Vittorio Corcos: la bellezza che nasce dagli occhi e dalla moda

Vittorio Corcos: la bellezza che nasce dagli occhi e dalla moda

BOLOGNA – Riaperta a Palazzo Pallavicini a Bologna la mostra sul pittore livornese famoso per la bellezza delle sue modelle durante la Belle Èpoque.

La giovane ragazza è seduta su una panca e guarda davanti a sé con l’espressione di chi è attraversata da eventi mentali innervati nei territori psichici che Sigmund Freud di lì a poco esplorerà come l’inconscio del soggetto.

Forse la signorina Elena Vecchi, sta facendo i conti con ondate di pensieri emergenti in forma linguistica, oppure con flussi di immagini interiori da interpretare come raffigurazioni del desiderio, sostenute tra l’altro con insolita determinazione. Il pittore sembra autorizzare entrambe le congetture: sulla panca infatti troviamo tre libri, forse romanzi, che evidentemente alludono ai processi psichici lineari in modalità linguistica; e troviamo anche lo stelo di una rosa i cui petali sono sparsi sul terreno, il cui significato simbolico potrebbe evocare un amore problematico, forse finito. Non possiamo asserire nulla di certo sui contenuti che attraversano l’interiorità delta modella utilizzata da Corcos nel quadro “Sogni”(1896). Posa, espressione e comportamento per contro, fanno congetturare una lucida consapevolezza del momento da parte della ragazza, come se l’abbandono alle fantasie facesse parte del suo ordinario flusso interiore, senza coinvolgerla in devastanti complicazioni morali. 

Ma pare sia stata proprio la disposizione della modella ad abbandonarsi ai sogni senza alcun cedimento sui propri desideri ad indignare gran parte del pubblico borghese in visita alla “Festa dell’arte e dei fiori” nella Firenze del1896, nel cui palinsesto apparivano due opere di Corcos, il ritratto di Ernesto Masi e quello della giovane che sto commentando.  Per i benpensanti della Belle époque, la posa della ragazza e l’espressione del suo volto enfatizzavano una inaccettabile significazione. Nelle gambe accavallate con l’avambraccio sinistro che poggiando il gomito sulla coscia destra e terminando con la mano chiusa a pugno, funzionava da elegante sostegno del bel viso sovrastato da uno sguardo consapevolmente immerso in sogni a occhi aperti, la mentalità borghese che rifiutava la modernità, immaginava di poter inferire una disinvolta inappropriatezza che per molti sconfinava nella ostentazione della dissolutezza. Probabilmente i gossip che circolavano sulla presunta relazione tra il più che maturo pittore e la giovane modella, figlia dello scrittore Augusto Vecchi, autore di numerosi testi dedicati alla vita di mare, conosciuto con lo pseudonimo di Jack La Bolina, per il pubblico più tradizionalista dicevo, i gossip autorizzavano le interpretazioni più grossolane della messa in scena. 

Corcos
Sogni – 1896

In un certo senso la borghesia conservatrice aveva ragione. Vittorio Corcos aveva costruito la sua notevole fama come ritrattista, esplorando la figurazione della bellezza impregnata di modernità e quindi fatalmente fastidiosa per il partito dei tradizionalisti, entrato in competizione con gli scossoni destabilizzanti delle mode che sfruttavano una variazione della disposizione interiore di moltissime donne, ora più libera di espandersi in comportamenti orientati a privilegiare le novità di ogni tipo.

Cosa significava per un ambizioso e pragmatico pittore della bella époque (con questa etichetta si vuole classificare il periodo che va dall’ultimo ventennio del XIX sec. alla prima guerra mondiale), il confronto con le disposizioni e le tensioni ad esse aggregate che animavano le persone più in vista di città-mondo come Parigi? Probabilmente, entrare in sintonia con il loro gusto era la porta stretta oltrepassata la quale si poteva realmente sperare di prosperare con l’attività artistica. In poche parole, con il genere ritratto e le sue varianti mondane che valorizzavano apparenze sensibili come l’abito, le parure, la preziosità delle stoffe, il portamento disinvolto dei soggetti raffigurati, si trasformava in effigie provvisoria una identità fluttuante, ancorandola al flusso delle mode che in qualche modo trovavano la loro valenza ideologica nei dintorni di una ottimistica quanto confusa idea di progresso. Non è senza significato ricordare al lettore che proprio durante la Belle époque il dispositivo della moda così come lo conosciamo oggi, comincia a prendere il sopravvento rispetto le forze inerziali della tradizione. Cambia dunque la percezione di cosa significhi la bellezza del corpo femminile sia in positivo (le manipolazioni e i trucchi che ne amplificano gli effetti) che in negativo (le critiche indignate di chi non tollera eccessive deviazioni dalla norma). Il mutamento percettivo della bellezza in assetto situazionale live, inoltre può aver creato una disposizione a valorizzare lo stile raffigurativo più carico di (presunte)  informazioni relative allo stato di desiderio del soggetto di un ritratto. È nella logica della situazione che i pittori intercettassero prima di altri questa disposizione del soggetto femminile a vedersi trasformato in una immagine ambivalente e reattiva, spesso fonte di tumultuose critiche. Di passaggio, possiamo affermare che la modernità negli stili di vita, fin dall’inizio dunque, mostra una doppia dipendenza, sia dal costante flusso di stimoli percettivi differenziali che ne alimentano la diffusione e sia dalle contraddittorie ondate comunicative che la loro interpretazione rende possibili. Non è senza significato ricordare che sono gli anni nei quali la pubblicità o la réclame, nelle città come Parigi diviene una pratica ordinaria.

Vittorio Carcos insieme a Giovanni Boldini (1842- ) e a De Nittis, furono i pittori più dotati per tradurre il ritratto “storico”, codificato a suo tempo dalle preferenze dell’aristocrazia sei/settecentesca, per un nuovo pubblico che più della posa autorevole amava vedersi “in situazione” o se volete, privilegiava la messa in scena, il racconto di una presenza stilizzata secondo un registro esperenziale individuale

In quei giorni essere moderni era una qualità particolarmente desiderata da molte persone agiate che vivevano preferibilmente nelle grandi città. Ma cosa distingueva l’atto artistico dei grandi pittori, dall’immaginario figurativo che la diffusione della fotografia e dei magazine illustrati avevano messo in moto? 

A mio avviso, la risposta più intrigante a questa domanda continua ad essere a distanza di quasi un secolo e mezzo, quella espressa da Charles Baudelaire nel suo libro “ Il pittore della vita moderna”. Secondo lo scrittore la modernità sarebbe una cura particolare per il transitorio, il fuggitivo, il contingente ovvero una buona metà dei valori percettivi dell’arte post romantica. A questo fascio di valori tuttavia va aggiunta l’altra metà catalizzata da idee come eternità, immutabilità, durata. Il pittore della vita moderna è efficace quando con perfetta sintonia tra intuizione e scelta tecnica, estrae l’eterno dal contingente. Ecco perché deve sfruttare la moda, liberando in essa ciò che contiene di poetico (cioè di eterno)… Scrive Baudelaire: “Questo elemento transitorio, fuggitivo, le cui metamorfosi sono così frequenti, non avete il diritto di disprezzarlo o di non curarlo. Sopprimendolo, cadrete forzatamente nel vuoto di una bellezza astratta e indefinibile, come quella dell’unica donna prima del primo peccato”. 

Alcuni decenni prima che la fotografia di moda producesse un immaginario condiviso del corpo idealizzato (soprattutto femminile) e stabilisse i criteri di bellezza che lo facevano risuonare all’interno del soggetto osservante come un desiderio (di poter essere un’altra/o), furono pittori come i citati Carcos e Boldini a inventare l’imago della donna moderna, dalla bellezza d’insieme armoniosa, allungata nelle proporzioni delle parti, decontratta e fluida nella messa in scena come nei migliori ritratti settecenteschi e tuttavia portatrice di istanze espressive ed emozionali nuove. 

Probabilmente, per ritornare alla reazione del pubblico conservatore al quadro “Sogni” dal quale sono partito, infastidiva del personaggio femminile raffigurato, la sfrontatezza e la determinazione che paradossalmente ai loro occhi sembravano essere le informazioni visive primarie dell’opera, aldilà o prima di ogni sublimazione estetica. L’abilità del pittore nel restituire con colori e forme il dispositivo delle apparenze secondo un registro di perfetta integrazione con il presunto mondo interiore del soggetto, facevano dell’abito una seconda pelle che rinforzava i tratti semantici attribuiti dall’osservatore alla psicologia del personaggio del recit visuale.

La percezione della “superficie” pittorica del personaggio presentava quindi porosità che facilitavano il gioco di inferenze sui presunti tumulti interiori che lo animavano. Voglio dire che il verismo (o l’impressionismo) nei dettagli di moda e nelle pose o situazioni, amplificavano fino all’evidenza il dualismo polarizzante di fondo del quadro: la ragazza era certo libera di sognare ma nello stesso tempo funzionava come l’opposto dell’ideale del mainstream che classificava in modo rigido il posto del femminile nel mondo. Il dualismo emotivo polarizzante (tradizione V/S novità) era un chiaro sintomo del cambio di valenza dei dispositivi che inscatoliamo nel concetto di moda. D’altronde, lo ripeto, non si può dimenticare che la Belle Èpoque rappresenta sul finire dell’Ottocento una tappa fondamentale nell’affermazione del primato della modernità.

I pittori che volevano avere un successo economico non potevano evitare il confronto con l’emergente disposizione delle élite, orientata a privilegiare il ritratto del proprio sembiante, trasfigurato dalle sottili regolazioni imposte dalla nuova formula della bellezza del corpo che cominciava ad imporsi tra le giovani donne. Di queste “regolazioni” Corcos e Boldini furono abili e appassionati interpreti e manipolatori. L’imago della bellezza femminile che imbricavano nei loro ritratti, magnificava le forme ideali già sperimentate con successo da artisti come Watteau, Gainsborough, Frans Hals. Le proporzioni del corpo erano configurate per suggerire standard fisici molto improbabili per la media delle donne del periodo. In altre parole le “modelle” utilizzate da Carcos e Boldini, soprattutto quando i due pittori cercarono fortuna a Parigi, illustravano una fitness estesica ed estetica magistralmente affinata dalla loro tecnica. I loro ritratti non dicevano la verità sul soggetto, perché ambivano a teatralizzarne la performance simbolica. D’altra parte, abbellire (nel senso di rendere completamente moderno il corpo della committente) la presenza del soggetto conferendo al suo ritratto un impatto emotivo più intenso e articolato rispetto alla ritrattistica tradizionale, aumentava le probabilità di intercettare il desiderio di una generazione di donne di mostrare il proprio potenziale seduttivo. Corcos come Boldini del resto, sapevano benissimo quanto i gusti estetici delle proprie committenti rispondevano a disposizioni psicologiche orientate a valorizzare la propria potenziale bellezza. Non mi sorprende constatare che esse, nel loro ritratto, volessero percepire un in-più di bellezza che agli occhi del pubblico borghese, poteva rischiare di apparire sfrontata ed eccessiva. Naturalmente, per un verso, immagino applicassero alla percezione del loro ritratto una sorta di principio di uniformità, ovvero presupponevano che tutti o quasi gli osservatori della raffigurazione provassero il loro stesso sentimento, anche se, dall’altro verso, sapevano benissimo che il pubblico più tradizionale lo avrebbe trasfigurato aprés coup, in un giudizio negativo.   Potremmo metterla giù così: anche se la struttura del ritratto di Corcos evocava i codici pittorici settecenteschi e per certi versi fa pensare ai pittori olandesi del ‘600, il suo taglio moderno implicava raffigurazioni in qualche modo collegate all’emersione di pulsioni emotive più accentuate rispetto al controllo previsto dal decorum classico, e uno stile delle apparenze in sintonia con i ritmi delle mode. Credo di non esagerare se affermo che sia Corcos che Boldini reinterpretavano i look dei grandi couturier del periodo, per dare al layout dell’abito informazioni percettive coerenti con il carattere del soggetto raffigurato.  Durante la Belle Èpoque, in città come Parigi, Il pittore del momento non era scritturato solo per certificare uno status sociale grazie a valori artistici, bensì per creare veri e propri prototipi del desiderio. Voglio dire che in determinati ambienti il ritratto femminile, non era solo un’esperienza estetica ma come tutte le immagini rimandava ad altro. Dal punto di vista percettivo posso aggiungere che attivava informazioni sulla fitness del soggetto raffigurato. E tra i determinanti dell’immagine femminile le invarianti che evocavano una determinazione a sostenere o esibire una carica erotica, erano certamente oggetto di scandalo ma al tempo stesso, in certi casi, graditi dalla committente. Osservate per esempio l’opera di Corcos intitolata La morfinomane (1889). Impossibile non pensare alla fragile beauté delle femmes damnèe evocate da Baudelaire nella raccolta di poesie Fleurs fu mal. La posa, l’abbandono, il pallore del corpo, gli occhi penetranti e allucinati, dai quali Corcos partiva per configurare il carattere del personaggio, fanno pensare a una sensualità malata ma di devastante determinazione. Per comprendere il contesto culturale del quadro citato si potrebbe certamente citare la moda del decadentismo letterario in auge nell’ultima decade del XIX sec. Io credo sia più interessante ipotizzare che Corcos abbia percepito una variazione nella percezione dell’essere femminile e abbia saputo raffigurarlo attraverso tratti figurativi che in modo diretto, grazie alla moda, evocavano autonomia, libertà, volontà e desiderio. 

