogo” nella rete capace di funzionare come un hub di contenuti eterogenei, configurando strategie multimediali, adattate ad un fascio di consumatori dalle caratteristiche estremamente sfuggenti.

I messaggi audiovisivi sono da tempo immaginati essere l’espressione più efficace per collezionare i soggetti delle possibili nuove tribù che configurano le community necessarie per lo sviluppo e il consolidamento del territorio digitale occupato da ogni singola marca.

Attualmente le forme che assumono i testi audiovisivi messi in campo per un dominio  per certi aspetti ancora molto problematico, sono:

  • I tradizionali commercials
  • Le video sfilate (con l’aggiunta di audiovisivi dedicati al backstage e con la sperimentazione del “See Now, Buy Now”); audiovisivi dedicati a documentare il backstage dei servizi fotografici
  • Fashion Film (presentati come alternativi alla sfilata) Eventi Live e relativi backstage
  • Interviste a personaggi, attori, testimonials, in qualche modo legati al Brand
  • Short Movies d’autore (es: il recente corto di Russell e The Postman Dreams della De Wilde per Prada)

Capire le tendenze delle narrazioni audio visuali gradite dagli internauti rivestirà quindi una crescente importanza strategica. Per tendenze dobbiamo intendere l’individuazione delle forme dell’espressione e dei contenuti in grado di scatenare fenomeni di viralitá attraverso l’uso tattico dei social.

Di passaggio, mi piace sottolineare come l’adattamento o addirittura le possibilità da parte dei brand della moda di esercitare anche nel web il dominio che di fatto manifestano sui media tradizionali, richieda l’affinamento di nuove competenze e di saperi tutto sommato nuovi e per certi aspetti inediti per gli scenari moda. Ecco perché l’attuale fase di sviluppo sembra ancora caratterizzata dall’incertezza e dalla sperimentazione (per molti brand potremmo addirittura parlare di pressappochismo). In altre parole, le modalità di intervento della moda puntano certo al dominare l’interazione con gli internati attraverso l’uso tattico delle immagini che da sempre caratterizza la forma del suo potere. Ma da qui a sostenere che ci stia riuscendo ce ne passa. Direi che per ora, relativamente al web, la moda intesa come aggregato di brand eterogenei come visione e consistenza, è ben lontana dall’aver raggiunto l’efficacia manipolatoria/persuasiva che manifesta da decenni nell’uso di altri medium.

Non dobbiamo trascurare il fatto che ricreare con un fashion film l’impatto di una efficace fotografia scattata da un grande image maker supportato da esperienze editoriali storiche (impossibile non citare Vogue), non è un lavoro banale. Se perdete un po’ di tempo su YouTube scoprirete una quantità disarmante di audio visivi-moda assolutamente noiosi, ripetitivi, banali. Parte del problema coincide con i costi molto alti di un fashion film fatto come diocomanda. Per non parlare dei tempi di realizzazione. Anche l’uso di un audio visivo per l’e-commerce può dare dei problemi: una foto è cliccabile e manipolabile; con un video tutto diventa più complicato. Diciamo che con dei video si trasmettono delle “istruzioni per l’uso” dell’oggetto più pregnanti; con immagini statiche è più semplice progettare la vendita dei prodotti.

Comunque la mettiate, credo di poter affermare che i grandi investimenti in narrazioni audio visive nelle forme che ho elencato sopra, rappresentano il tentativo più sofisticato di creare i dispositivi simbolici immaginati essere performanti nel l’interazione con gli internauti per assicurarsi l’attenzione e per predisporsi a manipolarne le emozioni.

Perchè sono propenso ad attribuire la massima importanza all’interazione audio-visiva? Può piacervi o non piacervi, ma la società globale che sta nascendo, della quale internet rappresenta l’espressione semiologica più potente, è a dominante visuale. Da quando la rete ha potuto riprodurre testi contenenti immagini, la sua espansione è divenuta inarrestabile. Il web ci aiuta a capire la grande trasformazione che ha portato la cultura visiva a essere l’elemento centrale della contemporaneità. Non desta quindi alcuna sorpresa il fatto che la moda, da sempre attiva sul fronte delle tattiche e strategie basate su manipolazioni attraverso immagini, anche in questa fase di grande trasformazione trovi il senso profondo della propria con(e)sistenza nel rinnovamento dei modi di persuadere o come si preferisce dire oggi, nei modi di emozionare i propri pubblici, sperimentando forme narrative nel e per il web.

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3. Performativi audio visuali

Notate come, nel contesto web caratterizzato da instabilità che ho brevemente evocato, le attività di branding siano giocoforza costrette a subire uno scivolamento tattico verso l’affinamento delle relazioni con gli internauti della moda. In altre parole, si ha la sensazione che l’ostentazione dei contenuti (delle narrazioni) e meno che mai l’asimmetria comunicazionale, non siano più sufficienti per la performance richiesta; devono essere ridefinite le regole d’ingaggio con il fattore umano della comunicazione. Infatti, si registra negli ultimi anni una crescente attenzione dei brand della moda nei confronti dei social. L’obiettivo di tutte le marche che cercano di sfruttare il web per ritagliarsi uno spazio vitale per il business del futuro, è la creazione di una community liquida che può assumere la forma di un post-tribalismo, evoluto dal punto di vista tecnologico, ma innervato in profondità nel ricettacolo delle emozioni fondamentali degli organismi umani ( emozioni che, è bene ricordarlo, dal punto di vista evolutivo precedono il linguaggio astratto). Non è certo per caso se la topografia delle emozioni proposta da P. Ekman ha avuto tante attenzioni da parte delle agenzie che producono messaggi pubblicitari Audio visivi. L’idea infatti, che esista un gruppo di emozioni universali è molto attraente per chi di mestiere deve produrre messaggi persuasivi globali. Secondo le ricerche di Paul Ekman, distillate incrociando dati provenienti da osservazioni statistiche di soggetti dislocati in varie parti del mondo, le emozioni comuni ad ogni essere vivente (innate) sarebbero: la rabbia, il disgusto, la paura, la sorpresa, la felicità, la tristezza, il disprezzo (ad eccezione del disprezzo, sono le stesse emozioni individuate da C. Darwin, nel grande libro dedicato ad esse, dopo la pubblicazione dell’Origine delle specie).

Come interpretano i regolatori dei processi narrativi i dati derivanti dalle ricerche della psicologia sociale e dalle scienze cognitive? Mettiamola giù così: se i segni di una narrazione sono immersi in un bagno umorale polarizzato sulle emozioni fondamentali, allora, le probabilità di attirare l’attenzione dei fruitori risultano molto alte e quindi la storia che abbiamo creato per dare un senso ai nostri prodotti sarà efficace.

A tal riguardo, devo aggiungere che, indubbiamente, un metraggio anche breve in formato audiovisivo, miscela o distribuisce molto meglio di altre forme di comunicazione, il fascio di emozioni che supportano le narrazioni (una narrazione audio visiva cioè, può mettere in gioco quasi tutta la gamma emozionale di cui dispone l’essere biologico, fatto salvo che normalmente la moda vive con difficoltà l’attivazione di rabbia, disgusto, disprezzo, paura). In altre parole, in un audiovisivo può emergere anche una gradation emozionale che permette una articolazione più raffinata è vicina all’esperienza reale di ciascuno di noi.

Ma perché il riferimento alle emozioni è immaginato decisivo in vista dell’efficacia? Ho già detto sopra che, comunque l’intendiamo, l’emozione anticipa gli effetti del linguaggio naturale. Insomma, prima arriva la risposta emotiva, poi si attiva la macchina che attribuisce alla situazione in corso un orientamento verbale al senso.  Sono almeno vent’anni che Daniel Goleman con il suo famoso testo intitolato L’intelligenza emotiva ha posto le basi per riposizionare il ruolo che hanno le risposte neuronali a determinati stimoli, rispetto alle eccessive pretese di controllo del pensiero lineare, riconoscendo in esse una significazione di tipo logico diverso da quella veicolata dal pensiero astratto. Posso citare anche le ricerche neurobiologiche di Antonio Damasio, culminate nella pubblicazione di libri molto diffusi tra gli addetti ai lavori orientati al fare persuasivo, tra i quali mi piace citare L’errore di Cartesio, Il sé viene alla mente e Emozioni e coscienza, tutti editati per i tipi dell’Adelphi, nei quali le emozioni assurgono ad un ruolo chiave persino per l’innesto dell’orientamento etico dei soggetti (sarebbe a dire: senza emozioni nessun radicamento dei valori).

Per farla breve, in un contesto moda dominato da una inflazione di narrazioni proposte in diversi formati e in cui tutti i players hanno scoperto che l’emozione è la porta stretta attraversando la quale si attiva l’attenzione (soprattutto quando si vuole sfruttare un medium come il web, che esalta la liquidità dell’approccio) raccontare storie con audiovisivi significa appellarsi al mezzo di significazione più efficiente.

Quando diciamo che le emozioni anticipano il senso lineare del pensiero verbale non vogliamo dire che sono insensate (fuori dal processo di significazione). Io credo che tutti, in un modo o nell’altro, sappiano che con la loro attivazione o dominanza saltiamo da un piano astratto ad un’altro piano che sentiamo immediatamente presente in noi, anche se spesso facciamo fatica a descrivere con parole e concetti ciò che proviamo.

Possiamo sintetizzare questo particolare effetto di senso dicendo che le emozioni sono stati mentali che possiedono una valenza estesica, ovvero, quando si attivano le sinapsi tra i neuroni che presiedono l’attivazione della scarica emozionale, esse hanno la proprietà di indurre la percezione propriaccettiva di una trasformazione del corpo.

In termini più semplici: le emozioni sono stati mentali che trasformano il corpo.

Ora, per ritornare al tema centrale dell’articolo, aggiungerei alle considerazioni sintetiche soprariportate, la fondata ipotesi che il  potenziale estesico dei testi audiovisivi sia superiore ad altre forme di messaggi. Quando la storia che raccontano, include attori e situazioni arredate secondo verosimiglianza, la sequenza delle inquadrature e il loro montaggio inglobano i dispositivi emozionali secondo modalità che la nostra mente avvicina alle attese di realismo primario immaginate essere la derivata del lento processo evolutivo che ha permesso al nostro organismo di interagire con l’ambiente nel quale vive.

Questo realismo primario produce l’immediatezza che attraverso l’appello emozionale accende l’attenzione costringendo il fruitore a entrare o a rimanere nel testo, lasciando poi affiorare le domande che, grazie al pensiero verbale, conferiranno alle significazioni elaborate la loro valenza transitiva ( in altri termini: il senso delle emozioni è una esperienza primaria e vista con le lenti del linguaggio possiamo considerarla privata; la traduzione verbale, raggiunta in un secondo tempo, è importante perché permette il confronto, la critica, la condivisione…).

Molti studiosi appellandosi alle ricerche di Daniele Rizzolatti sui citatissimi neuroni specchio, ipotizzano che questa piccola famiglia di cellule neuronali specializzate, attive quando agiamo e al tempo stesso presenti nel con-prendere lo steso tipo di azione/reazione fatta da un’altro che stiamo osservando, siano praticamente una prova del fatto che il nostro cervello si è progettato per dare senso soprattutto alle azioni. Insomma, forzando le teorie di Rizzolatti, secondo gli estimatori dei neuroni specchio, le cose funzionerebbe grosso modo così: se noi vediamo una incantevole modella alzare gli occhi, sorridere e avvicinarsi alle labbra del volto del gommoso che (grazie a un controcampo) noi vediamo starle davanti è come se anche noi fossimo in procinto di baciare qualcuno. Ciò che definiamo empatia è l’emozione che ci illude di poter vivere le stesse esperienze o sensazioni di chi ci troviamo di fronte. L’empatia rende determinati contenuti emozionali estremamente contagiosi.

Se consideriamo che in un audiovisivo il processo del senso viene costruito essenzialmente a partire dalle azioni che mettono in moto una storia e che queste azioni attivano stati mentali nei quali le emozioni in gioco creano l’anticipazione di una significanza percepita come se fosse una quasi-azione, allora, è logico comprendere l’interesse che stanno riversando su di essi i costruttori di messaggi persuasivi: l’idea che sia possibile attivare l’attenzione senza coinvolgere troppo l’intenzionalità o la coscienza dei soggetti, non solo è eccitante per chi deve operare nel Web, ma in un contesto caratterizzato da una fruizione estremamente liquida diviene un vero e proprio criterio di efficacia/efficienza del messaggio. Le ricerche attualmente a nostra disposizione infatti, ci dicono che i testi più visti e letti in internet sono quelli più emotivi. Conta tantissimo dunque riuscire ad attivare il registro dell’attenzione; e ricordiamolo, ciò che attira la nostra attenzione è quasi sempre una emozione che viene decodificata dalla nostra mente come se fosse una quasi-azione che stiamo noi stessi facendo.

Naturalmente non tutte le emozioni hanno questa proprietà. Per esempio, secondo gli esperti la tristezza sarebbe una emozione che inibisce l’azione.

Il segno audiovisivo sarebbe dunque una sorta di performativo emozionale ovvero una macchina testuale di segni in movimento che hanno la proprietà di spingerci verso azioni che modificano gli stati interni del nostro corpo.

Attivazione dell’attenzione, immediatezza (dei contenuti emozionali), spinta all’azione predispongono i video ad essere gli strumenti più efficaci per lo sfruttamento del Web secondo gli scopi classici della moda che un po’  frettolosamente potremmo condensare nell’espressione “produrre del desiderio”.

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4. Caratteristiche delle unità semantiche audio visive

In ossequio al modo di affrontare “testi” (qualsivoglia sia la loro materia e sostanza espressiva) della semiotica, possiamo vedere un cortometraggio come l’integrazione sintattica di unità segniche.

La domanda è: che caratteristiche possiede il segno audiovisivo?

Una concezione classica del segno che ci arriva dalla linguistica, presenta il segno come il taglio o l’aggancio prodotto da un concetto/idea/significato su una porzione di materia espressiva definita Significante (s/S). In altri termini il segno assomiglia a un atto di forza del pensiero che piega o sfrutta una materia particolare, ad essere il supporto di un contenuto intellettuale (il segno vuole sempre insegnarci o convincerci di qualcosa).

Se osserviamo l’audiovisivo dal punto di vista dell’articolazione dei segni che lo trasformano in un testo, possiamo facilmente accorgerci che è ciò che funziona da significante a presentare le maggiori difficoltà di analisi. Il significante può infatti essere la scenografia, il modo di vestire degli attori, il paesaggio, la musica…in altre parole, il significante audio visivo è eterogeneo e polisemico ovvero ha la potenzialità di veicolare una molteplicità di significati. Di solito un bravo regista oppure, se volete, un testo efficace è anche sinonimico cioè riesce a creare tra un fascio di significanti eterogenei una coerenza che libera un senso unitario. Tuttavia rimane il fatto che il segno audiovisivo ribalta l’ordine degli elementi dell’algoritmo linguistico del segno, presentando il significante in posizione dominante e/o eccentrica rispetto il concetto o idea che ne raffigurerebbero il senso (il contenuto).

Il filosofo Charles Sanders Pierce, avrebbe di certo annoverato il segno audiovisivo tra i segni che definiva indicali (cioè che possiedono un riferimento realistico al proprio oggetto). In quanto tali, li differenziava dalle icone (legate all’oggetto da una relazione di somiglianza), e dai simboli (che definiscono il loro oggetto per convenzione).

Il segno audiovisivo presenta dunque una concatenazione di significanti instabili ma realistici. Come mai che il realismo  del segno audiovisivo non produce stabilità a livello del senso verbale? Se ciò che vediamo, per il nostro cervello parla il linguaggio della realtà, dovremmo trovare maggiore stabilità nel senso veicolato da una sequenza video, rispetto a quella raggiunta quando leggiamo un paragrafo di un testo scritto o ascoltiamo un discorso. Invece, spesso tocchiamo con mano che la stabilità (del senso) di un video o una parte di esso, è solo una illusione cognitiva.

Io la metterei giù così: il realismo di un audiovisivo ha, per così dire, una natura traumatica cioè eccede il tempo della cognizione verbale, inondando il testo di significanza emozionale. Possiamo dunque annoverare il testo audiovisivo tra i processi simbolici che presentano caratteristiche di Augmented Reality. Quando i suoi segni si mettono in moto attraverso le sequenze di inquadrature, incollate post quem dal montaggio, noi partecipiamo al senso prodotto da azioni che producono intensità e pregnanza emozionale, superiore alle parole, a illustrazioni o a fotografie. Come facevo notare sopra, molti pensano che attraverso una famiglia di neuroni specializzati (i neuroni specchio), si possa congetturare che quando vediamo una azione, il nostro cervello si comporta “come se” quell’azione, in un certo qual modo, la stessimo facendo anche noi. Le persone che amano i paroloni, a questo punto, chiamano empatia l’attività interiore che crea l’illusione di essere proattivi grazie all’esperienza dell’altro. E, aggiungono, l’empatia risulta uno dei pilastri della socialità ed è importantissima per l’apprendimento. Lo avevo già detto, mi è sembrato utile ripeterlo.

Se prendete sul serio la posta in gioco embricata nelle parole “socialità” e “apprendimento”, potete intuire facilmente le ragioni dell’interesse delle Marche della moda verso gli audiovisivi. Non è forse vero che il web ha imposto un nuovo modo di pensare e organizzare la socialità? È da ciò non discende la necessità di nuovi modi di apprendimento?

