Giovanni Gastel (1955-2021)

Giovanni Gastel (1955-2021)

Il COVID-19 si è preso Giovanni Gastel, uno dei più grandi fotografi della sua generazione, diventato famoso per le sue foto di moda e in seguito per la maestria nel ritrarre personaggi iconici del nostro tempo. Ma si può dire che non vi siano stati limiti di genere per la sua pulsione creativa, culminata nell’emersione di uno stile nel quale i tratti invarianti  esaltano l’estetica eterogenea delle immagini di cose e corpi.

La domanda sul perché è come sono diventato un fotografo mi ha sempre messo nell’imbarazzo. Devo ammettere che il mio coinvolgimento in questa professione è avvenuto per caso e, per certi versi, rimane un mistero. Da giovanissimo ero molto interessato alla creatività: scrivevo poesie, facevo l’attore…La scrittura soprattutto mi convolveva molto, Sono approdato alla fotografia a 17 anni. Fotografavo in perfetta solitudine e senza maestri. In sette o otto anni percorsi le tappe dell’apprendimento del linguaggio fotografico. Poi un giorno alcuni amici, vedendo gli scatti che facevo, mi spinsero a insistere e mi ritrovai senza volerlo aggrappato in modo ambivalente alla macchina fotografica. Infatti, giorno dopo giorno mi appassionavo sempre di più alle sfide formali implicite nel linguaggio della fotografia. Ma non sono mai riuscito a colmare la distanza che sentivo con la scrittura. Solo quando scrivo sono coinvolto in profondità. Con  la fotografia è tutto troppo legato ai nervi, all’attimo, all’estrema sintesi”. Con queste parole pubblicate sul catalogo della mostra, Giovanni Gastel, accompagnava la scelta di scatti fotografici che documentavano in estrema sintesi la sua attività come fotografo di moda, presentati in una esposizione collettiva che organizzai a Portofino verso la metà degli anni novanta del novecento. Sono passati tanti anni e quindi non sono sicuro che durante la fase di completa maturità professionale il grande fotografo non abbia cambiato idea. Quello che posso dire è che a mio avviso le sue immagini hanno sempre fatto emergere tracce di “pensiero” nel fotografabile. Per usare una espressione forse più giusta, potremmo dire che la tipica foto di Gastel tende a presentarsi come una “forma di pensiero poetico” nel senso che la configurazione dell’oggetto (o del soggetto) fotografato e i contenuti ad esso aggregabili si presentano come una unità duale leggermente sfasata. Una specie di scrittura quindi, non lineare e di conseguenza “poetica”. In altre parole, io non trovo nelle sue foto alcuna ossessione tecnica/formale tipica di molti grandi fotografi e ovviamente nemmeno un dominio del senso ordinario delle cose (la foto realistica interessa Gastel fino ad un certo punto): sì certo! sono foto magistrali, ma la loro perfezione non sembra dipendere in modo specifico dalla tecnica e nemmeno dal senso immediato della composizione. Forma e contenuto dell’immagine presentano leggere asimmetrie che non permettono di scegliere l’uno o l’altro come centrale nella sua visione. Come spiegare diversamente la percezione di ironia, di straniamento surreale e lo stupore di una bellezza immersa in colpi di scena mai fuori tono, che provo guardando le sue foto icona? In esse vedo delinearsi uno stile creativo nel quale i tratti invarianti sembrano al servizio di qualità dell’immagine dominate dall’eterogeneità. Insomma, uno stile libero da ogni definizione rigida, aperto a sperimentazioni. È chiaro che in questo modo di intendere il processo creativo, scompare l’antinomia tra un interno responsabile dei contenuti e un esterno portatore delle stigmate dello stile. Lo stile al quale pensa Gastel non è tecnica e autonomia della forma. Quando guardi una foto basata non su ciò che intendiamo normalmente per “realtà“ (come potrebbe essere uno scatto di un reporter) ma che risponde in qualche modo alle vibrazioni di una sensibilità in processo, sembra suggerirmi Gastel,  tu vedi una immagine-superficie, bucata o resa porosa dalla sua distonia rispetto il reale, con la simultanea domanda di senso che emerge fin dall’inizio di ogni fenomeno percettivo. Ecco perché anche con le immagini si può fare “poesia” ovvero mettere in movimento la sensibilità e alludere a sussulti interiori, considerati dai filosofi esperienze essenzialmente private ma che gli artisti spesso riescono a trasmettere in modo convincente.

Tra l’altro, non è banale ricordare che uno stile creativo rigido, prima o poi, finisce con deludere i committenti della moda. Un sistema estetico altamente conflittuale dove in teoria tutti possono imitare/emulare tutti, inflazionando i look e per il quale due volte all’anno sono previste “prove di affidabilità” (tra le quali possiamo annoverare le famose fashion week, dove con grande clamore mediatico indirettamente avviene il confronto tra le strategie estetiche di marca di fronte ad un pubblico specializzato), il cambiamento, la novità, la sincronia con le tendenze (vere o presunte, non importa) del momento, possiamo certo vederle come un “gioco” a patto di non dimenticarne la crudeltà di fondo. I rumori di questa guerra simbolica mai dichiarata tra marche sfuggono al largo pubblico. Ma basta fermarsi ogni tanto a guardare il resoconto delle aziende in difficoltà per comprendere il lato cruento di avventure imprenditoriali apparentemente focalizzate su questioni ludiche (una volta si parlava di industria dell’effimero). Anche i fotografi di moda sono fatalmente presi dal processo di progressivo scivolamento estetico che svuota determinate forme di ogni contenuto efficace e ne impone altre. Gastel come fotografo di moda è stato un grande costruttore di modi di apparire/essere immaginari, sfruttati dalle marche per comunicare i propri prodotti. Probabilmente non ha tardato molto a comprendere che il concetto di stile interpretato come una struttura rigida favoriva certamente il riconoscimento di una identità creativa e ne massimizzava l’eventuale successo, ma toglieva alla creatività di un autore spazio e opportunità per modificare secondo un regime di cambiamento dai ritmi imprevedibili, gli stilemi necessari per mantenere la narrazione visiva leggermente più avanti rispetto alle aspettative consapevoli del pubblico mainstream. A mio avviso la passione per l’arte e la sua sensibilità poetica lo hanno aiutato moltissimo a delocalizzare lo stile, trasformandolo da schema o struttura rigida in qualcosa di sfumato, interiore più vicino all’etica che all’estetica.
Di passaggio, mi piace sottolineare un ulteriore aspetto: la scoperta, dopo anni di allenamento da autodidatta, che anche con la fotografia era possibile l’afflato poetico forse, apres coup, ci aiuta a comprendere il perché Gastel, malgrado la mancanza di profondità delle immagini rispetto alla scrittura, denunciata nella sua fase giovanile, è diventato un grande fotografo e non uno scrittore dello stesso rango. 

Infatti se guardiamo il repertorio di immagini che lo hanno reso famoso (guardate un qualunque catalogo delle sue numerose mostre) è scontato rilevarne la diffusa pregnanza artistica, qualunque sia il soggetto dell’immagine. Anche quando lavora per l’advertising di prodotti ordinari gli oggetti/soggetti che ritrae a me sembrano presenze simboliche che rimandano ad altro. Gastel è un fotografo che quando si scontra con l’interessante, non sente il bisogno di catturarlo con l’immediatezza dell’atto fotografico, bensì ha bisogno di riprodurne gli effetti in studio. Il suo approccio alla realtà della cosa fotografabile richiede una mediazione. Credo che sia questa la fase decisiva che lo caratterizza come artista non solo perché il suo approccio reclama controllo, sottrazione di stimoli, focalizzazione di effetti (ripulitura dalla scena dell’eccesso di reale che normalizza l’immagine). Non è solo una questione di orchestrazione di stimoli. Il fatto è che in questo modo Gastel colloca ciò che chiamiamo stile all’interno del processo, là dove di solito pensiamo ci siano i contenuti o le idee. Infatti le sue immagini non sono mai decorative o catturate dal bisogno di abbellire tipico di un certo immaginario della moda e del design. Le configurazioni di elementi formali che Gastel traduce in immagini pregnanti creano equilibrio tra l’apparire ed essere. Il messaggio sembra essere questo: il modo in cui le cose appaiono è il loro modo di essere. Quindi tra stile e la verità non c’è alcuna antinomia. Non ci credete?

Vi invito a guardare con attenzione i suoi ritratti (sono stati esposti al Maxxi di Roma fino al 5 marzo nella mostra The people I like): non pare anche a voi che il loro segreto sia che la maschera è il volto? Ovvero che nel nostro apparire risuoni il nostro modo di essere!

Al Maxxi sono stati esposti 200 ritratti di Gastel: da Barack Obama a Marco Pannella, da Germano Celant a Ettore Sottsass, da Bebe Vio a Luciana Littizzetto, da Monica Bellucci a Miriam Leone, da Vasco Rossi a Tiziano Ferro.

Perché insistere sullo stile di Gastel? Non potrebbe essere più proficuo concentrarsi sul significato delle sue immagini? Il problema nasce nel momento che non possiamo liquidare le sue immagini con etichette discorsive lineari. Per esempio: le sue foto sono bellissime ma di una bellezza spesso insensata, più vicina allo stupore che alla percezione armonica. 