Corcos
La morfinomane 1899

C’è da dire che proprio in quel periodo la sessualità era diventata un appassionante, polarizzante argomento pubblico.  Infatti agli albori della Bella Époque, Charles Darwin nel suo libro “L’origine dell’uomo” (1871), aveva posto abiti e ornamenti umani come una naturale conseguenza della selezione sessuale: “L’adornarsi, la vanità e l’ammirazione che suscita negli altri sembra essere il tratto più comune umano”. Insomma, il fenotipo esteso, la sua qualità estetica, aveva implicazioni sulla scelta sessuale degli esseri umani; e ovviamente la scelta sessuale era immaginata essere un punto di snodo evolutivo di fondamentale importanza per Darwin. Ovviamente questi contenuti erano fortemente avversati dai suoi nemici, le polemiche furono tumultuose e di certo intercettate dal contesto culturale nel quale Corcos era inserito. Sì certo! possiamo considerare le sue languide modelle (guardate per esempio il quadro di Neron Blessé,1899) come una pittura banalmente di genere e sorridere di fronte alle loro vaporose capigliature e ai loro morbidi e avvolgenti abitini. Io credo che invece Corcos abbia incapsulato in eloquenti immagini, meglio di altri, la nuova fitness di bellezza moderna ambita da molte donne che sfruttavano i tratti specifici della bellezza ammirati dagli uomini, per suscitare certo la loro attenzione senza però  rinunciare alla propria autonomia, rappresentata o raffigurata grazie alla moda (e al clamore, spesso anche agli eccessi, che la logica della novità comportava).

Corcos

Non si dovrebbe sottovalutare le abilità che consentono ad un artista di raffigurare le invarianti della bellezza che conferiscono una fitness appropriata all’immagine di qualcuno. Sottolineo questo aspetto, dal momento che Corcos, come Boldini del resto, pur essendo stato in vita un pittore di grande successo è stato a lungo svilito da una critica che nell’arte premiava ogni aspetto salvo quello correlato alle informazioni legate all’approccio  biologico.

È vero, un quadro ha la sua specificità rispetto ai contenuti, in termini di organizzazione di colori, materia, forme, configurazione…Ma il nostro sguardo, oltre a percepire tutto ciò, non possiamo negare che ci trasmetta anche informazioni. Come scrive J.J. Gibson nel suo “L’approccio ecologico alla percezione”,  il percepire, seppur in grado diverso, è sempre un conoscere. 

Un certo tipo di donne, nelle immagini di Corcos trasuda di lusso. Non sono maliziose, aggraziate fino alla stilizzazione come quelle di Boldini, ma certamente trasmettono informazioni sulla loro dispendiositá, sul fatto che sono speciali cioè difficili da possedere quindi “desiderabili”. 

Se vogliamo, corrispondono a ciò che scriveva in quel periodo T. Veblen nel suo famoso libro “La teoria della classe agiata” (1899), ovvero che il dispendio e l’inutile cominciarono ad essere accettati come certificazioni della bellezza per tutto ciò che ambiva ad essere percepito come lussuoso. 

In un certo senso le immagini di Corcos mostrano della verità (non tutta ovviamente) sulle condizioni della donna provvista di una fitness appropriata nel tardo ‘800: possiamo pensarla come un lusso per l’uomo, cioè qualcosa per cui valga la pena di battersi o di rovinarsi, ma rappresenta anche un soggetto che forse proprio grazie alla moda e alla cultura che sempre accompagna le avventure di stile, stava velocemente scoprendo la propria autonomia e libertà.

Farci percepire tutto ciò con i mezzi pittorici non è affatto scontato e per quanto mi riguarda rappresenta un eccellente indicatore di fitness artistica. Infatti nei quadri di Corcos dedicati a produrre immagini di donne attraenti, quadri fatti in modo così competitivo e di successo rispetto a quelli di tanti altri suoi colleghi, in definitiva trovo che il fantasma del soggetto embricato in tutta questa bellezza (chiamatelo pure il soggetto creativo) sia lo stesso artista in competizione per essere socialmente attraente. Del resto chi ha detto che vanità, lusso, esibizione sono caratteri tipicamente femminili? La Storia suggerisce il contrario: fino al novecento erano stati perlopiù i maschi sessualmente maturi ad aver creato gran parte dell’arte e degli oggetti esteticamente belli, il cui significato biologico emergeva come reazione/percezione a qualcosa che fissava preferenze e orientamenti.

Corcos

Lamberto Cantoni
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47 Responses to "Vittorio Corcos: la bellezza che nasce dagli occhi e dalla moda"

  1. luc97   15 Aprile 2021 at 18:08

    Due anni fa ho visto la mostra di Boldini a Ferrara. Per il Covid non ho ancora visto Corcos, ma guardando le immagini Boldini per me è più elegante e modaiolo. Sono stati entrambi dei grandi e i più bravi a dipingere gli abiti.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   16 Aprile 2021 at 02:14

      Hai ragione Luc. Boldini è più spettacolare, più esibizionista, più superficiale quindi secondo determinati rispetti più moderno. Tuttavia in Corcos trovo qualcosa di più interessante: trovo che le “superfici” della moda/modernità hanno un interno che è tutt’altro che leggero e banale ed è lì che si nasconde il segreto della sua spinta al mutamento.

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  2. Alice Colombari   15 Aprile 2021 at 20:57

    Come ribadito all’interno dello script, Vittorio Corcos è uno degli interpreti più apprezzati dei sentimenti e dei costumi della Belle époque.
    Donne bellissime caratterizzate da tratti delicati, da minuziosi dettagli attorno a loro e da sguardi magnetici verso lo spettatore. Per questo motivo le donne dipinte da Corcos furono definite “creature che hanno in sé qualche cosa del fantasma e del fiore”.
    Gli sguardi femminili di Corcos catturano al loro interno lo spettatore: la sua attenzione viene catalizzata sugli occhi offrendo libere interpretazione di sensazioni.
    ‘In un ritratto quello che conta sono gli occhi: se quelli riescono come voglio, con l’espressione giusta, il resto viene da sé’.
    Le raffigurazioni femminili di Corcos rappresentavano determinazione, sicurezza e fascino penetrante agli occhi dello spettatore. Come abbiamo potuto riscontrare anche durante una lezione di ‘teoria della percezione’, una donna che aveva bisogno di farsi vedere e far magnificare il proprio impatto si affidava alla ritrattistica poiché la fotografia era troppo poco, non riusciva a raggiungere i canoni che essa desiderava. Possiamo dire che il livello interpretativo all’interno di un quadro può essere vario, la vanità può essere intesa attraverso diverse sensazioni suscitate allo spettatore. La percezione oltre a darci emozioni e sensazioni può condurci a informazioni e a nuove conoscenze.

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  3. Noemi Nevola   15 Aprile 2021 at 23:39

    Sono appena andata a sfogliare pagine di qualche sito cercando in modo più ampio i dipinti di questo artista. Egli viene nominato da molti anche come il “pittore di belle donne”, proprio per questo aspetto sottile di rappresentare le caratteristiche fisiche e comportamentali della donna moderna e desiderabile.

    Come lei ha già introdotto nel suo discorso questa nuova “tipologia” di donna viene utilizzata nelle pubblicità della prima metà del Novecento come oggetto del desiderio, di modo tale da vendere con molta più facilità i propri prodotti o comunque renderli più appetibili, rendendo però le donne nullità plasmabili e sfruttabili a seconda delle necessità, cosa già platealmente contesta negli anni a venire.

    Prima lei ha affermato, se non sbaglio, che le donne ritratte da Corcos non rappresentano solo il desiderio, ma anche la nuova prospettiva moderna irriverente nella quale la donna riesce a mettere in discussione il suo ruolo e la sua posizione rendendosi indipendente e quindi sotto un certo punto di vista incontrollabile. Ciò ha sicuramente alimentato l’eccitazione di diversi e la gelosia di altre che hanno tentato di raggiungere questa donna che per certi versi veniva catalogata nello stereotipo della perfezione.

    La donna moderna, che evolve, si libera. Donne acculturate oltre che abbellite e adornate forse accecate anche dal lusso. Il potere, il desiderio qualcosa che non viene percepito solo come provocato da loro ma addirittura da loro “provato”. La donna indipendente che non ha bisogno di nessuno. Forse un sogno velato provato dalla visione/sensazione di questi quadri a tratti (anzi non a tratti ma totalmente) provocatori e in linea con l’avanzare della modernità.

    Rispecchiano il loro tempo, la crescita, l’evoluzione… Dall’arte possiamo imparare tante cose anche se ha come scopo non quello di rivelare qualcosa ma di porsi sempre più domande. Questi quadri, o almeno alcuni mi recano un lieve sentimento di nostalgia, potrebbero essere gli sguardi, le ambientazioni… L’arte ti permette sempre di pensare, soprattuto emotivamente, sentire.

    Prima ha anche parlato di Baudelaire, perfettamente attinente e in suo onore sono andata a ripescare una sua citazione che calza a pennello e fa sicuramente riferimento al nostro essere, all’arte, al sentire e all’essere:

    “È questo mirabile, questo immortale istinto del bello che ci fa considerare la terra e i suoi spettacoli come una percezione, come una corrispondenza del Cielo. La sete insaziabile di tutto ciò che è oltre, e che la vita rivela, è la prova più viva della nostra immortalità. È con la poesia e attraverso la poesia, con la musica e attraverso la musica che l’anima intravede gli splendori che stanno oltre la tomba; e quando una poesia squisita porta le lacrime sul ciglio degli occhi, queste lacrime non sono la prova di un eccesso di godimento, ma piuttosto la testimonianza di una malinconia irritata, di una postulazione nervosa, di una natura esiliata nell’imperfetto e che vorrebbe impadronirsi immediatamente, su questa terra stessa, di un paradiso rivelato”.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   16 Aprile 2021 at 01:58

      Ottimo contributo. È vero che Corcos veniva considerato “il pittore delle belle donne” e la tua descrizione di quel tipo femminile è giusta. Bella la citazione di Baudelaire: …testimonianza di una malinconia irritata, di una postulazione nervosa, di una natura esiliata nell’imperfetto…

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  4. Aurora Fabbri   16 Aprile 2021 at 10:07

    Vittorio Corcos è considerato un riformista all’interno del ritratto realistico ed uno dei più celebri e stimati interpreti della Belle Époque.
    Egli aveva una grande ammirazione verso le donne, e ciò è evidente all’interno dei suoi lavori; qui l’artista le definisce come ‘creature che hanno in sé qualche cosa del fantasma e del fiore’.
    Di fatti nelle sue opere l’universo femminile sembra prendere vita, grazie alla profondità psicologica degli sguardi che conferisce ai soggetti un misterioso magnetismo.
    Ci sono sguardi che hanno un fascino conquistatore, nel senso che quando li incroci è come se ti ti leggessero dentro: questo è proprio il caso dei suoi ritratti.
    Lo sguardo di queste donne cattura lo spettatore, che per un attimo sembra trovarsi all’interno dell’ambientazione del dipinto.
    È catturato dai tratti sinuosi e delicati che configurano una tale bellezza.
    Il vero intento di Corcos è, però, quello di andare a rappresentare non solo la bellezza e il fascino della figura femminile, ma anche l’arma più potente che le differenzia: la forza.
    L’ indipendenza e la determinazione sono il loro più bel tratto. Abbiamo l’immagine di una donna ‘nuova’ dai tratti indipendenti e forti. Una donna libera di poter scegliere il proprio futuro e le proprie ambizioni. Una donna indipendente, che trova la forza in se stessa.
    Possiamo affermare, quindi, che Corcos attuò una grande rivoluzione per il periodo trattato.
    Il ritratto, è dotato di realismo pittorico che rende la figura rappresentata sempre più vicina a noi. Estremamente viva e pronta a condividere con lo spettatore un turbinio di emozioni ed idee che la caratterizzano.

