Le Femmene di Napoli. Biografie di donne che hanno fatto la storia della città

Le Femmene di Napoli. Biografie di donne che hanno fatto la storia della città

NAPOLI – Coraggiose e passionali, vissute combattendo per difendere i propri diritti, in contesti storici e culturali dove troppo spesso le loro voci rimanevano inascoltate. In occasione della Giornata Internazionale della Donna, un viaggio fra le figure femminili più celebri ed amate del capoluogo campano, che con forza e tenacia hanno finito per segnarne indelebilmente il corso degli eventi.

Come spesso si dice, “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”. Mai affermazione fu più azzeccata per la bella Napoli, città unica al mondo, affascinante e contraddittoria proprio come le tante donne a cui ha dato la vita o che ha ospitato. Tante, tantissimi personaggi femminili che hanno coadiuvato messaggi di speranza e di emancipazione, che hanno lottato per l’ottenimento di un’identità sociale e culturale e per i propri diritti, divenendo non solo un simbolo per la città campana ma un modello da seguire in ogni dove, lasciando in eredità alle generazioni successive l’intraprendenza, il coraggio, la sapienza ed un indomito spirito rivoluzionario.

PARTENOPE, A’ FEMMENA

Napoli non è nata Napoli, è nata Partenope. L’origine del suo nome, infatti, nonché della città stessa, è da ritrovare nella sirena il cui canto e la cui bellezza non stregarono Ulisse ma riuscirono a farlo con i pescatori dell’isolotto di Megaride, dove il mito narra che la creatura dal volto incantevole sbarcò già senza vita. I pescatori la seppellirono dove oggi sorge Castel dell’Ovo, eleggendola a protettrice della comunità e della città che andava sviluppandosi. Nel tempo la sirena Partenope ha conquistato i cuori dell’intera comunità, ha donato il nome al suo villaggio ed è tuttora presente nell’atmosfera di Napoli, sempre ed ovunque:  riprende il mito greco quando la troviamo come donna-uccello nella Fontana della Spina Corona in via Giuseppina Guacci Nobile; riprende quello medievale quando la vediamo ergersi a Mergellina con il corpo sinuoso di una donna-pesce; riprende gli stili contemporanei della street art la Partenope del murale di Francisco Bosoletti a Materdei: mediterranea, un po’ uccello ed un po’ pesce, un po’ donna ed un po’ dea, che da quindici metri di altezza attira l’attenzione di ogni passante. Nei secoli, sono diventate Partenope tutte le formose, ammiccanti, provocanti ed eccessive sirene e figure femminili che si dissolvono con ironia e sfacciataggine lungo i vicoli di Napoli.

‘A CAPA ‘E NAPULE

E’ quella di Donna Marianna, una testa di marmo che per i napoletani raffigura ovviamente una Partenope, trasportata dalle onde fin nei pressi della chiesa normanna di San Giovanni a Mare, come a simboleggiare una dea ribelle e rivoluzionaria che riemerge dalle acque a scuotere gli animi dei cittadini. E’, in realtà, una testa di Afrodite di origine magnogreca, a cui durante il periodo della Repubblica del 1799 venne affibbiato il nome di Marianna, ripreso dalla Marianne della Rivoluzione francese che rappresentava gli ideali repubblicani. “ ’A capa ‘e Napule ” ha accolto le preghiere, i pianti, i sogni, le proteste e le preoccupazioni di un popolo che ha sempre riposto piena fiducia e speranza nel suo grottesco viso materno. Dalle avventure che l’hanno coinvolta ed hanno messo a dura prova la sua felice esistenza, Donna Marianna ne è sempre uscita vittoriosa, così da consolidare nei cuori devoti dei popolani la sua l’immortalità e l’invincibilità del suo simbolo di forza femminile. Come quando, nel 1647 subì un attacco da parte degli spagnoli durante la rivolta di Masaniello, che le costò il naso, facendo cadere i napoletani nello sconforto. Le venne ricostruito solo due secoli dopo, quando si ritrovò malauguratamente fra i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Ad oggi, Marianna sembra aver trovato la pace: l’originale si trova a Palazzo San Giacomo, ma una perfetta copia ci osserva dall’esterno della Chiesa di San Giovanni a Mare, recitando le parole “Donna Marianna ‘a capa ‘e Napule torna nel suo quartiere”.

