7 incipit della letteratura mondiale da non perdere assolutamente

7 incipit della letteratura mondiale da non perdere assolutamente

MONDO- L’importanza dell’incipit è andato crescendo nella storia della letteratura moderna, fino ad assumere un ruolo incisivo. L’incipit è infatti ciò  che permette al lettore di comprendere in poco tempo lo stile della scrittura e, soprattutto, desta in lui l’interesse a leggere un determinato romanzo. E’ dunque questione di estrema efficacia creare in brevi battute l’empatia del lettore e presentargli un dettaglio, un personaggio, un’azione o una riflessione in grado di conquistarlo culturalmente e psicologicamente.

7 incipit della letteratura mondiale da non perdere assolutamente è una proposta che non poteva non partire da Dante, di cui stanno per iniziare i festeggiamenti per il 700° dalla morte.

Dante
7 incipit della letteratura mondiale: Divina Commedia

1 – L’incipit della Divina Commedia è universalmente noto:

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.

Si narra  l’inizio di un viaggio straordinario che Dante immagina nei tre regni dell’Aldilà, un viaggio che lo porterà a contatto con personaggi famosi e conosciuti da tutto il Medioevo,  da imperatori  a papi, da intellettuali a borghesi. Ma quello che immediatamente colpisce  è che Dante comincia questo percorso grazie al suo essersi smarrito. Non è un viaggio preordinato da lui, né il premio dato a un uomo meritevole: in realtà la sua volontà lo aveva portato, con azioni evidentemente poco edificanti, all’interno di una selva oscura, immagine di persistenti errori, peccati e cedimenti da lui compiuti. Così la selva in cui si aggira  gli genera soltanto paura. La sua asprezza e durezza è allegoria  della prigionia morale, della schiavitù della  volontà e dell’intelletto   in cui era caduto e che lo imprigionavano in azioni non edificanti. Non riusciva più a vedere e comprendere quale fosse il suo bene e quindi operava all’opposto. La selva è simbolicamente associata da Dante a un’esperienza di morte, ma alla fine da questa situazione il poeta, grazie all’incontro con Virgilio e all’intercessione provvidenziale di Beatrice, riuscirà a liberarsi e a trovare il cammino del bene e di una libertà positivamente dispiegata.

La  visione e scoperta  di un mondo soprannaturale del quale si era totalmente dimenticato progressivamente gli permette infatti una purificazione dell’animo. Dante non solo accetta di farsi aiutare e di compiere questo viaggio nell’Oltretomba ma anche  di descrivere ciò che ha visto per condividerlo con gli altri. L’immaginazione dantesca è straordinaria  ma sempre legata a un forte realismo, perché narra di cupidigie, passioni insane, sopraffazioni, errori, azioni disinteressate, generose  e nobili:  indica così che virtù e vizi degli uomini hanno inderogabilmente  un esito positivo o negativo sui singoli e sulla comunità.

L’umanità narrata nella Divina Commedia presenta tratti di assoluta modernità e indica l’idea dantesca che chi è disposto a interrogarsi e mettersi in gioco in un processo di rinnovamento morale, psicologico e sociale può sempre sperare in un cambiamento.

2 – Ed ecco un altro incipit famoso sempre legato al tema del viaggio:

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca

e nulla di particolare che m’interessasse a terra,pensai di darmi

alla navigazione….. È un modo che ho io di cacciare la malinconia.

( Moby Dick, H.Melville).

7 incipit della letteratura mondiale: Moby Dick

E’ interessante notare che il giovane Melville, rimasto  senza padre,  lavorò proprio come mozzo su una nave. Da qui l’ispirazione per uno dei capolavori della narrativa americana.

Il giovane Ismaele  si imbarca su una nave baleniera, il Pequod, ma la navigazione va oltre le aspettative e si trasforma in una caccia spietata e inquietante, condotta da parte del capitano Achab.  L’ ossessione del capitano è catturare e uccidere la Balena Bianca che gli ha tranciato e divorato una gamba.

La morte dell’animale è diventata il suo principale obiettivo personale fino a diventare un’autentica ossessione raccontata con grande intensità. Per il capitano Achab infatti la balena rappresenta l’ essenza  del male che lo ha raggiunto e colpito e vuole liberarsi di lei.

La Balena Bianca  è inoltre il simbolo del potere della natura  che l’uomo sogna di dominare, ma non riesce mai  a controllare del tutto. Una balena, per altro, che per l’io narrante e gli altri marinai mostrava una gioia serena, una gagliarda dolcezza di riposo…mentre nuotava e che da ciascun morbido fianco …da ciascun fianco smagliante…..spargeva seduzioni. La sua bellezza contrasta con la cecità morale di Achab, pervicacemente convinto che senza la morte del suo nemico lui non potrà essere placato. Achab persegue la vendetta contro l’azione di un animale che viene personificato, un’azione che non è ovviamente frutto di volontà, ma solo dell’istinto di sopravvivenza dell’animale a sua volta inseguito e cacciato.