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  5. vb   16 Aprile 2021 at 10:54

    Che momento magico quello della Belle Époque! pieno di invenzioni e progressi che portarono tantissimi benefici allo standard di vita e miglioramenti sociali.
    ma oltra all’ambito tecnologico e scientifico ci fu anche la moda e l’arte che ebbero una notevole importanza.
    Propio in quegli anni che le sarte e le modiste, sopratutto di Parigi per via dei tessuti e degli accessori ebbero un mercato colossale.
    Gli atelier divennero centri di vita mondana frequentati dalle signore dell’alta società, i salotti delle case di moda divennero luoghi di incontro, sfoggio e confronto, nonchè centro di gossip.
    Tra tutte queste attività, una tra tutte vinceva: farsi fare un ritratto.
    Tra i pittori appunto che spiccavano erano Boldini e Corcos.
    Ho visionato qualche ritratto di Corcos e noto effettivamenre come le immagini non erano convenzionali, ma piuttosto moderne, quasi strizzano l’occhio ad una iconografia dei primi anni di Hollywood.
    Questa frase, detta dal Times «artista fatto per piacere, come la sua pittura, attenta, levigata, meticolosa, ottimistica: donne e uomini come desiderano d’essere, non come sono» mi ha colpito molto e qui, vorrei aprire una parentesi poichè trovo una certa similutidine in un qualche senso al momento in cui ci troviamo oggi, nel nostro mondo contemporaneo.
    Prima le modelle, poi a causa dei social, sempre più ragazze ”si ammalano” per sembrare di essere quello che non sono, per arrivare ad un immagine di loro stesse, senza imperfezioni, ad uno standar di bellezza inesistente.
    Ad oggi, il problema è talmente grande che è nato un vero e proprio movimento sociale per mettere in evidenza i corpi non convenzionali, che appunto vengono rappresentati da media.
    Chiudendo la parentesi e arrivando alla conclusione penso che, entrambi mostrino in maniera personalissima ”la donna”.
    Le sciabolate di coloro e la resa del tormendo di Boldini e i dettagli e la ricerca più profonde nella ricerca psicologica di Corcos.

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  6. Gessica Hima   16 Aprile 2021 at 11:43

    La figura della donna nelle diverse rappresentazioni artistiche ha avuto sempre una grande importanza oltre ad essere stata più volte oggetto di discussione.

    Nelle opere citate dall’articolo, lo sguardo è certamente il soggetto principale che viene poi connotato dalla posizione del corpo.
    Lo spettatore si trova così coinvolto ed in estrema connessione con l’idea della donna raffigurata che altro non è che materia.
    Di fronte ad immagini come queste l’osservatore viene sedotto da un concetto di donna che dai tradizionalisti dovrebbe essere tenuto privato dando così spazio a sguardi apparentemente soavi, ed innocenti.
    Se in “La Morfinomane” (1889) l’osservatore o osservatrice odierno percepisce una sensazione di curiosità che invita la persona a restare di fronte all’immagine, ne “La Pubertà” (1894/1895) dell’artista Edvard Munch, lo spettatore esplora una curiosità diversa, quasi preoccupante e pone la persona in una condizione di disagio.
    Sono situazioni e percezioni differenti ma in entrambi i casi notiamo un interesse da parte dello spettatore di conoscere un concetto moderno di bellezza che esisteva già, ma si riduceva alla sfera privata.

    In fondo la bellezza trasmessa da Corcos è figlia della cultura classica delle statue greche, “semplicemente” la società era più abituata a fruire quest’ultima bellezza rispetto alla sfacciataggine, determinazione e sicurezza delle modelle di Corcos.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   18 Aprile 2021 at 11:53

      Non ho capito il parallelismo tra la giovinetta anoressica di Munch e la bellissima fuoriditesta di Corcos. La prima fugge dallo sguardo dell’osservatore con un gesto di pudore; la seconda è noncurante dell’osceno godimento che esibisce.

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  7. lucia morigi   16 Aprile 2021 at 11:55

    Dopo aver letto il suo scritto mi sono resa conto di quanta forza posseggano i quadri di Corcos, e mi sono domandata, cosa fosse realmente la bellezza.
    A questo proposito volevo partire da una frase di M.Proust, “Lasciamo le belle donne agli uomini senza fantasia”. Con ciò non intendo screditare le opere di Corcos, anzi vorrei fare proprio il contrario. Osservando le sue opere e facendo ricerca ho notato che la bellezza che noi denotiamo non ha così tanto a che fare con la bellezza estetica, si tratta di qualcos’altro che non si nota con lo sguardo ma si percepisce. Tutto ciò è possibile grazie alla profondità psicologica degli sguardi che l’artista conferisce ai soggetti un misterioso magnetismo. Donne che, attraverso un gesto delle mani, degli occhi parlano di se stesse, della loro estasi, della loro complessità, del loro essere donne. Quindi non si tratta del mero senso estetico, ma della sfera psichica mentale che attiva e coinvolge lo spettatore nel guardare le opere di Corcos. Le donne dell’artista sono donne che sì, sono caratterizzate da un’estrema eleganza, ma al contempo mostrano fierezza caratteristiche inconsuete per il periodo storico in cui vivevano, simbolo di grande modernità che restituisce l’immagine di una donna emancipata e indipendente. La bellezza è un esperienza assolutamente soggettiva che esprime una relazione tra un oggetto e un soggetto, o soggetto e soggetto. Ci appare bello ciò che ci sembra in grado di poter soddisfare un nostro bisogno o scopo. In questo modo si spiega la diversità individuale, storica e culturale del giudizio di bello delle varie culture e, al loro interno, dei vari soggetti. Ma c’è anche da analizzare l’aspetto mentale, la bellezza è l’anticipazione, la promessa, l’aspettativa di un soddisfacimento “l’aspettativa del piacere è essa stessa piacere” S.Freud.
    Si tratta quindi, sempre parlando dei quadri di Carcos, di una bellezza ideale, inarrivabile. Ed è anche per questo che sentiamo questo magnetismo ipnotico nel guardare le sue opere.
    Infine, l’artista ha la capacità di trasmettere l’essenza del personaggio raffigurato, attraverso la sua tecnica pittorica, noi possiamo vedere negli occhi del personaggio, che ha sua volta guardano i nostri.

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  8. Beatrice Ricci   16 Aprile 2021 at 12:32

    Durante la Belle Époque le donne divengono le muse ispiratrici per eccellenza in vari ambiti, in particolare in quello artistico, cinematografico e letterario, facendo della figura femminile simbolo di sensualità, raffinatezza, eleganza ed emancipazione.
    In questo periodo storico, caratterizzato da una società caratterizzata da una mentalità fortemente maschilista e patriarcale, le donne cominciano a prendere maggior consapevolezza di loro stesse ed iniziano a ribellarsi allo stereotipo imposto dalla società che le voleva confinate in casa nascoste dentro abiti che coprivano interamente i loro corpi.
    L’ emancipazione femminile viene vista dalla società come una minaccia e questo nuovo canone estetico di donna viene visto come un tipo di bellezza perversa, irruente, spietata e spudorata a cui però è difficile non esserne affascinati; infatti non a caso all’interno di questo contesto inizia a svilupparsi l’idea della donna come femme fatale.
    Vittorio Corcos attraverso i suoi ritratti cerca di rappresentare proprio questa nuova tipologia femminile ritenuta da pubblico e critica addirittura sconvolgente per la sua evidente modernità che si riscontra con la scelta di rappresentare un’eroina borghese, ambigua e lussuriosa, i cui occhi, come scrisse Vittorio Pica facendo riferimento al dipinto della “Morfinomane” , esprimono: «i caldi desideri e i torbidi pensieri».
    Corcos nei suoi ritratti non si limita solamente a rappresentare la figura femminile, bensì tenta di ritrarne la psiche, le passioni più sfrenate che si dissipano dietro ad una società perbenista che promuove un’illusione di felicità generale, documentando un’immagine che va contro il cliché tradizionale femminile a favore di un’immagine di una donna bella e dannata che fa paura ma allo stesso provoca fascinazione in grado di ipnotizzare lo spettatore attraverso uno sguardo carico di emotività capace di comunicare tormenti, desideri e sogni.

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  9. Rebecca Rizzo   16 Aprile 2021 at 12:40

    Le opere di Corcos sono innovative ed eleganti, rappresentano con una nuova veste il genere femminile alludendo una ipotetica perfezione, uno stereotipo di bellezza.
    Le donne di Corcos sono affascinanti e dallo sguardo potente e fisso verso lo spettatore, trasudando carisma ed un forte senso di indipendenza e di provocazione della donna stessa.
    I suoi quadri mostrano un ideale di bellezza che tutte le donne invidiavano e che volevano raggiungere, avvicinandoli a quella che oggi potremmo considerare la pubblicità.

    Tali raffigurazioni femminili alludono quasi a voler vendere uno stile di vita fatto di lusso, bellezza e ricercatezza ed è proprio questo ciò che si cela dietro alle strategie di marketing moderne. Di conseguenza i suoi quadri sono estremamente interessanti dal momento che rappresentano quella volontà dell’uomo di tendere sempre di più verso la ricerca di nuove soluzioni artistiche ed al tempo stesso di fare un passo avanti verso il progresso, in questo caso legato a delle soluzioni nuove per fare pubblicità.
    Come afferma William Shakespeare: “La bellezza da sola basta a persuadere gli occhi degli uomini, senza bisogno d’oratori.”
    I lavori di Corcos suscitano una grande riflessione su quello che accade anche ai giorni nostri, ovvero la volontà femminile di ambire a degli stereotipi spesso impossibili. Basti pensare a quello che accade sui social dove giovani ragazze cercano in maniera assidua di assomigliare alle bellezze proposte dai marchi di moda e non, con modelle come Gigi Hadid o Kendall Jenner per poter apparire belle pure loro. O così o niente.

    Il concetto di bellezza ha un suo stereotipo per ogni epoca, ma ciò che resta oggettivo è il fatto che la bellezza in quanto tale sia soggettiva. Parliamo di bellezza quando godiamo qualcosa per quello che è, indipendentemente dal fatto che lo possediamo. È bello qualcosa che, se fosse nostro, ne saremmo felici, ma che rimane tale anche se appartiene a qualcun altro.
    La bellezza non si materializza come oggetto ma vive nel soggetto, quindi il tentativo di immobilizzarla per illustrarne la sua essenza è frutto di una concezione puramente moderna.