D’altra parte se Gastel ha sempre ricordato nelle sue interviste. il primato di una creatività capace di prendersi dei rischi di certo non intendeva riferirsi a standard o a codici che garantiscono l’immediatezza di un senso lineare. “I creativi devono lavorare su ciò che li differenzia dagli altri: la propria unicità”…Ecco una frase che ripeteva spesso. Ai giovani fotografi diceva:“La creatività ha bisogno di un punto di vista, e questo punto di vista deve essere il tuo. Ogni essere umano ha dentro di sé uno stile, ognuno di noi è unico nell’universo, c’è una assoluta unicità in tutti noi”. Ma allora come mai i creduloni prevalgono? L’unicità si perde facilmente. Impariamo in fretta a narcotizzare le lievi distonie che rendono uniche le nostre percezioni. E infatti proviamo conforto e soddisfazione nel conformarci a opinioni generali. Ecco perché sono importanti gli artisti che lavorano sulle proprie distonie trasformandole in stili individuali. Essi divengono i difensori di valori altrimenti soffocati dalla rassicurante forza delle abitudini. Uno di questi valori lo chiamiamo creatività e se seguiamo le indicazioni di Gastel il lavoro creativo consisterebbe nel vedere tutto da una posizione distonica. L’idea che la creatività debba essere leggermente distonica cioè disponibile ad alterare a disordinare attese e disposizioni si compenetra perfettamente con un progetto estetico basato su uno stile individuale che fonde maturazione tecnica con esperienze interiori che lo ancorano nel campo della sensibilità più che del senso (che come ricordava R.Barthes ha sempre a che fare con il gregge).

Il senso deviato, un po’ storto, delle immagini di Gastel è divenuto il suo marchio di fabbrica. Prendiamo come esempio l’ultimo scatto ufficiale della sua vita professionale fatto per la capsule  AvantGarde di Chiara Boni.

Il personaggio raffigurato è Malika. Il simbolo della conchiglia, già utilizzato dall’autore in un altro celebre scatto appartenente alla serie “Metamorfsi”, dalla quale discende, credo, la tonalità calciforme e monocromatica del ritratto, in questa occorrenza rimanda certamente al ricciolo attualmente più usato al mondo che è @ della tastiera del vostro computer, delle e-mail in internet. Ovviamente come simbolo ha una storia molto più antica. Ma è anche un guscio a forma di spirale che riveste e protegge un gasteropodo. Evoca la bellezza sia per la forma che per le proprietà antirughe e antisecchezza della bava di lumaca (il volto quasi trasparente di Malika poeticamente collega la forma chiocciola al contenuto ricordato). 

Lascio al lettore il piacere di trovare le narrazioni possibili che lo scatto di Gastel può far emergere in correlazione con il progetto moda da valorizzare (la capsule AvantGarde P/E 2021 Chiara Boni, of course!). Personalmente vedo un ingegnoso tentativo di fondere biologia, poesia visiva e moda: abiti che come una seconda pelle ringiovaniscono/curano le imperfezioni del corpo.  

Ma dove riscontro lo stile Gastel? Nel desiderio arbitrario di mettere in gioco elementi discordanti senza mai cadere nel kitsch, nella volgarità o in ciò che potremmo percepire come bruttezza. La sua bellezza potrà apparire surreale, il gioco del senso ingiustificato e arbitrario, ma sfido chiunque a non provare alla fine dello sguardo quando dalle prime percezioni si gerarchizzano le informazioni che l’oggetto (la fotografia che stiamo guardando) ci trasmette, sfido chiunque a negare il sentimento di strana bellezza che Gastel riesce a farci fruire. 

Guardate la foto con la gabbietta per gli uccellini ai piedi della modella. L’elemento surreale cioè oggetti apparentemente insensati, dalla valenza onirica, presi nel campo visivo, sono arbitrari e al tempo stesso necessari come le regole di un gioco inventato ad hoc dal fotografo. In questa immagine trovo una sorta di tributo ad uno dei fotografi che probabilmente hanno maggiormente influenzato Gastel ovvero Irving Penn, una leggenda nella moda della seconda parte del novecento. 

Come Penn, Gastel ha una forte impronta di stile ma anche la capacità di rendere eterogenea la percezione dell’immagine. Cioè lo stile non diviene mai uno schema ripetitivo. L’impronta non è la scarpa o il piede che la calza. Mantenere una certa distanza significa strappare lo stile ai manierismi che fanno attrito con il necessario mito della novità e della creatività senza i quali la moda verrebbe schiacciata sul polo della gregarietà, della massificazione, del deja vu, dell’invisibile.

Gastel è stato molto amato dai più autorevoli marchi della moda per la sua propensione a rispettare la legge morale dell’artista che noi percepiamo come emersione di uno stile ammantato di arbitrarietà, sintonizzandola con una ironica, intelligente e curiosa abilità nel dare movimento ad un immaginario fatalmente attratto dall’eterogeneo. 

Negli anni ‘80, decisivi per il suo coinvolgimento nella moda ricordo in particolare i suoi scatti per Krizia (Mariuccia Mandelli). Guardate le due immagini della campagna che fece per la stilista nell’87. Le definirei esemplari. I plissé metallizzati del look più che sculture sono organismi/protesi nati in simbiosi mutualistica con corpo della modella. Anche in questo caso si può notare facilmente la sensibilità del fotografo nel trasformare ciò che dovremmo percepire come un involucro drammatico in qualcosa di leggero, tanto leggero da far pensare a ciò che in metafisica i filosofi definiscono l’essere. Rendere sostenibile l’essere e soprattutto farlo dipendere da ciò che sta fuori è di fondamentale importanza per la costante rielaborazione dell’immaginario della moda. In questo progetto di una estetica contemporanea capace di innalzare la moda ben al di sopra delle pur necessarie impalcature commerciali, Gastel si è rivelato un artista/fotografo prezioso, sensibile ed efficace. Lo rimpiangeremo e di certo lo ricorderemo a lungo.

 

Addenda

Cliccando sul link che segue, troverete un articolo in lingua inglese di qualche anno fa, dedicato a Giovanni Gastel. In quell’occasione focalizzai la mia attenzione su questioni che nell’articolo di commiato dal grande fotografo, non ho toccato.

Gastel: the prince of photographers

Lamberto Cantoni
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44 Responses to "Giovanni Gastel (1955-2021)"

  1. mauri   16 Marzo 2021 at 07:48

    Io ricordo la mostra alla Triennale di Milano del 1997. Non conoscevo bene il suo lavoro e mi fece una forte impressione. Dopo quella mostra è stato più facile seguirne il percorso professionale e artistico. Sul suo stile non saprei cosa pensare. Inafferrabile forse. Recentemente mi sono piaciute moltissimo la serie di foto dedicate alle ninfe e quella intitolata Metamorfosi. Definire Gastel un fotografo di moda è molto riduttivo. Per me è semplicemente un artista.

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  2. Noemi Nevola   16 Marzo 2021 at 16:21

    Comincio col dire che mi dispiace molto per questa grande perdita. Giovanni Gastel un grande creativo voltosi al linguaggio fotografico. Il fatto che le sue fotografie incrementino una sorta di pensiero poetico intrinseco in esse è qualcosa di spettacolare e emozionante. La fotografia è un ottimo strumento che da realtà volge ad illusione.

    L’ironia con cui si pone, l’asimmetria che non valorizza necessariamente un soggetto e la tecnica e composizione che non dipendono da standard prestabiliti fotografici lo caratterizzano rendendolo un po’ “fuori dal normale”. Probabilmente verrà ricordato per essere fuori dalle righe, sappiamo che chi fa qualcosa di diverso o a volte è incompreso viene poi ricordato o utilizzato in contrapposizione a un qualcosa di consequenziale e prestabilito.

    Insomma uno stile libero e creativo che non ha necessaria attinenza al vero, alla realtà. Un qualcosa di magico se vogliamo vederla con occhio romantico.

    La parte in cui lei dice che “la comprensione del concetto di stile interpretato come una struttura rigida favoriva certamente il riconoscimento di una identità creativa e ne massimizzava l’eventuale successo, togliendone però la creatività di un autore, spazio e opportunità” favorisce numerosi spunti. Sono sicura che questo sia vero, le tendenze vanno e vengono e seguirle è l’unica cosa che permette di andare avanti in certi campi… L’unica cosa che si può fare per scampare a questo e rimanere comunque nel settore è diventare la “tendenza”, come in molti fanno.

    La fama svanisce e passa proprio come lo fanno le tendenze, alcuni vengono ricordati altri buttati nel dimenticatoio, così è e così rimane.

    Ed è per questo che quando i progetti non sono strutturati e non hanno una valenza anche etica o concettuale oltre che estetica hanno vita breve nonostante possano aver avuto successo.

    Il fatto che Gastel riesca a far convivere stile e verità, apparire e essere e ciò che lo valorizza e che lo innalza al podio degli artisti e dei “ricordati”.
    Le sue immagini hanno significato, parlano ed è questo che le rende magiche e insostituibili.

    Il disordine. Qualcosa che cerchiamo sempre di spiegare, appiattire, interiorizzare. Abbiamo il desiderio intrinseco in noi stessi di arbitrarlo, proprio come Gastel cerca di fare nelle sue foto. È questo che le arricchisce e che in qualche modo le armonizza e da loro una sorta di equilibrio.

