Esce la versione rap di Piotta della canzone romana Lella

Esce la versione rap di Piotta della canzone romana Lella

ITALIA – Durante la giornata mondiale UNESCO per il patrimonio audiovisivo, che si celebra il 27 Ottobre di ogni anno, è uscito Lella…e poi: perfetta per promuovere immagini e suoni per la memoria collettiva. 

Nato a Roma, cresciuto nel quartiere di Monte Sacro dove gli amici gli affibbiarono il soprannome Piotta per gli occhiali tondi che indossava e ricordavano le allora monete da cento lire. Ha lavorato come DJ in alcune radio romane e poi ha iniziato a scrivere e comporre testi.

Nel 1997 scrive Ciclico che farà parte della colonna sonora di Torino Boys, film girato dai fratelli romani Manetti Bros. Nel 1998 pubblica il suo primo album dal titolo, Comunque vada sarà un successo, all’interno del quale si trova il singolo Supercafone che vince il disco di platino e ancora oggi è il suo pezzo più conosciuto.

Adora la sua città e i romani, non è un caso che abbia artisticamente collaborato spesso con suoi concittadini. I Manetti Bros appunto, Valerio Mastandrea che recita in un video con lui e poi stima altre formazioni rap capitoline come i Cor Veleno, Ice One, Colle Der Formento.

Nel 2004 Piotta partecipa anche al Festival di Sanremo con Ladro di te. Sul palco dell’Ariston, in quella settimana, propone anche la rilettura in chiave hip hop di Chi non lavora non fa l’amore di Adriano Celentano, ricevendo tantissimi complimenti dalla stampa.

Non solo Italia per lui: nel 2005 Piotta si esibisce a Tokyo per una tournée promozionale che lo vedrà uscire ricoperto dai complimenti; addirittura, Supercafone sarà scelta come sigla del campionato di calcio giapponese.

TE LA RICORDI LELLA, QUELLA RICCA? TORNA CON PIOTTA

Da Instagram @piottatommaso

Canzone simbolo della romanità, cantata dai più grandi interpreti della capitale, dall’autore Edoardo De Angelis a Lando Fiorini.

Una sorta di Ave Maria, per il popolo stretto dal grande raccordo anulare: versi conosciuti da panettieri, maestri, architetti, spazzini e calciatori come Daniele De Rossi che l’ha intonata durante un ritiro in nazionale.

Un brano nato nel 1971, un classico del cantautorato italiano, una tradizione romanesca arrangiata in molteplici vesti e cantata in moltissime occasioni pubbliche. Mancava la versione rap, serviva qualcuno che le togliesse la patina tradizionale e le regalasse l’ingresso in un nuovo millennio.

Piotta non ha snaturato il senso di queste parole, che sanno di bruciato, di borgata, di mura che perdono l’intonaco e chitarre che ti fanno rimpiangere le storie felici.

La stranezza di questa canzone è che sia cantata dai bambini, che in tanti la usino come un coro divertente, che ci si fermi poco a riflettere sulla tristezza che nasconde.

Chi ascolta questa nuova versione può pensare meglio a Pasolini, al mare scuro all’alba, alle barche ormeggiate d’inverno, all’odore della sabbia bagnata. Piotta rende reale il vero significato del testo, quello che può rimanere nascosto quando la senti inneggiata da una curva allo stadio. La canzone narra la storia di un uomo che racconta ad un amico di quando, quattro anni prima, ha ucciso la sua amante: Lella.

La sua unica colpa era quella di volerlo lasciare, l’ultimo giorno dell’anno. Le sonorità urbane di questa versione mettono i brividi: si sente quanto Piotta ama Roma e quanto abbia voglia di ricordare Lella, come fosse una donna veramente vissuta.

LELLA: UN VIDEO DEDICATO AL MARE

Foto da Instagram @piottatommaso

Navigando in rete si possono trovare molti video di live nei quali artisti di vario genere intonano il loro saluto a Lella. Credo, infatti, siano in tanti che, dopo un secondo ascolto, vorrebbero vendicarla, regalarle un ultimo bacio o offrirle un caffè prima di perderla per sempre.

Quando ascolti queste parole ti trovi dentro un romanzo e vorresti scrivere un nuovo finale, donarle un altro inverno al mare a fare l’amore. Del video di Piotta ho apprezzato tanto che lui non fosse il protagonista, che lasciasse tutta la scena al mare, alla pioggia, all’amore clandestino, al buio, al segreto che il protagonista non riesce più a tenere tutto per sé.

Il mare nasconde, il mare restituisce, il mare grigio d’inverno è stata l’ultima cosa che Lella ha visto. Quando è andata a terra senza fiato, l’alba ha abbracciato l’assassino che ancora oggi torna a guardare quelle stesse onde. Lella è una poesia e non potrà mai essere una storia come tante altre.

Anche fra cento anni, esisterà ancora chi si emozionerà a sentire questa favola triste, chi prenderà la chitarra e ne farà una sua versione vicino ad un falò, chi reciterà queste parole in romanesco senza dar peso al vero significato.

Questa donna moderna scomparsa nel niente non dice una parola, però manca un po’ a tutti, è unica e meritava una fine diversa. Questo assassino invece parla tanto, confessa troppi particolari per avere un cuore. E’ solo uno dei tanti che preferisce sotterrare una cosa che non usa più.

IL COMMENTO DI EDOARDO DE ANGELIS

Edoardo De Angelis. Foto da edoardodeangelis.it

 

Bersaglio colpito nel centro! Ho molto apprezzato il flusso di nuova vita che Tommaso ha saputo dare alla nostra Lella con il suo prezioso intervento”.

Come ogni scrittore che si rispetti, Edoardo De Angelis ama tutti i suoi personaggi, quelle creature che ha visto crescere intonando la sua chitarra. Lella forse è la sua femmina più pura, quella a cui è più legato, il nome di donna che ha pronunciato più volte durante la sua lunghissima carriera cantautorale.

Un signore classico come lui ha apprezzato il mondo del Piotta. Ha capito che è entrato in punta di piedi e si è comportato con rispetto. Piotta ha agito con grande classe ed eleganza, i suoi studi umanistici sono evidenti ed emergono limpidi nella nuova versione di Lella.

Edoardo e Tommaso sono lontani come età, come esperienza, come tecnica musicale, ma sono entrambi portatori sani di romanità e soprattutto hanno dimostrato ugual amore per questa donna ancora sepolta in qualche spiaggia del litorale laziale.

La produzione del nuovo pezzo è curata dallo stesso Piotta, insieme al pianista Francesco Santalucia, con il quale ha composto anche la colonna sonora originale dell’ultima stagione di Suburra, la Serie distribuita da Netflix in oltre 190 paesi nel mondo.

 

 Testo di Francesco Danti.

Autore MyWhere

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