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  10. Federico Battistoni   16 Aprile 2021 at 13:45

    Corcos è uno degli interpreti più stimati della Belle Époque.Le donne note più belle dell’epoca sono le protagoniste indiscusse dei ritratti dell’artista, caratterizzati dalla delicatezza del tratto, dalla minuzia quasi fotografica nella rappresentazione degli oggetti e dei tessuti lussuosi ma anche dalla profondità psicologica degli sguardi che conferisce ai soggetti un misterioso magnetismo. Per questo le donne rappresentate dall’artista furono definite “creature che hanno in sé qualche cosa del fantasma e del fiore”. L’universo femminile sembra prendere vita nelle opere di Corcos, grazie alla profondità psicologica degli sguardi che conferisce ai soggetti un misterioso magnetismo. Donne che, attraverso un gesto delle mani, degli occhi parlano di se stesse, della loro estasi, della loro complessità, del loro essere donne. Corcos dispiega la sua ampia e versatile capacità tecnica e artistica: la pennellata è a volte rapida ed essenziale, più volte definita e precisa, il disegno accurato, i colori sgargianti ma sempre accordanti tra loro. Nelle sue tele trasmette l’essenza della persona.

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  11. Emanuele Maraldi   16 Aprile 2021 at 15:08

    Molti dei suoi dipinti rappresentano sicuramente l’universo della femminilità aristocratica e alto borghese del tempo ma le donne donne rappresentate sembrano quasi perseguire una missione verso una bellezza immortale, come se si volessero far “divinizzare” attraverso la pittura di Corcos. Ma appaiono come desiderano essere e non come sono, infatti i loro particolari, gli occhi, gli sguardi poco convenzionali e gli accessori indossati fanno di queste opere un simbolo di grande modernità andando a restituire l’immagine dell’emancipazione e dell’indipendenza della donna che l’etichetta perbenista però imponeva di nascondere. Non a caso, in questo periodo, esse venivano definite “femme fatale”.

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  12. Aurora Verdone LABA   16 Aprile 2021 at 19:17

    La prima cosa che mi viene in mente guardando i ritratti di Corcos sono i romanzi di James Joyce o di Virginia Woolf, con i loro personaggi – in particolare proprio quelli femminili – rappresentati dal loro interno, nel loro tumulto di pensieri. Osservando gli occhi delle modelle raffigurate quasi si riesce a vedere il flusso di coscienza che fluttua interminabile dietro di essi. Senza alcuna maschera, senza alcuna censura, in completa libertà. Cade la bugia della donna angelo del focolaio, ritenuta unicamente associabile alle virtù più elevate dettate dal Cristianesimo. il tempo si dilata e si rimane completamente rapiti.

    Non a caso proprio i romanzi degli autori che ho citato avevano sollevato a loro volte una serie interminabile di polemiche durante la Bella Époque, ma è naturale che letteratura e arte vadano sempre allo stesso ritmo, scatenando quindi anche analoghe reazioni.

    È appagante vedere come al picco di un’epoca così chiusa moralmente come il Vittorianesimo la figura della donna riesca finalmente a trovare un’apertura e a tessersi un’indipendenza, a partire proprio dal modo in cui le donne vogliono sentirsi raffigurate, non tanto per essere attraenti agli occhi degli uomini, ma per un sano e genuino amor proprio. Le donne raffigurate da Corcos infatti hanno sempre in comune il fatto di avere delle pose forti, dominanti e ovviamente uno sguardo magnetico, che forse è proprio la cosa che fa più scandalo (più ancora delle varie interpretazioni erotiche e istintive) e suscita preoccupazione in una società fino a quel punto sempre centrata sull’uomo.

    È vero anche che dopo, nel corso del 1900, questo nuovo modo di rappresentare il corpo femminile (e così anche maschile) smosso da Corcos, abbia perso di profondità in parte a causa della natura stessa del mercato della moda, che come tutti gli altri mercati finisce col produrre un prodotto di massa, seriale, ma penso che nell’ultimo decennio si stia compiendo uno sforzo per tornare a conferire unicità e profondità alla figura femminile. Penso che tutt’oggi Corcos rimanga estremanente attuale e di grande riferimento in questo senso.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   17 Aprile 2021 at 16:52

      Mah! Aurora, scusami ma non sono convinto. Vedi James Joyce scrive i suoi romanzi alla fine della bella Èpoque e non vedo una connessione con Corcos. Direi che i suoi romanzi liquidano l’ideologia del progresso dell’ultima parte dell’800. Anche i romanzi più importanti di Virginia Woolf, scritti negli anni venti, per me hanno ben poco dello spirito della Bella Èpoque, ma indubbiamente la grande scrittrice inglese nata nel 1882, hai buone ragioni per citarla: indubbiamente rappresenta l’altra faccia, quella contraddittoria, del presunto progresso e dell’emancipazione del periodo vittoriano/edoardiano (con Virginia Wolf siamo in Gran Bretagna),
      Per me lo scrittore che ha narrato con più maestria la Belle Epoque è Marcel Proust.

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  13. sebastiano baratta   16 Aprile 2021 at 20:12

    Corcos era un raffinato ritrattista e di investigatore dei caratteri di una società che pare affrontare la modernità in modo spensierato, o quanto meno, disincantato.
    La vita pubblica, privata, le mode, i giochi, lo svago, i vizzi, gli eccessi erano il suo materiale per realizzare le sue opere, dipingeva quel fascino perverso e ambiguo di quella società che stava inconsapevolmente per entrare nella prima guerra mondiale.
    “In un ritratto quello che conta sono gli occhi. Se quelli riescono come voglio, con l’espressione giusta, il resto viene da sé” ,affermava spesso e volentieri…
    A catturare l’attenzione dell’osservatore nei quadri dell’artista effettivamente sono prima di ogni altro elemento gli sguardi.
    Attraverso un gioco di sguardi e di pose, cerca di mettere in pittura lo stato d’animo e il pensiero (innovativo per l’epoca in cui è vissuto) dei soggetti delle opere dando origine a raffigurazione enigmatiche e di grande fascino.

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  14. enzo   17 Aprile 2021 at 10:08

    Tutto molto interessante, ma in quel periodo tanti pittori hanno ritratto giovani donne alla moda. Corcos era uno dei tanti.

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    • Antonio Bramclet
      Antonio   17 Aprile 2021 at 10:32

      Sono d’accordo. Personalmente io preferisco Sargent.

      Rispondi
    • anna   18 Aprile 2021 at 11:36

      Farsi un ritratto è sempre stato un genere frequentato dalle élite. E’ vero che tutti i pittori hanno fatto ritratti, ma quelli di Boldini e Corcos hanno qualcosa di diverso.

      Rispondi
      • Lamberto Cantoni
        Lamberto   20 Aprile 2021 at 10:18

        È vero quello che dite. Per esempio a me piace molto Tissot. La sua maestria nel farci assaporare look esibiti con disinvoltura, è fuori discussione. Certamente ci illustra molti aspetti della modernità, ma il suo sguardo non è quasi mai malizioso come quello di Boldini; non suggerisce tumulti interiori come Corcos. Forse la sua venerazione per Ingres, rafforzata da una sorta di pudore personale gli preclude gli eccessi di civetteria ed esibizionismo/sfrontatezza che in questa fase suggeriscono modi di essere della donna in progress, pensosi, agitati, reattivi

        Rispondi
  15. Silvia Savioli   17 Aprile 2021 at 10:31

    Leggendo questo articolo non ho potuto fare a meno di ricordare che splendido periodo è stato la Belle Époque. Ha inizio tra la fine dell’800 e l’inizio della Prima Guerra Mondiale. È stata un’epoca caratterizzata dall’ottimismo e dalla fiducia. In questo periodo ci furono importanti invenzioni come l’automobile, il cinema, l’illuminazione elettrica e tanto altro. Con l’avvento della Belle Époque si diffonde la produzione di massa e i primi manifesti pubblicitari. La massificazione della produzione industriale interessa numerosi settori produttivi: dalla falegnameria alla vetreria, dalla tessitura fino alla grafica e con il conseguente sviluppo dell’editoria e della cartellonistica pubblicitaria. Nasce inoltre lo stile artistico che caratterizza quest’epoca: l’Art Nouveau. L’art Nouveau diventa in breve il gusto di un’epoca e si espande in ogni paese d’Europa in modo diverso, al fine di interpretare quel desiderio di novità che è insito nel suo stesso nome. Anche i nomi naturalmente cambieranno per ogni paese. La presenza di tanti nomi per identificare il medesimo movimento ci dà immediatamente il senso della dimensione e della diffusione del fenomeno. Per comprendere a pieno il significato profondo dell’Art Nouveau bisogna cercare di immergersi nello spirito dell’epoca, pensando che nessun campo ne è rimasto immune. Tra le numerose personalità artistiche del periodo può essere senza dubbio annoverato Vittorio Corcos. Si dedica in special modo al ritratto in cui si denota la sua ampia e versatile capacità e tecnica artistica. Disegno accurato, colori sgargianti ma sempre con accordi sapienti trasmettendo l’essenza della persona. Egli era affascinato dal mondo femminile e si nota un’assoluta novità delle opere realizzate che rappresenta donne non solo belle ed eleganti ma anche intellettuali nella quotidianità.

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  16. Sofia Toccaceli   17 Aprile 2021 at 11:49

    Le donne, uno dei soggetti più che mai focalizzati all’interno dell’estetica di molti artisti, come appunto si sa sono state e sono privilegio di una serie di storiche figurazioni di un ideale; un ideale che potesse veicolare meglio di ogni altro la traduzione di eleganza, sublimità e compostezza.

    Trovo curioso poter vedere come i pittori appartenenti a questa estetica che si sviluppa a cavallo degli inizi del 1900, e quindi Corcos e Boldini, trasportino su tela la fitness estetica ideale considerata più desiderabile, ma che si riveli anche disinibitoria per quel tempo, ossia un tempo in cui la donna inizia a poter affermare un proprio spazio. Non a caso la Belle Époque è voce di andamenti sinuosi, dominanze curvilinee, fregi eleganti e femminili, rappresentazioni di muse e donne danzanti….
    C’è soprattutto da ricordare che anche le produzioni letterarie si inseriscono nella storia per come la figura femminile vi ha contribuito come una misterica personalità, affascinatamene intrinseca e talvolta inarrivabile da un punto di vista di possesso: penso, oltre che a Beaudelaire come già citato nell’articolo, al personaggio di Salomè nell’ottica di Oscar Wilde, il quale si rifà all’idea di una donna esotica, sanguinaria, oscura e seducente.
    Forse può essere interessante contrapporre la forza della figura esterna che le donne in questa epoca possono rendere controllabile, con il loro potere decisionale effettivo nel ruolo sociale, che ancora non si poteva smentire, attuato dalla figura maschile che la collocava in situazioni ben confinate.
    E quindi lo vedo come specchio di questi sguardi nei dipinti di Corcos, intrinsechi, talvolta anche penetranti allo stesso tempo, contemplativi, complicati e pieni di pensieri desiderabili, di quello che non possono avere… questa è una mia interpretazione ovviamente.

