House of Gucci: un film da vedere. Ecco perché e cosa non convince

House of Gucci: un film da vedere. Ecco perché e cosa non convince

ITALIA – La storia di ascesa e discesa della Maison Gucci. La narrazione dell’amore fino all’omicidio attraverso il ritratto di una donna avida e arrivista, ma allo stesso tempo vittima e carnefice. Questo film va visto perché è uno spaccato veritiero degli anni ‘70 e rappresenta una finestra sul mondo del lusso di quel periodo storico. E Ridley Scott non sbaglia anche se…

Non vedevamo l’ora di ritornare a sederci sulla balconata di un Teatro o di emozionarci davanti al grande schermo. Per questo, cominciamo con un film che vi consiglio di correre a vedere finché siete in tempo, anche per giudicare voi stessi. Il mio consiglio? Sicuramente House of Gucci!

HOUSE OF GUCCI: IL RITORNO DI LADY GAGA

Avevo ovviamente grandi aspettative nel rivedere una performance attoriale di Lady Gaga dopo A Star is Born. Questa volta però il film rappresenta una storia conosciuta e vissuta attraverso le cronache. La storia di Gucci poi l’ho studiata, letta e approfondita negli anni del mio percorso professionale di Marketing della moda con le aziende internazionali di lusso nel fashion system.

Sapete cosa c’è di sbagliato in questo film? Lady Gaga è bravissima ma non è italiana. Ecco il grande limite.

IL CAST: LA PROTAGONISTA

Foto da profilo Instagram @houseofguccimovie

Lady Gaga entra bene nel personaggio di Patrizia Reggiani Martinelli, colei che sposerà Maurizio Gucci e che sarà anche la mandante dell’omicidio, ma rimane pur sempre americana. Lady Gaga è brava e non fa una caricatura di Patrizia Reggiani, anche se la personalità esce fuori dalle righe. Ma sappiamo che il personaggio era già di per sé eccessivo e naïf.

Di Patrizia Reggiani è rappresentata la sua strabordante personalità, dominata da un grande narcisismo. Infatti il suo arrivismo, unito a prepotenza e arroganza, in un mix di ingenuità, l’hanno poi portata a diventare un’assassina. Una donna divorata dalla sua fame di potere, visibilità e ricchezza.

I PROTAGONISTI MASCHILI DI HOUSE OF GUCCI

Foto dal profilo Instagram @adamdriversource

Anche il personaggio di Maurizio Gucci è perfettamente interpretato da Adam Driver, cogliendone ogni aspetto e rappresentandolo nei minimi particolari. Forse esteticamente non lo rapprensenta alla perfezione – com’è invece per Lady Gaga -, ma la performance dell’attore statunitense…ci ha decisamente convinti. Il padre del protagonista maschile, il grande attore Jeremy Irons, interpreta il padre di Maurizio Gucci, Rodolfo Gucci. Jeremy Irons dipinge il suo carattere di comandante dell’importante dinastia in modo egregio.

C’è poco da aggiungere sulla sua presenza sullo schermo, sempre magistrale. Così come Al Pacino che veste i panni di Aldo Gucci.

HOUSE OF GUCCI E’ STORIA. MA ALLORA COS’E’ CHE NON VA?

Foto dal profilo Instagram @houseofguccimovie

House of Gucci non è un fumettone ma non è neanche un documentario, pur attenendosi abbastanza fedelmente ai fatti. Consiglio questo film perché è uno spaccato veritiero degli anni ‘70 e rappresenta una finestra sul mondo del lusso di quel periodo storico. Anzi, mi correggo, del magnifico lusso di una delle più grandi, meravigliose e affascinanti Maison quale è stata quella di Gucci. In ogni immagine, in ogni scena del film, dall’arredamento alle macchine ai vestiti ai quadri, trapela la luminosa bellezza luxury style di quegli anni fiorenti.

House of Gucci è un film fatto da uno dei più grandi registi internazionali, che merita tutta la stima del mondo cinematografico, ma non è italiano. Ridley Scott è americano e questo dà una connotazione al film che non lo rende veritiero. Qui noi non possiamo rivederci interamente. E’ comunque l’interpretazione di una storia italiana vista con gli occhi di un americano.

Decisamente però, House of Gucci è un film da vedere perché emoziona e perché rappresenta comunque un pezzo di storia, anche se raccontato in modo semplice, ma sicuramente efficace. Lo consiglio soprattutto a chi non conosceva la storia dell’omicidio di Gucci.

Chiudo esortando qualche bravo regista italiano, magari un documentarista, a fare un film che narri tutti i dettagli della storia che ci ha affascinato, sorpreso, spaventato e depresso alla fine degli anni ‘80.

Ricordatevi: andate a cinema e a teatro. Lo spettacolo è in sala non a casa. Vinciamo la pigrizia e usciamo, il mondo dello spettacolo ci aspetta. Qui, come ho fatto per il film di Diabolik, vi consiglio una pellicola che, anche se non mi ha entusiasmato come vi ho detto, consiglio comunque di andare a vedere in sala!

Fabiola Cinque

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