WHAT IF. Le meraviglie della realtà virtuale in mostra con ART CITY

WHAT IF. Le meraviglie della realtà virtuale in mostra con ART CITY

BOLOGNA – Il cinema, l’architettura e la pittura come non le avete mai viste. Passato e futuro s’incontrano al Vitruvio Virtual Museum, dal 23 al 26 gennaio, nella mostra WHAT IF. La riproducibilità tecnica nell’epoca dell’opera d’arte, a cura di Eleonora Frattarolo. Esperienze immersive guidate in un mondo iperreale, attraveso scenografie ispirate ai quattro elementi acqua, aria, terra e fuoco.

“Panorama”, “Diorama”, “Neorama”, “Cosmorama”… Termini con i quali, eccezion fatta per il primo, la maggior parte di noi ha scarsa familiarità, ma che hanno aperto in realtà la strada a operazioni di copia e riproduzione della realtà che, con un semplice tap sugli schermi dei nostri smartphone, compiamo ormai quotidianamente. Se al termine di derivazione greca, attraverso l’inglese, panorama siamo infatti abituati ad associare la veduta più o meno suggestiva di uno scenario urbano o naturale osservato da un luogo sopraelevato, dimentichiamo spesso che esso indicava originariamente uno dei dispositivi che concorsero a tracciare la stagione del precinema. Nel 1787, Robert Barker cominciò a realizzare grandi tele fissate a un’intelaiatura cilindrica illuminata dall’alto, su cui dipingeva ciò che l’osservatore avrebbe potuto vedere girando progressivamente su sé stesso sino a compiere una rotazione completa. Il Panorama, appunto. Un perfetto trompe l’oeil circolare che rappresenta un antesignano dello scatto fotografico a 360 gradi che possiamo realizzare oggi anche con i nostri telefoni. La fotografia, inventata come il Diorama da Louis Daguerre, donde il nome dagherrotipo, è non a caso una tappa fondamentale di sistemi di riproduzione sempre più meccanici e immersivi della realtà, che con il cinema e la realtà virtuale offrono attualmente esperienze capaci di catapultarci in mondi dove il concetto di “reale” è spesso difficilmente demarcabile.


Il VIRTUAL REALITY ART ROOMS FRA ARTE E TECNICA

Proprio alle ultime frontiere della realtà virtuale è dedicato il progetto artistico collettivo che sarà presentato dal 23 al 26 gennaio nell’ambito di ART CITY Segnala 2020, in occasione di Arte Fiera. Il luogo è Bologna, una delle città più antiche d’Italia, dove tradizione e modernità avveniristica s’incontrano al 2020 Vitruvio Virtual Museum. La mostra, curata da Eleonora Frattarolo, è intitolata WHAT IF. La riproducibilità tecnica nell’epoca dell’opera d’arte, e sarà ospitata nei nuovi spazi VRUMS – Virtual Reality Art Rooms in Via Zaccherini Alvisi 8. Scrive la curatrice: L’esposizione vuole fare il punto della situazione sulle potenzialità e lo sviluppo della realtà virtuale in campo artistico (dal cinema, all’architettura, alla pittura) attraverso opere che configurano realtà sorte nel passato, o proiettate nel futuro, in mondi fantastici, frutto di immaginazioni totalizzanti. What if. La riproducibilità tecnica nell’epoca dell’opera d’arte, sovverte il titolo del testo di Walter Benjamin e inizia dove termina l’estensione dell’opera d’arte, che nell’attuale sistema culturale può essere tutto, e dunque vive in lotta con i territori del nulla. Questa è una mostra –Conclude Frattarolo– in cui s’intraprendono viaggi nelle possibilità, che la tecnologia delinea dando forma, bellezza, stupore, meraviglia, alle risorse vitali della mente.what if

Se il filosofo Benjamin intravedeva nei meccanismi di imitazione e copia della realtà, come la fotografia, dei dispositivi che mettevano in discussione la cosiddetta “aura” dell’opera d’arte, l’esposizione What if sposterà molto probabilmente il centro del binomio sulla riproducibilità tecnica stessa e sulla relativa capacità creatrice, nel tempo in cui la parola è stata soppiantata dalla cultura dell’immagine e dalle tecniche visive della meraviglia, più o meno commerciale.

I PERCORSI VIRTUALI

Quattro fra i progetti già esposti nei musei d’arte contemporanea o durante festival specifici, saranno presenti in mostra durante Artefiera e per la prima volta riuniti. Inoltre, sarà presentato un lavoro totalmente inedito che dà il titolo alla mostra. What if è un’indagine artistica sulle emozioni basilari dell’uomo, nel loro rapporto fra mente e cervello, luoghi reali e non-luoghi culturali. A partire dalla scrittura di un soggetto e una sceneggiatura originale, il visitatore potrà immergersi in scenografie iperreali, dominate dai quattro elementi: aria, terra, fuoco, acqua. Possiamo già anticipare che What if permetterà di vivere un’esperienza virtuale immersiva solo apparentemente libera. Per evitare la paralisi, sarà necessario seguire la regia occulta e prestabilita che governa l’esperienza, fare i conti con i propri ricordi e le proprie paure. Uno spaesamento dato dal caos apparente, dunque, perché in What if niente è casuale tutto ritrova un ordine logico. Escluse le emozioni.