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  3. Beatrice Ricci   17 Marzo 2021 at 11:50

    Giovanni Gastel è stato un outsider nella fotografia di moda che è stato capace di uscire dai canoni del settore, distinguendosi così dalla massa attraverso uno stile innovativo e personale capace di unire poesia, teatro, antropologia, psiche e amore all’interno di un solo scatto.
    Attraverso le sue fotografie Gastel è riuscito a raggiungere l’animo umano catturandone gli splendori e allo stesso tempo le fragilità regalando allo spettatore immagini che vanno oltre la forma e che riescono a far riflettere; aspetti che, in un’epoca satura di immagini superficiali, belle visivamente ma prive di contenuto e fini a sé stesse, vengono sempre più a mancare.
    La fotografia di Gastel riesce a trasportare il pubblico in un mondo surreale, iperrealistico, metafisico che si rifà alla storia dell’arte e la poesia, distaccandosi dai canoni della fotografia dettati dall’industria della moda, dando così un’interpretazione personale di ciò che sta immortalando che va aldilà dell’abito stesso; infatti Gastel stesso affermò: “Sono sempre stato più interessato a quello che intravedevo piuttosto che a quello che vedevo direttamente. Il reale come spunto. La visione periferica porta con sé stimoli e particolari spesso più attraenti e interessanti della visione centrale”.
    La fotografia di Gastel è in grado di trasmetterci un senso di eleganza unico nel suo genere, infatti come lui dichiarò nella sua autobiografia “ Un eterno istante. La mia vita” pubblicata nel 2016 : “Ho capito, come in una folgorazione, che l’eleganza non è una conquista culturale ma una virtù animale” ed infatti nelle sue opere spesso emerge il tema della metamorfosi dell’essere umano che si abbandona ad una dimensione animale, primordiale, per poi ritornare in una nuova forma umana.
    Il mondo della fotografia e della moda sicuramente sentirà molto la sua mancanza e penso che di persone come lui nel settore oramai ce ne siano rimaste veramente poche in grado di trasmettere ciò che lui riusciva a trasmettere con così tanta naturalezza e classe e che nel futuro, a causa di una società abituata alla velocità che fa sì che sempre più raramente le persone si soffermino sulle immagini e provino ad esaminarle, ci saranno sempre meno fotografi come lo è stato lui.

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    • Antonio Bramclet
      antonio   30 Marzo 2021 at 07:45

      Definire Gastel un outsider della fotografia di moda non mi pare corretto dal momento che viene notoriamente considerato uno dei più grandi interpreti di questo genere. Se fosse un outsider perchè la moda dovrebbe sentire la sua mancanza?

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      • luc97   30 Marzo 2021 at 08:04

        Per me Beatrice voleva solo dire che Gastel all’inizio aveva altre passioni estetiche e non che non fosse diventato un grande fotografo di moda. Forse queste passioni lo hanno fatto diventare diverso da altri fotografi professionisti quindi definirlo un outsider non è così sbagliato,

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  4. lucia morigi   17 Marzo 2021 at 11:50

    “Seguimi
    non ti prometto la pace
    ma attimi di intensa gioia
    che valgono una vita.”
    Questa è un piccolo estratto di una poesia dei Giovanni Gastel, dove descrive il pensiero che ha sulla vita. Una vita che non promette la pace ma attimi di gioia. Ed è quello che l’artista ha fatto, e che ha cercato di tramettere ad altre persone, proprio questi attimi di gioia. Per l’artista la fotografia fondamentalmente parla di te, di come le cose e le persone entrino dentro di te, che non sei uno specchio, ma un filtro attraverso cui passano colori, gioia, la tua cultura, quello che sei, e poi escono nuovamente sotto forma di reinterpretazione. Le fotografie per Gastel sono come messaggi in bottiglia, dove chi avrà la fortuna a di raccoglierli non dovrà tanto capire quello che ha scritto ma, piuttosto, dovrà capire che lui è esistito. Per lui la maggiorate del lavoro la fai chi osserva. Giovanni Gastel, è un’artista che ama il suo lavoro che ha reso il suo lavoro la sua vita.
    Vede tutto con occhi meraviglia e passione. Oltre alla fotografia anche la poesia era una delle sue passioni più profonde, è questo mi ha colpito molto. Gastel, in un’intervista disse che la poesia, paradossalmente, con la sua struttura e la sinteticità sarebbe stata perfetta per il mondo di oggi. Ma che sarebbe stato difficile, vivere di poesia. La fotografia , infatti sembra la trasposizione della poesia in immagine, che è poi diventata sia il suo lavoro ma anche la sua forma d’arte. Attraverso la fotografia lui mette tutto se steso si immerge completamente in essa. Tra lui e il soggetto che fotografa intercorre, sul momento, una grande connessione, gli dedica la sua assoluta attenzione, per quel tempo si isola dal mondo.
    Facendo una riflessione personale, lo considero un’artista che lavora con la vita, che la osserva e ne rimane strabiliato. Infine sono d’accordo col dire che verrà ricordato molto tempo.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   20 Marzo 2021 at 18:23

      In effetti il parallelismo tra forma poetica e atto fotografico, da te in qualche modo prefigurato non è male come idea. Uno scatto fotografico implica sintesi, brevità, sottrazioni…Quando nel mirino non c’è la documentazione della realtà del momento, l’atto fotografico può essere paragonato al lavoro di un poeta.

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  5. Aurora Verdone, LABA   17 Marzo 2021 at 11:58

    Avere stile e soprattutto affermare a livello mondiale uno stile che abbia successo è forse la sfida più grande per i creativi al giorno d’oggi, soprattutto a causa del sovraffollamento di contenuti presenti attorno a noi; è sempre più difficile inventarsi qualcosa di nuovo che abbia quel qualcosa in più in grado di stupire, soprattutto dal momento che la tecnologia e i mezzi per “fare arte” sono diventati sempre più accessibili. Non che quest’ultima sia una cosa negativa, ma sicuramente rende più difficile realizzare qualcosa di veramente straordinario, siccome chiunque potenzialmente riesce ad ottenere gli stessi straordinari, ma banali e quindi ripetitivi risultati.

    Io sono dell’idea che per riuscire a raggiungere uno stile che funzioni, per prima cosa, un aspirante creativo debba avere pieno controllo dei propri mezzi, in modo da sapere anche come rivoltarli “come un calzino”, sfruttarli in modo inaspettato, non convenzionale. è inevitabile che per raggiungere l’immagine che hai in mente la tua mano debba saper ricrearla, o per sempre nella tua mente rimarrà (a meno che non ci si possa concedere il lusso di avere qualcuno che lavora per te, ma a quel punto si presuppone che tu abbia già fatto carriera e ti sia affermato nel tuo ambito. Per cui sono sempre un po’ scettica quando la gente dice che oggi “non importa più la maestria/l’ingegno/l’abilità del creativo”).

    Ma ancora più importante è rimanere poliedrici e dedicarsi anche ad attività che non riguardano esclusivamente il tuo principale interesse. Gastel, prima di essere fotografo era appunto un poeta e se non fosse stato prima poeta forse non sarebbe mai diventato fotografo o quanto meno la sua fotografia non sarebbe stata la stessa. Crearsi una biblioteca culturale e imparare come si intersecano gli ambiti artistici è ciò che può davvero portare alla costituzione di uno stile maturo, riconoscibile e – soprattutto – intelligente e che allo stesso tempo rimarrà sempre vario, multiforme, mai statico e noioso.

    Gastel era un fotografo d’altra epoca ed è l’esempio di colui che è riuscito a sfruttare al meglio i mezzi che aveva a disposizione con le ispirazioni giuste. A mio avviso la sua fotografia è così ricca ed eterogenea perché non è semplice esercizio di stile fine a se stesso o frutto di un colpo di ispirazione improvvisa sognata di notte (secondo lo stereotipo che la gente ha degli artisti almeno.), ma perché è il risultato di un mescolarsi armonico ed ingegnoso di diverse conoscenze e capacità.

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  6. enzo   18 Marzo 2021 at 23:34

    Le foto di Gastel sono troppo perfette per credere a quello che scrive l’autore sulla sottovalutazione della tecnica da parte del grande fotografo. Non può esistere una fotografia elaborata come quella di Gastel senza un minimo di ossessione tecnologica come hanno tutti i fotografi.

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  7. maurizio   19 Marzo 2021 at 02:43

    Sono d’accordo con Enzo: dal punto di vista tecnico Gastel era un mostro di bravura. Le sue foto di ricerca lo dimostrano.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   19 Marzo 2021 at 08:27

      Sono d’accordo con voi, Gastel padroneggiava il mezzo. Vorrei aggiungere che non ho affatto scritto quello che credete di avere compreso. Ho semplicemente ribadito quello che il fotografo ci ha detto in numerose interviste, ovvero che l’ossessione per la tecnica non garantisce alcuna creatività efficace.