ARTEMISIA GENTILESCHI

Le femmene di Napoli: ritratto di Artemisia Gentileschi. Foto da ufficio stampa di Palazzo Blu Pisa

Nel Seicento, come in tante altre epoche, per le donne non era certamente contemplata la carriera intellettuale e tantomeno quella politica, cosicché si rendeva necessaria una grande dose di astuzia ed una di fortuna, per farsi strada nei luoghi dell’istruzione, riuscire a studiare e viaggiare. Ce lo testimonia la tumultuosa vita di Artemisia Gentileschi, per la quale essere figlia del celebre Orazio Gentileschi, pittore di corrente caravaggesca, non gli aprì comunque facilmente tutte le porte. Non fu facile per lei rendere noto ed apprezzato il suo enorme talento, slegarlo da quello di suo padre e rivendicarne la sua diretta appartenenza. Napoli accolse la pittrice romana nel 1630 e la ospitò fino alla sua morte, richiedendole preziose ed importanti committenze, tra cui il “San Gennaro” per il Duomo di Pozzuoli. Sebbene sia precedente alla sua permanenza a Napoli, lo stupro subito nel 1611

dal maestro Agostino Tassi segnò drammaticamente la sua vita, anche quella artistica. Rivediamo Artemisia in tutta la sua rabbia, la sua voglia di riscatto e di denuncia, in “Giuditta che decapita Oloferne”, conservato nel Museo di Capodimonte e realizzato dall’artista fra il 1612 ed il 1613. Il processo per la violenza subita e la sua arte rappresentarono per lei la sua lotta all’emancipazione e la sua rivincita sui soprusi di una società maschilista.

LUISA SANFELICE

Le femmene di Napoli: L’arresto di Luisa Sanfelice, dipinto di Modesto Faustini

Maria Luisa Fortunata de Molina, conosciuta come Luisa Sanfelice, fu una donna dalla personalità dirompente probabilmente mai esistita, personaggio femminile apparso in molte opere letterarie e cinematografiche e su cui sono state costruite diverse trasposizioni.

“Sanfelice” era il cognome del marito, suo cugino Andrea, poco stimato dai genitori di Luisa ma i cui familiari godevano di grande considerazione da parte dei Borbone. I due innamorati si sposarono comunque, nel 1781, cominciando la loro vita insieme fra tradimenti, miseria e pettegolezzi. Com’è spesso accaduto nella storia, la bellezza e la personalità forte di una donna hanno attratto molti corteggiatori e di conseguenza un folto e variegato numero di maldicenze di quartiere. Amata, contesa, al centro di triangoli amorosi, venne condannata a morte dagli stessi Borbone poiché ritenuta coinvolta nella celebre congiura dei Baccher, riuscendo in un primo momento a farla franca fingendosi incinta, con l’aiuto dei tanti napoletani che la ritenevano innocente. L’11 settembre 1800, Luisa fu giustiziata in Piazza Mercato e la sua tragica fine è avvolta da misteri e, probabilmente, da leggende: il boia, per istinto di protezione da un colpo di fucile partito per sbaglio, sbagliò il colpo d’ascia ferendo gravemente Luisa, ma senza ucciderla subito. Si narra di come la poveretta tentò di scappare con la testa ancora semi attaccata al collo, prima di essere raggiunta dal boia che per finirla utilizzò un coltello. Secondo il mito popolare, ogni 11 settembre in Piazza Mercato il fantasma di Luisa Sanfelice torna a far visita in due possibili configurazioni: in tutta la sua bellezza ed il suo fascino, o in alternativa insanguinata con la testa ciondolante. “Via Luigia Sanfelice”, celebre strada del vomero in stile liberty, porta il nome di una donna che, esistita o meno, rappresenta un ideale femminile incompreso e coinvolto ingiustamente nelle trame della rivoluzione napoletana del 1799, simbolo di salvezza della Repubblica.