Ebbene, dicono i neuro scienziati, se c’è un certo livello emozionale durante qualsivoglia tentativo di apprendimento (anche un audiovisivo della moda, tra le righe, si propone di far apprendere qualcosa a qualcuno) allora, vengono facilitati le incorporazioni di fatti nuovi. Emozioni e sentimenti possono dunque risultare efficaci senza coscienza.

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5. The Postman di Autumn de Wilde per Prada

La serie di cortometraggi che Prada ha postato qualche tempo fa col titolo The Postman Dreams, sono un buon esempio di audiovisivi creati per creare community emozionali ancorate ad una marca.

Se avete seguito le mie indicazioni iniziali dovreste aver visto 5 storytelling che evocano in modo silenzioso quanto evidente, la presenza da protagonista della borsa Prada Galleria. Gli episodi si intitolano: The Postman; The makeout; The battlefield; The tree; The landromat.

Il primo episodio comincia con l’inquadratura a campo lungo della Band, Los Angeles che suona una musica gipsy un po’ ironica. Il significato della musica è notoriamente ambiguo, tuttavia il sound zingaresco induce a proiettare nel testo audiovisivo che nel frattempo incalza, una aspettativa di comica surrealtá.

A questo incipit musicale, che più avanti scopriremo essere uno del collanti principali della sintassi di tutti i short mouvies della serie, segue una serie di inquadrature che riprendono il Postman: si tratta di una alternanza di primi piani frontali con inquadrature che raffigurano il set particolare che metaforizza un bizzarro post Office.

Il postino all’inizio sembra voler strafare, agitato e imbranato come ci appaiono le persone divertenti; poi all’improvviso si appisola e comincia a sognare. Il sogno gli manifesta il contenuto dei pacchi ovvero la borsa Galleria che intuiamo essere la protagonista della narrazione. Infatti, dopo un’improvviso segnale acustico, il nostro anti-eroe si risveglia e non senza combinare piccoli disastri si precipita a consegnare i pacchi contenenti le borse.

Nelle ultime inquadrature, guidando un muletto stracarico di pacchi, lo vediamo comicamente entrare in scena, con al centro del campo visivo la Band che, con la musica già citata, conclude magnificamente la serie di quadretti narrativi.

Autumn de Wilde, attraverso modalità narrative che appartengono al genere comico: anti-eroe imbranato ma divertente; musica ironica, un montaggio dinamico e per contrasto, un set essenzialista caratterizzato da colori attraversati da un tono di monocorde che ne spegne la luminosità.

Le geometrie ordinate del set e il tono di fondo del colore, danno una sfumatura estetica seriosa alla comicità delle azioni del protagonista.

Le caratteristiche anti-spettacolari e addirittura anti-web del personaggio (un volto e una figura ordinarie, consegna di pacchi invece che e-mail), unitamente alla disposizione del set e delle luci suscettibili di conferire ai colori sfumature che hanno il compito di indurre la nostra mente a proiettare nel testo un sensimento (una significanza emozionale) di “qualcosa” di particolare: con la ripetizione della fruizione del video, chiunque conosca Prada avvicinerà ciò che ho definito un sensimento particolare, al concetto di minimalismo mutante, ricco di contrasti, del quale Miuccia è stata una delle grandi interpreti.

Non è senza importanza sottolineare quanto la bravura della de Wilde contribuisca a sdrammatizzare il minimalismo contrastato di Prada, spesso serioso e auto-referenziale, avvicinandolo ad un essenzialismo coinvolgente, soprattutto grazie alla caricatura del comico (un comico di secondo livello), abilmente distribuita nel testo.

Il vero eroe della narrazione cioè la borsa Galleria può dunque rivestirsi di un senso emozionale al tempo stesso distintivo e divertente,  acquisendo una valenza da star dovuta alla trasformazione in oggetto desiderante (il sogno produce raffigurazioni del desiderio), insomma un innalzamento riequilibrato o bilanciato dal riso.

Se ci pensate bene, un lusso che riesce a ridere di se stesso, è esattamente il supplemento di significazione che se attivato attraverso sensimenti , risolve forse il problema più drammatico del lusso nel web ovvero l’auto referenzialitá e l’assolutismo comunicazionale assai poco gradito dagli internauti.

ADDENDA

L’articolo presentato sopra, parte da presupposti euristici che voglio sintetizzare per il lettore poco interessato all’analisi di contenuti specifici dei short movie citati (in definitiva essi riflettono le mie preferenze), ma che tuttavia riconosce l’importanza della forma di comunicazione audio visiva nei  processi di modazione nel web:

  1. Sembra chiaro che il futuro della moda o se volete del lusso esperenziale, dipenda dall’interazione tra processi tradizionali e la loro digitalizzazione, nel senso che l’impatto economico dei primi si ridimensionerà mentre i secondi non potranno che aumentare;
  2. Abbiamo già ottime tecnologie per vendere moda di qualità nel mondo virtuale (in percentuali nettamente superiori  quelle sino ad oggi registrate);
  3. Ma il Luxory Shopping virtuale (LSV), dal punto di vista strategico, praticamente non esiste ancora (esistono esperimenti, esperienze, tentativi…non esiste ancora una forma compiuta, ragionevolmente stabile di LSV);
  4. dal mio punto di vista, questo significa che il web (o e-commerce) non è solo innovazione tecnologica ma implica un riassetto culturale a tutti i livelli;
  5. gli audiovisivi o cortometraggi o short movie, qualunque sia l’etichetta che preferite, di cui parlo, tra le altre cose, sono tentativi di creare nuovi dispositivi simbolici partendo dal presupposto che l’acquisto dell’oggetto moda qualitativo dipende sempre da stati del desiderio che mettono in gioco il modo di essere dell’individuo, il suo ineffabile bisogno di incontrare qualcosa che lo rappresenti aldilà dell’utile e del funzionale.
  6. Questo “qualcosa” che in altri contesti mi piace chiamare “spiriti animali della moda” ha a che fare con la produzione di senso e quindi con macchine testuali che attraverso narrazioni fanno e disfano l’immaginario delle persone.
  7. Le macchine testuali della moda hanno da sempre un rapporto privilegiato con le attività visive; ma occorre ricordare che la visione di qualcosa non riguarda solo gli occhi , ma investe il sistema mente-corpo con un insieme complesso di feedback sensoriali.
  8. Ogni giorno, quindi, la moda riproduce le condizioni della sua esistenza attraverso la produzione di immagini che ci arrivano su schermi piccoli e grandi, create per modificare stati interni del corpo (emozioni, passioni) trasformati in una forma di conoscenza ( per capire la moda occorre cultura visiva).
  9. Dal momento che, per gli esseri umani, il sentimento più consistente di cosa diavolo sia la realtà è una specie di incidente audio-visivo, i motori testuali più potenti utilizzati per riprodurre la realtà altra della moda cercheranno di emularne gli effetti.
  10. Allora, il testo audio-visivo, chiamatelo pure film, short movie o come vi pare, avendo la proprietà di ingannare la mente proponendosi come una rappresentazione della realtà e nello stesso tempo potendo presentarsi come “ritmo emozionale” che smuove, con trucchi vari (post produzione) gli stati interni del soggetto, si configura come forma ideale di ingaggio per il tribalismo a opzioni, imposto alla moda dal modo di “essere” digitali del web.
Lamberto Cantoni
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116 Responses to "La narrazione audiovisiva nella moda"

  1. Anna   14 Gennaio 2017 at 18:45

    Una alternanza di chiarezza e profondità con frasi molto complicate che non ho capito. Probabilmente mi mancano le letture che l’autore ha opportunamente citato. Molto più semplice seguirlo quando analizza i video. Avrei preferito leggere una sua interpretazione su tutta la serie.

    Rispondi
  2. Camilla P   15 Gennaio 2017 at 16:43

    E’ sicuramente certo che il 2016 è stata un’ottima annata per gli audiovisivi all’interno del mondo della moda.
    E’ possibile trovare sui web site di marchi come Adidas, Kenzo,Gucci, Calvin Klein, Louis Vuitton, piccoli corti che presentano i nuovi prodotti promossi dai brand. Ma la mia attenzione si è soffermata particolarmente su un documentario musicale, postato online dalla HBO e realizzato per il nuovo album della cantante Beyonce: Lemonade.
    Si tratta di un vero e proprio Fashion Film, che ha una durata di 60 minuti e ogni sua parte viene introdotta da undici diversi capitoli chiamati: Intuizione, Diniego, Rabbia, Apatia, Vuoto, Responsabilità, Riformazione, Perdono, Resurrezione, Speranza e Redenzione.
    La tematica principale è un’esplorazione fumante di conflitti coniugali che, si sofferma anche sulla condizione delle donne di colore in America.Oltre ad essere un “album visivo” è anche e sopratutto un incredibile esempio di contaminazione tra musica, moda e cinema digitale.
    La struttura del video Lemonade è completamente diversa da “The Postman Dreams” di Prada. Non è presente la promozione di nessun oggetto, bensì sarà la stessa Beyonce a dar vita a i capi di Givenchy, Gucci, Roberto Cavalli, Rosie Assoluin, che diverranno capaci di narrare la sua storia allo spettatore.
    La contaminazione tra mondi opposti ma allo stesso tempo complementari potrebbe aiutare la moda a mantenere la promessa fatta negli ultimi anni, ovvero quella di proporre innovazione non solo nel contenuto che viene trasmesso, ma sopratutto attraverso il mezzo con cui lo si fa, continuando anche a preservare elementi tradizionali. E così Beyonce riesce, attraverso Lemonade, a mettere in mostra la moda con molta più energia e desiderio d’innovazione, rispetto a qualsiasi video prodotto dai marchi fashion del momento.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   16 Gennaio 2017 at 10:07

      Grazie per l’informazione Camilla. Sei sempre attenta e pro attiva. Questo video mi era sfuggito. Sembra molto interessante.

      Rispondi
  3. Virginia P.   16 Gennaio 2017 at 01:01

    Penso che la moda si stia aprendo ai video perchè con l’avvento prorompente dei social c’è ora davvero una necessità di coinvolgere più a fondo, interattivamente, lo spettatore/prospect client.
    Tra i vari media, due sono sempre stati uno caratteristico e l’altro invece ”nemico” del fashion system: il mondo della fotografia, immagini stampate su pagine patinate da una parte; dall’altra il mondo della televisione di per sè, che mai si è amalgamato bene con le ”cose” di moda, ad eccezione delle pubblicità di profumo.
    Di fatto la scelta di un video, una sorta di cortometraggio a tema – seppur subliminale – moda, è una sorta di incrocio, di compromesso tra i due, immagino.
    Ed è vero che se l’audio ed il linguaggio gioco un ruolo notevole, le immagini hanno sempre un impatto incredibile nella mente umana, beh, l’unione dei due in motion non può che arrivare a far provare quelle famigerate emozioni assolute all’essere umano. Sempre che l’audiovisivo sia fatto bene, ovvio!

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   16 Gennaio 2017 at 10:13

      Oltre all’audio non dimenticare la musica, catalizzatrice di emozioni e ineffabile connettore di immagini: una sintassi dominata dalla musica, quando ė indovinata, trasforma il testo in un dispositivo passionale di grande efficacia.

      Rispondi
  4. FrancescaM. P   16 Gennaio 2017 at 10:33

    La moda mira a raggiungere il pubblico attraverso tecniche differenti e, tra le tante pratiche simboliche, decide di dare importanza all’unità semantica audiovisiva. I brand di moda investono molte risorse per la comunicazione che cambia velocemente e diventa sempre più attenta e sofisticata con l’introduzione dei Social Networks e degli audiovisivi. Non soltanto Prada con gli short mouvies di Autumn De Wilde, ma anche Stella McCartney si è dedicato di recente a questo tipo di piattaforma: un fashion film psichedelico ci racconta le nuove collezioni di Stella McCartney. La visual director Philippa Price ha creato una serie di video d’autore, chiamata #Stellaby, in cui descrive le nuove collezioni uomo e donna. L’artista ha apportato la sua visione di surrealismo futuristico a video, performance musicali e installazioni in tutto il mondo. In particolare il corto, intitolato The Uncanny Valley, ha come protagoniste le collezioni Resort 2017 donna e la Primavera Estate 2017 uomo. Il fashion film è stato girato al Clown Motel nel deserto del Nevada, dove i modelli Megan Nison e Bradley Soileau si muovono liberamente e interpretano in maniera giocosa i capi della collezione, indossando abiti e gonne lui, pantaloni maschili lei. La musica di sottofondo e le luci psichedeliche e fosforescenti danno maggiormente l’idea di quest’atmosfera stravagante e divertente. Il Clown Motel è il regno dei pagliacci, un luogo surreale che sembra essere nato per far sognare chi lo guarda e chi lo visita.

    Rispondi
    • Luciano M   16 Gennaio 2017 at 15:44

      Sono d’accordo i video nel sito della McCartney sono da vedere. Sarebbe importante che qualcuno si preoccupasse di sapere quante persone li guardano.

      Rispondi
  5. Frank   16 Gennaio 2017 at 15:29

    Si scrive sempre meno, si leggono pochi libri e si vedono sempre più immagini. Questa è una verità. La moda si adegua e per questo sceglie di comunicare con le immagini più potenti. L’autore mi ha fatto capire il perché un video può essere uno strumento vincente. Comunque la Tv aveva già stabilito il primato degli spot sui messaggi della carta stampata. Solo la moda non se ne era accorta.

    Rispondi
    • Luigi   16 Gennaio 2017 at 15:38

      La Tv era troppo generalista. La moda, quella che conta è tutto il contrario. Gli spot non servivano a nulla.

      Rispondi
  6. Martina P.   16 Gennaio 2017 at 19:16

    Non esistono più i semplici spot, oggi è molto facile vedere piccoli film creati dalle case di moda. Questo dimostra come è cambiata la coscienza che gli spettatori hanno dei brand di moda. Questi audiovisivi non si limitano ad avere un obbiettivo consumistico ma vogliono raccontare l’essenza del brand. È un modo di rendere invisibile il marchio, non forniscono informazioni qualitative sul prodotto ma spettacolarizzano il mondo immaginifico del brand.
    I fashion film rappresentano un’ottima risposta al nuovo individuo con cui le aziende devono relazionarsi quotidianamente: esperto, critico, attivo ed eclettico, un individuo che ha bisogno di emozioni. Spesso per realizzarli vengono coinvolti registi ed attori presi in prestito dal grande cinema; ad esempio Prada, già nel 2012, con “A Therapy” coinvolgeva un maestro della regia come Roman Polanski e due premi Oscar come Ben Kingsley ed Helena Bonham Carter.

    Rispondi
  7. Giorgio V   17 Gennaio 2017 at 18:26

    Chiedo chiarimenti sul “sensimento”. Altra questione: la moda è veramente così complicata?

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   18 Gennaio 2017 at 10:53

      Capisco quello che vuoi dire. Ti rispondo con un esempio. Nel mio articolo mi soffermo a lungo sul rapporto moda-emozioni. Ora, sappiamo tutti dare una risposta più o meno vaga al “che cosa?” di una emozione. Il “perché?”, forse, richiede uno sforzo maggiore. Ma l’aspetto più importante per i rapporti umani è il “come”. Non si può affrontare cognitivamente il “come” aspettando che cada dal cielo l’intuizione giusta. Un po’ di faticoso lavoro intellettuale (e scientifico) è necessario. Nessuno però ti impedisce di vivere semplicemente lasciandoti trasportare dalle emozioni che, tra l’altro, il tuo/nostro corpo “capiscono” benissimo. Ho il sospetto però che la tua vita si trasformerebbe in una tragedia. Possiamo fare lo stesso ragionamento per la moda. Le anime belle (cioè i coglioni) pensano che tutto si risolva con mi piace/non mi piace, questo è bello quello no, quest’altro è di tendenza… è così via. I coglioni pensano che la moda coincida con le cose che vedono e con i desideri che mobilitano. Questa visione ristretta della moda a chi serve? Serve a tutti quelli che fremono dalla voglia di farsi manipolare, trascinare dalle intensità prodotte dalle agenzie della moda per abbindolarli. Se c’è un manipolato, c’è anche il manipolatore. Ora, io ho sempre trovato molto più interessante studiare “come” si trasforma una cosa in segno di se stessa e di altro. Grazie a queste meta-morfosi, si possono cambiare le disposizioni delle persone e planare su un livello cognitivo in cui le “cose” sono meno importanti dei processi i delle relazioni che intrattengono tra loro e gli altri elementi in gioco. Il “come” mi fa pensare alla modazione, cioè a tutte le azioni che mettono in moto i motori della moda. Mi spiace tanto, ma questo livello del problema è precluso ai creduloni, agli studenti scansafatiche, ai pazzi per la moda etc…etc. Mi spiace tanto, ma la modazione è purtroppo un oggetto culturale complesso. Ora ti faccio io una domanda: per chi agisce (o per chi ambisce ad entrarvi) nel mercato della moda attuale, qual’è il punto di vista più efficace? Quello del credulone auto referenziale? Quello dell’esibizionista ad oltranza che pensa sia sufficiente mostrare al mondo quanto sia grosso il suo interesse per la moda?… Non scherziamo! Si può certamente dubitare su molte delle cose che ho scritto, ma mettere in discussione la complessità e la molteplicità dei saperi che possono restituirci immagini e teorie della moda conformi ai problemi che discendono dai processi che impone a cose e persone, a me sembra una sciocchezza alla quale ho dedicato troppo tempo.
      Del “sensimento” ne parliamo un’altra volta.

      Rispondi
  8. Claudio P   19 Gennaio 2017 at 10:28

    Art molto interessante. Come ha scritto Anna avrei letto volentieri più analisi. Ho trovato molto suggestivo il corto con l’albero delle borse. Cosa ne pensa? Credo anche che la parte teorica faccia veramente pensare. Ho cercato in internet info su Damasio. È certamente uno scienziato d’avanguardia. Lei crede che i pubblicitari lo leggano?