La caccia alla balena finisce però nella sconfitta del capitano.

Viene da chiedersi se il male che il capitano Achab attribuisce a Moby Dick non dimori in realtà nel suo animo, nel suo odio, nel suo non saper accettare che c’è un mistero insondabile che sfugge al controllo della ragione, di cui il mare che lo inghiotte e la balena che ve lo trascina insieme all’equipaggio sono soltanto degli elementi, simboli di quel bene e di quel male che l’uomo avverte ma non può dirigere a suo piacimento.

Ismaele è l’unico a salvarsi: da notare che per il ragazzo il viaggio è antidoto alla noia, alla melanconia di una vita immobile e ferma.

3 – C’è un’altra caccia in mare  il cui incipit è poeticamente commovente.

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno ilvecchio con la barca vuota …… La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand’era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne. (Il vecchio e il mare, E. Hemingway).

7 incipit della letteratura mondiale: Il Vecchio e il Mare

In un villaggio nei pressi dell’Avana, il vecchio pescatore Santiago  sente su di lui incombere lo spettro dell’ isolamento di chi è stato colpito da una maledizione. Per tutta la vita  il pesce è stato mezzo di sostentamento  del vecchio Santiago, ma ora il meccanismo si è inceppato. Però  Santiago non si arrende,   accetta la sfida che il destino gli sta lanciando e torna in mare. Al suo amo abboccherà un enorme marlin.

 Ed ecco che tra il pescatore e il marlin  inizia un duello terribile. Mentre il pesce trascina inesorabilmente la barca al largo il vecchio si batte con coraggio eccezionale, si ferisce ma resiste tenacemente. Santiago sa che battendo quel marlin  può riprendersi il  suo destino di pescatore e può riscattarsi agli occhi della comunità. Quando  sente  il peso della sua solitudine, che  è assoluta, aggrappandosi alla propria  forza morale e psicologica  parla a voce alta con se stesso.  Parla anche col pesce, esprimendo la sua fratellanza e solidarietà per l’animale forte e morente. Non ho mai visto nulla di grande e bello e calmo e nobile come te, fratello.

E’ straordinariamente commovente questo  Santiago che non prova odio o indifferenza per il pesce catturato, ma si preoccupa per lui: Chissà se ha qualche piano  o se è disperato come me  e prova rispetto per lui.  In questo romanzo l’uomo non è nemico della natura, ma parte integrante di essa.

Dopo due giorni e due notti il vecchio avrà la meglio,   ma nel viaggio di ritorno incontrerà fatalmente un branco di squali. La mattina i pescatori esterrefatti  ammireranno  il grande scheletro del  pesce  legato allo scafo della sua barca. Da vero combattente Santiago ha  vinto la battaglia per il  proprio onore. Il marlin è il simbolo di  qualsiasi  dolore o paura che la vita prima o poi propone,  mentre Santiago, solo  di fronte a  prove imprevedibili e prolungate, le affronta senza mai arrendersi certo che  l’uomo non è fatto per la sconfitta.

La storia di Santiago contiene elementi di sorprendente attualità: ci invita a resistere ai dolori e alle prove cui la vita ci sottopone, perché ogni uomo può uscire da qualunque situazione di crisi mantenendo la propria dignità e rispettando quella degli altri. Come ha osservato Hemingway: Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi.

4 – Un incipit paradossale e  assolutamente innovativo è quello del protagonista de La metamorfosi:

7 incipit della letteratura mondiale: La metamorfosi
7 incipit della letteratura mondiale: La metamorfosi

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto. (La metamorfosi, F. Kafka).

Un commesso viaggiatore: questo è Gregor Samsa fino a quando non si trova improvvisamente, inspiegabilmente, inderogabilmente trasformato in uno scarafaggio, perché tale ne è la descrizione. Sono le 5.30  della mattina e lui con noncuranza, mentre si chiede: Che cosa mi è capitato?, accetta la vicenda senza disperazione e pensa che il suo lavoro è in effetti troppo faticoso e che quella mattina arriverà sicuramente tardi in ufficio.

Inverosomiglianza e realismo conducono contemporaneamente la storia.

L’assurdità della situazione è solo apparente, perché la narrazione surreale presenta dati e  significati realistici  in una logica non razionale, ovviamente. Ma dotata di senso. Con kafka,  pioniere del nuovo romanzo ottocentesco, il disagio esistenziale entra prepotentemente in letteratura: in particolare la trama di questo racconto è particolarmente significativa.