    Si può dire che comunque finalmente le donne del tempo inizino a prendere una consapevolezza di una determinata visibilità: voluta ed indipendente. Delle donne capaci di tenere su la propria immagine.
    Il dipinto permette di plasmare l’idea in pigmento, quindi creare un nuovo parametro di osservazione di loro stesse, un qualcosa di idealizzato in autonomia, sempre attraverso il desiderio. L’arte tende sempre a dare forma ai processi più invisibili rimaterializzandoli (dice Nicolas Bourriaud), ed in questi casi è evidente l’intento di voler fermare e plasmare l’immagine di queste donne che rappresentano uno status ben definito, sia sociale che personale ed intimo; nonché il forte richiamo alla moda del tempo; la quale può essere stato un elemento determinante sulla scelta delle persone che facevano parte di questa società abbiente in decollo caratterizzante la Belle Époque.
    Le ragazze e le donne appartenenti a questa gente avevano avuto finalmente il potere di dilettarsi nel proprio tempo libero alla compera febbrile delle loro tendenze preferite nei lussuosi e moderni Grands Magasins: un allargamento di nuovo dei confini della figura femminile, padrona così del proprio tempo libero composto di discrezioni e scelte stilistiche che potessero donarle la figura estetica bramata.
    Tutto ciò è però un paradosso totale, perché la moda è in parte un riflesso e un prodotto della società maschile ma è consumata da donne che stanno cercando di apparire “moderne” ed “emancipate”

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  17. Fedor Beserra   18 Aprile 2021 at 13:29

    La pittura di Corcos era una pittura attenta, levigata e meticolosa ma allo stesso ottimistica; le donne e gli uomini venivano rappresentati come desideravano d’essere e non come in realtà erano. I dipinti di Corcos, caratterizzanti della belle époque, erano intrinsechi di modernità, quale un aspetto innovativo della società del tempo e contemporaneamente restituivano all’immagine della donna, indipendenza. Sensualità, bellezza, libertà di vivere sono ideali rappresentativi dei dipinti di Corcos i quali vengono emanati dal solo sguardo della ragazza rappresentata in ‘Sogni’: essa incarna realtà e purezza.
    Durante la storia dell’arte la donna è stata spesso punto focale all’interno di molte opere diverse per numerosi artisti. Personalmente trovo delle somiglianza tra la raffigurazione della donna di Corcos con la donna di Klimt, anche se hanno finalità rappresentative diverse.
    Nella donna Klimt vide la possibile realizzazione di una sessualità libera, autonoma e sincera; che per certi versi trovo molto vicina alla donna rappresentata da Corcos.
    Sia Corcos che Klimt riescono a raffigurare anche se in maniera differente lo sguardo magnetico della donna che cattura a suo tempo lo spettatore all’interno del dipinto.

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  18. Claudia Varano   18 Aprile 2021 at 16:02

    Corcos è considerato un innovatore nell’ambito della ritrattistica femminile e uno degli interpreti dei costumi della Belle époque tra i più apprezzati, nei ritratti dell’artista infatti, le protagoniste sono alcune delle donne note più belle dell’epoca. Molto tempo prima dell’arrivo dei social, chi voleva celebrare se stesso e ne aveva la disponibilità economica, si rivolgeva a uno dei pittori più noti del momento, possibilmente disposto a nascondere i difetti e ad esaltare i pregi.
    Corcos dipinge queste donne “come desiderano d’essere, non come sono”, con una tratto delicato e una precisione quasi fotografica nella rappresentazione degli oggetti e dei tessuti lussuosi, ma trovo che il suo vero punto di forza si possa vedere nei ritratti che mostrano la profondità degli sguardi delle donne che si offrono alla contemplazione guardando con sfida l’osservatore, senza temerne il giudizio.
    Questi penso siano i ritratti migliori di Corcos, qui troviamo la bellezza “del fantasma e del fiore”, che non scende a compromessi e non cede alla banalità, le donne imperfette e consapevoli, i loro occhi sono lo specchio di un’anima seducente perché emancipata e risplendono più dei loro abiti e dei gioielli.

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  19. Jessica Mazzola   18 Aprile 2021 at 16:28

    Le donne della Bella Époque rappresentarono l’immagine della sensualità femminile, della raffinatezza e dell’eleganza e, grazie alle nuove invenzioni di quel periodo come la fotografia ed il cinema, divennero delle muse e delle protagoniste indiscusse in ambito artistico, cinematografico e nella vita reale. Sottolineerei in particolare la parola “emancipazione”. Fino a tale momento le donne erano rinchiuse in casa, vestite di abiti pesanti e coprenti. Fu proprio questo salto, questa “emancipazione” che trasformò l’idea della femminilità: donne sofisticate, eleganti e misteriose nel loro fascino.
    Come ha scritto lei, Boldini è testimone di questa emancipazione attraverso le sue opere, dove coglie il nuovo modo di porgersi della donna nella società, grazie anche ad una moda più moderna che la separa dalla rigidità degli anni precedenti.
    La donna della Belle époque diventa quindi paradigma di modernità e stile, musa ispiratrice di pittori e scrittori.
    “chi è l’uomo che, per la strada, a teatro, al Bois, non ha goduto in maniera disinteressata di un abito sapientemente coordinato, fissando un’immagine inseparabile della bellezza di questo e di colei che lo indossa e facendo della donna e dell’abito una totalità inseparabile?” si interrogava Baudelaire incantato da questa femminilità estremamente raffinata.

    Un’altra figura che mi sento di mettere a confronto con Boldini, Corcos e De Nittis fu Zandomeneghi, cantore della femminilità moderna che col suo tratto ha contribuito a creare l’immaginario femminile della donna parigina, elegante e raffinata.
    Per molti anni Zandomeneghi fu attivo anche come disegnatore di figurini per le riviste di moda parigine. Le sue figure, tanto in interni che in esterni, risentono notevolmente dell’influsso della moderna raffigurazione dell’eleganza diffusa proprio attraverso le riviste di moda.
    La descrizione delle toilettes, degli elaborati cappelli, dei gesti tipici della moda, come l’indossare i guanti, o muovere il ventaglio, occupano un posto rilevante nella sua produzione, e a questo “tendenza” appartengono molte delle sue opere più celebri, come “Serata di gala” o “Il thé”.

    Infine vorrei proporle un’ulteriore citazione di Baudelaire che incornicia perfettamente questa nuova visione della donna: «La donna è senza dubbio una luce, uno sguardo, un invito alla felicità, e talvolta il suono di una parola; ma soprattutto è un’armonia generale, non solo nel gesto e nell’armonia delle membra, ma anche nelle mussole, nei veli, negli ampi e cangianti nembi di stoffe in cui si avvolge, che sono come gli attributi e il fondamento della sua divinità»

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   20 Aprile 2021 at 11:35

      Certo Jessica, Zandomeneghi merita di essere confrontato ai grandi ritrattisti della Belle Époque. La mia opinione è che prendesse troppo sul serio l’ideologia impressionista e che di conseguenza privilegiasse la distribuzione di luce e colori rispetto a dettagli formali di apparenze ed espressioni del soggetto.

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  20. desire tauro   19 Aprile 2021 at 23:01

    Corcos, considerato un riformista nell’ambito del ritratto realistico, è uno degli interpreti più stimati della Belle Époque. Le donne rappresentate dall’artista furono definite “creature che hanno in sé qualche cosa del fantasma e del fiore”. L’universo femminile sembra prendere vita nelle opere di Corcos, grazie alla profondità psicologica degli sguardi che conferisce ai soggetti, un misterioso magnetismo. Donne che, attraverso un gesto delle mani, degli occhi parlano di se stesse, della loro estasi, della loro complessità, del loro essere donne. Corcos, attraverso i suoi dipinti, ci mostra una pittura quasi fotografica.

    Ritratti di uomini e donne che si mettono a nudo davanti ai nostri occhi, ci parlano, facendo trasparire forza, consapevolezza, grinta, malinconia, eleganza. Lo spettatore avrà la sensazione di trovarsi effettivamente faccia a faccia con la persona che l’opera ritrae. I suoi dipinti sono in grado di rivoluzionare e comunicare. La donna è sempre stato uno dei punti di riferimento per qualsiasi artista. Che sia un pittore, scrittore, musicista. Ogni artista ha la propria musa in cui prende ispirazione. Ovviamente il contesto storico incide. Come in questo caso con Corcos, in cui ci rappresenta la donna della Belle èpoque.

    Il quale attraverso questa rappresentazione pittorica possiamo, percepire l’ evoluzione della donna, e la modernità rappresentata già in un periodo lontano dai giorni nostri. In cui un corpo femminile veniva già ”mostrato apertamente, e condiviso con un pubblico. come ancoroggi succede.

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  21. Silvia Pedrelli   20 Aprile 2021 at 09:16

    Vittorio Corcos fu senz’altro un maestro del ritratto mondano, come vediamo nei dipinti che ritraggono signore dell’alta società, dove raffigura minuziosamente e in maniera mai banale i particolari dei tessuti, i ricami, i decori. Un’esempio potrebbe essere il ritratto dell’aristocratica bambina Paolina (1909), nel quale possiamo notare un merletto e un nastro di velluto dipinti nei minimi dettagli.
    Corcos però, rappresentava anche sguardi profondi in grado di comunicare. “In un ritratto quel che conta sono gli occhi; se quelli riescono come voglio, con l’espressione giusta, il resto viene da sé”, disse.
    Ho effettuato qualche ricerca per esaminare i suoi più celebri dipinti e devo ammettere che, davanti ad essi, ho avuto la sensazione di trovarmi proprio di fronte alla persona ritratta, i soggetti sembrano mettersi a nudo di fronte a me.
    Queste sue raffigurazioni femminili però, scandalizzavano il pubblico dell’epoca per la loro innegabile modernità, per le pose non convenzionali e soprattutto per quegli sguardi che, come scrisse Vittorio Pica (scrittore e critico d’arte) esprimono: caldi desideri e torbidi pensieri. Pensieri considerati inopportuni per una donna che sogna ciò che le ragazze non dovrebbero sognare, come affermò la contessa Puliga nel Journal des débats. Fino ad allora infatti, il ritratto femminile immortalava la donna in un particolare momento della sua vita e diventava un modello da imitare per le altre donne. Corcos sembra segnare un’uscita dagli stereotipi sociali rappresentando donne in riva al mare o in un giardino, che fanno sogni proibiti o posano in maniere non convenzionali. Con lui possiamo quindi vedere caratteristiche che lo fanno annoverare nei tempi moderni, mentalmente e artisticamente.
    Mentre osservavo le opere dell’artista per comprenderne meglio le idee, mi sono imbattuta in un dipinto che mi ha permesso di cogliere qualcosa di differente rispetto a quelli precedentemente visti e, di conseguenza, ho deciso di informarmi a riguardo. “Stella e Piero” sono protagonisti di questo dipinto del 1889. Possiamo notare una donna e un uomo che si rilassano in campagna, mentre quest’ultimo “stuzzica” la ragazza con fili di paglia. Vediamo quindi in quest’opera la sensibilità dell’artista nell’interpretazione delle piccole cose della natura, che potrei collegare ai suoi studi riguardanti testi letterari che sul naturalismo francese.
    Concludo il mio commento affermando che ritengo il suo riferimento a Baudelaire pienamente inerente al contesto.
    Mi piace molto la citazione che ha riportato:“Questo elemento transitorio, fuggitivo, le cui metamorfosi sono così frequenti, non avete il diritto di disprezzarlo o di non curarlo. Sopprimendolo, cadrete forzatamente nel vuoto di una bellezza astratta e indefinibile, come quella dell’unica donna prima del primo peccato”.

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  22. Giorgia Baldassari   20 Aprile 2021 at 10:19

    Ho trovato molto affascinante Vittorio Corcos, ammetto che non era nelle mie conoscenze e ne ho approfittato per fare qualche ricerca in più. Sono rimasta colpita dai tratti delicati e la precisione che ripone sugli sguardi, cosi intensi e ricchi di magnetismo, non appena ci si imbatte in uno dei suoi quadri lo sguardo ricade subito sui visive questo ci fa capire come Corcos non vedesse le domme come oggetto quanto più come delle vere muse, la stessa citazione ce lo dimostra “creature che hanno in sé qualche cosa del fantasma e del fiore’. Non ostante tanta bellezza il punto centrale dei suoi dipinti è la rappresentazione della forza, dell‘indipendenza e della determinazione, crea una nuova immagine della donna, libera di poter scegliere il proprio percorso, la strada da seguire, il che fu rivoluzionario. Quindi attraverso questi nuovi ritratti tenta di rappresentare una nuova tipologia femminile che fino ad allora poteva essere giudicata e criticata. Un altro aspetto che trovo davvero interessante è il tentativo di andare oltre alle apparenze in un mondo complesso, quello della psiche, quello che riguarda le passioni in grado di comunicare i sogni, i tormenti, e i desideri.

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  23. Siria Vaselli   20 Aprile 2021 at 11:47

    “Il ritratto di un uomo deve sempre rappresentare con evidenza la posizione sociale che esso occupa nel mondo. Un ritratto di donna deve sempre renderla provocante, anche se ottantenne”. questo è ciò che confida negli anni 20 Corcos al conte Targioni Tozzetti.