    Rispondi
  9. daniele   19 Gennaio 2017 at 18:16

    Vorrei fare una domanda all’autore: ha un metodo per mettere insieme le sue idee sulla moda?

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   19 Gennaio 2017 at 18:30

      No, non ho un metodo. Prima tiro a indovinare, poi controllo le conseguenze. Quando mi sento sicuro raccolgo le schede sopravvissute e redigo un testo. L’ho sempre trovato un modo di procedere conforme al mio carattere. Ci vuole però una attrezzatura particolare…

      Rispondi
      • Daniele   19 Gennaio 2017 at 18:35

        Quaderni o computer?

        Rispondi
        • Lamberto Cantoni
          Lamberto Cantoni   19 Gennaio 2017 at 18:39

          Lo strumento più prezioso è il cestino per i fogli che straccio. Ora ne ho uno meraviglioso color bianco Margiela, grande come un bidone…mi è più facile fare centro quando getto via la carta appallottolata

          Rispondi
          • Daniele   19 Gennaio 2017 at 18:46

            Da quello che dice ne deve buttare via tante. Non le dispiace?

  10. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   19 Gennaio 2017 at 18:51

    Non ci ho mai pensato. No, non credo sia un problema. Vedi Daniele, quando butto via un sacco di appunti che non portano da nessuna parte, a quel punto conosco benissimo tutte le idee che non funzionano. Per me è già un ottimo risultato.

    Rispondi
  11. Luca O   20 Gennaio 2017 at 08:54

    Tutto parte da internet. Ci sono voluti più anni di quanto pensassero gli estimatori della rete, ma ora possiamo dire che il web sta cambiando il modo di comunicare della moda. E siamo solo all’inizio.

    Rispondi
  12. Francesco   20 Gennaio 2017 at 09:06

    Siamo sicuri che i video come quelli dell’articolo, servano a qualcosa? È proprio vero che stanno rottamando la vecchia fotografia di moda? Perché non ci forniscono dati sulle visite? L’autore è convincente ma realmente i pubblicitari o i manager sono così evoluti da leggersi libri scientifici noiosissimi?

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   20 Gennaio 2017 at 14:14

      Devo dire che ho un debito di riconoscenza con molti amici che lavorano nella pubblicità. Molti di loro mi hanno fatto leggere libri che non conoscevo. Quindi, e rispondo anche a Claudio, io credo che le ricerche scientifiche orientate a chiarire aspetti innovativi della comunicazione o della moda, siano da essi ben frequentate. Per esempio il dibattito sulle emozioni e le nuove acquisizioni dovute alle neuroscienze, ha cambiato il loro modo di descrivere l’oggetto complesso che fa da sfondo al loro mestiere. Oggi, multisensorialità, strategie passionali, catalizzatori di emozioni, neuroni specchio, cinestesie, il ruolo dei neuroni specchio, il legame tra emozioni e memoria etc.,,fanno parte delle strategie discorsive con le quali presentano i loro progetti ai clienti. Piuttosto è la moda, forse, ad essere rimasta un po’ arretrata.

      Rispondi
  13. Vincenzo   20 Gennaio 2017 at 15:40

    Per me i video sono sopravvalutati. Non credo che si possa stabilire con certezza la loro superiorità. Se togliamo dal discorso i fanatici di internet, sono molte di più le persone che hanno comportamenti tradizionali. Tra l’altro non si deve dimenticare tutti i problemi che sta causando il web. Io ci andrei piano a celebrare internet come se fosse una divinità.

    Rispondi
  14. Francesca B P.   21 Gennaio 2017 at 12:40

    Oggi, in un mercato saturo di prodotti, non basta più cercare di vendere un prodotto. Bisogna raccontarlo, emozionare il cliente, incontrare i suoi bisogni.
    Le storie sono memorabili, interessanti, evocative, credibili, empatiche, virali.
    Per questo negli ultimi anni molti brand di moda hanno deciso di pubblicare audiovisivi per colpire maggiormente i consumatori.
    Ed è indubbio che un brand con oltre un secolo di storia, come Chanel,  possiede un indiscutibile vantaggio nel campo della narrazione. Da qualche anno infatti, la casa di moda ha aperto il sito “Inside Chanel” in cui Coco è al centro della scena. Articolato in dodici capitoli che raccontano con video e immagini la storia della fondatrice.
    Anche Ferragamo ha puntato sullo storytelling ha creato, nel 2014 in occasione della mostra “Il calzolaio prodigioso” due cortometraggi che narravano attraverso un animazione i valori che la casa di moda voleva trasmettere.
    A livello di video però molto interessante il sito “Nowness”, il progetto più innovativo e incredibilmente ambizioso di Louis Vuitton; qui si possono trovare i cosiddetti
    “shoppable video” la nuova frontiera dell’e-commerce. Si tratta di video interattivi che permettono di cliccare sui prodotti mostrati nel filmato e di procedere direttamente all’acquisto e Nowness è stato il primo, nel settore della moda, a sperimentare questa innovazione  con il corto Mine All Mine in cui si usa la tecnologia interattiva motion-touch per acquistare i look indossati dai ballerini facendo clic sui capi. 

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   21 Gennaio 2017 at 16:23

      Ottimo intervento con suggerimenti preziosi. Sono d’accordo, Vuitton spinge tantissimo anche nel web. Insomma, si muove da marchio leader. I profumi Chanel sono da sempre supportati da enormi investimenti in comunicazione. Anche per loro, il web è una sfida da vincere.

      Rispondi
    • Giorgio V   21 Gennaio 2017 at 16:33

      Gli shoppable video sono la naturale evoluzione dei video sfruttato dalle Marche della moda. Questa tecnologia sembra però più idonea per le sfilate che per i video d’autore.

      Rispondi
  15. Marta   21 Gennaio 2017 at 16:48

    La possibilità di infilare la moda in testi visivi sempre più realistici, unitamente a internet aumenteranno il business della moda. Chiaramente la sua struttura verrà sconvolta. Possiamo già vederne gli effetti.

    Rispondi
  16. Eugenia   22 Gennaio 2017 at 14:14

    In realtà i video moda sono apparsi nei punti vendita negli anni novanta. Oggi tutto viene attribuito a internet. Ma non è vero. Ricordo negozi sempre sintonizzati con le Tv moda, altri che presentavano il video della sfilata. Diciamo che oggi c’è maggiore attenzione al loro uso.

    Rispondi
  17. Andrea B   23 Gennaio 2017 at 10:40

    Se i video sono così potenti usiamoli. Ma siamo sicuri della loro utilità? Prendiamo l’arte. I video sono una realtà ma rappresentano solo una piccola parte dell’offerta artistica.

    Rispondi
  18. Monica G   23 Gennaio 2017 at 19:17

    I video sono senz’altro utili. Non possiamo immaginare che i responsabili dei siti buttino via o soldi. Mi chiedo piuttosto cosa dobbiamo sapere per decidere se sono utili. Per esempio ciò che scrive l’autore dell’articolo è utile?

    Rispondi
    • Laura   23 Gennaio 2017 at 19:23

      Per me sì. Anche se la prende alla lontana ci fa capire l’utilità.

      Rispondi
      • Luigi M   23 Gennaio 2017 at 19:32

        Tutto nella moda deve inchinarsi all’utile. È chiaro che i creativi cercano di convincerci del contrario. I video sembrano investimenti culturali, ma non è vero. C’è un ragionamento sotto, una strategia per non ostentare troppo il business. Ma non è colpa della moda. Siamo tutti interessati a ciò che ci è utile. Anche l’autore scrive ciò che gli è utile.

        Rispondi
        • Carla   23 Gennaio 2017 at 19:45

          Chiaramente un autore deve porsi il problema se quello che scrive è utile al lettore. A meno che non faccia letteratura o poesia. Sarebbe bello se oltre che utile fosse vero.

          Rispondi
  19. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   24 Gennaio 2017 at 11:49

    Non ho capito bene cosa intendiate per utilità. Mi state chiedendo se quello che scrivo dipende dall’unità di misura che chiamate utilità? Non ci penso quasi mai. E me ne frego. D’altronde i soggetti (artisti, creativi, scienziati, imprenditori…) ai quali dobbiamo i maggiori progressi non mi risulta fossero ossessionati dall’utile. A volte mi viene da pensare che volessero più che altro divertirsi oppure abbandonarsi fino in fondo al desiderio di creare qualcosa di nuovo. Tuttavia mi pongo spesso questioni sull’efficacia dei concetti. Credo dipenda dal fatto che cerco sempre di partire da dei problemi.

    Rispondi
  20. luciano   25 Gennaio 2017 at 09:35

    Mi sarei aspettato una analisi del video con maggiori indicazioni semiotiche. Forse il video è troppo diverso da un testo letterario per applicarvi modelli basati su riflessioni maturate su altre forme espressive.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   26 Gennaio 2017 at 11:29

      Sì hai ragione, ho preferito nell’analisi del video scriverne un resoconto la cui lettura non implicasse la conoscenza di categorie assai poco intuitive, tipiche della semiotica di oggi.
      Ancora, se avessi voluto configurare una rappresentazione dinamica della produzione del senso (il famoso, tra i semiologi, “percorso generativo del senso”), avrei dovuto specificarne i presupposti: a. Secondo la semiotica di Greimas la struttura profonda di qualsiasi testo è narrativa; b. Il senso può essere colto solo attraverso la narrazione; c. Ogni narrazione deve avere un obiettivo, un compito da svolgere, un oggetto di valore conquistato; d. Vanno identificate e differenziate in un testo le strutture discorsive e semionarrative; c. In un testo è necessario che ci sia una istanza dell’enunciazione e quindi un soggetto dell’enunciazione che crea il testo attraverso operazioni di débrayage/embrayage…va valutato lo spazio topico in cui agiscono gli attori del testo, per non parlare del momento contrattuale (manipolazione) diverso da quello dell’acquisizione della competenza (acquisita sotto forma di modalità)..
      Insomma, spero di essermi fatto capire. Una analisi semiotica completa presupponeva un tipo di lettore che pensavo di non avere. Ho preferito evocare una semiotica leggera, che lasci spazio all’articolata architettura concettuale dei semiotici duri e puri, senza esibirli secondo i modi arroganti che nel recente passato hanno trasformato una disciplina in origine multidisciplinare in una rete di categorie autoreferenziali, chiuse, arbitrarie, il più delle volte esemplificate da analisi dall’aspetto noioso, ripetitivo e poco efficaci.

      Rispondi
  21. Ausilia P   29 Gennaio 2017 at 18:35

    Gli audiovisivi come mezzo di comunicazione dei brand, specie di quelli di lusso, non sono altro che una geniale mossa per arrivare meglio a coloro che oramai interessano una sostanziale parte del mercato, nonché i “Millennials”, giovani nati tra gli anni Ottanta e gli anni Duemila (11.2 milioni in Italia e oltre 80 milioni negli USA).
    La caratteristica più evidente dei Millennials è che sono la prima generazione della storia che nella propria età adulta presenta dimestichezza con la tecnologia digitale e conosce spontaneamente i codici della comunicazione digitale. Hanno un ruolo attivo nell’acquisto di prodotti e utilizzano internet per indirizzarsi verso un acquisto piuttosto che un altro. La loro identità ha a che fare con l’ espressione di sé, soprattutto attraverso elementi visuali diffusi sui social network.
    Per quanto possa apparire paradossale, poiché si tratta della generazione più connessa di sempre e quindi con moltissime alternative d’acquisto, i Millennials sono un target che dimostra fedeltà al brand. Quando le alternative a disposizione sono molte, infatti, entra in gioco il meccanismo psicologico della social proof, per cui una persona è influenzata dai comportamenti degli altri nel prendere una decisione. Questo è evidente con l’interazione che si crea sulle conversazioni dei social network e con le recensioni ai prodotti e nei blog settoriali. Inoltre, i Millennials sono più propensi rispetto ad altre fasce di popolazione a comprare i prodotti di brand con cui hanno una risonanza valoriale, e i cui spot pubblicitari sono autentici. Più che la pubblicità, infatti, è apprezzato il content marketing di quelle aziende che creano contenuti ingaggianti e realmente in linea con il mood del target a cui parlano. Proprio per queste ragioni, i brand più forti con disponibilità avanzate stanno proponendo non più semplici video, ma veri e propri short film che non si basano più sulla vendita di un prodotto ma su insieme di valori, emozioni, sensazioni capaci di captare l’attenzione in primis dei Millenials che appaiono in maniera evidente più distratti degli altri, ma che proprio per le svariate connessioni che hanno con il mondo reale e digitale presentano un’apertura mentale capace di andare oltre ciò che l’audiovisivo propone. L’immaginazione che sollecitano i brand attraverso questo nuovo tipo di comunicazione ha così un duplice valore: portare ad una riflessione soggettiva, ma soprattutto legare maggiormente il brand al consumatore specie quando si propone un messaggio che per le svariate emozioni che suscita riesce a rimanere impresso. Non si tratta più di storie che restano esterne allo spettatore, ma che lo coinvolgono in maniera diretta.

    Rispondi
  22. Antonio P   6 Gennaio 2018 at 12:18

    Nel mondo contemporaneo ,l’influenza del web ha raggiunto livelli estremi, tutto ciò che leggiamo , vediamo sul web corrisponde secondo i più al vero .
    Dunque un mondo creato e inventato dall’uomo ha sostituito il mondo reale , molti individui trascorrono la maggior parte della loro giornata sui social , conducendo un’altra vita, virtuale , e trascurando quella reale.
    I brand oltre a dover creare campagne pubblicitarie per i consumatori ‘fisici ‘, hanno dovuto individuare i giusti mezzi anche per i consumatori ‘virtuali’ divenuti sempre più numerosi.
    Nel corso degli ultimi anni l’acquisto online ha acquisito un’importanza notevole , tanto da dover spingere i brand di moda a porre collezioni differenti online e offline , in modo tale da poter incentivare anche l’acquisto offline.
    La differenza tra l’online e l’offline ,tuttavia , non riguarda soltanto i prodotti dei brand ed i consumatori (le nuove generazioni infatti tendono ad acquistare perlopiù online mentre le generazioni più adulte in negozi fisici) , un’ulteriore differenza riguarda anche gli strumenti utilizzati dai brands per promuovere i propri prodotti , con l’avvento di internet , infatti , si sono affermati gli audiovisivi, i quali risultano essere più efficaci rispetto ad altre forme di messaggi in quanto in grado di poter persuadere maggiormente il consumatore.
    Sicuramente tali strumenti sono frutto di genialità e creatività , ma ciò che mi spaventa di più è il controllo che esercitano su noi stessi , e fin dove tale controllo può arrivare .

    Rispondi
    • Lucio   8 Gennaio 2018 at 11:38

      Mi trovo d’accordo con quello che scrive Antonio. Però vorrei aggiungere che nel web ci sono tanti video inutili. Non sono completamente convinto che gli audiovisivi siano sempre più efficaci di altre soluzioni. Fare un bel audiovisivo non è facile. Molti fotografi pensano di passare da una immagine fissa a un’altra in movimento come se in fondo le regole fossero le stesse.

      Rispondi
  23. Karina P.   6 Gennaio 2018 at 19:01

    Reputo che i messaggi audiovisivi siano sempre più importanti, perché oramai la moda non vende solamente il prodotto moda, ma deve raccontare una storia, deve comunicare un insieme di cose al consumatore e quindi ha bisogno di più mezzi per andare a colpire direttamente il consumatore. Questi audiovisivi hanno, la maggior parte delle volte, come scopo il racconto dell’essenza del brand, piuttosto che uno scopo principalmente consumistico, perché inizialmente ti devono persuadere ed entrare nella tua testa, in modo che alla fine tu ti convinca che hai la necessità di quel determinato prodotto.
    Inoltre la moda sceglie di parlare attraverso le immagini, piuttosto che attraverso le parole, perché le persone sono colpite più da un’immagine piuttosto che da una parola, perché viviamo in un mondo sommerso nel web, le persone trascorrono gran parte del loro tempo sui social e quindi c’è la necessità di coinvolgere in modo più approfondito e interattivo il pubblico.

    Rispondi
  24. Lucrezia P   7 Gennaio 2018 at 17:06

    Alla fine del secondo paragrafo ho trovato un termine che mi ha dato modo di estrarre una riflessione: con(e)sistenza, della moda nei confronti dei nuovi testi audiovisivi. Coesistenza perché forse la moda non è nata per il web o per questa tecnica persuasiva, forse la sua magia viene sminuita se deve essere adattata ad un mero montaggio, però allo stesso tempo, a parere mio, la moda in quanto costante nella vita umana, racchiude in sé tutte le arti, e quindi può adottare strategie cinematografiche senza perdere il suo primitivo valore, anzi soddisfacendo l’intento di manipolazione persuasiva.
    Del testo mi ha incuriosito molto anche il riferimento a Paul Ekman, poiché di lui ho precedentemente letto testi riguardanti la psicologia comportamentale, che è sostanzialmente lo studio di un processo totalmente inverso a quello attuato dalle Marche per la produzione di audiovisivi: queste ricercano un effetto nel pubblico producendone la causa, io ricercavo la causa dell’effetto che si mostrava.
    In conclusione vorrei dire la mia riguardo alla ricerca della maggiore efficacia in un audiovisivo: il culmine secondo me è rendere partecipe la storia e il vissuto personale di ogni fruitore, servendosi di sensazioni ed emozioni comuni, situazioni frequentemente ricorrenti e allusioni vaghe, ma studiate ad hoc. In sostanza, se sentiamo un messaggio parlare di qualcosa che ci è familiare, che ci è capitato o che ci sta capitando, il messaggio sarà per noi oggetto di attenzione massima. Dal momento che però non si potrà mai riuscire ad uniformare tutto il pubblico dietro a parole vaghe ed universali, allora sarà lì che prenderà spazio l’estetica dell’audiovisivo e sarà questa a cercare il coinvolgimento del fruitore, senza dare ulteriore spazio al contenuto.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   7 Gennaio 2018 at 18:01

      Certamente hai proposto argomenti molto interessanti. Però non sono sicuro di aver capito fino in fondo tutto quello che scrivi.
      Sintetizzo dunque a mio modo gli esiti del tuo contributo:
      Il senso (o il contenuto) più prezioso di un testo audio visivo inizia là dove le possibilità del linguaggio finiscono.

