Intervista a Enrico Capuano: “Io, il folk, la Tamurriatarock e la strada”

Intervista a Enrico Capuano: “Io, il folk, la Tamurriatarock e la strada”

ITALIA – 40 anni di carriera cantautoriale ed indipendente, collaborazioni artistiche di ogni tipo, da Lolli a Di Cioccio fino ad arrivare a Baccini e Tony Esposito. Ecco la mia intervista ad Enrico Capuano che mi racconta il suo legame con la Tamurriatarock e la sua storia musicale.

Il 18 agosto a Carpineto ho assistito al meraviglioso e coinvolgente concerto di Enrico Capuano & Tamurriatarock. L’energia che sono riusciti a scatenare è stata incredibile, ma d’altronde, stiamo parlando di veri e propri animali da palcoscenico e da musica. Capuano ad esempio, gli ultimi 40 anni li ha passati proprio così. A fare musica, come voleva lui, da indipendente, da cantautore e soprattutto da pioniere: Enrico Capuano e la Tamurriatarock sono la prima band folk italiana.

In questi anni li abbiamo visti esibirsi più volte al Concertone del Primo Maggio, performare in tour in Italia e negli Stati Uniti, sempre con uno stile cantautoriale, multietnico e coraggioso.

A Carpineto, ho avuto la possibilità di farmi una chiacchierata con Enrico e farmi raccontare la sua storia e la sua idea di musica.

Enrico Capuano

Non avevo mai assistito ad una tua performance dal vivo, ma ti conoscevo – come immagino la gran parte dei lettori – per il concerto del Primo Maggio. Coinvolgi molto il pubblico condividendo la tua storia musicale e introducendo i pezzi. Lo fai solo nei tuoi concerti in Italia o anche all’estero?

Lo faccio volentieri quando posso in qualsiasi contesto in cui mi trovo. Mi piace alternare la musica al racconto, soprattutto in un mondo dominato dagli effetti speciali, trovo gradevole ricostruire la dimensione umana, quella del contatto diretto.

L’obiettivo è quello di recuperare la memoria collettiva del nostro vissuto attraverso le canzoni, avere momenti di dialogo con il pubblico di Gucciniana tradizione fa parte del DNA dei cantautori italiani anni ’70.

Il pubblico reagisce e partecipa allo stesso modo? 

Certo, anche se in Italia bisogna riabituare il pubblico ad avere più attenzione e curiosità soprattutto per i progetti inediti come accadeva in passato. Per fortuna, con un po’ di esperienza e professionalità si riesce sempre o quasi a coinvolgere il pubblico, anche su binari più complessi del facile ascolto. La musica per me non è solo commercio ma deve sempre avere dentro una dimensione artistica.

In carriera hai fatto più tournée in USA o in Europa?

In 42 anni di carriera di folk rock, avrò suonato in Italia almeno in un migliaio di location tra piazze e luoghi più vari. I tour all’estero si sono intensificati in maniera più consistente negli ultimi 10 anni. Parliamo di numeri importanti e festival prestigiosi. Continuiamo ad essere quindi ottimisti, nonostante i tempi difficili.

Dove preferisci esibirti?

Onestamente in ogni luogo dove c’è voglia di ascoltare e interagire con la mia musica e con la mia idea di  spettacolo. Questo vale per i miei concerti fatti a Las Vegas, all’ Avana o a Montreal  come a Carpineto Romano o a Milano.

Immagino che tu ti senta in buona percentuale americano (quanto?) ed in altra italiana… è così? 

Mi sento cittadino del mondo. In questo senso sono affascinato dalla cultura cosmopolita del rock anni ’60 che andava oltre i confini come diceva Lennon. Credo però che le radici della mia terra e della musica italiana folk possa essere un grande elemento di novità, ancora poco conosciuta nel mondo nonostante le apparenze. Su questo mi sento molto italiano. Amo la multiculturalità dell’Italia, quella vera, pensiamo al folk: la tarantella , il coro sardo, la Tammurriata sono solo uno spaccato di puzzle meraviglioso che si chiama folk Italiano.

Racconti che sei del quartiere (ex) popolare Centocelle ma ora molto trendy… abiti e frequenti  ancora lo stesso quartiere romano? 

Certo, amo la mia strada di periferia anche se oggi è diventata molto più centrale di un tempo. La strada, per noi figli dei lavoratori venuti dal sud, è stata una palestra di vita. La musica, lo sport, la parrocchia o l’impegno politico e militante, per la mia generazione ha rappresentato la possibilità di uscire dal degrado culturale e a volte anche dalla malavita. Centocelle  è stato ed è ancora un quartiere pieno di rock rap e tanta energia.

La musica nel mio caso è stata una grande occasione di riscatto etico e sociale. La vera anima del rock, in particolare, si ciba molto della strada. Il mio quartiere il suo vissuto sono nel sacrificio dei nostri genitori che ci hanno dato tanto con il duro lavoro.