    Guardando le meravigliose donne celestiali dipinte da Crocos abbiamo sottolineato un cambiamento che spazia dall ambito percettivo a quello culturale.
    L’epoca è quella della belle epoque e le donne iniziano a trasformarsi da caste e delicate donne a dee piene di grinta e sensualità.
    È un cambiamento se vogliamo radicale che a primo impatto infatti scatena l’opposizione dei puritani dell’epoca che difronte a questo sconvolgimento estetico e caratteriale impallidiscono e ne rimangono sconvolti.
    Potremmo definirla una sorta di rivoluzione femminile che prende in mano la propria valenza e decide di mutarsi e plasmarsi in canoni estetici perfetti; ogni donna è capace di immaginare e realizzare la propria immagine grazie proprio alle raffigurazioni di Corcos e ovviamente alla moda sempre più sfarzosa ed elegante.
    Da questo possiamo dedurre che la donna diventi più libera, più coscienziosa di sé stessa, del proprio sex appeal e dei propri canoni estetici; di fatto inizialmente questo spaventa.
    Ma se ci pensiamo bene la citazione che ho riportato va in un certo qual modo a negare tutti questi pensieri.
    Il ritratto di un uomo deve rappresentare la posizione sociale che esso occupa nel mondo, un ritratto di donna deve essere sempre provocante.
    Questo vuol dire che in modo evidente si va a sminuire quella che è la posizione sociale della donna che non viene neanche considerata.
    La donna deve solamente essere provocante. E se questo essere provocante lo abbiamo letto come un sintomo di libertà, emancipazione femminile che spaventa i bigotti, libera rappresentazione del proprio corpo e del proprio io; in realtà non è che un tentativo da parte delle donne (ben conscie della loro misera valenza in società rispetto all’uomo) di provare a controllare e a gestire il pensiero maschile proprio utilizzando le loro armi più potenti: la seduzione e il sesso.

    Non a caso a primo impatto questa nuova tendenza ha scandalizzato, ma se ci pensiamo bene nel proseguire nel tempo quest’arma ci è stata rivoltata contro scatenando quelle che sono state le migliaia di pubblicità a sfondo sessista applicate alla vendita di comuni oggetti.
    Abbiamo paragonato la seduzione usata dalle donne per tentare il controllo sull’uomo, alla seduzione femminile usata alla vendita economica di beni, proprio sfruttando questo concetto maschilista.
    Mi sembra ovvio che usare pubblicità sessiste per vendere indichi una bassissima reputazione femminile.
    Reputazione dalla quale, negli anni, non è stato facile liberarsi.

    Detto questo non userei il termine libertà nel periodo della belle epoque per rappresentare la percezione dei dipinti di Corcos, considerato che tutt’oggi alcune donne la vera libertà ancora non la conoscono.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   20 Aprile 2021 at 18:48

      Sì certo i tuoi dubbi sulla valenza delle libertà così come venivano vissute nella Belle Époque sono legittimi.
      Devi però considerare che a quel tempo la “libertà” di amare, di desiderare, di sognare una vita diversa, per una giovane ragazza era tanta roba. Non trovo particolarmente sorprendente considerare che le donne dotate di fascino usassero le preferenze del sesso dominante per acquisire controllo, sicurezza per la propria vita. Tu cosa avresti fatto? E poi forse, da quelle libertà che oggi tu ti puoi permettere di considerare effimere, sono nate le spinte interiori a lottare per obiettivi più generali, penso alle suffragette e alle battaglie per il diritto al voto, per l’accesso alle Università etc.
      Sull’uso della bellezza a fini commerciali hai ragione. È incredibile come questi cliché sessisti continuino a prosperare. Ma se tu fossi una manager preferiresti come protagonista di uno spot prodotto per promuovere il tuo brand, una persona attraente o un bruttone? Immaginiamo che invece del normalone conuncuoregrandecosi ma dai lineamenti tragicamente asimmetrici, forzando te stessa mi pare di capire, tu scelga il gommoso decerebrato da 100 000 follower che fa tanto Hollywood, come reagiresti all’accusa di sessismo? L’accetteresti? Oppure suggeriresti di usare questa parola con maggiore precisione? Si perché in comparti come la moda e la pubblicità oggi sono sempre di più delle donne a effettuare queste scelte.
      Insomma comprare qualcosa perché nella sua pubblicità c’è una persona attraente che è ben felice di prestarsi a questo banale gioco di comunicazione, mi fa pensare a una popolazione di consumatori cretini e non al sessismo. Termine che vorrei fosse usato per significare una istanza ricattatoria o denigratoria nei confronti di qualcuno.

      Rispondi
  24. federica forte   20 Aprile 2021 at 13:53

    “Il dispositivo della moda così come lo conosciamo oggi comincia a prendere il sopravvento rispetto le forze inerziali della tradizione. Cambia dunque la percezione di cosa significhi la bellezza del corpo femminile sia in positivo (le manipolazioni e i trucchi che ne amplificano gli effetti) che in negativo (le critiche indignate di chi non tollera eccessive deviazioni della norma).”
    É proprio da qui che vorrei partire e fare il fermo su questo punto citato, la moda come strumento di comunicazione nel corso degli anni si é ampliata e ha trovato ai giorni d’oggi come massima manifestazione il ritratto della personalità di chi la veste. Questa per certi versi determina modi di espressione più o meno piacevoli da vedere secondo la generazione e l’approccio stilistico che adottano; La bellezza quindi tende a mutarsi, sfuggono i canoni ideali della tradizione, o di chi li voglia proprio ignorare, negando persino l’esistenza.
    Vittorio Corcos pittore Livornese, é ricordato ancora per la bellezza delle sue modelle durante la Belle Èpoque, una bellezza assoluta, idealizzata, che segue criteri ben precisi; Una bellezza che si distanzia molto da come può essere concepita oggi, dettagli minuziosi, la preziosità nel ricamo di ogni singolo capo, i drappeggi e l’eleganza dei movimenti.
    I pittori le rappresentavano come simbolo di eleganza, come anime pure e prive di ogni obbligo morale, Corcos inoltre distingueva il loro tratto femminile negli occhi, il messaggio che volevano lasciare le donne raffigurate era unidirezionale, le pose, lo sguardo erano elementi di garbo e raffinatezza. Le immagini di Corcos quindi mostrano realtà borghesi, arricchite da elementi di desiderio che certamente ne trasmettono la bellezza e la semplicità di una donna ma fanno emergere anche l’essenza dell’io interiore.

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  25. Sara Mascherucci   20 Aprile 2021 at 15:06

    Con quella pittura “attenta, levigata, meticolosa, ottimistica” come la definì Ugo Ojetti in cui donne e uomini appaiono “come desiderano d’essere, non come sono” sono racchiusi valori, temi, pensieri di quella società italiana, a cavallo tra Otto e Novecento, che inseguiva il sogno di una nazione intessuta di gentilezza, famiglia, responsabilità, buone maniere e alla cui creazione avrebbero dovuto contribuire le donne.
    Le vere signore, infatti, dovevano celare con garbo le angosce del presente, tutelare l’ordine pubblico, essere caritatevoli, intrattenere relazioni sociali, dovevano sempre agire in base alla ragione.
    Eppure in queste figure femminili eteree, sognanti, eleganti e senza mai un capello fuori posto, brillano negli occhi bagliori intrisi di passioni, segreti, fantasie, emancipazione, erotismo che l’etichetta perbenista imponeva di nascondere ma di cui i carteggi e i diari di fine Ottocento hanno svelato l’irruente intensità.
    Nel Ritratto della moglie Corcos si concentrò sulla fisionomia della donna senza interpretare la sua figura con caratteristiche di frivola mondanità.
    L’opera presenta una accurata descrizione dei particolari. Inoltre la tessitura sottile delle pennellate fini descrive le superfici nel dettaglio. Così si distingue chiaramente la consistenza dei tessuti della mantellina e del cappello.
    La donna diventa un soggetto sempre più importante per i pittori, le donne di Corcos sono rivoluzionarie se pensiamo che rappresentano una bellezza che va oltre all’estetico.

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  26. Greta Lodi   26 Aprile 2021 at 11:28

    Dio benedica l’infrazione alla regola, perché è proprio l’uscita dagli schemi che ha salvato la pittura di Vittorio Corcos dalla mediocrità ma soprattutto dalla concorrenza di Boldini e De Nittis: Parigi lo ha adottato ventenne per glorificarlo come ritrattista mondano nell’olimpo delle ricche dee fin de siècle, tra vanità ed eccessi di un’epoca sull’orlo della perdizione.
    L’universo femminile sembra prendere vita nelle opere di Corcos, grazie alla profondità psicologica degli sguardi che conferisce ai soggetti un misterioso magnetismo. Donne che, attraverso un gesto delle mani, degli occhi parlano di se stesse, della loro estasi, della loro complessità, del loro essere donne.
    Corcos ci mostra una pittura quasi fotografica. Le donne note più belle dell’epoca sono le protagoniste indiscusse dei ritratti dell’artista, caratterizzati dalla delicatezza del tratto, dalla minuzia fotografica nella rappresentazione degli oggetti e dei tessuti lussuosi ma anche dalla profondità psicologica degli sguardi che conferisce ai soggetti un misterioso magnetismo. Per questa ragione le donne dipinte da Corcos furono definite creature che hanno in sé qualche cosa del fantasma e del fiore.
    Il segreto dei ritratti davvero riusciti di Corcos sta nell’imperfezione manifesta, che non chiede di essere censurata: qui si nasconde la bellezza “del fantasma e del fiore”, che non scende a compromessi e non cede alla banalità, che non annoia. Le donne imperfette e consapevoli, quelle con ambizioni all’altezza dei propri sogni, sono l’ancora di salvezza che permette al pittore di ritrovare se stesso e la sua arte. Loro per prime si sono perse e ritrovate nelle pagine di libri non più proibiti, nella vezzosità piumata di abiti e cappelli; sfiorano il mondo con guanti di seta e ne attraversano i parchi con scarpette di vernice.

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  27. Sara Bocchini   26 Aprile 2021 at 22:27

    Vittorio Corcos fu un grandissimo pittore della strepitosa epoca definita “Belle èpoque”, un abilissimo ritrattista e personaggio perfettamente inserito nel panorama culturale dell’Italia tra Ottocento e Novecento. Corcos è l’artista pittore di donne graziose, per la sua capacità di rappresentare donne bellissime e ammiccanti, senza alcuna volgarità.
    Le donne di Corcos non sono ritratte solo come oggetto di desiderio ma sono figure femminili indipendenti che si mettono gioco per la loro posizione e ruolo sociale infatti la sua grande capacità che lo differenzia è proprio quella di saper rappresentare la forza delle donne.
    Prima dell’avvento dei social, della fotografia e post produzione, chi voleva celebrare se stesso e ne aveva le possibilità economiche ricorreva alla pittura di artisti noti, possibilmente disposti a camuffare i difetti e ad esaltare i pregi.
    Infatti i soggetti della sua clientela furono personaggi altolocati di ceti emergenti soprattutto fu famoso nella ritrattistica femminile, ambito nel quale Corcos è stato considerato un vero innovatore, si muove in un mondo candido e talcato, un diffondersi di pizzi, fiocchi e ombrellini dai colori pastello, per una perfezione fotografica.
    Dipinge i soggetti “come desiderano d’essere, non come sono”, assecondandone le manie di autocelebrazione. Ma nel momento in cui Corcos infrange la regola di questa linea affettata si fa vero precursore di una modernità spregiudicata e ambiziosa, in cui le donne si offrono alla contemplazione guardando con sfida l’osservatore, senza temerne il giudizio. I loro occhi, specchi di un’anima seducente perché colta ed emancipata, risplendono più dei loro abiti e dei gioielli, perché le mode lasciano il tempo che trovano ma i loro sguardi no.
    Possiamo affermare, quindi, che Corcos attuò una grande rivoluzione per il periodo trattato.