      Rispondi
  25. Melissa P.   9 Gennaio 2018 at 12:20

    Circa due anni fa venni a conoscenza de “L’intelligenza emotiva”, il testo di Daniel Goleman da lei citato, casualmente, girovagando per la libreria vicino casa, non potetti resistere: consapevole della mia inesperienza riguardo l’argomento, decisi immediatamente di leggerlo.
    Ricordo che da subito trovai interessante constatare, il ruolo fondamentale svolto dall’empatia all’interno delle nostre vite, di come essa, più che il pensiero razionale, influenzasse molte volte il nostro agire. Tutto ciò che regala emozioni forti, fresche, chiare e manifeste, positive o negative esse siano, rimane inevitabilmente impresso nella nostra mente. Probabilmente dunque, trovandomi a riflettere sull’efficacia della comunicazione audiovisiva in campo moda, il filmato creerà “engagement” nello spettatore, solo attraverso l’espressione di un messaggio definito, di un mondo evasivo che crei conforto o al contrario, disturbi più del reale.
    Miuccia Prada è sicuramente riuscita a valorizzare questo nuovo mezzo di cui la moda dispone: per Miu Miu, figlia minore del gruppo Prada, la stilista ha scelto di commissionare una serie di cortometraggi chiamati “Women’s Tales” ad autorevoli registe contemporanee internazionali.
    La serie, composta da 14 episodi, ha come collante il racconto di strani, affascinanti mondi immaginari abitati da fantasie tipicamente femminili.
    Un manifesto di femminilità e sensualità, sempre vario e sorprendente. Una storia in cui i vestiti e gli accessori ci sono, ovviamente, ma non sono un vincolo narrativo per le registe, a cui viene lasciata la più ampia libertà espressiva possibile.
    Insomma, un lavoro incentrato sul “Woman Power” che colpisce tutte le donne, dalle più alle meno femministe.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   9 Gennaio 2018 at 12:27

      Ottimo suggerimento. Non conosco “Women’s Tales”. Alla prima occasione ne prenderò visione.

      Rispondi
  26. Sofia P.   9 Gennaio 2018 at 12:48

    Mi accodo a molti dei commenti precedenti al mio.
    Non sono convinta che gli audiovisivi siano cosí “superiori” rispetto ad ogni altro metodo di comunicazione.
    Magari colpiscono maggiormente il pubblico, coinvolgendone la sfera emotiva, ma non credo che quest’ultima possa essere evocata solo attraverso i video.
    Credo che se ne debba fare un uso moderato, basti pensare a tutti i lati negativity Di Internet

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  27. Margherita P.   10 Gennaio 2018 at 08:41

    L’articolo che ho appena letto, l’ho trovato particolarmente interessante perché parla in modo accurato e preciso sull’influenza del web e la narrazioni audiovisive che hanno avuto nel mondo della moda; ma allo stesso tempo alcuni concetti mi sono stati molto difficili da capire.
    Il fatto che le case di moda hanno “puntato” molto sui mezzi di comunicazione digitali e i social media, è qualcosa da non trascurare, ma anzi, da analizzare e approfondire. Il motivo? E’ molto semplice; attraverso questi mezzi di comunicazione le case di moda entrano in contatto con con maggior facilità con il pubblico, trasmettendo messaggi con una grande carica emotiva e con maggior impatto. Sono proprio questi spot narrativi, che ci trasmettono e ci creano un desiderio o un bisogno; soddisfatto attraverso, proprio, la casa di moda sponsorizzata. Ritengo che questa sia un modo geniale di sponsorizzare e pubblicizzare una casa di moda, perché senza dubbio i valori, i dettagli e tutto ciò che gli sta attorno ad essa, arriva di più e con maggior efficacia ad un pubblico tramite un video con i suoi colori, le sue immagini e le musiche rispetto, invece, ad una fotografia.

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  28. Elisabetta Boldrini P   10 Gennaio 2018 at 11:20

    Dopo aver effettuato la lettura di questo articolo, il quale parla degli audiovisivi come mezzo di comunicazione dei brand.
    A mio parere la moda nell’ultimo periodo sta dando molta importanza agli audiovisivi perché la moda deve comunicare al consumatore e quindi ha bisogno di mezzi innovativi per impressionare il consumatore.Tutto questo non è altro che una geniale mossa per arrivare sopratutto alla nuova generazione perché essi dimostrano una certa dimestichezza con la tecnologia digitale.
    I brand di moda investono molte risorse per la comunicazione perché attraverso gli audiovisivi devono persuadere ed entrare nella testa del consumatore per il semplice fatto che tu ti convinca che hai bisogno di quel specifico prodotto.
    Se notiamo bene la moda per comunicare al consumatore,già da parecchi anni, non utilizza più tante parole ma preferisce trasmette un valore o un messaggio attraverso le immagini perché le immagini,a mio parere, impressionano di più il consumatore. Questo avviene soprattutto perché,come ho detto in precedenza, la nuova generazione è più abile nella tecnologia e più abile a usare i social network e ecco il motivo per il quale sono più facilmente attirati dal prodotto moda e da tutto quello che riguarda la moda e la sua comminazione.

    Rispondi
  29. Irene P.   29 Gennaio 2018 at 22:22

    Sul finire degli anni ’60, McLuhan affermava che “nelle ere della meccanica, avevamo operato un’estensione del nostro corpo in senso spaziale. Oggi, dopo oltre un secolo di impiego tecnologico dell’elettricità, abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che, almeno per quanto concerne il nostro pianeta, abolisce tanto il tempo quanto lo spazio” (Understanding Media: The Extentions of Man / Gli strumenti del comunicare, Il saggiatore, Milano, 1967). Direi che la sua riflessione in un certo senso è stata assai lungimirante, perché ha saputo comprendere il grande impatto, a livello sociologico e psicologico, che qualsiasi tecnologia, che costituisce un medium, nel senso di estensione e potenziamento delle facoltà umane, può avere sull’individuo e sulla società. E una fra le sue tesi più illuminanti è proprio quella per cui ogni nuova tecnologia esercita su di noi una lusinga molto potente, tramite la quale ci ipnotizza in uno stato di “narcisistico torpore”. Alla luce di tutto ciò, in una fase in cui l’evoluzione tecnologica, nel giro di pochi anni, ha raggiunto traguardi inimmaginabili fino a poco tempo fa, in ogni ambito, dall’ufficio alla scuola, dall’azienda al negozio del piccolo artigiano, l’utilizzo della rete, degli strumenti audiovisivi, è diventato sempre più diffuso in modo capillare e utilizzato comunemente anche nella quotidianità. La nostra cultura si è arricchita non solo di strumenti tecnici, ma di un linguaggio molteplice che, capace di riappropriarsi della ricchezza della comunicazione orale e del contatto diretto con l’esperienza, ora consente di comunicare oltre le parole, una tale quantità di informazioni visive e sonore da far vivere al destinatario del nostro messaggio l’esperienza di cui vogliamo parlargli. Il computer ha reso cioè possibile il sogno di poter manipolare, tutti insieme, testi, suoni, colori, immagini, facendoli interagire, provocando, come conseguenza, il cambiamento nel modo di vivere il tempo e lo spazio. Ecco che allora, in un simile contesto in cui il web è diventato il media centrale, in cui la generazione dei millennials rappresenta un’ampia fetta del pubblico a cui si rivolgono le imprese commerciali, è stato di straordinaria importanza l’utilizzo, anche nell’ambito della moda, della narrazione audiovisiva. Ecco che quindi diventa particolarmente accattivante e interessante la narrazione delle storie del postino nel “Postmam dreams” di Prada, che, in un’atmosfera di altri tempi, con il sottofondo di una musica che fa da colonna sonora delle storie, con il suo modo semplice di attraversare ambienti e situazioni surreali, con il suo fare un po’ ingenuo e maldestro, ci fa focalizzare l’attenzione sulla borsa Prada Galleria che, delle cinque narrazioni, è la protagonista. Il significante visivo e sonoro, la narrazione audiovisiva, caricano ancora più di forza d’impatto il significato, andando a toccare in maniera più diretta le emozioni di chi osserva, coinvolgendolo in un dialogo empatico e spingendolo, una volta raggiunto uno stato di “narcisistico torpore”, ad acquistare l’oggetto del suo desiderio.

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  30. Greta P   2 Febbraio 2018 at 19:29

    La moda cerca di raggiungere il pubblico attraverso delle tecniche differenti e tra le tante decide di dare importanza all’unità semantica audiovisiva.
    Gli audiovisivi come mezzo di comunicazione dei brand non sono altro che una mossa per arrivare meglio ai Millennials; ovvero coloro che sono sempre connessi 24h su 24 ad internet.
    Hanno un ruolo attivo nell’acquisto di prodotti e utilizzano internet per indirizzarsi verso un acquisto piuttosto che un altro; non sono dei clienti fedeli perchè scelgono il prodotto in base a ciò che va di moda e non ai loro gusti personali.
    Si identificano più sul mondo virtuale che su quello reale; infatti oggigiorno è difficile trovare un ragazzo che non abbia un proprio account su un qualsiasi social network.
    I Millennials sono più propensi rispetto ad altre fasce di popolazione a comprare i prodotti di brand con cui hanno una risonanza valoriale, e i cui spot pubblicitari sono autentici.
    L’immaginazione che sollecitano i brand attraverso questo nuovo tipo di comunicazione ha il valore di cercare di legare maggiormente il brand al consumatore specie quando si propone un messaggio che per le emozioni che suscita riesce a rimanere impresso.

    Rispondi
  31. Sara P.   18 Febbraio 2018 at 22:20

    Negli ultimi anni i video analizzano tutte le emozioni al massimo. L’audio visivo crea una gradualità emozionale. Un video deve emozionare. Cosa vale di più? Oggi si direbbe l’emozione. Si spende tanti soldi per un testimonial per poi raccontare una storiella (es: pubblicità di Shakira del dentifricio). Ma perché? Se ci concentriamo sul fascino delle icone, ci dimentichiamo del prodotto. La società cerca l’effetto.

    Rispondi
  32. Nicolò   19 Novembre 2022 at 11:17

    Penso che il mercato della moda sia saturo di contenuti audiovisivi, talmente zeppo di pubblicità simili tra di loro, con canoni di bellezza irraggiungibili, che un comune fruitore non viene nemmeno più di tanto spinto ad interessarsi alla nuova collezione del momento. Gareth Pugh e Nick Knight, hanno saputo emergere dalla massa lanciando un prodotto audiovisivo diverso da tutti gli altri. L’inquietudine è l’elemento chiave dello spot, fatto a regola d’arte per attirare l’attenzione della massa e cosi facendo differenziarsi da essa.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   19 Novembre 2022 at 13:45

      Boh! A me sembra che la moda sia satura di tante cose, ma non di audiovisivi, arrivati per ultimi tra gli strumenti strategici del branding. Su Pugh e Knight siamo d’accordo.

      Rispondi
  33. Mattia   23 Novembre 2022 at 17:13

    Ritengo che per i marchi di moda sia di fondamentale importanza essere presenti sul web, per cercare di raggiungere molte persone attraverso i new media, con l’obiettivo di impressionare gli utenti utilizzando metodi di comunicazione innovativi e persuasivi. L’obiettivo è che il marchio rimanga ben impresso nella mente del consumatore, facendogli ricordare il brand come quello che ha utilizzato particolari metodi pubblicitari e diversi dalla “massa”. Il metodo pubblicitario di maggior spicco credo sia il video al giorno d’oggi, utilizzando anche l’arte, in quanto metodo personale per esporsi al mondo, cercando quindi anche di fornire “identità” alla marca.
    Concludo, secondo la mia opinione, che per un marchio di moda è molto importante pubblicizzarsi sfruttando e investendo risorse nell’arte, in modo da differenziarsi, fornendo contenuti innovativi.

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  34. Giona   23 Novembre 2022 at 23:09

    Negli ultimi anni i testi audiovisivi stanno prendendo il sopravvento nel mondo del web. Che ormai da molti è considerato il mezzo principale per conoscere o scoprire novità di vario tipo. In un campo così complesso come quello della moda, non vedo soluzione migliore se non utilizzare i testi audiovisivi per “sponsorizzare” o per presentare le novità del momento. Dopo tutto il film è sempre stato un punto di riferimento per molte persone, le cui entrano nel mondo osservato, compiendo un viaggio speciale ed unico. Ed appunto per questo motivo che è il modo che si presta maggiormente per trasmettere emozioni, perché guardando un video di Gareth Pugh e Nick Knight ti senti coinvolto nella scena, ti senti partecipe di quello che sta succedendo, come se stesse accadendo davanti ai tuoi occhi. È questo l’effetto/magia che dà il cinema, assistiamo ad eventi e scene che accadono davanti a noi, e tutto ciò che puoi fare è: osservare, pensare e cercare di capirne lo scopo. È un modo di esprimersi unico, il quale se adottato con cura dà vita a contenuti fuori di testa. È evidente, a parere mio, il legame che si crea tra l’audiovisivo e la moda, come se fossero nati per sopraggiungersi uno sull’altro. Ultimamente mi è capitato di vedere una pubblicità di Gucci, in cui i modelli erano all’interno delle scene più famose dei capolavori di Kubrick, dunque il direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, mostra un’evidente ispirazione verso il cinema per le sue creazioni di moda. Questo punto conferma la potenza di dialogo tra moda e audiovisivo, i quali si rafforzano a vicenda, e come delle ballerine di danza classica danzano sempre più in là.
    La scena degli shorts che ho apprezzato di più è quella dello short “The Tree” in cui la ragazza in motocicletta, si ferma accanto ad un albero, il quale ha al posto dei comuni frutti, le borse Prada Galleria. L’idea di Albero ed i suoi frutti l’ho trovata geniale, mi ha sempre emozionato come concetto perché reputo un albero una figura molto importante, che porta vita e che quindi possiede una forte energia.

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  35. tom   24 Novembre 2022 at 08:22

    La narrazione audiovisiva nella moda, confermo che sia diventata fondamentale, spesso si dice che se qualcosa non è passata per il web “non esiste”, è una forma di marketing in crescita esponenziale che sposterà tutto il pubblico non solo ad interagire fisicamente ma anche virtualmente. Spesso si parla di metaverso ed io mi immagino un giorno di partecipare ad una sfilata di moda all’interno di questi spazi.
    Inoltre le aziende se si sono spostate sul web è perché hanno capito che è cambiato totalmente il target di lettori che sono i giovani che di web ne masticano fin dalla nascita, ma non solo, hanno capito che la vera forza comunicativa come viene scritto, non è più il semplice magazine ma sono gli short film, i quali a volte meno studiati a volte più studiati raccontano anche una storia, o un flusso di idee che vanno a rafforzare il brand e invogliare a rimanere sempre connessi i propri followers.

    Rispondi
  36. Luca   24 Novembre 2022 at 09:24

    Personalmente non sono d’accordo con la riflessione secondo cui l’empatia è uno stato illusivo in cui si crede di provare le stesse emozioni della persona con cui stiamo empatizzando (per comodità mi riferirò a quest’ultima come Sandro). A mio parere empatizzare vuol dire uniformarsi inconsciamente allo stato emotivo di Sandro, e non ha in alcun modo a che fare con il mondo illusivo. Solo nel momento in cui si fa riferimento –erroneamente– alle coordinate spazio-temporali è così (ad esempio credere che si stia effettivamente vivendo fisicamente ciò che sta vivendo Sandro, nello stesso momento temporale e nello stesso luogo), in quanto è impossibile sostituire e replicare uniformemente la soggettività dell’altra persona, e, per quel che mi riguarda, risulterebbe addirittura inumano e insoddisfacente.
    Proprio perché siamo unici.
    E questa nostra unicità, che va ogni giorno riconosciuta e difesa, è composta anche dalla percezione empatica di cui si sta parlando.
    Le emozioni che proviamo sono la perfetta traduzione, tramite l’alfabeto della nostra sensibilità, delle emozioni di Sandro.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   25 Novembre 2022 at 18:30

      Si comprendo quello che vuoi dire. Ma non esageriamo l’importanza delle parole. Con empatia vogliamo fare riferimento ad un fenomeno psichico che ci porta a immaginare che oltre alla percezione diretta dell’altro, ne possiamo registrare gli umori interni. Questo allineamento di due interiorità (lo stato interno dell’altro risuona in me) sembrerebbe compatibile con alcune proprietà dei neuroni specchio. Tuttavia succede molto spesso che la supposta risonanza risulti una bufala cioè che ci sbagliamo. Si può dunque dire che in questi casi il desiderio di empatizzare ovvero entrare nel mondo interno dell’altro sia risultato illusorio.