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  8. Siria Vaselli   19 Marzo 2021 at 10:32

    Gastel è una persona che è stata capace di trasformare un interesse in un qualcosa di più, ha imparata da solo quelle che erano le basi che potevano permettergli di diventare qualcuno. Penso che questo stia alla base del suo successo, ovvero essere se stessi e dimostrarlo agli altri tramite codici condivisi (in questo caso le basi della fotografia).
    Ammiro molto le foto di still Life da lui realizzate, unisce gli oggetti senza un apparente rigore e tantomeno senso logico.
    Questo rende interessante i suoi lavori.
    Le persone non solo apprezzano una buona tecnica e uno studio dettagliato del mestiere, ricordiamo che non tutti hanno la conoscenza di tale materia e determinate cose come le simmetrie le esposizioni o le inquadrature manco le nota.
    Ciò che nota è la sensazione che l immagine trasmette.
    Lui riesce a combinare i colori e a far scaturire emozioni sempre diverse usando però un retroscena di eleganza che scaturisce dai suoi scatti.

    Prendo ad esempio la foto di still Life “Scarpa appoggiata su una zolla d’erba”

    Questa foto comunica qualcosa a noi familiare come appunto camminare sull’erba, con un qualcosa di indefinito, ovvero non si sa perché sia una zolla di terra fluttuante su di uno sfondo rosso.
    I colori sono contrastanti, proprio come i concetti appena citati, poiché accosta rosso e verde; ma accosta anche eleganza a rozzezza.
    L’erba si colloca in un contesto contadino mentre la scarpa elegante fotografata si colloca in un ambiente altolocato con un certo stile ed eleganza.

    Riassumendo in questa foto vedo tanti concetti contrapposti che creano arte.

    Col tempo Gastel si dedica soprattutto al ritratto.
    Detto questo e guardando le sue foto deduco che voglia rispecchiare il suo successo nei suoi scatti.
    Mi spiego.
    Gastel è diventato famoso e ha imparato un mestiere in autonomia, facendo prevalere il suo istinto artistico e gusto personale senza focalizzarsi solo sulle tecniche comunemente conosciute in fotografia.
    Nei suoi ritratti ho notato che tende ad utilizzare molto il bianco e nero che se vogliamo ricorda il passato (la fotografia nasce in bianco e nero) e sembra che voglia rappresentare tramite i ritratti l’infanzia di chi fotografa. Sembra voglia fare emergere il talento (poiché le persone che fotografa vengono da svariati campi artistici: canto, comicità, televisione, sport ecc) nel suo stato primordiale e lasciare che ogni soggetto con la propria fisionomia poi vada a comunicare quello che realmente è.

    Credo che il successo si denoti dalla capacità oltre che di fare anche di comunicare e far emozionare.
    A quanto pare in ogni stile fotografico; dallo still Life alla fotografia ci è riuscito.
    L’emozione non muore mai.

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  9. Emanuele Maraldi   19 Marzo 2021 at 15:13

    “Ogni essere umano ha dentro di sé uno stile”, a parer mio alla base della difficoltà di trovare in se stessi uno stile proprio e originale c’è l’omologazione, il doversi adattare, il dover rinunciare quindi calpestare, magari involontariamente, la propria personalità. Tale adattamento, in un contesto artistico, sicuramente ci permette di essere accolti e inseriti in un gruppo che professa un determinato gusto estetico espressivo già esistente, che segue quindi una definizione di stile già preconfezionata, ma tutto ciò ci porta inevitabilmente ad annientare la nostra unicità.
    Sicuramente Gastel è riuscito a distinguersi e la sua propensione alla sperimentazione e una buona conoscenza degli strumenti tecnici gli hanno permesso di seguire una propria unicità di stile libera da schemi rigidi. Da fruitore che sono, penso che solo in questo modo si riesca realmente ad identificare e a captare nello scatto dell’artista la sua interiorità più vera e originale.

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  10. Claudia Varano   19 Marzo 2021 at 17:02

    Gastel è stato un interprete eccezionale degli anni che ha vissuto, un testimone straordinario della contemporaneità; con il suo profondo senso estetico ha saputo ritrarre e cogliere l’intimità dei grandi personaggi della moda e della cultura internazionale. Grazie alla sua capacità di fare di più con meno, le sue fotografie sono riconoscibili pur stando lontane da un’idea di stile che rimane sempre lo stesso, riuscendo così ad evolversi naturalmente.
    Con la sua morte scompare una pagina imprescindibile della storia della fotografia italiana, ma grazie alla sua arte continuerà a raccontarci di se stesso e dei tempi che abbiamo condiviso.

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  11. Pasqualini Cristiana   19 Marzo 2021 at 18:51

    Nonostante abbia iniziato a scattare senza una cultura fotografica alle spalle, Gastel è riuscito a vivere la fotografia in pieno in tutte le sue sfumature.
    Gli scatti di Gastel sono veri è propri capolavori caratterizzati da un’eleganza e da ritratti che possiamo considerare atti di seduzione, e con uno stile che non disdegna mai le piccole imperfezioni.
    Per creare un ritratto Gastel cercava sempre di entrare in qualche modo nella personalità di chi aveva ripreso per capire chi c’era davanti a lui.
    Nonostante poi potevano sembrare ripetitivi, invece erano ogni volta uno diverso dall’altro, andando ad enfatizzare gli sguardi con questo gioco di contrasti tra luci ed ombre.

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  12. Alice Colombari   20 Marzo 2021 at 11:05

    Come ho potuto riscontrare all’interno dell’articolo appena letto, Giovanni Gastel era un artista a tutto tondo dotato di un elegante e raffinata emotività utilizzata con precisa intelligenza all’interno dei suoi scatti.
    Coinvolgente ed interessante, non era semplicemente un fotografo di moda ma riusciva con i suoi scatti a creare qualcosa di unico.
    Molto spesso Gastel è stato definito fotografo – poeta e alla domanda ‘Giovanni Gastel è un fotografo – poeta o un poeta che fotografa?’ rispose che la fotografia per lui è raccontare il meraviglioso, raccontare il mondo e come vorrebbe che fosse. Gastel, infatti, utilizzava la poesia per entrare dentro se stesso e per mettersi a confronto con la realtà.
    Gastel con i suoi scatti tenta in un qualche modo di rappresentare lo ‘specchio dell’anima’ dei suoi ritratti, tenta di far emergere ciò che è apparentemente nascosto. In questo modo le sue fotografie rappresentano sempre qualcosa che non è mai scontato.

    ‘The people I Like’, per esempio rappresenta un insieme di ritratti di anime con una lunga e intensa carriera alle spalle.
    «The people I Like racconta il mio mondo» dice Gastel, «e le persone che mi hanno trasmesso qualcosa, insegnato, toccato l’anima…e per me questo non dipende dalla loro origine, estrazione sociale, gruppo di appartenenza o altro. L’anima è qualcosa di unico, indipendente e, come tale, non segue nessuno schema predefinito, come il cuore».
    Questa frase detta da Gastel rappresenta a pieno il suo lavoro: riuscire a far emergere dai suoi scatti quel qualcosa di magico che è apparentemente nascosto.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   22 Marzo 2021 at 09:10

      Fai attenzione a interpretare bene le parole di Gastel che hai ben citato. Non sta dicendo che i suoi ritratti “fotografano” l’anima dei personaggi. A me sembra che dica questo: nel progetto The people. I like ho presentato personaggi che mi hanno fatto percepire qualcosa di profondamente interiore. In altre parole, nella citazione che hai proposto Gastel sta parlando della sua anima e non tanto di quella dei personaggi. È un fraintendimento molto diffuso, legato al fatto che esistono abitudini discorsive che specificano la qualità superiore di un ritratto con frasi del tipo: quel fotografo ha catturato l’anima del soggetto. Sì, ma cosa significa veramente? Diciamo che questo gioco linguistico vorrebbe differenziare l’effetto maschera del volto cioè la posa legata al momento o allo status, dalla faccia intesa come superficie porosa nei confronti di moti interiori che, romanticamente, siamo propensi a considerare più veri ed emblematici dell’essere che ci abita.

      Rispondi
      • annalisa   22 Marzo 2021 at 09:31

        Mi scusi, sta dicendo che Gastel fotografava la sua di anima e non quella del personaggio del ritratto? Non le sembra un controsenso?

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        • Lamberto Cantoni
          Lamberto Cantoni   22 Marzo 2021 at 09:53

          Tempo fa, un grande fotografo, nel corso di una conversazione mi disse: in tutte le fotografie c’è qualcosa di autobiografico. Naturalmente non parlava degli scatti turistici improvvisati. Parlava di come i creativi si rapportano al fotografabile. Quindi non trovo affatto strano che un autore come Gastel abbia cercato nell’interazione con il soggetto qualcosa di personale. A dire il vero, se la citazione di Alice è corretta, è proprio questo che Gastel ci dice. Diciamo che nel suo caso il fotografabile cioè ciò che lo interessava non si limitava ad essere una traccia del reale catturata dalla luce e strappata al tempo. Per lui aveva i caratteri dell’evento interiore ovvero di una discontinuità emozionale da consegnare al sogno d’eternità permesso dalla fotografia.