La metamorfosi fa diventare realtà la possibilità per qualcuno di essere percepito come sgradito, in senso alla sua famiglia ma anche nella società. In un mondo sempre più complesso e dai tratti enigmatici l’accettazione dell’individuo non è scontata, emerge la possibilità di essere percepito  come diverso dagli altri, anzi, la sola identità di cui Gregor a un certo punto è in possesso è quella che gli viene riconosciuta dai suoi congiunti.

Kafka presenta così un evento assurdo e impossibile ma simbolicamente profetico. In qualche modo l’ebreo Kafka che scriveva in lingua tedesca ha focalizzato una questione incredibile: l’identità personale può diventare  problematica. La questione impressionante è che Gregor si vede trasformato ma non si percepisce come mostruoso. La repulsione è solo degli altri che non gli assegnano più l’identità umana, non lo riconoscono più come uno di loro.

Kafka in anticipo sulla storia futura? Verrebbe da pensarlo. Kafka ci ricorda che le condizioni di sopravvivenza e convivenza possono mutare: a qualcuno si può, concordemente come maggioranza, assegnare un destino minore, o addirittura sentirlo come un rifiuto la cui memoria va cancellata.

5 – Un altro incipit che colpisce  per la sua bellezza narrativa è:

Il giorno che l’avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del     mattino

per andare ad aspettare il  bastimento  con  cui  arrivava  il vescovo.

(Cronaca di una morte annunciata, G.G. Marquez).

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7 incipit della letteratura mondiale:  Cronaca di una morte annunciata

Basato su un fatto reale, Cronaca di una morte annunciata viene pubblicato nel 1981 (un anno prima dell’assegnazione del Nobel a Marquez) e, nella sua brevità, rappresenta  un caposaldo  della narrativa dello scrittore sudamericano: un romanzo che fonde toni tragici con i ritmi tranquilli legati alla vita quotidiana  della comunità di un villaggio.

Una narrazione fluida e brillante per raccontare  di una morte annunciata e da nessuno impedita, nella costruzione di una stupefacente allegoria dove il trionfo della casualità si lega all’assurdità della vicenda.

Subito dopo la fastosa festa di matrimonio cui partecipa tutta la comunità, il benestante Bayardo San Roman, arrivato sei mesi prima in paese e  diventato marito di Angela Vicario,  nel cuore della notte bussa  alla porta del suocero e restituisce  la giovane sposa, colpevole perché non illibata.

Così  i fratelli Vicario decidono di uccidere Santiago Nasar, perché la sorella Angela lo ha indicato come causa del fattaccio disonorevole. Santiago Nasar appartiene alla comunità araba del posto. Nonostante che i gemelli Pedro e Paolo dichiarino apertamente e tranquillamente a chiunque quello che stanno per compiere,  nessuno li prende sul serio. I numerosi compaesani che incrociano il giovane Santiago non si prendono  la briga di avvisarlo. Per un gioco straziante di coincidenze ed equivoci,  chi pensa di avvertirlo non ci riesce, mentre gli stessi assassini sembrano fare di tutto perché qualcuno li trattenga dal perseguire la tragica esecuzione.  Questa “morte annunciata”  arriva dunque a compiersi con un meccanismo fatale e beffardo in  una comunità resa informata  e quindi complice, che viene  trascinata, come il lettore,  in un vortice tragico.

Resta un dubbio al lettore: Ma è  davvero “l’arabo” Santiago il colpevole?

Nessuno lo saprà mai se non Angela: sicuramente Santiago vive le ultime ore della sua vita del tutto inconsapevole dell’esigenza di vendetta dei fratelli, portatori di una morale tribale tutto sommato supinamente spalmata e condivisa nella comunità locale.

Uno strano e tragico destino quello del giovane Santiago,  un giovane di soli 21 anni,   narrato con una bellezza e un pathos indiscutibili, dove la suspense si respira ininterrotta  nel succedersi di pagine che per il loro incanto fanno trattenere il fiato e restano nella memoria.

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7 incipit della letteratura mondiale: Racconti

6 – Un incipit straordinariamente suggestivo che entra nel cuore del lettore è quello del racconto  Felicità

 Nonostante i suoi trent’anni,  Bertha Young viveva ancora momenti come questo, in cui aveva voglia di correre invece di camminare, di eseguire passi di danza su e giù dal marciapiede, giocare al cerchio, lanciare in aria qualcosa e poi riafferrarla, oppure starsene lì, ferma, a ridere, a ridere di nulla, proprio di nulla. Che cosa ci volete fare se avete trent’anni e, voltando l’angolo della strada, vi sentite sopraffatti, all’improvviso, da un senso di felicità, di assoluta felicità, come se aveste d’un tratto inghiottito un pezzo lucente di quel tardo sole pomeridiano che vi bruciasse dentro, spandendo una pioggerella di scintille in ogni intima fibra, in ogni dito delle mani e dei piedi. (Felicità, K. Mansfield).