MARIA PUTEOLANA

Le femmene di Napoli: la raffigurazione di Maria Puteolana

Di lei sappiamo poco, lo stretto necessario per poterla definire un’eroina. Nata a Pozzuoli, emerse in tutto il suo coraggio nel corso del XIV secolo, sotto gli Angioini, difendendo la sua terra con le unghie e con i denti dagli attacchi dei saraceni. Non si diede mai per vinta e combatté fino alla morte, avvenuta per mano dei nemici.

MARIA LORENZA LONGO

Nobile e di origine catalana, vedova con figli, decise di dedicare la sua intera vita alla cura dei malati, in ricordo del passato in cui aveva sofferto di artrite reumatoide. Nel 1522 trasferì i suoi pazienti, con un’emozionante processione, dall’ospedale di San Nicola sino alla collina di Caponapoli, dove la leggenda narra sia stata sepolta Partenope. Nasce così, Santa Maria del Popolo degli Incurabili, che nel tempo si trasformò in una città ospedaliera importantissima, all’avanguardia, in grado di offrire cure gratuite ed ospitare reparti specializzati e sezioni di ricerca scientifica. Vi hanno lavorato i migliori medici, fra cui, il futuro eccezionale clinico Antonio Cardarelli, in quello che già nell’Ottocento era noto come il più grande e innovativo ospedale del Regno delle Due Sicilie. L’ospedale di Maria Longo si trova tuttora a Caponapoli ed è ancora attivo. Sono state le monache di clausura del monastero di Santa Maria di Gerusalemme, dove Maria Longo è sepolta, a lanciare qualche anno fa un appello tramite i social, chiedendo aiuto per salvare dalla chiusura il reparto di maternità ed il pronto soccorso ostetrico-ginecologico, ricordando a tutti come la fondatrice si sia battuta anche e soprattutto per la salute e la dignità delle donne.

ELEONORA PIMENTEL FONSECA

Le femmene di Napoli: Eleonora Pimentel Fonseca

Nata nella Roma settecentesca ma trasferitasi a Napoli da bambina, Eleonora Fonseca è rimasta nella storia per essere stata una donna intelligente, raffinata, intellettuale poetessa e giornalista multilingue. Peculiarità davvero eccezionali per una ragazza dell’epoca, soprattutto se si pensa alle difficoltà che ha dovuto affrontare durante la sua vita: un matrimonio combinato ed un marito violento, il coraggio di chiedere la separazione ed affrontare il processo. Eleonora non era amata come Luisa Sanfelice, poiché portatrice di reali e concreti ideali repubblicani, che sembra quasi di poter ancora respirare nei Quartieri Spagnoli dove la donna ha vissuto e dove ha forse anche organizzato incontri politici segreti. Divenne addirittura bibliotecaria della Regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, finché il suo costante impegno politico volto al progresso delle classi meno fortunate non le valse la nomina da parte del Governo provvisorio a Direttrice del primo giornale politico della città, “Il Monitore Napoletano”. Poco dopo, venne condannata e salì al patibolo per aver scritto parole contro il Re. Indimenticabili le sue ultime parole, una citazione da Virgilio: “Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo”.

MATILDE SERAO

Le femmene di Napoli: Matilde Serao

Testarda e tenace sin da bambina, ad otto anni quasi non sapeva leggere né scrivere, a quindici anni chiese di essere ammessa alla Scuola normale femminile di Napoli senza avere un titolo di studio. La determinazione nel voler seguire le orme di suo padre nella carriera giornalistica l’avrebbero senza dubbio portata lontano. Alla fine dell’Ottocento guidò assieme al marito Edoardo Scarfoglio il “Corriere di Roma”, il “Corriere di Napoli” e il “Mattino”, passando dopo la loro separazione alla guida de “Il Giorno” nel 1904, che diresse fino alla sua morte. A tutto questo, va aggiunto e non tralasciato l’impegno come letterata con il quale Matilde ha tramandato ai posteri la Napoli che ha vissuto, le ambizioni, le congiure, la psicologia del singolo e della collettività, ma soprattutto quella femminile. Ne “Il ventre di Napoli” la Serao esprime tutta la sua modernità e con il suo stile oggettivo da cronista racconta con estremo realismo la disperazione di una città colpita dal colera del 1884, sbattendo in faccia al mondo miseria e nobiltà di Napoli viste con gli occhi di una donna piena di ideali. Malvista dai fascisti, Matilde lascia questo mondo con il romanzo “Mors tua”, dove si schiera contro la guerra e le sue barbarie.