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  13. federica forte   22 Marzo 2021 at 10:57

    Dopo aver letto l’articolo, non potrà più essermi indifferente una personalità e stravaganza tale come quella di Giovanni Gastel. Un personaggio che non riesce a risultare indifferente agli occhi dello spettatore per i seducenti scatti che ci porterebbe (magari nella realtà) a restare incollati per qualche ora davanti a esso. Ciò che ci mostra non é solo ciò che vediamo all’interno dello scatto bensì anche un pensiero poetico che si va ad aggregare con i contenuti già messi in evidenza.
    Possiamo notare infatti, come dalle sue immagini, non emerga tecnica e come dice lui “legato all’attimo” piuttosto riusciamo a rivelarne lo stile creativo anche in assenza di questi elementi.
    Gastel é un fotografo che si scontra con l’immediatezza dell’atto fotografico infatti risente dell’esigenza di riprodurre gli effetti in studio mediando il concetto di realtà.
    Per quanto riguarda la sua sensibilità poetica, affine alla sua età giovanile, penso che all’interno della sua carriera gli sia stato di grande rilievo in quanto il poeta “ci porta in territori” in cui noi, con la nostra mente, non saremmo mai andati, ed é ciò che compie Gastel nelle sue fotografie.
    Parlando invece di Gastel come fotografo di moda, é stato un grande costruttore di modi di apparire, essere immaginari, la sua apertura e unicità mentale gli hanno permesso di comunicare, di arrivare al pubblico rivelando da i suoi contenuti il personaggio che si é creato e che vive ancora.

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  14. Aurora Fabbri   22 Marzo 2021 at 14:57

    Giovanni Gastel, a mio parere, è stato uno dei più grandi fotografi di fine ‘900.
    Un rivoluzionario, colui che ha avuto la capacità di cambiare non solo il mondo in cui operava, ovvero il mondo della moda, ma anche il mondo della fotografia in generale.
    Ha saputo interpretare a pieno gli anni in cui ha vissuto.

    La sua arte era capace di andare ben oltre l’obbiettivo fotografico, e di riversarsi nelle parole delle poesie che lui stesso amava scrivere e condividere con le persone a lui care, e successivamente sui social.
    La sua visione della fotografia è qualcosa di estremamente pieno di significato: la fotografia parla delle persone, ‘La fotografia parla di te’, come lui stesso afferma.

    Gastel va a rappresentare chi ha davanti a sé, rendendolo coerente con la propria persona.
    Va quindi, a scolpire l’anima del soggetto e ne conferisce la sua interiorità.
    L’immagine, prodotto dal proprio immaginario, si allinea esattamente con l’immagine rappresentata in fotografia ed è questa la qualità che lo rende diverso da un qualsiasi altro ritrattista.

    Una delle foto più iconiche di Gastel ed una delle mie preferite è ‘Obama’, il ritratto dell’ex presidente degli Stati Uniti D’America.
    Questo scatto è ICONICO, permette di andare ben oltre la maschera esteriore ed arrivare a percepire l’anima, non del presidente, ma semplicemente di Obama e basta.

    Mi piace molto il suo pensiero, il raccontare il suo mondo, le persone che gli hanno trasmesso qualcosa o semplicemente toccato l’anima con le proprie storie, andando oltre la loro origine, la loro estrazione sociale o la loro appartenenza.
    Solo in questo avrò ‘vissuto con grande intensità quel viaggio sublime che chiamiamo vita’, come lui stesso afferma in uno dei suoi più celebri scritti.

    Considero, quindi, Gastel un vero e proprio GENIO RIVOLUZIONARIO e sono convinta che le sue fotografie e la sua arte resteranno per sempre incise nell’immaginario comune.

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  15. Eudochia P. Baho   22 Marzo 2021 at 16:51

    Un fotografo che sicuramente non passa inosservato con i suoi meravigliosi scatti.
    I fondi bianchi di Giovanni Gastel diventano il linguaggio nuovo, la sua ironia si trasferisce senza ammiccamenti nelle foto con le modelle, con i modelli e con i personaggi. Diventa “il fotografo di moda” che nelle sue immagini sa trasferire la qualità più rara che possa avere un fotografo: il rispetto del soggetto che scruta attraverso l’obbiettivo.
    Lui però resta un uomo che sa parlare con tutti, sa modulare i linguaggio e le attenzioni, sa trasferire le sensibilità e anche le ruvidezze. Aveva una capacità che sembrerebbe normale in un fotografo ma che non tutti magari hanno, sapeva cogliere la bellezza di qualsiasi cosa su cui poggiasse lo sguardo. Selettivo, come chiunque sia portato a indagare le cose che vede, ma sempre indulgente, mai severo.
    Era un’ artista originale. Sicuramente i suoi scatti rimaranno nella storia, visto la bravura.

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  16. Silvia Pedrelli   22 Marzo 2021 at 17:24

    Vorrei innanzitutto esprimere il mio dispiacere per la perdita di un grande fotografo italiano amato in tutto il mondo.
    Giovanni Gastel non solo era una persona di grande valore personale, educata e sensibile, ma anche un artista associato a un’idea di fotografo italiano, originale e profondo.
    Gastel ha raffigurato modelle, creativi della moda, attori, still life e non solo, creando immagini che hanno segnato anni di storia.
    Queste raffigurazioni non sono una trasposizione dell’anima del soggetto, ma quello che i suoi occhi vedono.
    Durante lo scatto di un ritratto, è il soggetto a entrare nel suo mondo, il quale Gastel interpreta secondo la propria visione, proiettandosi all’interno del soggetto stesso e trasferendogli quindi qualcosa.
    Lui stesso dice che per poter scattare, ha bisogno che entrambi calino le proprie difese, per creare un incontro tra due anime.
    Personalmente amo le fotografie di questo artista, perché senza necessariamente fare uso di precise tecniche, ma seguendo la propria personalità, è in grado di lasciar trasparire i dettagli più nascosti, facendomi sentire partecipe della fotografia stessa.
    Realizzare scatti per me significa riuscire a cogliere con estrema sensibilità ciò che non è direttamente visibile ai nostri occhi.
    Quando per passione realizzo qualche fotografia cerco sempre di andare oltre l’apparenza, per mostrare i segni del tempo negli occhi di un nonno, le leggerezza delle cuciture di un abito, la fragilità dell’animo di un bambino, ma filtrate dalla mia idea, da ciò che io vedo.
    Ho avuto il piacere di ascoltare un’intervista rivolta al fotografo milanese, durante la quale mi ha particolarmente colpita una delle sue regole: “back to the future”. È un concetto che ritroviamo anche nella sua mostra “The People I Like”, dove le sue fotografie sono disposte in maniera casuale non tenendo conto di ordini spazio-temporali, lasciando quindi spazio a un intreccio tra passato e futuro, allo stesso modo in cui intreccia bellezza e armonia, che ricerca all’interno del soggetto, nella sua personalità, oltre l’apparenza, dove risiedono i pensieri più profondi.
    Gastel infatti ha saputo cogliere l’intimità di grandi personaggi, ponendo da parte la bellezza del soggetto, l’estetica, ma dando spazio all’anima, filtrandola sempre però, con la sua idea e con il suo punto di vista. Una rappresentazione che diventa interpretazione. Un’idea mai scontata.
    Vorrei concludere con un’altra sua citazione, una tra le mie preferite: “Le prime quattro o cinque cose che ti vengono in mente, non vanno fatte. Ecco, bisogna partire dalla sesta. Un autore dovrebbe sempre partire dalla sesta o settima cosa, perché le altre vengono in mente a tutti”. Per questo nelle sue mostre non vediamo la solita foto di Tiziano Ferro o di Barack Obama, per esempio, ma vediamo due anime, quella del soggetto, ma soprattutto quella dell’artista.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   24 Marzo 2021 at 08:59

      Ti ringrazio per le citazioni dell’autore. Mi erano sfuggite.

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  17. Jessica Mazzola   22 Marzo 2021 at 18:12

    Direi che prima di tutto è impossibile rassegnarsi alla scomparsa di Gastel, non è per niente giusto per chi come lui ha avuto la capacità di cambiare almeno una piccola parte del mondo in cui operava, perché si, trovo che lui, nel suo modo di pensare e nel suo modo di vedere, sia riuscito a cambiare una parte del mondo della fotografia di moda.

    Il modo in cui le cose appaiono è il loro modo di essere.
    Il cosiddetto “fotografo di moda” direi che è riuscito a trasferire forse la qualità più rara che possa avere un fotografo: il rispetto del soggetto che scruta attraverso l’obiettivo. Trovo che Gastel attraverso i suoi scatti sia riuscito a cogliere la bellezza di ciò che fotografava, e con bellezza non intendo un cannone estetico bensì un qualcosa di molto più interiore, il proprio modo di essere come lei stesso cita in questo articolo.
    Le apparenze sono il fondamento di quel che sappiamo degli altri e di ciò che gli altri sanno di noi; sono il medium della comunicazione e la sostanza del mondo condiviso.

    L’immagine prodotta dal proprio immaginario si allinea con l’immagine rappresentata in fotografia ed è questa la capacità che va al di là della propria abilità di ritrattista di Gastel, che rappresenta esattamente chi ha davanti, rendendolo coerente con la propria persona. In un solo e semplice scatto riesce a scolpire l’anima del soggetto conferendone tutta la sua interiorità.
    Giovanni Gastel non nasconde la molteplicità di visioni e alla persona che sta per fotografare dice sempre una frase che spiega come intende il ritratto: “Io non sono uno specchio, io sono un filtro. Il ritratto che io farò di te sei tu, che vieni filtrata da quello che sono io (le mie paure, le mie gioie, le mie solitudini, le mie poesie) e poi uscirai sotto forme di interpretazione di te. Io do la mia lettura… che non è la lettura assoluta. Io filtro attraverso tutto quello che ho letto, visto, studiato e ti restituisco”. E così facendo, nei suoi lavori, viene fuori l’anima delle persone.