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  28. Sharon Miotti   28 Aprile 2021 at 01:08

    Dopo aver letto questo script, la prima frase (tra le tante) che mi ha colpito è stata la domanda “Ma cosa distingueva l’atto artistico dei grandi pittori, dall’immaginario figurativo che la diffusione della fotografia e dei magazine illustrati avevano messo in moto?”
    Mi è subito venuto in mente ad una ricerca di sopravvivenza da parte degli artisti nei confronti dell’imminente diffusione della fotografia.
    Più avanti nel testo, infatti, si dice che Corcos e Boldini, nelle loro rappresentazioni, sono abili manipolatori della realtà, della percezione della bellezza femminile… quasi come un primordiale Photoshop. Usato per distorcere e modificare la percezione del vero, portando un qualcosa in più che la fotografia non poteva dare.
    Ma non è la fotografia a fare da padrona in questo contesto, bensì le donne.
    Le donne che in quest’epoca sembrano voler uscire dai soliti schemi e ostentare ad avere una maggiore importanza. Il mezzo per esprimere tutto ciò erano i ritratti, in cui si amplificava il loro pensiero di bellezza mostrando agli altri come loro stesse si percepivano, dunque era un modo per esternare ed esplicitare ciò che a primo impatto non veniva compreso.
    I nostri cari pittori, però, non potevano fermarsi a cotanta semplicità di rappresentazione. Come è stato detto nel testo sopra, i vestiti, la moda giocano un ruolo importante, e perché non mettere mano anche ad essi?
    Corcos e Boldini, appunto, reinterpretavano i look del periodo per dare al layout dell’abito informazioni percettive coerenti con il carattere del soggetto raffigurato. Dunque non si limitavano ad una semplice imitazione, come nella fotografia, ma c’era dietro una ricerca, uno studio incentrato sull’oggetto della rappresentazione.
    E qui mi devo fermare, perché ora si và a toccare campi, a parer mio, più ampi.
    Per fare ciò riprendo uno spezzone dello script che mi ha davvero colpito e illuminato. Trattasi del pensiero di Baudelaire.
    “Secondo lo scrittore la modernità sarebbe una cura particolare per il transitorio, il fuggitivo, il contingente ovvero una buona metà dei valori percettivi dell’arte post romantica. A questo fascio di valori tuttavia va aggiunta l’altra metà catalizzata da idee come eternità, immutabilità, durata. Il pittore della vita moderna è efficace quando con perfetta sintonia tra intuizione e scelta tecnica, estrae l’eterno dal contingente. Ecco perché deve sfruttare la moda, liberando in essa ciò che contiene di poetico (cioè di eterno)… Scrive Baudelaire: “Questo elemento transitorio, fuggitivo, le cui metamorfosi sono così frequenti, non avete il diritto di disprezzarlo o di non curarlo. Sopprimendolo, cadrete forzatamente nel vuoto di una bellezza astratta e indefinibile, come quella dell’unica donna prima del primo peccato””.
    Con questo magnifico intervento dello scrittore, si va a parlare di eternità. Non un semplice ritratto, ma un ritratto eterno, raffigurando ciò che all’occhio umano sfugge.
    A tal proposito penso a Leonardo da Vinci e a tutte le sue ricerche/studi per rappresentare il vero, ma non quello sotto i nostri occhi, un qualcosa in più, che fa aprire lo sguardo dello spettatore a territori più ampi e nascosti.
    In questo caso, è molto interessante vedere come gli artisti hanno risolto le loro paure per le nuove tecnologie, creando questa nuova modificazione della percezione attraverso i ritratti di donne, che vanno ad esprimere le loro verità nascoste. Ma è anche vero che gli artisti sono soliti rappresentare ciò che i loro occhi captano, dunque hanno uno sguardo soggettivo sulle cose e molto spesso vedono ciò che loro vogliono vedere.
    Si può dire allora che questi dipinti esprimono la loro voglia, la voglia degli artisti di essere socialmente attraenti ed eterni.
    Con questo concludo dicendo che, il testo soprastante può aver dato una maggiore importanza al soggetto rappresentato o al look dell’epoca, ma non a preso in considerazione il vero protagonista, l’artista. Una persona che viene spesso messa in secondo piano, la quale è essa stessa l’opera che cerca l’eternità in un periodo in continua evoluzione.

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  29. giorgia piastra   28 Aprile 2021 at 12:57

    Sono rimasta veramente colpita dalle opere di questo artista e soprattutto dal loro modo di comunicare. Ho sempre ammirato l’arte dell’ 800 e tanti artisti come ad esempio Manet del quale trovo tante cose in comune con Corcos; la bellezza dei soggetti rappresentati, la loro raffinatezza, le espressioni, a volte la sofferenza che si legge nei volti, o, al contrario, la gioia. Insomma, questi artisti credo siano in grado di rappresentare l’ anima dei loro personaggi ed io, in quanto spettatrice, posso immaginare qualsiasi cosa entrando nella parte del personaggio rappresentato. Non a caso si sostiene che le persone raffigurate siano creature che hanno in sé qualche cosa del fantasma e del fiore. Le raffigurazioni sono caratterizzate da un fascino unico che colpisce lo spettatore fino ad emozionarlo conducendolo verso sensazioni nuove ed emozioni suscitate soprattutto grazie alla potenza degli sguardi delle figure raffigurate. Ma c‘è di più oltre a questa immensa bellezza. Le donne non sono solo un corpo da contemplare, ma son forza e potenza. Determinazione e sicurezza. Lotta e diritto. L’autore infatti non si limita a mostrare la loro bellezza, ma attraverso esse vuole parlarci della loro potenza e di una rivoluzione, un cambiamento. La donna moderna è sicura di sè, indipendente, non ha bisogna di nessuno perchè è forte da sola, è acculturata e dunque libera. Questo è quello che l’artista comunica, l’arte comunica se siamo in grado di comprendere il suo codice.

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  30. Camilla Zanotti   29 Aprile 2021 at 16:12

    Come ha detto lei, già nei dipinti meno ufficiali, si intravedeva un modello di femminilità che avrà una strepitosa fortuna nella pubblicità della prima metà del 900, in quei volti chiari che reclamizzavano il prodotto di bellezza.
    Molto spesso però si fa l’errore di soffermarsi solo sulla bellezza commerciale dei ritratti di Corcos, screditando così il grande studio che stava dietro ogni ritratto.
    La cosa bella di Vittorio Corcos è che metteva in aspetto da una parte il culto per la bellezza femminile e dall’altra questo aspetto intellettuale che attribuiva a certe signorine che, invece di abbigliarsi soltanto, erano in grado di leggere anche romanzi aggressivi.
    Corcos inoltre aveva una tecnica per poter presentare al meglio l’animo delle signorine.
    Prima di ogni ritratto andava a colazione con coloro che doveva ritrarre e ne studiava il carattere in modo da avere uno studio più approfondito del soggetto e non solo un giudizio estetico.
    Durante un’intervista ad un curatore di una mostra di Corcos, una giornalista ha fatto una domanda che mi ha molto incuriosito: “Ai giorni d’oggi, chi avrebbe la fortuna di poter essere ritratta da un artista come Corcos?”.
    Oggi il tema della bellezza sarebbe ancora in grado di regalarci quelle varietà che Corcos ritraeva o tutto si è fermato ad una bellezza standard?

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  31. Giorgia Caroni   30 Aprile 2021 at 13:38

    Oltre all’articolo ho letto anche qualcosa di più, inerente alla biografia e alle varie vicende della vita di Vittorio Corcos.
    Fu un’artista che, nel corso della sua vita, si spostò a Firenze, città enormemente ricca di arte e ottima per arricchirsi di informazioni e nuove tecniche. Ho letto anche che le donne che venivano rappresentate dall’artista vennero definite “creature che hanno in sé qualche cosa del fantasma e del fiore”, proprio perché lui era solito rappresentare caratteristiche fisiche e comportamentali della donna moderna e desiderabile.

    Questa tipologia di rappresentazione della donna possiamo trovarla nelle pubblicità della prima metà del ‘900, ma anche in quelle di oggi; ciò che caratterizza questa tipologia di rappresentazione sta proprio nel come vengono rappresentate, infatti si può notare come la donna venga rappresentata come oggetto del desiderio. Se questa tipologia si applica ad un prodotto, sarà ovviamente molto più facile vendere il prodotto, o comunque sarà più facile attirare l’attenzione su quel prodotto.
    Se posso permettermi, ci sarà sicuramente il lato positivo per chi da questo ne trae un guadagno, ma dall’altra parte c’è un lato negativo, ovvero che la donna è entrata nell’ideale collettivo di essere un oggetto del desiderio e, personalmente, la trovo una cosa disdicevole.
    Da donna devo dire che questa “tipologia” mi fa un pò rimanere male, più che altro perché questa “tipologia” non si limita a rimanere esclusivamente in uno spot pubblicitario o altro, ma esce da tutto ciò e si rifà sulle donne “comuni”. Infatti, se da una parte questa tipologia ha alimentato la curiosità e l’interesse di certe determinate persone, dall’altra parte ha creato tanta gelosia e insicurezza perché ciò che vediamo ci dava l’idea di essere lo stereotipo di bellezza e ciò a cui tutti ambiamo.
    Corcos, però, da un tocco diverso a queste donne; le rappresenta in posizioni poco decorose e con i capelli arruffati. Il loro sguardo ci restituisce l’idea di una donna indipendente ed emancipata.

    Non conoscevo questo artista prima di leggere l’articolo da lei scritto e questa informazione su come lui ha lavorato sulla figura femminile mi ha risollevato un pò, devo dire, perché la cosa più triste dei nostri tempi è che, se prima la donna veniva usata come oggetto di desiderio da terze persone, ora è la donna stessa che per piacere e avere successo, i comuni followers, si mette in mostra per quello che non è. Quindi, pensare che comunque c’è stato, e c’è anche oggi, qualcuno che rappresenta la verità, mi fa risollevare.

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  32. Paolo Teodonno   30 Aprile 2021 at 22:10

    Le donne raffigurate da Vittorio Corcos nei suoi dipinti sono interpretabili come la rappresentazione perfetta dello spirito della Belle époque, attraverso gli sguardi e le pose dei soggetti dipinti si può captare un sentimento di autorevolezza e determinazione ma al tempo stesso di malinconia e inquietudine. Vi è un’immagine di rottura rispetto al passato della figura femminile non più relegata in casa ma una donna, appartenente alla borghesia, molto spesso affiancata a libri e che inizia ad acquisire una certa indipendenza e consapevolezza della propria importanza. Le pose dei soggetti femminili spesso sono seducenti e ciò è una novità poiché nell’ottocento la società era molto rigida e chiusa per quel che concerneva la figura femminile rispetto ai nostri standard odierni. Nei dipinti inoltre, si può notare come inizi ad emergere anche un nuovo canone estetico, vi è un ideale di donna slanciata, vestita di abiti lussuosi e caratterizzata da sguardi spesso sprezzanti e da atteggiamenti di superiorità nei confronti dell’uomo.

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  33. Enya   3 Maggio 2021 at 12:07

    Le donne..
    Gli stereotipi che ci marchiano da anni suggeriscono di starci alla larga in quanto saremmo l’unica fonte di problemi e discussioni per gli uomini, ma a quanto pare quest’ultimi non possono fare a meno di averci come muse ispiratrici nonché soggetti della loro arte da oltre mille anni.
    Ironia a parte, numerose sono le epoche storiche dove vediamo numerose e differenti tipologie di donne messe al centro dell’arte e anche la Belle Epoque è logicamente una di queste.
    Di ritrattisti emersi in quei precisi anni ne abbiamo visti un infinità, proprio per questo potrebbe risultare ancora più difficile emergere e differenziarsi tra una massa così vasta, compito in cui penso sia egregiamente riuscito senza problemi Vittorio Corcos, artista che vedeva come protagoniste indiscusse bellissime donne caratterizzate sempre dalla delicatezza del tratto, dalla minuzia quasi fotografica rappresentazione degli oggetti e tessuti lussuosi da loro indossati e anche e sopratutto la profondità psicologica degli sguardi che conferisce ai soggetti quello che definirei un misterioso e leggermente erotico magnetismo. L’universo della femminilità aristocratica e alto borghese trova così una perfetta rappresentazione nel prezioso Corcos, qualità vista ed apprezzata da molti in quegli anni compreso il celebre D’Annunzio che si riferisce a una delle opere dell’artista definendola “ massima testimonianza di Venere in terra”.
    Un altra figura che mi sento di poter paragonare ad artisti come Corcos e Boldini è ad esempio James Tissot, anche lui artista e stimatore della donna, spesso presente nelle sue opere.
    Potremmo definire Tissot come un innovatore sofisticato ma con una certa grandeur, infatti la sua arte e la sua personalità seducono i clienti ricci, i dandy aristocratici e l’alta borghesia che erano soliti a commissionagli ritratti e collezzionare sue opere. In Tissot, proprio come in Corcos, vediamo come soggetto frequente la figura della donna e, in una sua opera in particolare (una serie di dipinti con protagonista la donna parigina) vediamo una serie di donne francesi raffigurate come l’incarnazione di una bellezza moderna, sofisticata e con un pizzico di seduzione, con sempre al centro questo sguardo magnetico famigliare anche a Corcos.

