La Lentezza: un’opportunità di riscoperta

La Lentezza: un’opportunità di riscoperta

MONDO – Quanti libri sono stati dedicati alla lentezza? E quali ci sono piaciuti di più? Omaggio alla riflessione e riscoperta di sè, degli altri e del mondo che ci circonda, attraverso la lettura di libri che la insegnano già da tempo…

In questi giorni, dove timidamente  ci riaffacciamo al mondo, dopo mesi di  chiusure e confinamento del forzato lokdown, possiamo cogliere l’occasione per qualcosa che potremmo avere riscoperto dentro di noi.

Quando non c’era più alcun ufficio verso il quale correre o velocemente accompagnare i nostri figli a scuola prima che la campanella suonasse, quando non c’era alcuna gimkana post  lavoro per seguire la lezione di pilates e poi correre nuovamente a casa a preparare la cena…

Ecco, quando tutto si è fermato, una domanda lecita e  spontanea … “ma per cosa ho corso fino ad ora”?

Carl Honorè prima con il suo libro “ …e vinse la tartaruga” ed in seguito con Elogio alla lentezza già parlava più di dieci anni fa di  rallentare i propri ritmi di vita per gustarsi meglio le opportunità che potevano nascere dall’assaporare momento dopo momento ciò che la vita stessa ci stava offrendo.

lentezza mywhere
La copertina di Elogio alla lentezza di Carl Honorè

La frenesia, la continua corsa per poter convogliare sempre più cose nelle proprie giornate, se da un lato carburava adrenalina che dava sprint ai nostri corpi, dall’altro, in dosi eccessive, portava ad uno stress psicofisico. Ed allora, il giusto uso del tempo, od ancora meglio, poter disporre del “tempo” inteso qualitativamente invece che quantitativamente; potrebbe portare ad un maggiore benessere sia nel nostro essere che nel rapporto con chi ci circonda, maggiormente nel rapporto con il pianeta che ci ospita.

Poter fermarsi ad ammirare una rosa, odorare il suo profumo così come dialogare con il nostro vicino e scoprire che ha interessi simili ai nostri o ascoltare i nostri figli raccontarci com’è stata la loro giornata invece che leggere la favola da un minuto per chi va di fretta; sono queste le cose che ci ricordano la nostra umanità, il nostro essere persone vitali. E’ stato proprio in Italia, qualche anno fa che abbiamo visto nascere due movimenti importanti legati al concetto di lentezza : lo slow food e le slow cities.

La copertina di …E vinse la tartaruga di Carl Honorè

Movimenti, le cui idee sono state esportate anche in altri paesi del mondo, che non hanno potuto resistere al richiamo di un idea tanto benefica. Ed è proprio recentemente che la  giovane prima ministra fillandese Sanna Marin ha lanciato la proposta che avrebbe visto i propri cittadini  lavorare meno, e pertanto essere più produttivi, per poter passare maggior tempo con le proprie famiglie.

Già paesi del nord come la Scandinavia o la Svezia hanno adottato un sistema che dià  loro maggiore possibilità  di avere più tempo per poter occuparsi di ciò che li rende felici. Sistemi che hanno portato ad avere delle economie migliori e che si sono rivelate soluzioni vincenti.

Quella a cui assistiamo è una vera e propria rivoluzione culturale. Assaporare ogni momento presente, conferire qualità alla propria vita, fermarsi ad ammirare un paesaggio senza il pensiero di essere  in ritardo sulla tabella di marcia; sono questi gli attimi che rendono la vita unica e sicuramente degna di essere vissuta.

E come un altro scrittore quale Milan Kundera, nel suo libro La lentezza, fa riferimento al legame che unisce lentezza e memoria come leggiamo da un estratto:

La copertina di Lentezza, il libro di Milan Kundera
La copertina di Lentezza, il libro di Milan Kundera

Esiste un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio. …  Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria, il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio.” Inevitabilmente, la velocità fa perdere il gusto delle cose che  vengono presto dimenticate, ma la lentezza, l’attenzione nell’attimo, il fare spazio per riappropriarsi del proprio tempo… crea quel circuito virtuoso verso il quale tendere.

Quale legame vogliamo perpetuare,  a quale equazione vogliamo rifarci nelle nostre vite?

A noi la scelta.