    Tutto ciò va oltre all’atto fotografico, è un qualcosa di molto più grande, quasi un atto poetico che l’artista è riuscito a trasmettere attraverso i suoi capolavori.

    Rispondi
  18. Antonio Fagnocchi   23 Marzo 2021 at 09:33

    Giovanni Gastel: un umanista di altri tempi! Così al termine della lettura dell’articolo mi viene da
    esclamare pensando al fiorire delle arti, della cultura e delle loro molteplici relazioni nel
    Rinascimento italiano in cui tanti artisti seppero ottimamente equilibrare le esigenze e le richieste di lavoro commissionato dai loro mecenati con le nuove intuizioni soggettive che giorno dopo giorno arricchivano l’Italia di nuove opere d’arte che ancora oggi ci parlano e ci commuovono. Questa sembra essere stata anche la sapienza di Giovanni Gastel, nell’aver saputo interfacciare le esigenze del made in Italy che si stava affermando agli inizi della sua attività di fotografo con la sua personale creatività, le sue interiori emozioni, la sua poetica, espresse in sequenze di foto, soprattutto ritratti, che riescono anche in processi di post-produzione raffinati a modificare il significato della foto scattata, a renderla piena di stupore e di meraviglia, ben oltre quello che era il semplice messaggio richiesto dal committente. Tutto ciò grazie ad una singolare sensibilità che si avvale delle lievi asimmetrie come elemento dinamico che arreca profondità ed emozione al ritratto – di fatto fermo nell’immagine – ma speculativamente in movimento, anche solo di un semplice e ridotto sussulto, nella percezione che possiamo avere di esso in base anche alla nostra sensibilità. Ancora una volta ci ricorda il passato, il volgere dal Cinquecento al Barocco e al catalogo delle passioni, degli affetti di cui si ammantano le figure dell’arte, ma anche al Seicento con la sua voglia di scoprire i principi della Natura attraverso il continuo sperimentare: anche questa una connotazione che sembra appartenere a Giovanni Gastel. Il vocabolario delle foto è infatti sempre intriso di suggestioni tra loro diversissime come quelle relative a capsule AvantGarde e così le possibilità di lettura sono rese molteplici in base alle nostre conoscenze e intuizioni di fronte ad un testo davvero polisemantico, lezione in cui l’estetica non è fine a sé stessa, ma si apre alla bellezza della vita che Giovanni Gastel, forse proprio perché autodidatta, ha saputo respirare meglio di altri ad iniziare dalle impressioni delle lunghe mani della madre che gli sono sempre rimaste un doveroso riferimento autobiografico.
    E pensare che tutto questo racconto fotografico nacque da un semplice (ma evidentemente tale non doveva essere) scatto di due tazzine di espressi doppi al tempo del liceo!

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  19. Camilla Zanotti   23 Marzo 2021 at 11:09

    Uno dei grandissimi fotografi italiani con più successo al mondo.
    La sua carriera inizia con la moda ma era dedito alla poesia, l’animo del poeta e fotografo a parer mio coincidono.
    Lui stesso in un’intervista riferisce che la fotografia come la poesia (tutte le forme d’arte) sono macchine per pensare.
    Queste macchine hanno un lato aperto, chi è fruitore deve trovarsi con un lato aperto, se queste macchine fossero tutte chiuse si tratterebbe di autoerotismo, il fruitore deve essere coinvolto in questi meccanismi, queste macchine devono appartenere anche al fruitore, soprattutto al fruitore.
    L’arte fotografica ha alimentato la sua poesia e la sua poesia è stata alla base della sue enorme creatività fotografica.
    Gastel ha avuto una grande capacità, quella di essere fotografo ma anche pensatore, questo non vuol dire che i fotografi non siano pensatori ma non tutti i fotografi hanno un apparato concettuale di profondità artistica così importante come Gastel.
    Un fotografo che ha sempre cercato di uscire disperatamente dalla posa per entrare nel ritratto, un’analisi profonda dell’essere.

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  20. Federico Battistoni   23 Marzo 2021 at 12:55

    Ci ha lasciato uno dei grandi maestri della fotografia del nostro tempo, un artista che lavorava con la luce e lo sguardo per dare corpo all’eleganza dell’immagine, specchio del suo gusto e del suo modo di interpretare la realtà.

    In una vecchia intervista il fotografo disse: «Se volete una fotografia generata da un layout pubblicitario non venite da me. Nel mio lavoro quotidiano metto a disposizione la mia creatività e per me la fotografia significa proporre idee e progetti. La dimensione didascalica non fa per me.come dargli torto. La sua carriera professionale è costellata di successi e fotografie memorabili. Scatti che hanno influenzato intere generazioni e che ancora oggi emanano una forza dinamica e fortemente innovatrice.

    La sua qualità narrativa di sintesi e di restituzione dell’insieme è totale. Cerca l’essenza nelle cose, togliendo rumori di sfondo, Illumina il necessario e ogni volta cerco di raccontare un pezzetto di se stesso.

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  21. giorgia piastra   23 Marzo 2021 at 13:16

    Gastel si descriveva come un malinconico sempre sorridente, una personalità inquieta che aveva costruito il proprio mondo grazie alla fotografia, e non solo, benchè esso fu anche un gran poeta e portò la poesia evidente nei suoi scatti. Per lui ciò che viene definito “stile” era un mix di personalità e senso estetico, per cogliere con la propria visione ciò che si trova più in profondità della realtà che noi vediamo. Per lui infatti un artista è colui che crea una propria visione del mondo, diversa da quella reale o quela che vedono tutti gli altri, rappresentando così ognuno la propria anima, unica e coraggiosa. Esso sosteneva che:“Il lavoro creativo consiste nel vedere tutto da una posizione distonica.” Grazie ai suoi meravigliosi scatti , quasi definibili “magici” , Gastel riesce a cogliere infatti l’anima e l’intimità del soggetto superando ogni convenzione per “raccontare”il soggetto con la luce dei suoi occhi, in una prospettiva unica e spiazzante. Diceva sempre che per sviluppare un proprio stile è necessario scavare dentro se stessi, e grazie alle sue parole e alla sua fotografia ha lasciato al mondo dell’arte (e non solo) un tesoro inestimabile

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  22. Sara Mascherucci   24 Marzo 2021 at 09:39

    Giovanni Gastel intellettuale libero, scrittore e poeta, le sue immagini hanno una classicità senza tempo, ogni foto è magnificamente sospesa, mai datata o databile. Lo hanno definito il fotografo bifronte perché la sua indagine sugli oggetti, sulle situazioni, sulle cose coincideva con una incessante indagine su se stesso.
    L’incontro con la bellezza, la moda, le modelle da fotografare  per le più grandi testate, gli hanno offerto il modo di spaziare alla grande.
    Artista a tutto tondo, viene ricordato da allievi e personaggi dell’arte fotografica come un maestro.
    Ogni  sua immagine trasmette la libertà intellettuale, un filo sottile che lega insieme qualcosa che lui ti manda a dire con una incisività particolare che valorizza un bianco e nero, un’ombra, una luce. 
    «Quando inquadri con la macchina, non scattare subito. Immaginati un’inquadratura differente. Qualcosa di inatteso. Un’altra angolazione. Troverai non solo un’inquadratura e un’immagine differenti, ma uno scatto che rispecchia te stesso, il tuo punto di vista».
    Per me con questa sua frase racchiude il vero segreto del suo enorme successo un mix tra profonda empatia umana e capacità di leggere nelle persone. Credo che non c’entri nulla cosa fotografi ma come lo fotografi.

    Rispondi
  23. Giorgia Caroni   24 Marzo 2021 at 11:22

    Ho saputo della morte di Giovanni Gastel tramite un post di Instagram della conduttrice televisiva Michelle Hunziker. Non sapevo fosse un post commemorativo per la morte di Gastel perché la Hunziker non ha pubblicato una foto del fotografo (che avrebbe fatto molto santino da funerale), ma ha pubblicato alcuni scatti realizzati da Gastel durante uno shooting. Questo, oltre che catturare la mia attenzione, mi ha spinta a informarmi su di lui e, dopo aver letto anche questo articolo, nel complesso penso di essermi fatta un quadro su questo fotografo.
    Apprezzo un sacco il fatto che tutto ciò che lui ha imparato, portandolo a diventare quello che è stato, lo abbiamo imparato da solo. D’altronde l’esperienza e la pratica danno molto più profitto di qualcosa di più teorico.
    Gastel era una persona capace di trasformare qualcosa di interesse in qualcosa di più, ovvero lui era sé stesso e lo dimostrava agli altri tramite la fotografia e le basi, di essa, da lui imparate. I suoi lavori erano molto interessanti e diversi dal normale. Di lui si poteva apprezzare la tecnica e lo studio dettagliato.
    Preciso una cosa: una singola persona non può avere conoscenza di ogni mestiere, perciò alcune tecniche alla base, come la simmetria o le inquadrature, non vengono notate, ma sicuramente ciò che potrà saltare all’occhio di un singolo individuo sarà la sensazione che trasmette l’immagine/fotografia che sta osservando.
    Gastel riusciva a combinare colori ed emozioni, ogni volta diverse, usando però sempre il tema dell’eleganza. Questo tema l’ho riscontrato proprio nei ritratti di personaggi iconici che lui fotografava. Anche in questi ritratti sembra quasi voglia trasmettere le sue emozioni e il suo talento nonostante venga raffigurato il volto di una persona a noi nota per un ambito diverso da quello della fotografia (ad esempio Malika Ayane conosciuta per le sue canzoni).