      Rispondi
  37. Amedeo F.   15 Dicembre 2022 at 21:10

    Veramente complicato riuscire a metabolizzare in un commento il pensiero scaturito leggendo questo articolo. Sono consapevole che alla base di tutto c’è la volontà da parte dei grandi marchi di vendere il più possibile i propri prodotti.

    I social e non hanno dato possibilità sconfinate alle aziende, un potere quasi divino di entrare e vedere all’interno dei desideri di ogni internauta. A volte il web propone degli acquisti che ancora non si pensa nemmeno di volere! Non dico che interesse=emozione ma poco ci manca. Mi riferisco ai cookie e ai simpaticissimi bigdata che ci categorizzano e suddividono in macrogruppi.

    Il fatto di essere passati agli short movie grazie al progresso tecnologico è una possibilità ulteriore che permette alle aziende di accedere al subconscio dei fruitori già avendo conoscenza di tante informazioni rispetto ai fruitori.
    Sarò cinico nel dirlo, ma probabilmente il fatto di riuscire ad emozionare il cliente il più delle volte si risolve in una equazione forse ormai ben radicata nei vari addetti ai lavori.
    La sfida per i marchi è riuscire a condensare il tutto in pochi minuti dando al girato uno stile riconoscibile, interpretando un mondo con forte identità. Questo si vede nettamente osservando gli shorts di Prada e quello di Chanel. I primi genuini, umani, lenti. Mentre il secondo patinato, passionale, rapido.

    Non so dove voglio andare a parare affermando questo, forse la cosa più intrigante/terrificante di questa evoluzione comunicativa è proprio il fatto che le aziende di moda non vogliono esplicitamente vendere un prodotto ma bensì, come dice lei “sviluppo e consolidamento del territorio digitale, creare delle tribù” sempre più radicate grazie all’utilizzo dello smartphone (ognuno ha la possibilità di approfondire puntualmente il brand che gli interessa quando e come vuole).

    Concludendo, credo che la vera grande illusione con l’avvento delle nuove tecnologie di comunicazione sia il fatto di pensare che ognuno di noi sia consapevole al 100% delle proprie scelte d’acquisto. Rispetto al passato, più consci di cosa acquistare o da chi o cosa sentirsi rappresentato mentre in realtà è tutto l’opposto.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   20 Dicembre 2022 at 08:53

      Hai metabolizzato benissimo concludendo il tuo commento con dubbi che condivido.

      Rispondi
  38. Francesca   16 Dicembre 2022 at 20:50

    Gli audiovisivi sono LA nuova forma di comunicazione, è il successo di TikTok e YouTube lo dimostrano.
    La moda fa bene a utilizzare questa nuova forma di comunicazione dato che è nelle sue corde intercettare i cambiamenti e le novità.
    Il successo globale degli audiovisivi è la narrazione dei sentimenti e delle emozioni umane comuni a tutti gli esseri umani.
    La ripetizione del video avvicina la community al Brand e al prodotto in maniera emozionale fino al punto di creare un desiderio che porta all’acquisto.
    Non penso che gli audiovisivi sostituiranno completamente le riviste di moda, uno e l’alto costo.
    Solo i grandi brand come Prada possono investire in uno short movie come The Postman di Autumn de Wilde.
    In futuro vedremo una nuova evoluzione delle riviste di moda?

    Rispondi
  39. Gloria2405   17 Dicembre 2022 at 15:59

    Nell’ articolo si parla di tribù dello stile o ancora, ordine tribale, espressioni che l’autore apparentemente non sa definire, come se lasciasse ad altri il compito di farlo.
    Io stessa ho provato a dare una definizione e ho trovato molto congeniale utilizzare queste parole come sinonimi del termine “target”, gruppi con caratteristiche specifiche “al quale ispirarsi tra il caos eterogeneo della rete”.
    Oggigiorno il target con cui le aziende di moda devono fare maggiormente i conti sono i millennials, i più accaniti utilizzatori del web.
    Seguendo questa logica le varie marche sono approdate su internet promuovendo i propri prodotti moda tramite spot pubblicitari classici, short film, fashion film, interviste e backstage fino ai cartoon, in particolare ricordiamo quello ideato da Balenciaga per la sua collezione S/S 2022 assieme al regista Matt Groening.
    Ambientato nel mondo dei Simpson, personaggi come Marge e Homer sfilano con indosso le riproduzioni degli abiti in stile cartoon, nel audiovisivo appare anche il direttore creativo e in front row Anna Wintour.
    Il cartoon creato ha raggiunto non solo gli appassionati al celebre cartone animato della famiglia Simpson, ma anche tutti i modaioli del web.
    Non si tratta della classica e artigianale sfilata, lo scopo infatti rimane invariato: quello di presentare i nuovi capi; l’elemento che differenzia tutto è il pubblico a cui è diretto, ovvero Il gruppo tribale a cui appartengono le nuove generazioni di clienti.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   18 Dicembre 2022 at 09:17

      Primo. non amo le definizioni. Non credo esistano le essenze di alcunché e ho appurato che, se escludiamo il loro uso in contesto assiomatico, ne abusano soprattutto le persone dogmatiche incapaci di far progredire la nostra conoscenza.
      Secondo. Non si può sempre scrivere tutto di ogni cosa. A volte per brevità, si lascia parte del lavoro di significazione, implicito nel testo ovvero si presuppone che il lettore si dia una spazzolata al cervello e ci metta del suo. Sul neo tribalismo come conseguenza della post modernità e della liquidità dei valori e dei processi sociali sono state scritte intere biblioteche di saggi, articoli, discorsi. Non reputavo fosse un problema capire cosa intendevo per “tribale”.
      Terzo. Con ordine tribale intendevo fare riferimento a un punto di vista alternativo a quello presupposto dal concetto di target. Nel marketing oggi obsoleto questo termine alludeva alla riduzione dei referenti a mero “bersaglio”, cioè diventava importante il colpo che li ingaggiava e le finalità strategiche di chi agiva. Questo atteggiamento ha progressivamente disumanizzato il marketing creando più problemi che soluzioni.
      Quarto. Prendere atto che il campo sociale nel quale opera un brand, soprattutto se ci si vuole connettere con gruppi di tendenza, manifesta forme di socialità neo tribali, significa focalizzare con attenzione determinati rituali, significa fare i conti con viscosità che mettono in crisi le metriche del marketing ordinario, significa uscire dalla mentalità tipicamente manipolativa di manager dogmatici, significa credere che occorre più creatività che statistiche etc. etc..
      Quinto. Cerca di non fraintendermi. Il tuo intervento è eccellente. Ho semplicemente preso spunto dall’equivalenza che hai stabilito tra ordine tribale target, per focalizzare il mio punto di vista.

      Rispondi
  40. Elisabetta Ferrucci (LABA)   17 Dicembre 2022 at 17:40

    Non c’è da stupirsi se i video rappresentano una percentuale importante dell’intero traffico web. Nel 2019 soltanto Youtube (piattaforma web per la visualizzazione di video) rappresentava il 40% del traffico web; ora, invece, a farla da padrone è Tik Tok (social network cinese) con 1.8 bilioni di visitatori circa al mese (secondo le statistiche di Similarweb). Questo cambio di rotta del pubblico da Youtube a Tik Tok ci mostra come siano cambiate le abitudini degli spettatori e i loro standard comunicazionali. Lo spettatore medio è molto meno paziente, si stanca e si distrae facilmente e vuole ottenere tutto e subito. Ad oggi quello che tutti ricercano è l’immediatezza, la velocità e Tik Tok ci permette di avere tutto questo con un semplice gesto, uno “scroll” che ci fa passare in meno di un secondo da un contenuto (la cui durata media è di pochi secondi) all’altro. Ovviamente i grandi marchi sono ben attenti alle esigenze dei loro possibili acquirenti e, proprio per questo negli ultimi mesi sono sempre di più i brand di lusso che stanno aprendo un profilo Tik Tok (come Prada, Balenciaga, Burberry e tanti altri) infatti, sarà sicuramente capitato a tutti noi di imbatterci in uno dei loro contenuti multimediali mentre scrollavamo la pagina dei “per te” di Tik Tok (che seleziona i video a seconda dei nostri interessi). Grazie alla produzione di questi video, i brand riescono ad ottenere una comunicazione simmetrica con il pubblico e noi spettatori riusciamo a percepirli molto più vicini a noi, e non su un piano superiore. In passato era la comunicazione asimmetrica a farla da padrone ma, ad oggi, questo metodo comunicativo è privo di senso per le nuove generazioni. Come afferma l’articolo, in generale, i contenuti audio visivi di qualsiasi genere, sono sempre più diffusi nel mondo della moda anche perché permettono di entrare in sintonia con il cliente, di stringere un legame emotivo con esso, di coinvolgerlo e permettono di creare contenuti di un livello creativo e artistico molto alto. Leggendo l’articolo mi è tornato alla mente il corto animato realizzato da Balenciaga in collaborazione con i Simpson per la sfilata della collezione primavera estate 2022 alla Paris fashion week. Nessuno si sarebbe aspettato che la sfilata di un grande marchio potesse concludersi con un cortometraggio di dieci minuti dei Simpson in cui i cittadini di Springfield diventano modelli prêt-à-porter con tanto di “special guest” Anna Wintour in versione animata. Il cortometraggio ha riscosso un successo enorme sui social ed è un chiaro esempio di quanto questo mezzo comunicativo sia dotato di un’altissima capacità di seduzione, in particolare sulle giovani generazioni.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   18 Dicembre 2022 at 08:24

      Ottimo lavoro Elisabetta. Il tuo script è ricco di spunti e corretto nello sviluppo argomentativo. Gli esempi che hai citato rafforzano il tema centrale dell’articolo e sono molto interessanti.

      Rispondi
  41. Francesco Casadei   18 Dicembre 2022 at 12:24

    Forse qualche tempo fa era materiale più raro da reperire, ma ora grazie alla facilità con la quale possiamo impossessarci, dei mini film (giustamente come sostiene), molto diversi dalla pubblicità ordinaria, sia diventato elemento non più sperimentale, ma di fattuale importanza e che soprattutto, secondo me aiuti il Brand (di oggi) più che mai ad avvicinare il nuovo cliente, e con nuovo intendo appartente alla nuova generazione, oltre che all’aspetto pubblicitario in se.
    Questo meccanismo legato “all’acchiappare” l’attenzione lo sto percependo sempre di più sui social, penso ci siano dietro dei veri e proprio studi e tutto nasce, se non ho letto male da qualche parte, che noi, nuove generazioni abbiano una soglia dell’attenzione notevolmente ridotta rispetto alle precedenti, causa del fatto all’uso del telefono sin da tenere età.
    Quindi per non divagare troppo intendo dire che ai giorni nostri, un nuovo soggetto (soprattutto giovane) che si interessa ad un qualcosa è più difficile che si metta a leggere una dettagliata descrizione più tosto che un articolo o comunque un reperto scritto, “fa prima” ad intrattenersi con un contenuto audiovisivo, dato che come cita lei, gli susciterà inevitabilmente più emozioni.

    Sono dalla sua parte quando sostiene “…penso che per la maggioranza delle marche, il fashion film, rappresenti ancora oggi un esperimento necessario per completare la propria strategia multimediale.”, che con il passare del tempo immagino che possa diventare una componente essenziale in fase di progettazione e successiva realizzazione dell’opera.
    Ritengo che indubbiamente l’arrivo del web e di tutto ciò che riguardi il digital è stato una rivoluzione nel campo moda.
    Mi è sorta una domanda legata al probabile step successivo del “semplice” contenuto audiovisivo/corto metraggio/fashion film, pensando, immaginiamo se tutto ciò potesse essere vissuto attraverso la realtà virtuale o realtà aumentata, quindi vivo virtualemnte e interagisco in prima persona (senza immaginarmi di essere partecipe) la scena…
    Protebbe essere effettivamente uno “step successivo” all’innovazione? e tutte le teorie scientifiche sarebbe pressochè le stesse, rispetto alle reazioni provocate da un contenuto audiovisivo?
    Concludendo, vorrei esprime un mio pensiero, legato al fatto che il desiderio suscitato dall’interessato nell’ottenere l’oggetto visto dal cortometraggio, constatata la superficiale attenzione alla visione e apprendimento di significati che circola nei giorni nostri, credo e ho timore che si possa ridurre alla banale valutazione soggettiva dell’oggetto stesso e basta, non curandosi più di tanto a tutto ciò che c’è dietro… poi magari mi smaglio.

    Rispondi
  42. Giorgia   18 Dicembre 2022 at 23:52

    Durante il lungo periodo di covid, furono molti i settori colpiti, uno di questi fu sicuramente quello della moda, in particolare modo possiamo pensare ai marchi di lusso.
    Dinnanzi a questa situazione c’è stato chi è riuscito a coglierne dei vantaggi ed hanno adottato il format del film.
    Di fronte a tale urgenza, quella di partecipare alla Fashion Week virtuale, le griffe di moda iniziarono a rivolgersi a fotografi, produttori di eventi, pochi hanno scelto dei veri e propri registi.
    Lo ha fatto per esempio Saint Laurent, una delle primissime maison a sfoderare un videofilm, presentando la sua collezione uomo per l’estate 2021, fuori dalla settimana della moda.
    La moda si evolve, ora è TikTok a dettare i trend, è emerso come alcune tendenze supportate dagli influencer sui canali social hanno portato ad un incremento delle ricerche di vestiti di diversi marchi.
    Si tratta di video lunghi alcuni secondi, massimo 3 min, così da mantenere accesa l’attenzione dello spettatore.
    Per fare un esempio Harry Styles ha indossato un cardigan con design patchwork di JW Anderson che ha movimentato i giovani consumatori, che hanno lanciato su Tik Tok la challenge virale #HarryStylesCardigan per riprodurlo ai ferri, questo articolo da 1.560 dollari ha scatenato un aumento del 166% nelle ricerche di cardigan del brand.
    Questo per dire quanto Tik Tok può essere una nuova risorsa per il mondo della moda.
    E sono sempre di più i brand che stanno cercando testimonial giovani, influencer, cantanti, attori, questo è il caso di Zendaya, volto noto della maison Valentino.
    Ritornando però al tema dell’articolo gli audiovisivi e gli short movie, a mio parere non si può non citare quelli prodotti da Matteo Garrone per Dior.
    Prima “Le Mythe Dior” realizzato nel giardino del Ninfeo, che attinge da un immaginario idilliaco per svelare la nuova collezione Haute Couture Autunno-Inverno 2020-2021, dove vuol celebrare la bellezza, un inno in piena regola.
    In cui viene citato il passato, gli anni del Teatro della moda, con abiti custoditi all’interno di una casa delle bambole, che incarnano la delicatezza della natura e di coloro che poi li indosseranno, sirene, fauni e ninfe.
    Il tempo va avanti , ma è importante mantenere un legame con il passato.
    Il secondo short film dove Garrone torna a collaborare con Dior, per la presentazione della collezione primavera-estate 2021, anche questa volta la Chiuri non si fa mancare un tocco alle radici della casa, ovvero i tarocchi, una delle grandi passioni di Christian Dior, un’altra volta ancora ci troviamo in un’atmosfera fiabesca, in grado di farci sognare.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   19 Dicembre 2022 at 08:44

      Non so se si può dire che YSL è stata una “delle primissime maison a sfoderare un videofilm”.
      Soprattutto se fai discendere l’esattezza della tua dichiarazione, da un simulacro audì visivo progettato per ovviare all’impossibilità della sfilata nel ‘21.
      Solo per farti un esempio: nel 1989/90 il grande Moschino presentò la sua collezione con un videofilm suscitando imbarazzo e misto a irritazione tra le giornaliste della carta stampata.
      I video di Garrone per Dior sono da vedere.

      Rispondi
      • Giorgia   20 Dicembre 2022 at 08:23

        Io mi riferivo al fatto che è stato uno dei primi a rivolgersi a veri e propri registi e non a case fotografiche, con le quali aveva già lavorato per altre compagne.
        Questa informazione l’ho reperita da un’articolo.

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        • Lamberto Cantoni
          Lamberto Cantoni   20 Dicembre 2022 at 08:43

          Ho capito. Un consiglio: cita sempre le fonti. Di questi tempi il web non promette certo il rispetto alla realtà fattuale che reputiamo necessaria per dichiarazioni perentorie. Dovresti sapere che siamo stati forzati a ragionare in termini di post-verità per via delle fake news.
          Ovviamente le fonti vanno anche controllate.

          Rispondi
  43. Ilenia   19 Dicembre 2022 at 14:06

    I penso che Prada e gli altri brand citati utilizzano i contenuti audiovisivi per spronare meglio il consumatore a vedere il loro sito e se gli va bene ad acquistare dal loro sito.
    Seguendo questa logica le varie marche sono approdate su internet promuovendo i propri prodotti moda tramite spot pubblicitari classici, short film, fashion film, interviste e backstage fino ai cartoon, in particolare ricordiamo quello ideato da Balenciaga per la sua collezione S/S 2022 assieme al regista Matt Groening.
    La ripetizione del video avvicina la community al Brand e al prodotto in maniera emozionale fino al punto di creare un desiderio che porta all’acquisto.
    Penso che la vera e propria illusione con l’avvento della tecnologia faccia pensare che siamo consapevoli del nostro acquisto, rispetto al passato che noi andavamo nel negozio a vedere il tessuto e come ci stava addosso.