Foto in homepage: Il Martinaccio, scultura di Quinto Martini realizzata al Parco museo Seano di Prato. (Alcune opere dello scultore sono presenti anche all’Ermitage di Mosca)

Carmen Bartolone

9 Responses to "La Lentezza: un’opportunità di riscoperta"

  1. Erminia   3 Giugno 2020 at 14:11

    Quest’articolo era quello che ci voleva per celebrare con una pennellata leggera ma evidente gli aspetti positivi che pur nelle difficoltà di questi mesi sono stati presenti.
    La pausa forzata ci ha fatto riscoprire la bellezza delle mura domestiche, ci ha fatto scoprire i quartieri nei quali viviamo e che mai ci siamo presi il tempo di conoscere davvero, la bellezza delle attività artigianali ed artistiche in cucina e nei garages, la bellezza del dialogo in famiglia, la gioia di rispolverare un hobby. Brava Carmen e grazie

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  2. Cinzia   3 Giugno 2020 at 19:22

    Carmen perdona la mia divagazione sul tema ma le lumache mi hanno ricordato “Il Barone Rampante” di Italo Calvino. Per chi non l’avesse letto o non se lo ricordasse tutto nasce da qui: – Cosimo Piovasco di Rondò, giovane rampollo di una famiglia nobile ligure di Ombrosa, all’età di dodici anni, in seguito a un litigio con i genitori per un piatto di lumache, si arrampica su un albero del giardino di casa per non scendervi più per il resto della vita… –
    Scusate la divagazione ma Italo Calvino è Italo Calvino…

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  3. Livia   3 Giugno 2020 at 19:47

    Di Milan Kundera conoscevo solo il romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere… che ignorante che sono! Devo colmare subito la lacuna con questo!

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  4. Monica   3 Giugno 2020 at 19:50

    La verità è che andrebbe insegnata a scuola! Dovremmo tutti sapere apprezzare e godere del tempo per spenderlo al meglio e con lentezzza!
    (Metterò lo stesso commento relativo allo slowtourism)

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  5. Flavia   3 Giugno 2020 at 20:01

    A chi ha tempo di leggere “in lentezza” questo periodo, proporrei un vecchio libro “Lo zen e il tiro con l’arco” di Eugen Herrigel. Altra lezione di vita

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  6. Rossella   4 Giugno 2020 at 14:49

    La vita è molto frenetica, spesso non si ha il tempo di soffermarsi su ciò che ci circonda: un bel tramonto, la natura, le espressioni dei nostri cari quando ci raccontano la loro giornata…il lockdown ci ha permesso di riscoprire la lentezza e, forse, di abbandonare per un po’ l’orologio. Il rischio che corriamo con la riapertura è che questa riscoperta, impostaci sì dalle circostanze, ma necessaria, vada persa di nuovo a causa del ritorno allo stile di vita precedente. Purtroppo il sistema lavorativo impone di essere produttivi, veloci e senza orari, e di essere sempre disponibili e reperibili: il risultato è che riusciamo a dedicare a noi stessi e agli altri meno tempo di quanto vorremmo. Sta a noi accertarci di ciò che è veramente importante: nessuno lo farà al posto nostro.

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  7. Carmen Bartolone
    Carmen   5 Giugno 2020 at 09:07

    Grazie a tutti per i vostri preziosi commenti…spunti aggiuntivi a qualcosa che tocca tutti molto da “vicino”.

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  8. Teresa Paladin   6 Giugno 2020 at 12:42

    La domanda di partenza, “ma per cosa ho corso fino ad ora”?, l’ho trovata calzante e opportuna: in effetti anche a me è corsa nella testa nel momento in cui, volenti o nolenti, si è verificata la la possibilità di poter rallentare i ritmi.
    Soprattutto la riscoperta di quelle piccole e grandi cose che fanno la quotidianità, che la rendono “speciale” ma che spesso trascuriamo, spero sia un’attitudine che ci resti geneticamente interiore nel momento in cui vivremo il trapasso alla normalità dei comportamenti sociali
    Mi è piaciuto molto, Carmen, il riferimento a Kundera, in cui memoria e lentezza sono indiscutibilmente legate. grazie per questa riflessione spensierata e positiva.

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    • Carmen Bartolone
      Carmen Bartolone   8 Giugno 2020 at 11:02

      Esatto Teresa, ” ma cosa ho fatto fino ad ora”?
      Grazie per i tuoi commenti

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