Il miracolo del “Campo 60”

Il miracolo del “Campo 60”

Scritto da Daniele Di Giorgio

Un paio di giorni fa, grazie al caro amico avv. Alessandro Carnevali, Presidente dell’Associazione Romana della Ciociaria e Segretario Generale dell’ Unione Associazioni Regionali, sono venuto a conoscenza di una incredibile storia che vale la pena di raccontare ai lettori di MyWhere: l’esistenza della “Cappella Italiana” nelle Isole Orcadi realizzata dai prigionieri del “Campo 60” durante la Seconda Guerra Mondiale.

I lavori di restauro degli anni 60 da parte di Ciocchetti
I lavori di restauro degli anni 60 da parte di Ciocchetti

Alessandro Carnevali, che ha collaborato all’organizzazione della Rassegna Storica dedicata alla Cappella di Orkney, mi spiega che: “Quando Gabriella Tamburello, Curatore della Mostra, mi raccontò della cappella di Orkney e dei suoi protagonisti, rimasi particolarmente colpito. Diedi subito la disponibilità dell’Associazione a collaborare nell’organizzazione della mostra. Il materiale era tantissimo, affascinante e ricco di valori positivi. L’arte come esaltazione dell’anima, la fatica e l’impegno per realizzare qualcosa di edificante e quello del rispetto della dignità umana che vede soldati di fronti contrapposti, gli scozzesi e gli italiani, rispettarsi vicendevolmente fino quasi, seppur in un campo di prigionia, collaborare insieme. Altra piacevole scoperta è stata quella di constatare il profondo e duraturo legame che unisce la Scozia alla Ciociaria: la più importante comunità ciociara all’estero risiede in Scozia, molti punti di contatto uniscono la cornamusa con la zampogna e poi una delle più importanti fondazioni operanti in Ciociaria, la Fondazione Kambo, è stata fondata da uno scozzese trasferitosi a Frosinone appartenente alla famiglia Erskine, una delle più illustri e nobili casate della nobiltà scozzese. Con questa mostra oltre a portare a conoscenza questa incredibile storia, abbiamo voluto rinnovare la forte e profonda amicizia che esiste tra l’Italia e la Scozia così come tra Ciociaria e la Scozia”.

La Cappella Italiana delle Isole Orcadi
La Cappella Italiana delle Isole Orcadi

La chiesetta di Lambholm, Orkney (Isole Orcadi), meglio nota come la Cappella Italiana, rappresenta uno dei pochissimi residui del “Campo 60”, che negli ultimi anni della seconda guerra mondiale ospitò parecchie centinaia di prigionieri italiani. Questi uomini, catturati durante la campagna del Nord Africa, furono inviati nelle Orcadi per lavorare alle Barriere Churchill, una serie massiccia di strade rialzate in cemento che limitano gli accessi orientali verso Scapa Flow. Da principio il campo consisteva di tredici malinconiche baracche, ma gli italiani vi costruirono sentieri in cemento, piantarono fiori, così che l’intera area fu trasformata. Furono creati mezzi di svago: un teatrino con scenario e una baracca per ricreazione che nel suo arredamento aveva anche un tavolo da biliardo.
Nessuno dei prigionieri poteva prevedere che dalle loro mani avrebbe preso forma un edificio che è tuttora un capolavoro di bellezza e un’attrattiva per innumerevoli visitatori, la Cappella Italiana.
L’abside, che fu la concezione originale, richiese molto tempo e lavoro. Il ferro corrugato del capannone fu coperto d’intonaco. L’altare, la cancellata, la pila dell’acqua santa, tutti di bel disegno, furono modellati in cemento. Dietro l’altare, fino al soffitto, fra due finestre di vetro istoriato, con le rappresentazioni di San Francesco d’Assisi e di Santa Caterina da Siena, fu amorevolmente dipinta la “Madonna col Bambino” da un soldato italiano, Domenico Ciocchetti, che copiò un’immaginetta che egli aveva portato con sé durante tutta la guerra.

L’interno della cappella con l’altare e la transenna in ferro battuto
L’interno della cappella con l’altare e la transenna in ferro battuto

Quando nel 1945 i prigionieri lasciarono l’isola, Chiocchetti rimase ancora per completare la pila dell’acqua santa che era già in lavorazione. La gente delle Orcadi promise, per bocca del sig. P.N., Sutherland Greame, Lord Luogotenente di Orkney, che avrebbe curato la cappella: questi, che era proprietario dell’isola, aveva sempre mostrato molto interesse. Quando la cappella fu finita ebbe luogo una solenne funzione, resa più bella dalla musica d’un disco riproducente il concerto delle campane e del coro di S. Pietro in Roma. Finita la guerra, la cappella fu usata solo per breve tempo ancora fino al nuovo restauro del 1960.
50 anni dopo, nel giugno del 1992, otto ex prigionieri di guerra, alcuni di loro accompagnati dai familiari, sono tornati sulle isole Orcadi. Sfortunatamente Domenico Chiocchetti era troppo debole per poterli accompagnare, ma la figlia Letizia e suo marito fecero parte del gruppo.
Un raro esempio di dedizione assoluta alla fede e al lavoro attraverso l’arte e la cultura. Un esempio di libertà e di volontà di farcela anche quando tutto sembra finito, smarrito e perduto.

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Redazione

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