    Per concludere, ammiro molto la sua autonomia nell’imparare quello che poi è diventato il suo mestiere dando sempre un tocco personale ad ogni foto realizzata, questo secondo me dovrebbe essere un esempio per tutti i giovani. Il successo di una persona deriva dalle sue capacità di trasmettere e far emozionare lo spettatore, oltre che dalle varie tecniche apprese, e sicuramente Gastel ci è riuscito in pieno.

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  24. Elisa Tito   24 Marzo 2021 at 12:20

    Il suo amore sin da piccolo per la creatività, per la poesia e il mondo dell’arte in generale ha fatto si che, anche da semplice autodidatta, Gastel diventò una figura iconica nel mondo della fotografia.
    Vorrei riprendere una frase che diceva spesso : “I creativi devono lavorare su ciò che li differenzia dagli altri: la propria unicità”; non è facile distinguersi e uscire dai canoni creando uno stile innovativo e io penso che lui ci sia riuscito alla grande, è riuscito a creare un proprio stile unico. L’unicità è alla base di tutto.
    Trovandoci difronte ai suoi scatti non ci troviamo solamente di fronte ad una fotografia ma associo i sui scatti a delle poesie…parlano.
    Le foto, gli sguardi delle persone sono fortemente evidenziati da un contrasto di luci e ombre con l’uso del bianco e nero che trasmettono sensazioni ed emozioni.
    La maggior parte della sua produzione è in bianco e nero e da amante delle foto in bianco e nero penso che quest’ultimo riesce a trasmettere le emozioni adatte, e far assumere un sapore diverso alla fotografia.

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  25. Paolo Teodonno   25 Marzo 2021 at 14:21

    Leggendo l’articolo mi ha colpito in particolar modo la frase di Gastel: “La creatività ha bisogno di un punto di vista, e questo punto di vista deve essere il tuo.” Ognuno di noi dovrebbe lavorare sulla propria creatività ed esprimerla come meglio crede senza omologarsi, rischiando di apparire cosi uguali agli altri. Tuttavia per creare qualcosa di potenzialmente unico e che risalti agli occhi di tutti, secondo la mia opinione personale, è necessario intraprendere un percorso che passi da più menti, da più mani, aggiungere a dei punti di vista in cui ci si rispecchia, il proprio. Bisogna essere bravi a reinventare e aggiungere le proprie idee a dei modelli considerati validi
    E’ quello che copiamo, ciò che impariamo dall’altro, le ispirazioni, che ci permettono di creare qualcosa di nuovo e personale. Per migliorare la propria creatività di conseguenza servirebbe sviluppare una curiosità personale verso il mondo esterno, informandosi, e applicare un sincretismo tra i vari campi del sapere. Riguardo al lavoro di Giovanni Gastel, mi è piaciuto nei suoi scatti non convenzionali il particolare uso di elementi simbolici, che apparentemente non c’entrano con la foto, ma che in realtà hanno un forte collegamento concettuale; per esempio nel ritratto di Malika unisce ad una tecnica fotografica affinata, un simbolo usato da varie culture antiche che rimanda alla figura femminile e materna.

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  26. Rebecca Rizzo   26 Marzo 2021 at 16:44

    Gastel ha inevitabilmente prodotto un nuovo modo di fare fotografia, anzi di fare arte.
    Il suo lavoro non è si fermato alla semplice realizzazione dello scatto, bensì è andato oltre aggiungendo un sapore poetico e filosofico alle sue fotografie. La vena creativa lo ha sempre accompagnato per tutta la sua vita, partendo dalla scrittura stessa. Potremmo dire che con le sue fotografie è come se avesse voluto cercare di scrivere e comunicare con noi il suo codice stilistico, discostandosi dal mainstream principale dei fotografi attuali.
    Per lui “arte è pensiero e azione, fantasia e realtà”, la sua produzione quindi riflette la sua vita, la capacità di creare dalle sue mani e dalla sua mente forme armoniche e dai tratti neoclassici.
    Tutto ciò lo vediamo sottolineato dalle sue stesse parole: “La ricerca della bellezza, s’intreccia spesso con la necessità di armonia. Armonia che si tramuta in eleganza, in un gusto classico che include un approfondimento a volte formale a volte legato al desiderio di trovare quest’armonia oltre lo sguardo. Dove stanno i pensieri. I sogni. I conflitti.”
    Gastel è stato quindi colui che ha tramutato lo scatto in poesia dandogli così una voce, un’impronta personale che seguisse dei canoni formali ed estetici assolutamente originali e non convenzionali.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   29 Marzo 2021 at 10:11

      Dire che la bellezza s’intreccia spesso con l’armonia, non significa stabilire tra esse correlazioni rigide. A volte bisogna rompere armonie. Altrimenti come si può cercare quella diversità che in altre citazioni Gastel riteneva necessaria quanto la bellezza?

      Rispondi
  27. Daniela Panuta   30 Marzo 2021 at 07:59

    Il 13 marzo 2020 ci ha lasciato Giovanni Gastel. Grande fotografo, noto in tutto il mondo per le sue collaborazioni con il mondo della moda e i suoi meravigliosi ritratti.
    Potremmo sempre ricordarlo “Per l’eleganza che caratterizza le sue fotografie, per i suoi ritratti che considera atti di seduzione, per uno stile che non disdegna le piccole imperfezioni, ma anche per la passione con cui si impegnava a divulgare la fotografia in tutte le sue declinazioni.
    Alla classicità aggiungeva un tocco innovativo soprattutto nell’uso del colore con una varietà cromatica che passava dalla delicatezza dei viraggi alla forza dirompente dei rossi e dei blu. Gli piaceva trovare soluzioni estrose da inserire nelle campagne di moda come quando fotografò una modella sul suo cavallo (con gli inevitabili e divertenti trambusti in studio) o quando ne vestì un’altra da domatrice e le mise davanti non una tigre o un leone ma un maiale. Inevitabili le sciocche polemiche di alcuni animalisti che non avevano ben osservato l’immagine e non si erano accorti che la bestiola era di cartapesta.
    Prendeva un oggetto e lo animava in modo inaspettato con una dichiarata vena surrealista.
    Era in fondo il suo segreto: agiva come i compositori di ikebana che, quando pensano di aver raggiunto la perfezione, spostano un particolare per allontanarsene.
    Per questo le fotografie di Giovanni Gastel sapevano, sanno e sapranno conquistare. 
    Vorrei concludere con una sua citazione, “In realtà considero la parola eleganza un valore morale più che un valore estetico. Se sposi la parola eleganza, sposi anche alcuni atteggiamenti, una visione del mondo, una certa idea del tuo ruolo”.
    Giovanni Gastel rimarrà uno dei più grandi fotografi italiani di sempre.

    Rispondi
  28. desire tauro   30 Marzo 2021 at 17:15

    Milano, 1974. Sono gli anni della lotta armata, delle stragi nelle piazze, della violenza che rendeva più grigia la città. Gli stessi anni in cui un giovane Giorgio Armani usciva dall’atelier di Nino Cerruti per aprirne uno che portava il suo nome, in Corso Venezia. Mentre i crimini riempivano d’odio la città, dunque, anche il buon gusto, la creatività e l’imprenditorialità prendeva piede, gettando le basi di quella che sarebbe diventata la capitale della moda in Italia, la culla e il simbolo del mondo della moda Made in Italy.

    Recentemente è andata in onda una serie televisiva che racconta la storia dei vari brand di moda nati in itali
    ‘’Made in Italy’’ In questa serie televisiva si è parlato anche di Giovanni Gastel. Il quale proprio in questa serie televisiva viene messo in luce il suo percorso lavorativo. Conoscevo già questo noto fotografo ma attraverso questa ‘’banale’’ serie televisiva le informazioni che avevo su di lui si sono amplificate riflettendosi anche in altri settori.

    Mi dispiace molto per la perdita di Gastel nel mondo artistico . Soprattutto sono dispiaciuto sul come sia finita la sua storia. Andarsene in un periodo così delicato, a pandemia mondiale oltre a portare via Giovanni Gastel ha portato via tante persone tra cui vari artisti…. Che dire….

    Detto ciò affermo che mi piace il suo approccio alla fotografia. Ha avuto le capacità di rivoluzionare il mondo della moda e non solo, sopra tutto il mondo fotografico. Con l’utilizzo di una varietà cromatica nei sui scatti ma anche l’utilizzo del bianco e nero ha saputo comunicare tante emozioni. La sua visione della fotografia lo definisco qualcosa di eccezionale, qualcosa che va oltre ad ogni confine. Attraverso i suoi scatti si possono percepire vari significati. Io stessa amante della fotografia il quale utilizzo questo strumento sia in ambito lavorativo sia come passatempo
    affermo che Gastel attraverso lo scatto era n grado di trasmettere tanto. Come lui stesso afferma ‘’la fotografia parla di te ’’ ed è proprio vero perchè in ogni suo scatto viene rappresentato anche lui. Il suo stile il suo carattere. Come la musica, la scrittura, anche la fotografia è in grado di comunicare, rivoluzionare ed emozionare. Nonostante il gusto di Gastel fosse proiettato al ritratto di modelli, attori, creativi della moda, still life era capace di rappresentare il soggetto al suo completo. Non a caso è un fotografo che ha segnato la storia e sono convinta che i suo scatti rimangono sempre vivi.