    Rispondi
  44. Ilenia   19 Dicembre 2022 at 14:07

    I penso che Prada e gli altri brand citati utilizzano i contenuti audiovisivi per spronare meglio il consumatore a vedere il loro sito e se gli va bene ad acquistare dal loro sito.
    Seguendo questa logica le varie marche sono approdate su internet promuovendo i propri prodotti moda tramite spot pubblicitari classici, short film, fashion film, interviste e backstage fino ai cartoon.La ripetizione del video avvicina la community al Brand e al prodotto in maniera emozionale fino al punto di creare un desiderio che porta all’acquisto.
    Penso che la vera e propria illusione con l’avvento della tecnologia faccia pensare che siamo consapevoli del nostro acquisto, rispetto al passato che noi andavamo nel negozio a vedere il tessuto e come ci stava addosso.

    Rispondi
  45. jacopo isabettini   19 Dicembre 2022 at 19:05

    secondo il mio parere, gli audiovisivi sono la nuova modalità di comunicazione in questo momento, sui social come TikTok, Instagram e YouTube. i Brand di moda fanno bene a muoversi ij questa via, di pubblicizzare i propri capi o una nuove collezione, in delle sottospecie di “short film”. video di pochi secondo ma che possono catturare l’attenzione del cliente che sta guardando, visto che ormai molte persone non hanno molta “pazienza”,cioè che cerano sempre modi facili e veloci per ottenere cio che vogliono. TikTok e altri social ne sono la prova.

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  46. Andrea Marcaccini   19 Dicembre 2022 at 19:19

    La rivoluzione del web ha coinvolto già da diversi anni anche il mondo della moda, rielaborando il modo di farsi pubblicità.
    Con “l’era Covid” questa esigenza si è amplificata diventando una necessità essenziale.
    Durante questo periodo si sono viste le prime sfilate online in diretta e si sono sviluppate pubblicità audiovisive per colpire maggiormente il consumatore, anche attraverso cortometraggi originali, empatici e virali.
    Prada è stata colei che ha trainato la moda verso questo modo di comunicare, riuscendo con una serie di corti commissionati anche ad attori e registi famosi a creare emozioni.
    Cosa serve ad un brand per attrarre un cliente verso di se? Creare un’esigenza attraverso emozione ed empatia, quest’ultima, in particolare, rende determinate situazioni – emozioni – estremamente contagiose. Mentre un pensiero è privato, una emozione è pubblica, in quanto il corpo la trasforma in linguaggio naturale ed essa può essere osservata da tutti; a tale scopo vengono predisposti video ideati per sfruttare il web e finalizzati ad indurre desiderio verso le produzioni dell’azienda.
    Per concludere vorrei consigliare la visione di Runway, un cortometraggio diretto da Kanye West che ha accompagnato l’uscita dell’omonimo singolo, estratto dal suo quinto album My Beautiful Dark Twisted Fantasy.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   21 Dicembre 2022 at 12:20

      Mi spiace Andrea ma di Ye (Kanye West) non riesco più a guardare e ascoltare nulla. Disprezzo il suo antisemitismo e la propensione a dire e fare cazzate. Lo so che è afflitto da bipolarismo e che il giudizio etico non dovrebbe interferire con giudizi estetici. Ma non lo percepirei con la serenità che reputo necessaria per poter apprezzare il suo talento artistico.

      Rispondi
      • Alice   30 Gennaio 2023 at 19:56

        La riflessione su Kanye West è di fondamentale importanza se si vuole comprendere il ruolo dell’arte e dell’artista dal punto di vista sociale. Prendendo in esame un breve estratto di “Lo spirituale nell’arte”, scritto di Wassily Kandinsky, che recita come segue: “L’artista non è libero nella vita, ma solamente nell’arte” si può comprendere la divisione profonda tra il ruolo dell’artista dal punto di vista puramente sociale e del ruolo che assume nel momento in cui offre un contributo artistico. Non si tolleri dunque l’apologia delle parole di Ye West, ma si riconosca che le sue opere non hanno assolutamente la pretesa di essere approcciate con serenità, il loro contributo è trascendentale rispetto alla figura dell’artista ed è propedeutico per lo spettatore vivere un conflitto di fronte a una figura tanto controversa, quanto artisticamente all’avanguardia. La critica artistica dei prodotti di Ye West non ha quindi come fine un riduttivo apprezzamento estetico, piuttosto una profonda disamina dell’animo di un uomo messo a nudo, che, convivendo con pensieri caotici e avendo vissuto esperienze segnanti, sente la necessità impellente di produrre qualcosa di esterno a sé, è proprio questa consapevolezza che deve guidare ad una critica ancora più esigente di fronte ai prodotti di una mente così complessa e che ha offerto un contributo capitale all’arte contemporanea. Non eviterei dunque le opere di Ye West in quanto la sua figura è l’esempio perfetto delle sfide che l’arte pone di fronte a ognuno di noi.

        Rispondi
  47. Noemi   19 Dicembre 2022 at 20:59

    Il Fashion film permette alla moda di ridere di se stessa, avvicinandola allo spettatore e sottraendo l’aspetto di serietà che di solito le è attribuito. Qui si può vedere una collezione che non viene venduta ma piuttosto viene trasmesso uno stile di vita o l’ideologia o il concetto del marchio.

    Rispondi
  48. Gaia   20 Dicembre 2022 at 00:18

    La narrazione audiovisiva nella moda ha preso il suo impatto grazie all’aiuto delle grandi case di moda come Prada con i suoi audiovisivi nella rete e alla rivoluzione nel mostrare,illustrare e dar vita tramite queste visioni.
    Essi vogliono parlare al web come scritto non quanto ad una folla più ampia come una pubblicità ma tanto quanto ad un contatto con delle tribù di stile dove viene rappresentato un esperienza che ha scopo strategico di formare una community dove forma nuove forme di testualitá.
    Negli ultimi anni grazie alle esperienze di evento storico vediamo le aziende più competitive investendo grandi risorse a scopo di aumentare le vendite o di espandersi sempre di più ad una crescita più alta anno dopo anno usando queste strategie di audiovisivi capaci di dar voce tramite suoni,rumori,visioni astratte interrati,quella novità necessaria ad uno sviluppo.
    Io penso che facciamo parte di una generazione in cui abbiamo tanti strumenti a cui fare appello che possiamo dar voce e costruzione a qualcosa di sempre più grande e le grandi case di moda come aziende si appellano sempre al web ormai unica forma di propaganda e di “megafono” attraverso metodi differenti di visione di tutto quello che rispecchia il lavoro che si è fatto.

    Rispondi
  49. Livia Scandali   20 Dicembre 2022 at 11:28

    Nell’articolo si riflette in particolare sulle narrazioni audiovisive e sull’impatto che hanno sul mondo economico e pubblicitario. Io credo che sia una trovata molto utile, migliore sicuramente di una classica pubblicità. Le narrazioni audiovisive, raccontano una storia e rappresentano a pieno il capo in questione, è uno dei mezzi più efficace con cui un brand comunica. È sicuramente di maggior impatto e non essendo composto solo di immagini, ma curando anche gli aspetti sonori, raccontando una storia, trasmettono sicuramente emozioni diverse rispetto a una semplice foto. In questo modo si riesce a coinvolgere una maggiore parte di persone, che riescono a comprendere in modo più facile e veloce le qualità e la storia di un prodotto. Questo secondo me è uno degli aspetti che rende vantaggioso l’uso dell’audiovisivo per le case di moda. Perché ormai internet è un luogo pieno zeppo di annunci pubblicitari di ogni tipo e questo genere di animazioni sono decisamente create e impostate su altri livelli e si differenziano dal resto. Quindi secondo me attuare questa tattica, incentrando la presentazione di un prodotto non solo su cosa è effettivamente è, ma raccontando anche la sua storia, presentandolo il più completo possibile, tutto ciò assume un diverso significato. “Giocando” con le emozioni del cliente, si induce quasi a farlo affezionare non solo al prodotto, ma alla casa di moda stessa. Quindi secondo me per questi motivi l’uso dell’audiovisivo è sicuramente un grande passo avanti, un modo per conoscere anche il contesto, la storia del prodotto che ci viene presentato.

    Rispondi
  50. elisa   20 Dicembre 2022 at 14:36

    Penso che per invogliare la massa sia necessario comprendere cosa colpisce questa nuova società che va veloce, abituata a cambiare foto e video in pochi secondi se non di loro gradimento o semplicemente ritenuti noiosi, è quindi necessario creare pubblicità diverse da quelle di tempo fa.
    Per questo nella moda penso siano necessari ormai video brevi e ben fatti che tengano incollato lo spettatore per poco tempo, anche perché ai giorni d’oggi siamo tutti impegnati e spesso abbiamo pochi minuti di tempo, magari nel treno o sul bus.
    Sono convinta che in quest’epoca i social comandano il mercato, possono cambiare i gusti e le opinioni rapidamente, molto più della televisione che ormai guardano in pochi la sera.
    In quest’epoca siamo tutti contagiati da quello che vediamo sui social senza nemmeno renderci conto di quanto ci cambiano a loro piacimento.

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  51. Virginia   20 Dicembre 2022 at 15:46

    Gli audiovisivi ad oggi sono indispnsabili per qualsiasi brand che voglia farsi conoscere, in quanto sono fruibili da tutt e in qualsiasi momento.
    Penso che ogni brand, di qualsiasi genere e soprattutto brand di moda debba essere presente sul web perchè è il mezzo più utilizzato.
    Sono molto utili perchè attraverso i cookies capiscono quali sono i nostri interessi e ci propongono ciò che è più in linea con noi e quindi, solitamente, durante una navigazione, vediamo pubblicità che potenzialmente ci attirano perchè appunto in linea con i nostri interessi.
    Ovviamente però la rete penso che non andrà a sostituire completamente il cartaceo, che per molti, dà sensazioni diverse da quelle della rete. Sicuramente con gli short movies (anche e solo i brand più grandi possono permetterseli, in quanto abbastanza costosi) si vanno a scaturire nel consumatore delle emozioni più forti, rispetto magari a dell foto viste su un giornale.

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  52. Nicolò Donati   20 Dicembre 2022 at 23:12

    Con il passare degli anni, un indizio del cambio generazionale della moda è stato sicuramente che essa più passa il tempo più viene manifestata in nuovi modi. Dai libri e le riviste siamo passati a degli articoli in rete e audiovisivi. Ciò da una parte secondo me è un bene essendoci una più ampia espansione e che le diverse idee vengano fatte girare a più persone di tutte le età dando così molta ispirazione. Ciò potrebbe tranquillamente creare dei futuri Gucci, Prada, Fendi e chi più ne ha più ne metta.

    Rispondi
  53. Enea Tacchi (LABA)   31 Dicembre 2022 at 09:48

    Negli ultimi anni i vari brand stanno mostrando una mutazione sostanziale sia nel campo della pubblicità che nel campo delle vendite. Questa caratteristica potrebbe essere guidata dalla possibilità di adattarsi alle nuove generazioni che ormai sono sempre più informatizzate. Tale aspetto sembra aver permesso di fare grandi passi avanti in molti campi, allo stesso tempo ha creato pero’ una realta’ dove si cerca di essere sempre piu’ potenti e altro da se.
    La moda entra nelle nostre vite in qualsiasi momento. Vediamo, sentiamo e respiriamo in attesa di qualsiasi novità dei nostri brand preferiti; questi creano in noi una esigenza assoluta attraverso foto e video di sogni irraggiungibili nella vita di tutti noi, solleticando ogni nostro senso e risvegliando emozioni fittizie che magari, veramente, crediamo di vivere. Questi sono infatti caratterizzati da stereotipi esagerati, da elementi scenici che estremizzano ogni dettaglio, falsificando spesso la realtà e creando aspettative che non possono essere raggiunte.
    Allo stesso tempo questi nuovi canali hanno permesso di far raggiungere la moda nelle case di tutti, si pensi banalmente alle sfilate di moda, una volta visionabili solo dal vivo, oggi queste possono essere tranquillamente viste attraverso una semplice connessione internet, ma è la stessa cosa? Ricordo un’intervista di Anna dello Russo dove spiegava e raccontava la sfilata a/i di Louis vuitton del 2012, dove ad un certo punto si è ritrovata, nella corte del Louvre, in una stazione di un tempo, con treno a vapore e un’aria ricca, opulenta; mi ha stupito come lo raccontava, con occhi da bambina, elettrizzata, coinvolta come se fosse veramente tornata indietro nel tempo. Ecco, davvero queste emozioni si riescono a vivere ancora da casa? Oppure stiamo andando verso un concetto di moda completamente opposta rispetto a quella che abbiamo visto fin ora?

    Rispondi
  54. alessandra puggioni   31 Dicembre 2022 at 11:02

    Articolo assai interessante. Parla in maniera precisa e dettagliata su quanto sia importante l’utilizzo del web commedia centrale, per far accrescere la magnanimità della moda all’interno delle aziende.
    Naturalmente il suo intento è quello di pervenire il pubblico tramite dei metodi distinti, per dare una certa rilevanza allo sfruttamento del valore dell’unità semantica audiovisiva. Bisogna raccontare le storie, suscitare emozioni, avere voglia di conoscere tutto ciò che proviene dai video o dal web in generale.
    Da sempre gli audiovisivi vengono utilizzati come centro di divulgazione dei vari brand, in particolare quelli del settore artistico di moda di lusso, che servono a catturare l’attenzione degli spettatori, nonché i giovani.
    Sono indispensabili perché tramite esso si possono ricavare più informazioni, proponendo ciò che ci attira di più e di conseguenza aumentare così i nostri interessi. Per esempio le pubblicità, finalizzate al puro scopo di invogliarci a comprare il prodotto in vendita.

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  55. Malucelli Rebecca LABA   31 Dicembre 2022 at 16:28

    Negli ultimi anni, l’utilizzo del web e dell’audiovisivo sono sempre più diffusi, soprattutto nel campo della moda, ciò permette ai vari brand di farci conoscere e arrivare a un maggior numero di persone. Credo siano strumenti molto utili che possono portare grande innovazione e rilievo per le case di moda, che, in questo modo possono farsi notare, arrivare a tutti noi, con un “semplice click” si può vedere qualsiasi cosa ormai, e questo ci permette ogni giorno di visionare ad esempio le nuove colleziono, i nuovi lanci e le sfilate dei nostri brand preferiti. Quindi l’utilizzo di questi strumenti è un grande vantaggio che al giorno d’oggi è ormai fondamentale, permette di arrivare ad ogni persona in modo più semplice e veloce, di coinvolgerci e farsi comprendere da molte più persone.

    Rispondi
  56. Giada Giannotti   3 Gennaio 2023 at 11:19

    Partendo dagli studi della professoressa Gloria Mark si può notare come l’utilizzo dello smartphone sia il punto di partenza di questa successione di cambiamenti. Dieci anni fa la soglia di attenzione era di tre minuti, sei anni fa si ridusse a 1.15 minuti, fino ad oggi la quale è scesa a quaranta secondi. Da questi dati si giustifica anche lo spopolamento di applicazioni come tik tok, la quale prese il posto di YouTube, utilizzata anche da bambini in quanto non vi è nulla di troppo espansivo da comprendere. La comunicazione si deve adattare a questo nuovo stile di vita, stando sullo stesso piano attraverso la verosimiglianza, in quanto un realismo primario più vicino a noi sviluppa un maggiore interesse, una maggiore empatia. Si pensi ai lungometraggi di Wes Anderson, alla malattia nota come sindrome di WA, patologia che colpisce alcuni individui i quali in seguito alla visione credono di essere personaggi del film. Le emozioni trasformano il corpo, e l’empatia stessa è un’arma a doppio taglio, difatti dai lungometraggi collaborò con aziende come H&M e Prada per adattarli in “short films”, producendo un legame emotivo con lo spettatore/cliente.
    La comunicazione asimmetrica appartenente al passato non è più soddisfacente, le emozioni innate definite da Paul Ekman devono essere incrociate e conciliate attraverso una comunicazione simmetrica.

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  57. Antonio   6 Gennaio 2023 at 11:16

    Per riuscire a formulare un analisi completa per quanto riguarda la metodologia e il dinamismo con cui vengono realizzati i contenuti pubblicitari volti ad un determinato target bisognerebbe avere la risposta certa/scientifica della reazione dei soggetti interessati dopo la visione del prodotto audiovisivo.

    Il progresso tecnologico ci ha portato ad un livello superiore del dinamismo digitale, la soglia media dell’attenzione dell’essere umano è in diminuzione, il nostro cervello ci porta a cercare di assimilare sempre più informazioni nel minor tempo possibile; Ma avendo comunque una capienza definita tende a cancellare tutto ciò che non rimane sufficientemente impresso con forza nella nostra mente.

    La pubblicità per riuscire a ad imprimere nel nostro cervello ciò che ci vuole vendere necessita di un messaggio forte che ci rimanga in mente; Per esempio osservando gli shorts di Prada possiamo vedere come un accessorio non debba per forza essere presentato in modo canonico all’interno di una sfilata.

    Quella che possiamo definire “pubblicità di impatto” (ovvero quel tipo di pubblicità che ti porta a dedure un determinato messaggio, senza servirtelo in modo banale quindi dimenticabile) è anche un arma a doppio taglio, perché c’è il rischio che il messaggio che viene lanciato sia così forte e d’impatto che rimanga impresso alle persone in maniera indelebile facendo passare così in secondo piano il prodotto (es: canzoncine fine anni 70 il Carosello).