MADDALENA CERASUOLO

le femmene di napoli
Maddalena Cerasuolo e Antonio Amoretti armati in attesa di entrare in azione a Santa Teresa al Museo angolo vico della Purità, Napoli, 30 settembre 1943

Per tutti “Lenuccia”, indimenticabile operaia che con coraggio animò le Quattro giornate di Napoli nel settembre del ’43. La guerra tanto detestata dalla Serao arrivò quando lei era già morta da tempo, ma la città non rimase priva di giovani donne insignite per il loro valore, come l’allora ventitreenne Lenuccia Cerasuolo. Schierata contro i nazifascisti assieme ai partigiani di Materdei e del quartiere Stella, si pose a difesa del Ponte della Sanità, che oggi porta il suo nome.

LUCIANA VIVIANI

le donne più famose della storia di Napoli
Le femmene di Napoli: Luciana Viviani. Foto di Giuliano Longone – Opera propria, CC BY-SA 3.0

Laureata, ragazza della resistenza, impegnata nel Pci, è stata partigiana e attivista del movimento femminile, nonché deputata per quattro legislature dal 1948 al 1968.

Una donna semplice ma che fece dell’impegno politico e della lotta per i diritti delle donne la sua ragione di vita, portando avanti battaglie di ogni tipo e campagne per la libertà della maternità, il divorzio, l’aborto e gli asili nido.

TITINA DE FILIPPO

le donne più famose della storia di Napoli
Le femmene di Napoli: Titina De Filippo

Titina non è stata solo la sorella di Eduardo, ma icona e modello per il teatro napoletano. Lei come altre, le vere donne di Napoli, ha plasmato i volti dei personaggi femminili napoletani fittizi e leggendari, donandogli autenticità ed immortalità. Fra i tanti, quello di Filumena Marturano, che assieme alle sue lotte per il riconoscimento della sua dignità di donna viene interpretato e fortemente sentito da Titina De Filippo.

SOPHIA LOREN

le donne più famose della storia di Napoli
Le femmene di Napoli: Sophia Loren

Colei che non ha bisogno di presentazioni. Sophia Loren, pseudonimo di Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone, nasce a Pozzuoli ed è considerata una delle più importanti attrici italiane della storia del cinema. Ha iniziato la sua carriera giovanissima e già agli inizi degli anni cinquanta, grazie ai suoi personaggi è entrata a far parte del grande schermo e dell’immaginario collettivo. Icona di stile e bellezza, con innumerevoli pellicole quali “Pane amore …”, “Matrimonio all’italiana”, “Ieri, oggi e domani” ha vinto numerosi premi, fra cui due Oscar. Ritenuta una delle donne più belle della storia del cinema, ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Napoli nel 2016ed è stata introdotta nel 1999 dall’American Film Institute al ventunesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema, l’unica della lista ad essere ancora in vita.

ELENA FERRANTE

Le Femmene di Napoli le donne più famose della storia di Napoli
Le femmene di Napoli: i libri di Elena Ferrante

Nata e cresciuta a Napoli, è diventata un punto di riferimento per la letteratura contemporanea dopo la pubblicazione di diversi romanzi quali “L’amore molesto” e “I giorni dell’abbandono”, da cui il cinema ha tratto pellicole di grande valore. Consolida il suo successo solo con la saga de L’amica geniale, la storia di un’amicizia fra due bambine divenute donne, sullo sfondo di una Napoli difficile e violenta ma colorata, affollata e rumorosa, in cui le personalità dei due soggetti femminili cercano di esprimersi e farsi strada ad ogni costo. Ma chi è davvero Elena Ferrante? E’ opinione diffusa che la scrittrice pubblichi con uno pseudonimo e che quindi questo non sia il suo vero nome, anche se quest’ipotesi non è mai stata confermata dall’autrice. La Ferrante è stata definita una delle migliori autrici italiane dei nostri giorni, “L’amica geniale” viene considerato un lavoro di grande spessore ed è per questo motivo che il New York Times lo ha addirittura comparato a “I Promessi Sposi”.

 

Michela Ludovici

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