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Nel percorso espositivo il visitatore troverà inoltre:

  • Synapse di Enrico T. De Paris esposta alla Triennale di Milano. Un labirinto a struttura molecolare progettato e popolato dall’artista dove lo spettatore si fa parte attiva dell’opera d’arte e diventa a sua volta opera nell’opera: si muove liberamente fra le stanze, viene stimolato da piccoli oggetti volanti, entra in contatto con diverse creature, simboli, emblemi, metafore. Indossare il visore ed entrare in Synapse significa divenire artefici del proprio percorso, autori della propria personale esperienza artistica.
  • Casa DO UT DO, realizzata per la Fondazione Isabella Seràgnoli su un disegno di Alessandro Mendini con stanze di Alberto Biagetti, Mario Cucinella, Riccardo Dalisi, Michele De Lucchi, Stefano Giovannoni, Alessandro Guerriero, Massimo Iosa Ghini, Daniel Libeskind, Angelo Naj Oleari, Terri Pecora, Renzo Piano, Claudio Silvestrin, Nanda Vigo. Questa esperienza virtuale è stata esposta nei più importanti musei italiani per l’arte contemporanea: MADRE, MAST, MAMbo, Mart, MAXXl, Guggenheim Venezia, Pinacoteca di Bologna, Reggia di Caserta, Circolo dei Lettori di Torino. Il catalogo doutdo rappresentante il progetto realizzato da Alessandro Mendini è stato inserito nel catalogo ADI DESIGN INDEX 2017 che raggruppa i prodotti selezionati per concorrere al Compasso d’Oro 2018; il premio è il più prestigioso riconoscimento della qualità produttiva e progettuale di beni, servizi, processi e sistemi del design italiano.
  • Casa Malaparte, esposta alla Bologna Design Week 2015. Il mare, i mattoni rossi, la vista sui faraglioni, la lunga scalinata che conduce al tetto e alla mitica vela bianca dietro la quale Brigitte Bardot prendeva il sole nel Disprezzo, il salone principale, le ceramiche di Alberto Savinio. Sono solo alcuni dei particolari che continuano a sedurre e affascinare studiosi, architetti, artisti e appassionati di tutto il mondo. Casa Malaparte di Vitruvio è una sfida tecnologica, un’esperienza virtuale immersiva che ha riaperto al pubblico la mitica casa di Capri discussa e amata in tutto il mondo.
  • Leggero – Tributo a Freak Antoni, esposta al Museo della Musica di Bologna. È il tributo che Vitruvio Virtual Museum ha dedicato a uno degli artisti italiani più sovversivi e destabilizzanti della storia musicale del nostro paese. L’esperienza di realtà virtuale immersiva, dialoga direttamente con la scultura in marmo di Carrara realizzata dello scultore Daniele Rossi che ritrae Freak Antoni all’interno di un sanitario dotato di razzi. Attraverso la realtà virtuale, i razzi vengono attivati e il fruitore dell’esperienza compie un viaggio su Bologna fra le note di Ludovico Einaudi e i versi di Le onde leggero, delicata e sorprendente poesia dello stesso Antoni.what if

INFORMAZIONI UTILI

TITOLO: What if. La riproducibilità tecnica nell’epoca dell’opera d’arte.
PROMOSSO DA: Vitruvio Virtual Museum
A CURA DI: ELEONORA FRATTAROLO
QUANDO: nell’ambito di ART CITY Segnala 2020 in occasione di Arte Fiera dal 23 al 26 gennaio 2020
DOVE: VRUMS – Virtual Reality Art Rooms, Via Zaccherini Alvisi 8 – Bologna
ORARI: dalle 15.00 alle 23.00
Servizio di Navetta gratuita da Arte Fiera a Vrums tutti i giorni dalle 15.00 alle 20.00
INGRESSO GRATUITO

WHAT IF. La riproducibilità tecnica nell’epoca dell’opera d’arte

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Stefano Maria Pantano

2 Responses to "WHAT IF. Le meraviglie della realtà virtuale in mostra con ART CITY"

  1. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   25 Gennaio 2020 at 09:50

    Per fortuna vivo a Bologna. Non mi farò scappare questa mostra. Grazie Stefano per la bella presentazione.

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  2. Stefano Maria Pantano
    Stefano   25 Gennaio 2020 at 13:33

    Grazie, Lamberto. Credo ne valga la pena. I bolognesi non dovrebbero farsela scappare.

    Rispondi

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