    Rispondi
  58. Margaret.N   7 Gennaio 2023 at 08:53

    Nell’ultimo decennio, sia l’industria della pubblicità che quella dell’intrattenimento hanno dato vita a nuovi linguaggi che cercavano di trasmettere i valori del marchio in modo più efficace. Accanto ai formati pubblicitari tradizionali, come spot televisivi e product placement, è emersa una nuova e più raffinata forma di comunicazione, orientata allo storytelling e all’intrattenimento: il ‘branded entertainment’. In questo contesto, l’industria della moda è un’area di studio particolarmente interessante. la moda ha saputo cogliere da subito le opportunità offerte da questo nuovo linguaggio, da un lato affermando una significativa produzione di contenuti audiovisivi (lungo-cortometraggi) con una forma, un’estetica e un linguaggio identificabili; dall’altro, produrre contenuti di intrattenimento originali o integrare i valori esprimendosi in format televisivi correlati.

    La musica è particolarmente importante in quanto fornisce uno sfondo e un contesto per la sfilata di moda. Una sfilata di moda senza musica sarebbe davvero uno spettacolo scadente. Non solo fornisce un contesto e aiuta a fare una dichiarazione, ma dà fiducia ai modelli. C’è più oscillazione nella camminata e una certa audacia nell’occhio quando le modelle camminano al ritmo della musica. La musica rende lo spettacolo più piacevole sia per le modelle che per il pubblico. Musica e moda, infatti, sono da sempre strettamente associate

    Rispondi
  59. Sophia Marcolongo   9 Gennaio 2023 at 21:21

    Nell’articolo seguente viene trattata l’importanza che gli annunci pubblicitari rivestono per la commercializzazione del prodotto. Sembra chiaro che il futuro della moda o del lusso esperienziale, dipenda dall’interazione tra processi tradizionali e la loro digitalizzazione, nel senso che l’impatto economico dei primi si ridimensionerà mentre i secondi non potranno che aumentare.
    Queste forme sempre più complesse di annuncio di un prodotto saranno parte importante della strategia commerciale.
    Per non incorrere nell’eventuale incomprensione del messaggio che gli audio visivi trasmettono, si cerca di conferirgli una molteplicità di significati rendendoli così dei significanti audio visivi.
    Secondo la mia opinione il mondo della digitalizzazione del prodotto è un’opzione che ha una grande influenza sulle tendenze del pubblico e se i classici audio video risultavano essere ripetitivi, i nuovi otterranno sicuramente migliori risultati perché sono incentrati maggiormente sugli stimoli emozionali che lì renderanno maggiormente attrattivi per il pubblico senza cadere nella banalità e ripetitività.

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  60. Serena Gentilini   9 Gennaio 2023 at 21:37

    Stiamo vivendo un’epoca in cui gran parte della popolazione mondiale non vive più un’unica vita ambientata nel mondo reale ma subisce l’influenza del mondo digitale, ne entra a far parte, connettendosi a quello che è l’immateriale comunità di internet, che defluisce nei vari siti web, piattaforme di intrattenimento, ma sopra ad ogni cosa i social networks. Riguardo a questi ultimi quelli più gettonati negli ultimi anni sono non a caso quelli che propongono contenuti audiovisivi: YouTube, TikTok, Instagram, Facebook… Essi influenzano e ispirano i desideri dei compratori. E di anno in anno questi contenuti si adattano ai format che risultano essere più funzionali dal punto di vista fruitivo e commerciale, in termini di durata e tendenze. Oggi in un mercato così vasto e saturo non è più sufficiente proporre un prodotto in modo tradizionale, ma è necessario stimolare i desideri e i bisogni del compratore raccontando il prodotto stesso attraverso una storia che faccia breccia nella sua emotività.
    Il mondo della moda si è dovuto avvicinare prima a forme più artistiche dell’audiovisivo, come i cortometraggi, per poi abbracciare le forme più commerciali e “immediate” degli short video pubblicitari.
    Ritengo personalmente che la moda dovrà sempre evolversi assieme ai moderni mezzi di diffusione poiché ormai come ogni altro campo artistico atto al guadagno economico, dipende da essi.
    Penso però allo stesso tempo che rispetto ad altri ambiti commerciali tenderà sempre ed ovviamente a spiccare nella creatività e nell’artisticità dei contenuti.

    Rispondi
  61. Giorgia Akemi Silvestre (LABA)   10 Gennaio 2023 at 01:27

    L’industria della moda nei giorni di oggi si è dimostrata ogni volta più collegata al mondo del web, ormai nelle grandi case di moda avere un social aggiornato e visitato é diventato essenziale per mantenersi conosciuto in un mondo in cui la maggior parte delle persone stanno collegati gran parte della loro giornata. Fu grazie ai social e le persone a loro collegate, i così detti influencie, che molte case di alta moda son riusciti ad riprendersi, perché attraverso l’internet una novità può raggiungere ogni persona con un telefono in mano. Brand come Gucci, Dolce & Gabbana e Versace ormai fanno parte dal cotidiano di tante persone in diverse parti dal mondo, in cui prima magari non si era raggiunte. Il mondo digitale ormai è diventato una ferramente fondamentale per mantenere ancora vivo il nome di un marchio, e essi si ritroveranno ogni momento ad dover aggiornarsi alle novità tecnologiche e dover imparare ad utilizzarli ancor di più al loro favore.

    Rispondi
  62. lucrezia palestini   10 Gennaio 2023 at 12:38

    negli ultimi anni abbiamo potuto notare che si scrive sempre meno, si leggono meno libri e si vedono sempre più immagini e codeste (insieme ai video) analizzano e portano le emozioni al massimo. per questo motivo il mondo della moda decide di adattarsi a questo cambiamento e preferisce comunicare tramite immagini con significati potenti per arrivare prima al cliente

    Rispondi
  63. Laura Nuzzo (Laba)   10 Gennaio 2023 at 12:49

    l’avanzamento tecnologico oltre a fornire innumerevoli vantaggi ha scaturito nuove modalità di comunicazione, permettendo quindi di condividere un messaggio, un’idea indipendentemente dal luogo portando anche ad una permanenza nel tempo di tale contenuto. Essendo la moda correlata prettamente alla comunicazione ha sviluppato nuove modalità di trasmissione come per esempio le narrazioni audio visive che permettono di entrare maggiormente nella mente del compratore. Tali narrazioni vengono realizzate per essere diffuse in tutto il mondo e quindi per influenzare la propria visione.

    Rispondi
  64. Silvia   10 Gennaio 2023 at 21:00

    Gli short movie sono il nuovo modo dei grandi marchi di moda di pubblicizzare i propri prodotti.
    Essendo composti non solo da immagini ma anche da musica e una storia, esprimono emozioni che, a loro volta, scatenano altre emozioni e fanno sentire più vicino i clienti e chi lo sta guardando.

    Rispondi
  65. Antonella Smilari   13 Gennaio 2023 at 16:47

    Le pubblicità nella moda oggi puntano sempre più a vendere emozioni. Gli elementi simbolici ed evocativi prevalgono in molti casi su quelli tecnici e in questo senso il brand assume un ruolo portante nel marketing. Sono sempre di meno, infatti, le mode capaci di diffondersi come accadeva in passato e seguire la moda significa ormai reinterpretarla in termini personali.
    Mentre in passato il prodotto pubblicizzato non veniva distinto dalla marca, ora quest’ultima svolge una funzione sia identificativa che emozionale.
    Oggi si assiste ad una crescente digitalizzazione del fashion system, difatti tutte le maison di moda si sono gradualmente adeguate ai nuovi strumenti di comunicazione e di vendita, che sono rappresentati da internet e dai social network. Negli ultimi anni infatti, si sono diffusi sempre più i “fashion blog”, ossia siti web personali che fungono da diario in cui gli utenti condividono idee, oggetti e pensieri, successivamente con l’avvento dei social network questo fenomeno si è evoluto in “microblogging” (espressione con la quale si indica  la condivisione regolare di contenuti multimediali sui propri profili social). Questi nuovi mezzi hanno condotto il fashion system a nuove strategie di marketing che si basano proprio sull’utilizzo di essi, in quanto ci si è resi conto che le scelte d’acquisto dei consumatori venivano fortemente condizionate dai giudizi dei bloggers.

    Rispondi
  66. Chiara   15 Gennaio 2023 at 15:35

    Anche i più distratti, i non appassionati, con l’avvento della rivoluzione digitale, e delle innovazioni tecnologiche e dei social media non possono fare a meno di notare spot e immagini relative al mondo della moda
    Il mondo della rete non ha solamente consolidato il rapporto tra moda e audiovisivo, ma ha completamente stravolto e democratizzato il settore fashion e il modo in cui esso comunica con il consumatore.
    Oggi, con l’imporsi del web come media centrale per le strategie di marca e di prodotto, i brand di moda si trovano a dover riadattare il proprio linguaggio comunicativo per potersi confrontare con questa innovazione mediatica rappresentata da Internet.
    Questo fa si che il marchio di moda cerchi di raggiungere un consumatore che è cambiato, il quale non è più alla ricerca di un bene fisico ma di emozioni e le cui scelte si basano sulla sua volontà di fare un’esperienza che sia il più possibile memorabile.
    Un consumatore sempre connesso, attivo, esigente, fedele ma bisognoso di stimoli.
    Per fare ciò, il brand di moda ha l’esigenza di raccontarsi, di creare una narrazione che travolga il pubblico nella sua parte più istintiva, nelle emozioni e lo coinvolga, appassionandolo.
    Prendendo per esempio il breve cortometraggio diretto da Matteo Garrone per la maison Dior dal titolo LE MYTHE, dove il consumatore viene trasportato in un mondo parallelo, capace di farlo sognare; in cui ogni abito viene attribuito ad una creatura mitologica.
    La pubblicità ha il potere di rendere un prodotto alla moda, di entrare nella mente del consumatore e di creare quel “bisogno” che porta alla ricerca o semplicemente al rinnovo del prodotto.
    Penso inoltre che, I giovani di oggi sono l’obiettivo dei marchi che vogliono promuovere i loro prodotti; e quale miglior modo se non con brevi short film o cortometraggi, che mostrano in brevi istanti il prodotto a 360°

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    • Lamberto Cantoni
      lamberto cantoni   16 Gennaio 2023 at 11:57

      Il cortometraggio di Garrone è un buon suggerimento per approfondire l’analisi sui video. Hai ovviamente ragione nel sottolineare le strategie di ingaggio delle aziende rivolte ai giovani modulate sull’affinamento dell’efficacia dei messaggi via web.
      Mi sorprende non poco però la totale rimozione, non solo tua ma di tutti i commenti, nei confronti delle difficoltà e problemi indotti dalla diffusione di tecniche di ingaggio sempre più sofisticate.
      Mi sarei aspettato almeno un riferimento alle accuse più radicali fatte da un po’ di tempo a questa parte ai grandi marchi bigtech.
      Il lavoro sulle percezioni dei ragazzi presupposto dalle tattiche audiovisive divulgate attraverso i social stanno producendo reazioni istituzionali i cui effetti potrebbero essere importanti per il futuro tecnologico. Non ne ho parlato nel mio script, se non indirettamente, per verificare la consapevolezza di questo problema nei lettori attraverso eventuali commenti. Evidentemente tra i giovani i linguaggi dei social rimangono momenti espressivi e interattivi privi di connessioni con le questioni che allarmano i soggetti istituzionali (prof. educatori, etc.) e i genitori.

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  67. Giacomo Lorenzetti (LABA)   20 Gennaio 2023 at 11:41

    Nel sistema della moda vige la legge del nuovo, un atto normativo iterativo, che crea, modifica e abroga i codici vestimentari di un dato periodo. Il potere legislativo della moda esercita la sua funzione tramite un insieme di norme promulgate da una collezione. Per collezione si intende una “serie di modelli presentata al principio delle stagioni dalle grandi case di moda e dalle sartorie” (Dizionario Hoepli), che funge da paradigma vestimentario, mostrando innanzitutto quali capi e accessori scegliere per il guardaroba di stagione, come e dove indossarli. In una collezione si realizza l’immaginazione di direttori creativi, stilisti, e, oltre a essere innovativa, deve essere coerente coi valori del marchio rappresentato. Comunicare una collezione è necessario per la sua corretta decodifica e per avviare il processo di accettazione e inglobamento della novità che esplode periodicamente nel sistema moda. La presentazione di una collezione equivale ad argomentare le tendenze di stagione mediante diverse forme espressive, alla cui origine c’è la sfilata, ossia un testo estetico, una pratica performativa ipercodificata e convenzionale.
    I social media (prima) e la pandemia di Covid-19 (dopo) hanno fatto sì che la sfilata come momento dimostrativo e esplicativo di una collezione subisse un processo di trasformazione, passando da parata di indumenti e accessori a una narrazione più complessa, confluita man mano verso l’audiovisivo, a partire dall’attestazione del genere fashion film nel 2010 (Spaziante 2020). Con l’audiovisivo la collezione viene de-scritta in modo sincretico (immagine, suono, grafica, ecc.) e poi testualizzata in una forma breve, esperita e fruita in un’unica soluzione (Montani 2020). La collezione si integra e si frammenta nell’audiovisivo, nel video, scelto poiché ritenuto la forma espressiva più adatta a ricreare e raccontare la situazione originaria dell’immaginazione, dell’atto creativo alla base della genesi di capi e accessori.
    La sfilata di moda codifica la moda portata e per decenni ha rappresentato il momento culminante della comunicazione di una nuova collezione. Durante una sfilata i capi prendono vita e disseminano il senso della moda di stagione, magnificata dall’insieme che ingloba trucco, acconciature e gestualità, accuratamente messo in risalto da luci, colonna sonora, coreografia e scenografia.
    La peculiare temporalità della sfilata di moda realizzata tramite la scrittura estesa trova un esempio nella tattica comunicativa della “première”, cioè la pubblicazione di un video su una data piattaforma a un orario concordato in modo da generare la passione dell’attesa nei potenziali spettatori, sollecitandoli a creare un concatenamento di enunciazioni per generare hype, aspettativa. Su social media come Twitter, grazie a dei bot, l’utente viene coinvolto direttamente nell’esperienza della sfilata con degli inviti ad personam da ricevere esprimendo gradimento al tweet pubblicato per annunciare la data e l’ora della pubblicazione del video, tramite cui è possibile impostare un promemoria per ricevere una notifica e connettersi in tempo reale. Nonostante il fashion film o il video della sfilata sia semplicemente trasmesso in quel preciso istante, la première genera l’illusione referenziale della presa diretta e rappresenta il vero evento a cui partecipare. Le tattiche di première e inviti tramite bot che interpellano direttamente i potenziali enunciatari, facendoli sentire parte integrante dell’evento, sono state usate da Gucci per il cortometraggio Aria (cfr. infra) o da Louis Vuitton con il fashion film per la collezione maschile autunno-inverno 2021-2022, scritto da Virgil Abloh (direttore creativo), regia di Go-woon Jeon, e con la partecipazione del gruppo musicale coreano BTS, ambassador della maison. Considerando i vari record battuti con i loro singoli e videoclip, i BTS da soli avrebbero assicurato un cospicuo numero di visualizzazioni, ma Vuitton ha voluto rafforzare il potere di engagement dei suoi ambasciatori globali inserendosi nelle conversazioni, innescando una caccia all’oggetto di valore “tweet d’invito alla sfilata”, da condividere all’infinito per disseminare la notizia dell’evento. Difatti, l’essere nello stesso tempo nello stesso posto è l’isotopia portante del fashion film di Vuitton, tanto che la frase “at the same place, at the same time” viene trascritta anche sugli indumenti.

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  68. Luigi lupini   24 Gennaio 2023 at 14:09

    Sono pienamente d’accordo, al giorno d’oggi per sponsorizzare/vendere al meglio un prodotto come ad esempio un capo o un profumo non vanno più i semplici spot che si facevano 10 anni fa, secondo me ora si cerca l’insolito, un qualcosa che arrivi a tutti i sensi, qualcosa che si venda senza vendersi, L,essere umano è sempre più attratto da una pubblicità che si deve impegnare a capire qualcosa che venda senza vendersi e in questi anni c’è stato un gran miglioramento

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  69. martina de luca (LABA rimini)   25 Gennaio 2023 at 22:10

    La forte rivoluzione del web ha coinvolto inevitabilmente il mondo della moda che per stare al passo con le tendenze ha dovuto rielaborare il modo di fare pubblicità, successivamente poi con l’avvento del Covid tuttò ciò è diventato una vera e propria necessità, tanto che si sono tenute numerose sfilate trasmesse in diretta sul web. Successivamente sono stati creati i “fashion film”ovvero ci troviamo a metà tra lo spot pubblicitario e il cortometraggio narrativo, è un breve film dove il brand racconta e trasmette se stesso e i suoi prodotti. Infatti il legame tra cinema e moda esiste da sempre, ma grazie alla rivoluzione digitale e all’avvento dei social media che la comunicazione di moda ha visto aprirsi davanti a sé numerose nuove opportunità di dover riadattare il modo di far comunicazione per poter così stare al passo con i tempi.

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  70. Martina Di Mauro LABA   26 Gennaio 2023 at 14:54

    Le narrazioni audio visive sono diventate sempre più importanti soprattutto in un’epoca in cui, al giorno d’oggi, il mondo del digitale risulta essere qualcosa di inevitabile.
    Sicuramente negli anni ci sono stati dei cambiamenti perché, per esempio, sono stati fatti diversi studi riguardo l’evoluzione della società, sono state prese in considerazioni le emozioni umane per poter arrivare a capire come meglio vendere un prodotto, per esempio tramite uno spot pubblicitario, quale impatto esso potesse avere sul genere umano. Sembrerebbe quasi essere un prendersi gioco delle emozioni umane in cui per catturare l’attenzione della persona che sta osservando lo spot ci si muove e si presenta un prodotto in un certo modo in modo tale da riuscire a convincere il possibile compratore. Nell’ambito della moda ma non solo, tutto ciò risulta essere di grande importanza soprattutto da un punto di vista economico.
    Credo che del digitale oggigiorno non possiamo più farne a meno oramai. In realtà avere una bella presentazione del prodotto innesca in noi delle emozioni spesso positive che rendono il tutto più piacevole come se stessimo vivendo quella cosa in prima persona; forse però la cosa che un po’ mi da dispiacere e mi angoscia è pensare che per vendere un determinato prodotto ad una persona bisogna cercare di comprare in qualche modo anche le sue emozioni per poter poi spingere di conseguenza a comprare il prodotto in sé. Allo stesso tempo credo che però sia molto difficile non farsi influenzare, questo perché spesso la mente umana agisce senza pensare alle conseguenze soprattutto se ci sono di mezzo le emozioni e le forze interiori della persona stessa.