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  29. Gessica Hima   30 Marzo 2021 at 17:36

    Il fotografo studia i suoi scatti portando una sintesi della persona raffigurata. Di conseguenza non vediamo più un personaggio noto ma un ritratto di una persona uguale a noi nei tratti anatomici.

    É interessante ricercare lo stile dell’artista nel suo processo progettuale e ritrovarlo valorizzato negli scatti.

    É grazie a questa forte presenza di identità stilistica che prima di vedere la persona raffigurata pensiamo all’artefice dello scatto e quindi al fotografo in questione.

    Credo fortemente nella capacità del professionista di poter sovrapporre la propria identità sull’immagine/progetto da lui studiato e fonderla in uno scatto unico.

    Sono processi che dopo un’accurata ricerca ed una chiara visione di ciò che deve essere il risultato finale, rafforzano il messaggio.

    Nel pensiero di Gastel ritrovo gli scatti sintetici di Giacomelli che aumentava i contrasti del bianco e nero, riducendo all’estremo le sfumature. In Giacomelli abbiamo ricerca, sintesi rappresentativa ed una risonanza dell’identità del fotografo stesso che ricorda il pensiero del fotografo Gastel. Sono queste caratteristiche e la piena consapevolezza del medium che permettono di rapportarsi in maniera differente rispetto all’ambito trattato.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   6 Aprile 2021 at 09:49

      Con Giacomelli mi hai spiazzato. Non avrei mai pensato ad accostarli. Ci rifletterò.

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      • Gessica   6 Aprile 2021 at 14:39

        La ringrazio.

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  30. Silvia Savioli   31 Marzo 2021 at 10:51

    Ci ha lasciati uno dei fotografi italiani più apprezzati.
    Il mondo intero conosce il talento di Giovanni Gastel, dopo 40 anni di scatti in giro per il mondo, è sicuramente il più grande fotografo di moda, con uno stile equilibrato, unico ed elegante. La complessità della sua ricerca si è distinta fin da subito nell’ambito della moda, dell’informazione e della sperimentazione visiva. Nipote del regista Luchino Visconti da cui aveva probabilmente ripreso l’acuto senso estetico. Nel corso della sua carriera, il successo apre le porte ad un altro lato del registro fotografico, che prima di Gastel era rimasto inesplorato: il ritratto. Attraverso i suoi scatti si può cogliere la profonda intimità dei suoi personaggi ed è proprio a questi ultimi a cui viene dedicata la sua ultima mostra “The People I Like” che ha chiuso lo scorso 21 febbraio al Maxxi di Roma. Tutti i protagonisti fotografati recano lo stesso sfondo, così da potersi dedicare e concentrare sulla persona, sul volto e sulle espressioni. E quindi anche sulla loro anima.

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  31. Angelika Komarova   6 Aprile 2021 at 10:35

    Ritengo sia interessante cercare altri modi, al di fuori del modo classico, per raccontare una fotografia, soprattutto quando diventa poetico. Le sue foto portano un certo romanticismo, soprattutto nei sguardi dei suoi soggetti; sottolineato sopratutto dal rendere la fotografia bianca e nero che, a mio viso, per un ritratto è la miglior espressione possibile. L’eliminazione dei colori rende un ritratto sempre particolare, soprattutto nei lavori dei grandi fotografi che riescono a evidenziare un emozione o una caratteristica del soggetto: come la tranquillità, la risata o anche la sensualità femminile.
    Gastel rimarrà per sempre una parte della storia della fotografia e resterà nella memoria grazie alle sue fotografie.

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  32. veronica b   6 Aprile 2021 at 14:06

    Giovanni Gastel, un grande fotografo italiano che ci ha lasciati in un momento dove il suo campo sta subendo un cambiamento inevitabile per la situazione in cui ci troviamo.
    Quando mi imbatto in questi grandi nomi della fotografia sono sempre molto titubante sul dare una mia opinione.
    Credo che nel mondo della fotografia ci sia una vera guerra tra vecchie e nuova scuola, chi è nato con l’analogico si è dovuto reinventare nel mondo del digitale e viceversa. Poi, i primi, sostengono che l’analogico ormai sia una cosa vecchia, mentre i nativi digitali sono assolutamente affascinati dal mondo della pellicola e della camera oscura.
    Io penso che il mondo della fotografia al momento si sia proprio trasformato in una vera e propria cultura.
    La parte tecnica ad oggi, secondo me, è passata in secondo piano.
    La cosa che vale davvero è l’unicità che, chi scatta, deve mettere nelle cose, quindi ad oggi il lavoro più grosso che un fotografo deve fare è trovare la propria unicità e tirarla fuori. Non si tratta più di sapere utilizzare il diaframma in modo impeccabile e, sempre a parar mio non è più nemmeno importante l’ottica usata o i megapixel di una reflex, dentro ogni persona cè uno stile, bisogna scovarlo e metterlo in pratica.
    La fotografia è un attitudine, non è solo un modo per pensare e di esprimersi.
    Gastel disse ‘’ siamo filtri e non specchi della realtà’’ e sono pienamente d’accordo è chi scatta che filtra la realtà e non deve limitarsi a rifletterla.
    Ricordo quando nacquero le prime macchine fotografiche digitali, eravamo tutti ammaliati dalla perfezione di uno scatto, come di fronte un Caravaggio “Cavolo che bravo, sembra vero!”, ma è facile riflettere la realtà, così com’è, la cosa difficile è esporre la realtà attraverso la tua individualità, attraverso quello che senti-vedi-percepisci tu.
    Infatti ad oggi, siamo tutti fotografi, tutti abbiamo uno smartphone che a livello di tecnica scatta foto perfette, la differenza la fa appunto l’approccio e l’attitudine che metti nel guardare un soggetto o un oggetto.
    Se ti limiti a vederlo o se ti fermi a guardarlo.
    La foto è diventata una parola, così come leggiamo un libro possiamo capire chi è lo scrittore, con i grandi fotografi, possiamo capire dalle stampe chi stava dietro al mirino fotografico. Secondo Lui, Arte era pensiero e azione, fantasia e realtà. La produzione di un fotografo riflette la sua vita, la capacità di creare dalle sue mani e dalla sua mente e questo a parar mio esce ogni volta che ci troviamo di fronte ad un suo scatto.

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  33. Sofia Toccaceli   6 Aprile 2021 at 15:47

    Gastel ha affermato più volte nell’esposizione dei suoi pensieri l’importanza nell’affermare l’unicità dell’individuo, e per primo l’ha fatto lui stesso ovviamente, in ogni sua produzione; come esso ha detto: il “Cercarsi profondamente e definirsi in un aggettivo. Lavorare sulla propria differenza”.
    Fotografo che ha sempre subito l’attrazione innata della bellezza, tradotta in una unicità di soggetto ed oggetto. Un insieme di caratteri, propri dell’elemento in se, in quanto tale. Come non definire persino questo concetto come stile?
    Bellezza da lui definita come un equilibrio di piccoli difetti.
    Una dicotomia che ci suggerisce molto. Difetti… parola che rimanda immediatamente chiunque ad una cosa non regolare, una distonia di forma. Equilibrio di distonie differenti per ogni individuo.

    Penso proprio che, lo scatto ritraente Malika per la campagna AvantGarde sia un chiaro rimando alla formulazione a chioccia della SEZIONE AUREA: non a caso la celebre proporzione chiamata divina. Essa è basata su un numero irrazionale, ma che allo stesso tempo costruisce il rapporto continuo nel suo evolversi tra due lunghezze eternamente disuguali, ma sempre in perfetta relazione tra loro. Questa proporzione utilizzata in geometria, design e grafica, ritorna in tantissimi elementi naturali e, inconsciamente, anche in molte opere d’arte, tanto che per secoli la sezione aurea ha rappresentato la prova di un legame invisibile tra Dio e l’uomo, tra il pensiero razionale e la Natura che ci circonda.
    Tutto ciò, date le premesse iniziali che ho fatto… non penso sia un caso….

    Il lavoro che è stato esposto al Maxxi di Roma “The people I Like”, mi ricorda vagamente i celebri scatti ritrattistici del fotografo Platon, il quale contatta ed è stato contattato dai maggiori e più celebri personaggi influenti della storia moderna. La sua fotografia si pone l’obbiettivo di costruire un dialogo psicologico tra il personaggio e lo spettatore. Un dialogo non verbale, ma fatto di sguardi: contrapposizione spettatore e ritratto.

    Ma Gastel rimarrà comunque sempre un “marchio”, una impronta, date le sue precise ed incise ricerche visive estetiche di rappresentazione del soggetto. Una poesia visiva che fungeva da lettura soggettiva e personale dell’individuo che ritraeva, catapultato nella sua unica estetica visiva.

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