Durante il concerto hai raccontato anche delle tue diverse collaborazioni con diversi artisti internazionali, da Grazia Di Michele a Claudio Lolli e Alfredo Bandelli, da Lucio “Violino” Fabbri, Graziano Galatone, Tony Esposito a Franz di Cioccio e Eugenio Bennato. …

Si ho avuta la fortuna di incontrare tanti bravissimi artisti che mi hanno insegnato qualcosa, a qualcuno con la mia casa discografica la Blond Records ho avuto il privilegio di produrgli qualche  cd.

Con tanti di questi artisti abbiamo condiviso pensieri, chilometri e palchi. Tutto questo fa parte del mio bagaglio personale, c’è sempre da imparare dai bravi colleghi e amici di percorso. Chi si sente arrivato non impara più nulla e rischia di ripetere lo stesso rituale.

Enrico Capuano
Io con Enrico Capuano e l’Assessore Emanuela Massicci a Carpineto Romano

Nel concerto a Carpineto Romano ti sei esibito con una band d’eccezione. Mi parli di loro?

Ho la fortuna di avere un bel team di musicisti nella mia band. Penso a Dunia Molina, cantautrice rock e leader insieme a me della Tamurriatarock dal 2005. In carriera si è esibita in USA, e con me gestisce il palco con energia e freschezza, è la più giovane del gruppo.

Qui Enrico Capuano con Dunia Molina nel backstage

A me, e gli amici che hanno assistito al concerto, la capacità vocale e attoriale di Dunia Molina ci ha letteralmente galvanizzati. Bisogna anche dire che oltre all’indiscutibile bravura, balla e segue il ritmo con movenze molto sensuali che ti rapiscono insieme alla sua potente voce. L’interpretazione della Tammurriata nera è stata decisamente una performance molto coinvolgente e di altissimo livello. Le ho infatti chiesto se fosse napoletana, e Dunia con un sorriso coinvolgente mi ha risposto: “detto da una napoletana è il miglior complimento. L’ho studiato ed amato molto. E mi fa piacere che riesca a mostrare con la mia musica tutto il colore del soul, e della lingua, partenopea”.

Enrico Capuano MyWhere
Io con Dunia Molina, l’Assessore Emanuela Massicci, ed una persona dell’organizzazione

Alla batteria c’è Daniele Iacono, grande musicista che ha lavorato tra gli altri, con Jovanotti e i Tiromancino, solo per citarne alcuni. Iacono, insieme al bassista Roberto Lo Monaco, mi da quel tocco di groove necessario come motore di tutta la band. Non posso poi non citare Giacomo Anselmi, chitarrista tra l’altro della storica band prog dei Goblin. Siamo tutti di Roma, ma la nostra violinista è di Napoli e porta con sé quelle atmosfere tipiche della musica partenopea, un punto cardine per i Tamurriatarock. Sto parlando naturalmente della nostra Caterina Bianco.

Qui a Carpineto Romanno avete suonato a ritmo di Coldplay, Beatles, Marley e Dylan, fino ad arrivare ovviamente a De Andrè. E degli italiani attuali chi ammirate e vorreste riproporre? Penso a Fibra o Mahmood e Fedez, oppure al grande Battiato. C’è qualcuno di questi artisti che prediligi?

Amo mettermi in gioco e rischiare. Personalmente adoro suonare Guccini, Lolli e De Andrè, ma anche Dylan e la PFM. Ovviamente nel cuore tutti noi abbiamo anche i Deep Purple, Jimi Hendrix e il buono e classico rock ‘n’ roll.

Hai partecipato a 12 edizioni del concerto del primo maggio (dal 2002 al 2014) ma attualmente credi che il concertone conservi ancora lo spirito che guidava l’iniziativa? 

No, è completamente cambiato. Ho molta stima degli organizzatori attuali che conosco benissimo. Il rischio è di omologarsi troppo al mercato commerciale. Il rischio è che il Primo Maggio diventi una piccola Sanremo se non si ricostruisce una visione e un’anima. Sono sicuro però che questo recupero prima o poi ci sarà.

Enrico Capuano si esibisce insieme ai Tamurriatarock. Foto MyWhere©

Hai detto più volte durante il concerto che la pandemia ha messo in ginocchio il settore dello spettacolo e che si può fare di più. Hai qualche suggerimento in proposito? 

Certo, ma qui servirebbe un intero articolo solo su questo. Incominciamo però a dare una mano ai più deboli ai piccoli live club che non so se riapriranno o ai piccoli festival indipendenti. La verità è che tutto il settore andrebbe riorganizzato utilizzando  risorse ed idee strategiche. Questo significherebbe salvare centinaia di posti di lavoro.

Qualcuno fa finta di non capire che lo spettacolo coinvolge tantissimi lavoratori, da chi costruisce gli strumenti a chi allestisce i palchi, dai fonici agli addetti alle luci. È un mondo vasto, spesso snobbato o addirittura lasciato in mano a gruppi economici controversi. Non va abbandonato.

No, non va abbandonato, ne siamo convinti. Ti ringrazio Enrico per la tua disponibilità. È stato bello ascoltarti al concerto e ancor più conoscerti personalmente. Buona vita e buona fortuna a te ed alla tua band, grazie!

Fabiola Cinque

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