 Il lettore viene catapultato con grande immediatezza nel sentimento della felicità, di una felicità immotivata e pur reale:  tutto ciò che accade  riempie la coppa traboccante della beatitudine e  si diffonde in tutto il corpo della giovane Bertha. L’espressione della felicità, avverte l’io narrante,  può però generare giudizi malevoli negli altri, si viene considerati ubriachi e molesti, come se il terreno dove albergano sentimenti entusiasmanti e luminosi fosse da considerarsi infetto.

La Mansfield rivendica la possibilità, il diritto, che essere felici sia possibile senza doversi giustificare , senza che la civiltà solo per questo debba chiudersi in difensiva: la gratuità delle emozioni aleggia e sostiene la storia narrata.

Katherine Mansfield è  oggi  considerata dai critici una maestra  insuperabile nell’ arte del racconto. Con i suoi scritti la scrittrice neozelandese arriva  direttamente al cuore dei lettori. Ogni sua pagina introduce  un’emozione perché, come lei ha scritto, Senza emozione la scrittura è morta. La Mansfiled possiede inoltre la  capacità di disegnare la psicologia  dei personaggi in poche  frasi perfettamente scolpite che ritraggono  l’universo dell’interiorità  in un’immagine fulminea, in una scoperta imprevista, nell’ angoscia  di un attimo!

Felicità non è un racconto superficiale, come  sembrò a Virginia Woolf. In esso traspare la limpidezza delle emozioni, in un passaggio  del testo tra l’altro  condivise tra la protagonista e la sua migliore amica: è meraviglioso  intuire lo stato d’animo di chi si ama, istantaneamente e con esattezza.

Questo racconto ci parla di una felicità improvvisa e ingiustificata, fragile  ma in qualche modo invincibile.e quando lo specchio rimanderà un’immagine contrastante con l’incipit, l’emozione iniziale procurata al lettore non sarà scalfita, la possibilità della felicità non si spezza.

Il pero del giardino   rimane incantevole come sempre e fiorito e immobile.

7 – Siamo arrivati all’ultimo incipit, quello che coinvolge direttamente tu che stai leggendo:

Stai per cominciare a leggere Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. […] Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce. (Se una notte d’inverno un viaggiatore, I. Calvino)

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7 incipit della letteratura mondiale: Se una notte d’inverno un viaggiatore

Il piacere di leggere è un’esperienza totalizzante della mente in cui immergersi completamente. E pertanto Il narratore si rivolge al suo lettore e lo invita a prendere le distanze dalla televisione e dalle persone di casa per non distrarsi  in altri pensieri. E il titolo che il lettore vuole leggere è paradossalmente proprio quello del romanzo stesso di Calvino.

 Non è per vanagloria, ovviamente che accade ciò, ma per il  gioco della combinazione narrativa che  in questo romanzo viene portato all’inverosimile.  Qui l’ autore e il lettore (entrambi sono personaggi) vengono inseriti all’interno di un romanzo metanarrativo, ossia di una narrazione che vuole evidenziare gli stessi  meccanismi della narrazione. 

L’ avventura del lettore nella sua esperienza di lettura è fin dall’inizio ricca di sorprese, incidenti e malintesi.

Infatti per un errore di impaginatura il romanzo ripete ininterrottamente solo le prime 30 pagine. L’ironia diventa potente quando, riportato in libreria il romanzo,  si evidenzia un’eventualità incredibile: l’impossibilità del lettore di leggere! Il lettore infatti non riuscirà a concludere la lettura né del romanzo di Calvino né di altri perché lo stesso errore si ripete identico, in modo tale che dopo le prime pagine  le storie si interrompono tutte. Dopo dieci diversi inizi di altrettanti romanzi con differenti generi narrativi abbiamo in ogni caso una storia a lieto fine, che non riveliamo.

 Calvino vuole sottolineare la gioiosa esperienza della lettura, il piacere che ne deriva, ma anche  la delusione che essa comporta in termini di ricerca e conclusione delle storie incompiute, che restano aperte ad ogni possibilità. 

Se una notte d’inverno un viaggiatore è considerato uno dei primi romanzi postmoderni del panorama letterario italiano.

In questo romanzo la letteratura cerca di riflettere su se stessa e sul rapporto tra autore e lettore attraverso il gioco combinatorio e la mescolanza di generi: ma soprattutto si interroga sulla sua capacità di intercettare  la complessità del mondo. Calvino con la struttura narrativa assegnata al romanzo sembra affermare che la letteratura moderna non sia più  capace di offrire una spiegazione coesa della realtà e che una narrativa realistica non sia più possibile.

Ciò accade perché la realtà contemporanea è particolarmente complessa e labirintica e la ragione, mentre si dedica a ritrovare un ordine e una logica, compie una ricerca che non può garantire certezze definitive.

 

Teresa Paladin

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