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  71. Carlotta   27 Gennaio 2023 at 14:42

    L’utilizzo della tecnologia e dell’audiovisivo si stanno espandendo sempre di più in tutti campi, anche per quanto riguarda quello della moda, cosicché tramite pubblicità, sponsor ed altro possano arrivare ed essere conosciuti da più persone. Ad esempio un brand di un determinato paese tramite internet può espandersi in modo molto più immediato anche al di fuori del paese dove è nato, è quindi un modo innovativo e veloce per potersi far conoscere. Ciò è diventato fondamentale ai giorni nostri è per questo i brand devono essere capaci e innovativi nel
    riuscire a comunicare alle persone ciò che vogliono trasmettere, per fare ciò c’è bisogno di fantasia e capacità di riuscir a creare qualcosa che si differenzi dalle altre strategie di pubblicità che spesso vengono ignorate perché simili tra di loro.

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  72. Pamela Ferri   27 Gennaio 2023 at 19:27

    Gli ultimi anni, specialmente dal periodo del covid, sono aumentati sempre di più i contenuti audiovisivi dei vari brand. Tutto questo è dovuto anche alla grande fama dei vari social che, con l’aiuto anche di influencer, permette al compratore una vista più ampia riguardo alla moda. Basta pensare alla fashion week, ora tutti i brand la mostrano in diretta, cosi da far “partecipare” anche il pubblico da casa, senza ricevere un lussuoso invito limitato alle persone più celebri.
    Oltre tutto l’incremento di questi contenuti è dovuto anche all’utilizzo dei vari brand di idoli che li pubblicizzano, tra cui Harry Styles, Jared Leto e i Maneskin per Gucci, Emily Ratajkowski per Versace, Kim Kardashian per Balenciaga e cosi via.
    Tutta questa crescita è dovuta anche all’aumento della tecnologie anche nei ragazzi più giovani che tramite Instagram, tiktok e web.
    Grazie alla crescita cosi continua e importante, le vari case di moda puntano sempre di più ai contenuti virtuali, creando pubblicità, short movie e spot quasi da oscar, ricreando paesaggi fiabeschi e mitologici come nel caso di Dior, o giochi di luci in cui le modelle si muovono in modo casuale come nel caso di Maison Margiela.

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  73. Emilia Gregori (Laba)   28 Gennaio 2023 at 12:01

    Dal punto di vista dell’e-commerce le fotografie sono sicuramente la scelta migliore, ma spesso oggigiorno vediamo effettivamente anche video quando ci accingiamo ad acquistare online, questo perché, a mio parere, fotografia e interazione audiovisiva hanno un impatto molto diverso sullo “spettatore”.
    Se con la prima possiamo meglio osservare, anche nel dettaglio, un capo, con la seconda riusciamo a capire come questo capo sia in rapporto alla realtà che ci circonda: la leggerezza o pesantezza dei tessuti, la vestibilità, i materiali, le sensazioni che ci da, ecc.
    Credo che investire in questo ambito sia veramente importante per i brand, la maggior parte dei giovani si informa sulla moda attraverso i social e proprio attraverso mini-video; una prova ne è stata la fashion week…migliaia di giovani a commentare brevi video di sfilate su TikTok, magari dove venivano mostrati i capi più iconici di un determinato brand, pochi secondi che hanno avuto un impatto mai visto prima sulla community dei giovanissimi.
    Per quanto riguarda le emozioni, inoltre, vediamo sempre di più andare virali vlog e pov, dove chi guarda si immedesima e vive quasi in prima persona le emozioni che il video trasmette, attraverso questa tipologia di video riusciamo effettivamente ad immedesimarci meglio in ciò che vediamo ed è proprio questo il loro punto di forza; è anche il motivo per il quale i videogiochi, dove il pov è quello del personaggio principale, piacciono così tanto.
    È forse questo il futuro? Sfilate virtuali nel Metaverso? Potrebbe essere visto l’ampio sviluppo che questo settore sta attualmente avendo.

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  74. Cecilia LABA   28 Gennaio 2023 at 14:24

    La maggior parte degli individui, in particolare i ragazzi, passano gran parte del loro tempo sui social networks e le diverse case di moda approfittano di ciò investendo su una comunicazione differente per cercare di raggiungere con nuovi mezzi un pubblico più ampio. Vengono utilizzati come mezzo di divulgazione gli audiovisivi e l’obiettivo è quello di attirare in particolare l’attenzione dei Millenials. Ad oggi i diversi brand non si limitano più a vendere il prodotto, ma tramite questi audiovisivi, che a mio parere sono piuttosto efficaci, vanno a raccontare con degli short film la storia del brand, cercando di trasmettere i loro valori ed emozioni, in modo tale da far sentire il consumatore in sintonia con il brand e coinvolgerlo convincendolo di avere la necessità di un determinato prodotto, invogliandolo ancora di più all’acquisto per restare alla moda; si va a creare una interazione tramite immagini che talvolta attira maggiormente l’attenzione rispetto alle parole.

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  75. Desire Graffiedi Laba   29 Gennaio 2023 at 14:59

    La moda per farsi pubblicità usa la narrazione audiovisiva con pubblicità seriali, sfilate online, corti d’autore, dei reportage dei backstage alle interviste ai testimoniali e protagonisti.
    La narrazione audiovisiva utilizza il linguaggio audiovisivo che è composto dagli elementi visivi dell’ immagine, più il movimento, il sonoro e il montaggio, che in sostanza costituiscono la grammatica e la sintasi di questo linguaggio.

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  76. Francesco Tentoni LABA   29 Gennaio 2023 at 15:29

    La moda è lo specchio della società e in quanto tale ne adotta lo stesso metodo di comunicazione. Viviamo nell’era digitale e oggi più che mai la comunicazione audiovisiva è quella che più colpisce l’ascoltatore. Chiunque si nutre di informazioni digitali, dai Baby Boomers alla Gen Z. Significante l’onda pubblicitaria che propongono i vari algoritmi delle numerose piattaforme social. Con la nascita di TikTok e l’implemento dei reel su Instagram, è cresciuto ancor più il videoconsumismo intensivo. Giovani e non, incollati allo schermo di un cellulare, che ne diventa così uno strumento importante per catturare l’attenzione delle persone. I grandi marchi di qualsiasi settore (tra cui la moda) hanno intuito che il cellulare è la migliore vetrina per esaltare i loro prodotti.

    Se navighiamo in qualsiasi website di un grande marchio o sulle pagine Youtube di quest’ultimi, abbiamo la possibilità di godere di presentazioni audiovisive (accessibili a chiunque) considerabili vere e proprie opere d’arte, come  Le Mythe Dior (cortometraggio di Matteo Garrone per Dior che svela in uno scenario fiabesco la nuova collezione Haute Couture Autunno-Inverno 2020-2021)

    Per quanto riguarda la digitalizzazione, alcune aziende hanno già lanciato i loro primi stores nel metaverso. Sarà forse questo il futuro dell’interazione digitale?

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  77. Daria Canato (LABA)   29 Gennaio 2023 at 21:21

    L’articolo letto tratta approfonditamente della rilevanza della narrazione audiovisiva in particolare nel contesto moda. È indubbiamente di fondamentale importanza al giorno d’oggi, viviamo in un mondo social, e come da lei citati Youtube ma soprattutto Tik Tok sono la prova dell’importanza che ha per noi osservare un prodotto, un qualcosa all’interno di un video/cortometraggio/minifilm o come lo si voglia chiamare. Sicuramente ad aumentare l’uso di queste forme audiovisive è stato il covid, in un momento dove non si è potuti uscire di casa il mondo vituale, le videochiamate, i video erano quotidianità, mondi come quello della moda ne hanno risentito molto in quel periodo e sicuramente gli audiovisivi sono stati un modo alternativo per produrre qualcosa di visibile a tutti da casa. Trovo che questo sia un bellissimo mondo, da modo alle case di moda, anche le più grandi, di ironizzare sui loro prodotti, di catturare attenzione, di suscitare emozioni che è la cosa più bella quando siamo all’interno di campi artistici. Ha un impatto fortissimo, c’è un’armonia tra immagini, suoni, colori, set ecc., inevitabilmente richiedono uno studio ed uno sforzo in più ma sono molto più affascinati, se così si può dire, di una semplice pubblicità piatta. Credo che sia un buonissimo metodo per farsi conoscere dal pubblico coinvolgendolo e farlo quasi affezionare al prodotto e alla casa di moda come fosse una serie tv da 10 stagioni, questo modo di esporsi, da parte dei brand, è una nuova arte.

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  78. Alice   30 Gennaio 2023 at 18:28

    Il mondo digitale è essenziale per la moda, siamo sommersi di post ogni giorno ed é praticamente impossibile non riuscire a notare la nuova collezione del momento, certe volte è proprio la pubblicità il fattore principale per acclamare un nuovo trend.
    A parer mio gli short film sono un’ottima giocata da parte di un brand per farsi pubblicità, prendendo come esempio il cortometraggio diretto da Joe Rafman per la campagna di Balenciaga estate 2019.
    Nel video il consumatore viene catapultato in un mondo distopico, insieme a modelli che si lanciano laser e aprono portali.
    sebbene una borsa nera di marca sia oggetto delle lotte, tutti i personaggi sfoggiano i pezzi chiave della collezione stagionale riuscendoli a far vedere da tutti i punti di vista al pubblico.
    la pubblicità audiovisiva ha lo scopo di far avvicinare sempre di più il venditore e il consumatore creando un legame molto più forte rispetto al classico annuncio letto di sfuggita su un giornale.

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  79. Elisa LABA   30 Gennaio 2023 at 20:19

    Leggendo questo articolo ho riflettuto molto sull’argomento e mi è sembrato di notare che ormai nel 2023 anche i fashion film sono passati di moda. Le nuove generazioni non riescono più a tenere l’attenzione per più di una decina di secondi. Sui social ormai si guardano stories di al massimo 15 secondi e se un reel è troppo lungo lo si lascia a metà o anche meno, senza finirlo. In più nei primi secondi di questi “shorts” bisogna bombardare di messaggi ed attirare l’attenzione, per evitare che le persone scorrano fregandosene del “micro video”. Basta notare come dai tre minuti di cortometraggio del 2004 con la Kidman per Chanel N^5 si sia passati nel 2021 in uno da un minuto e ancora più recentemente in “shorts” di pochi secondi sui social(IG). Per attirare l’attenzione dell’ osservatore in un arco di tempo così ridotto e suscitare in lui curiosità e desideri sul prodotto mostrato, serve sicuramente uno studio meticoloso per quanto riguarda l’ingaggio percettivo. Per questo che i costi di un brand pesano di più sulla pubblicità, perché poi è quella che permette di vendere di più, invogliando le persone a comprare in nome di quelle emozioni e desideri suscitati da questa nuova forma di pubblicità.

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  80. Irene G   30 Gennaio 2023 at 21:38

    L’utilizzo di audiovisivi nel mondo della moda permette una comunicazione più veloce ed efficace.
    L’utilizzo di queste “tecniche” permette ai brand di arrivare anche ad un pubblico di più giovani catturandone maggiormente l’attenzione.
    Infatti l’utilizzo della televisione al giorno d’oggi penso di possa definire “obsoleto”, almeno per le nuove generazioni che preferiscono usare i social e quindi un classico spot pubblicitario potrebbe non attirare il target desiderato, come magari poteva avvenire pochi anni fa.
    Ovviamente con l’avvento dei social e di diversi mezzi di comunicazione anche il mondo del fashion ha dovuto “modernizzare” la parte appunto legata alla comunicazione.
    In questi ultimi anni sicuramente anche la pandemia ha contribuito ad incentivare l’utilizzo di queste vie di comunicazione.
    A mio parere è un modo per coinvolgere eventuali clienti e farli entrare maggiormente in sintonia con i prodotto/brand

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  81. asia laba   30 Gennaio 2023 at 22:03

    Con gli anni, gli audiovisivi stanno diventando sempre più frequenti, soprattutto nel campo pubblicitario, o anche nel mondo della moda. Tramite questi audiovisivi, per esempio, un brand può lanciare il proprio messaggio in tutto il mondo, distinguendosi dagli altri brand e facendo cogliere al cliente un messaggio.

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  82. Margherita Ciarnese Laba   30 Gennaio 2023 at 23:39

    Nel mondo della moda la narrazione audiovisiva ha un ruolo fondamentale. Infatti al giorno d’oggi la moda non può prescindere dalla sua digitalizzazione. Inoltre è un metodo più efficace per catturare e mantenere l’attenzione del pubblico. Anche l’avvento della pandemia del Coronavirus ha spinto ancora di più alla digitalizzazione del sistema moda, e quindi all’affermarsi ancora di più della narrazione audiovisiva, come è avvenuto per esempio con le sfilate online.

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  83. Queen Bedini   31 Gennaio 2023 at 09:02

    Per me nel mondo in cui viviamo i mezzi di comunicazione audiovisiva ricoprono un ruolo molto importante per le strategie di marketing dei marchi , in quanto grazie ad essi è possibile raggiungere un grande numero di spettatori in pochissimo tempo. Attraverso questi mezzi di comunicazione di massa si mette a disposizione la conoscenza di tanti marchi di lusso che effettivamente sono però accessibili a pochi. Questo concetto di rendere grandi marchi di lusso conoscibili fa si che molti giovani bramino uno stile di vita elevato per il loro futuro, e cerchino così di ottenerlo indistintamente utilizzando talvolta mezzi poco etici.
    Attraverso la propaganda dei grandi marchi il lusso viene quasi reso normale creando quindi nella testa delle persone un meccanismo per il quale avere oggetti di lusso equivale alla normalità e non averli un difetto, portando così anche chi non è nella fascia economica che gli permette di accedere a tali beni di cercare comunque di averli per omologarsi alla massa

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  84. Eleonora Marchetti Laba   31 Gennaio 2023 at 09:46

    La moda in quanto industria culturale occupa un ruolo centrale e strategico nell’ecosistema mediale contemporaneo. La moda tra narrazioni audiovisive e media digitali si propone di discutere criticamente alcuni aspetti del rapporto di sinergia e di scambio reciproco tra la moda e le forme audiovisive della narrazione, in particolare il cinema e la serialità televisva. Nella discussione rientreranno anche gli effetti della spinta innovativa impressa dalla moda al settore della comunicazione mediale, soprattutto con l’affermazione dei social network e di nuove figure professionali, come l’influencer, che stanno rivoluzionando le dinamiche classiche del giornalismo di moda.

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  85. Martina   31 Gennaio 2023 at 10:15

    L’articolo narra dell’importanza della comunicazione audiovisiva, specialmente nel settore moda.
    Viviamo in un mondo che è diventato totalmente tecnologico, basti guardare Instagram o piattaforme come tik tok che la generazione di oggi è sempre più propensa a vivere. Dunque, non esistono più mode e tendenze uniche, ma si assiste ad una nascita di trend appartenenti a più contesti sociali permettendone una diffusione sempre più contagiosa.
    La comunicazione audiovisiva è una forma di pubblicità ma anche una forma di arte (citiamo le mythe Dior di Garrone).
    Unisce moda, cinema, arte e musica.
    Oggi giorno è fondamentale la scelta audiovisiva nel linguaggio della moda, oltre a essere un ottimo investimento, è rivoluzionario.
    La narrazione audiovisiva nella moda è essenziale, deve saper centrare la curiosità della persona.
    Oltre a questi aspetti è una strategia di marketing all’avanguardia.
    Possiamo citare le sfilate di McQueen, o una sfilata che mi ha lasciata senza parole: Coperni dove la moda incontra la tecnologia.
    Le ‘armadillo shoes’ riprese da Lady Gaga (involontariamente) è una narrazione audiovisiva nella moda ma che non è stata studiata prima.
    Stiamo andando verso un mondo completamente digitale, verso delle macchine. L’umanità sta scomparendo.
    Non puoi pensare di provare le stesse emozioni che proveresti se andassi a vedere una sfilata in prima persona. La moda, la manifattura, i tessuti, vanno toccati, osservati e vissuti.

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  86. Aicha LABA   31 Gennaio 2023 at 12:33

    Oggigiorno l’utilizzo della tecnologia e degli audiovisivi aumenta sempre più.
    I giovani d’oggi non sono molto attratti dalla televisione o dalle pubblicità molto lunghe come andavano poco tempo fa, appunto per questo ora molti brand per raggiungere un pubblico più ampio utilizzando i social network come TikTok (social che consente di creare e condividere brevi video, della durata compresa tra 15 e 60 secondi), Youtube e Instagram (è un servizio di rete sociale statunitense che permette agli utenti di scattare foto, applicarvi filtri e condividerle via Internet), raggiungono più ‘fama’ anche tramite creator e influencer.
    Diciamo che il covid, ha dato una spinta in più alla digitalizzazione nel mondo della moda

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