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  34. Antonio Fagnocchi   4 Maggio 2021 at 10:02

    La proiezione dello sguardo di quattro diverse donne verso lo spettatore spicca nelle altrettante opere di Vittorio Corcos presenti nell’articolo. Giovani donne nelle quali, accanto ad una fisicità asciutta, emerge lo stream of consciousness, un’interrogazione introspettiva che esse riescono a trasmettere, intrigando chi le guarda.
    Lo spessore interiore di queste donne, in contrasto con fisici tendenzialmente affusolati, è rinforzato dal segreto delle loro letture nei libri dalle copertine rigorosamente gialle che però sono in attesa di essere letti oppure lo sono già stati. Di quali libri si tratta sembra non sia a noi dato di sapere, ma il colore giallo delle copertine potrebbe essere un omaggio e un segno di amicizia rivolto all’editore Emilio Treves di cui Corcos elabora anche un ritratto.
    In Sogni e In lettura sul mare i libri assumono nel loro trittico una sorta di immagine enciclopedica a simboleggiare donne ben temprate e determinate, come rappresentano anche le iconiche posizioni delle mani delle due giovani, ricercate come davanti ad uno scatto fotografico; in La morfinomane il libro, unico, è caduto a terra, ma giallo è anche il panneggio della poltrona nella quale la donna ammantata di un abito nero si trova seduta, mentre in mancanza di libri la centralità del giallo domina nel medaglione di Neron Blessé.
    Fiori secchi, foglie d’autunno, nuvole sopra al mare e increspature nel vestito della modella sembrano indicare un mondo oramai giunto al termine (e così sarà con l’inizio della Grande Guerra) nel quale la bellezza e il fascino della donna nascono da una complessità di elementi a volte torbidi ed enigmatici, avvolti da sofferenza fisica e psichica, ma ammantati anche di vestiti di estrema accuratezza come cataloghi di moda, oltre che dalla loro acutezza mentale e formazione intellettuale, in cui il giallo dei libri si sostituisce, simboleggiandolo e alludendo presumibilmente ad esso, alla pienezza della luce naturale del sole.
    Nei ritratti di queste donne sembra allora davvero che Vittorio Corcos abbia saputo precedere quelli letterari di Marcel Proust e Thomas Mann, ossia la signorina Vinteuil che, nella Recherche, sublima e supera il piacere carnale nell’amicizia pura e nell’intelligenza e devozione verso il padre già scomparso completandone l’opera, mentre la russa francesizzata Clawdia Chauchat in Der Zauberberg, affascina per la sua complessità il giovane Hans Castorp pur nella fisicità compromessa dalla malattia che di lì a breve diverrà la fine di un’epoca e l’inizio di una apocalisse dell’umanità.

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  35. Daniela Panuta   6 Maggio 2021 at 11:05

    Le donne dipinte da Vittorio Corcos furono dette “creature che hanno in sé qualche cosa del fantasma e del fiore: un’immagine di suggestiva evidenza evocata da chi, in linea con la temperie estetica di fine Ottocento, seppe trasferire nelle parole della critica gli stessi colori e i sentimenti dell’arte figurativa . Tra affetti domestici e turbati scandagli rivolti all’universo della femminilità aristocratica e altoborghese, Corcos si accostava infatti alle creature narrate dalla letteratura contemporanea trasferendo sulla tela i mille dettagli del lusso, gli stessi raffinati emblemi e i rituali della grazia descritti dagli autori del decadentismo. I corredi della bellezza trionfano nella pittura di Corcos divenendo sigla peculiare di un linguaggio formale che ben si accompagna alle immaginazioni letterarie di D’Annunzio o di Fogazzaro; mentre la poetica degli sguardi, evidente nei quadri più intimi ed estranei alla committenza ufficiale, riflette senza reticenze la psicologia turbata dell’intellettuale alla viglia delle avanguardie.
    il ritratto di Elena Vecchi, figlia di Vittorio,Occhi enigmatici, labbra allusive, posa non convenzionale per un erotismo non conclamato ma seducente, si dice che ella dovette sopportare, a causa di questo controverso successo la fuga dei pretendenti, con la famiglia che tentò di ritirare dalla mostra le richiestissime cartoline illustrate del quadro. Questa era la Belle Époque, tramandata dagli artisti, che nelle difficili condizioni di oggi ci fa sognare a occhi aperti, proprio come l’Elena di Corcos.
    Le donne della Bella Époque rappresentarono l’emblema della sensualità femminile, della raffinatezza e dell’eleganza e, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione come la fotografia ed il cinema, divennero delle muse e delle protagoniste indiscusse in ambito artistico, cinematografico e nella vita reale.
    L’icona della bellezza femminile prevedeva un corpo sinuoso, occhi e capelli nerissimi, labbra carnose e lo sguardo magnetico. Le passioni più sfrenate si consumavano all’ombra di una società che proponeva un’apparente felicità universale, ma che in realtà era ancora profondamente misogina. L’emancipazione femminile spaventava, in gran parte, una società borghese e maschilista che vedeva nel modello di donna descritto una bellezza perversa, aggressiva, crudele e spregiudicata.
    Le donne della Belle Époque rappresentarono quindi un’emancipazione rispetto alle regole di una società ancorata a forme di gestione patriarcale. Queste figure femminili rappresentarono un primo movimento di liberazione rispetto ad una società misogina e gettarono le basi per la nascita delle rivendicazioni dei diritti delle donne.
    Dalle fasi dell’intimità domestica intessuta di incombenze professionali e appassionate letture, la donna consegue infatti la sua emancipazione attraverso escursioni nel parco, villeggiature e reveries: frangenti diversi di un identico e sognato abbandono alle proprie divagazioni interiori che non sempre si coniugano con la vocazione borghese e l’identità familiare.
    Vittorio Corcos che allo scorcio dell’Ottocento imponeva una tipologia femminile ritenuta da pubblico e critica addirittura inquietante per la sua innegabile modernità, coincidente con la scelta di un’eroina borghese, ambigua e voluttuosa, i cui occhi esprimono: «i caldi desideri e i torbidi pensieri».
    All’alba del Novecento la stagione della reverie diventa allora totalizzante per la donna Belle Epoque, in quanto segna l’uscita dalle convenzioni sociali e dagli oneri familiari: si sogna davanti alla toilette, in riva al mare e nel folto di un giardino, secondo itinerari che trasgrediscono le incombenze dell’ufficialità.
    Siamo a un passo dalla perdizione ed è proprio Vittorio Corcos che nell’effigie della Morfinomane anticipa le conclusioni di una complicazione del cliché femminile fino alle soglie del travolgimento psichico.
    Questo articolo mi ha fatto riflettere sulla figura della donna e su come essa veniva vista una volta e su come invece é vista oggi, a mio parere una volta c’era troppa chiusura mentale per permettere alla donna di essere vista come tale e non solo come un’oggetto del desiderio; oggi invece la donna ha la libertà di potersi esprimere in tutti i modi possibili ed immaginabili, ma non sono certa che tutta questa libertà gli abbia dato potere e valore, anzi ad alcune donne ha dato modo di diventare in maniera totalmente libera e gratuita oggetto del desiderio, gli ha dato in mano uno strumento che non tutti usano in modo intelligente e produttivo.
    Penso che questo argomento sia oggetto, almeno per me lo è stato, di riflessione.

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  36. Martina P   6 Maggio 2021 at 11:30

    “In un ritratto quello che conta sono gli occhi. Se quelli riescono come voglio, con l’espressione giusta, il resto viene da sé”, una frase che Vittorio Matteo Corcos ripeteva spesso, secondo le testimonianze della figlia. A catturare l’attenzione dell’osservatore nei quadri dell’artista effettivamente sono prima di ogni altro elemento gli sguardi, fieri, timidi, ribelli, dolci o arroganti, che caratterizzano non solo le sue figure femminili ma anche i personaggi maschili delle sue opere. Le figure rappresentate da Corcos sono femminili eteree, sognanti, eleganti e senza mai un capello fuori posto, e come detto da Ugo Ojetti le figure sono rappresentate come desiderano essere, non come sono. D’altronde come anche lei ci ricorda nell’articolo “Un certo tipo di donne, nelle immagini di Corcos trasuda di lusso. Non sono maliziose, aggraziate fino alla stilizzazione come quelle di Boldini, ma certamente trasmettono informazioni sulla loro dispendiositá, sul fatto che sono speciali cioè difficili da possedere quindi “desiderabili”. Le donne raffigurate sono bellissime e indipendenti.

    Corcos riesce nei suoi ritratti a superare in perfezione la bellezza dei soggetti reali e questo grazie alla sua capacità di metterne a nudo il loro animo rendendolo manifesto attraverso appunto questo gioco di sguardi e di pose, sposando in questo la poetica simbolista che cerca di mettere in pittura lo stato d’animo e il pensiero dei soggetti delle opere dando origine a raffigurazione sempre di grande fascino e di ineffabile mistero. Un artista, dunque, che anticipa per qualità artistica e psicologiche il Novecento e che merita di essere oggi molto più apprezzato e conosciuto di quanto non lo sia stato in passato.

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  37. Anzhelika Komarova   9 Maggio 2021 at 13:22

    Come ben sappiamo il periodo della Belle époque è caratterizzato da scoperte in molti ambiti (automobili, cinema, fotografia etc…). E infatti in questo periodo le ragazze iniziarono ad emanciparsi, non a caso cominciano ad essere il simbolo della sensualità ed eleganza femminile. D’altronde si sviluppa anche il concetto della donna come femme fatale: elegante, misteriosa, affascinate, bella e seducente. Il simbolo della bellezza femminile prevedeva un corpo sinuoso, occhi e cappelli neri, labbra carnose e sguardo magnetico e pensoso. Tutte queste caratteristiche troviamo facilmente nei ritratti di Vittorio Carcos (es. ‘La morfinomane’). Vorrei sottolineare la profonditi degli sguardi femminili pensosi, che guardano quasi con la sfida lo spettatore, e le pose audaci e non convenzionali (es. Sogni).

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  38. martina tinti   12 Maggio 2021 at 13:18

    Sicuramente la cifra stilistica di corcos è la raffigurazione della figura della donna decisa e volitiva, apparentemente languida ma con un carattere forte ed uno sguardo avvolgente. L’interesse della donna lo accompagna in tutta la sua produzione artistica e più che un’indagine psicologica della donna, lo definirei tentativo di scrutare l’anima delle donne che raffigura. Corcos attraverso le sue raffigurazioni entra nell’essenza delle figure femminili che vuole rappresentare, cercando di tradurre in immagine vere e proprio emozioni e sensazioni che compongono lo spirito di queste creature. È estremamente innovativo il suo modo di rappresentare gli abiti, gli oggetti e i tessuti. I quadri di corcos ricordano inevitabilmente le fotografie di moda delle grandi marche o le pubblicità dei profumi, è quasi come se avesse anticipato di gran lunga il metodo comunicativo pubblicitario di questo settore.

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