Saul Steinberg (1914-1999)

Saul Steinberg (1914-1999)

ITALIA – Alla Triennale di Milano è stata aperta al pubblico (15 ottobre-13 marzo 2022) un’attesa mostra di Saul Steinberg, artista/grafico tra i più originali del Novecento.

0. Mi piace ricordare al lettore che Saul Steinberg, pur ammirato da innumerevoli entusiasti pubblici e da importanti intellettuali come Roland Barthes, Ernst Gombrich, Italo Calvino, Eugene Ionesco, Saul Bellow, Harold Rosemberg, fu in vita ampiamente sottovalutato dai critici specializzati in arte, specialmente da quelli innamorati di patacche colorate, di indisciplinati materiali per sculture e istallazioni, di performance spesso imbarazzanti per il largo pubblico.

Al loro cospetto, la grazia poetica e corrosiva della linea di inchiostro dell’artista di origine rumena sembrava troppo concettuale, troppo arguta, troppo intelligentemente contraddittoria nei contenuti, per poter esprimere il desiderio di novità, di ribellione, la follia dell’arte da ricordare del novecento; dimensioni considerate alla stregua di stigmate del vero artista.

Per non parlare della difficoltà di inserirlo in caselle preformate risultando evidente che non era solo un designer, un vignettista, un disegnatore, un illustratore…ma tante altre cose. Come se essere etichettabile fosse la conditio sine qua non per accedere al canone artistico. Tutte balle e sproloqui teorici che i grandi letterati e studiosi sopracitati hanno fatto a pezzi…Vi è rimasto qualche dubbio? Allora non perdetevi la mostra milanese di Saul Steinberg: non vi prometto che uscirete con in testa la definizione conclusiva di cos’è l’arte, ma di sicuro vi renderà più sensibili e reattivi contro le cazzate che la vorrebbero fissare in formule stereotipate ammantate di avant-garde.

1. Nel libro che Saul Steinberg pubblicò nel 1949, intitolato The Art of Living1 sono rappresentati svariati tipi femminili che alludono all’influsso delle mode sulla nostra vita. Una delle specificità dell’artista è che nelle sue opere, nessuna particolare forma della moda viene identificata descrivendo l’oggetto/abito o accessorio tanto da renderli riconoscibili e classificabili secondo il registro creativo di una marca o di un couturier piuttosto che altri.

Per esempio, guardate l’immagine delle due donne che conversano reggendosi ai mancorrenti del metro o di un bus (fig.1): Saul Steinberg la realizzò dopo la seconda metà degli anni Quaranta e non ho trovato nessun look del periodo seppur almeno vagamente citato dalle apparenze delle due morbide presenze femminili. Però se mettete in tensione questa immagine con quella di fianco, nella quale in una carrozza stipata da una moltitudine di tipi aggrappati alle maniglie di un mezzo pubblico sono configurati ironicamente nelle medesima postura, suscitando immediatamente oltre a un sorriso una significazione olistica che verbalmente potrebbe essere espressa con l’enunciato in metro o sul bus diventiamo tutti comicamente uguali, ebbene se ora guardate la pagina con le due donne abbigliate da un profluvio di segni dicevo, ci troviamo di fronte ad una diversa regolazione dell’economia della visione. Se nella pagina della moltitudine di tipi nella stessa postura i tratti configurativi non sono di più del necessario, le due donne sono invece sovraccariche di segni e in questo caso sembra plausibile generalizzare a livello di fruizione, un ingaggio percettivo che rende quasi simultanee una reazione ironica, la cattura di configurazioni caratterizzate da un “in più” di inchiostro o di tratti di disegno, e un contenuto concettuale fondamentalmente critico (“guarda come sono ridicole e altezzose le due elegantone”).

Fig. 1-Donne che conversano reggendosi ai mancorrenti del metro o di un bus

Le opere di Saul Steinberg configurano percezioni da cui discendono atti di pensiero dal sapore filosofico, evitando i rallentamenti imposti alla visione da disegni che contornano troppo realisticamente oggetti particolari, intrattenendo con essi, in qualche modo, una relazione mimetica, favorendo così l’idea che il messaggio del disegno abbia uno scopo ben determinato.
Non credo che Steinberg amasse finalizzare troppo le sue opere secondo significati prestabiliti. Avevano certo uno scopo, in qualche modo rappresentavamo l’impegno etico/politico dell’autore, tuttavia la loro interpretazione non voleva e nemmeno poteva essere rigida. Le sue opere potevano sembrare evidenti nei contenuti, ma più le osservavi e più ti apparivano elusive. In esse la percezione del contenuto decisivo doveva essere una epifania nel senso che James Joyce dava a questo concetto. Non disegnava guardando/imitando oggetti, cose e persone bensì grazie ad un ragguardevole talento osservativo, catturava in schemi visivi l’idea che essi facevano nascere nella sua mente.
Per dirla con il pensiero del filosofo Charles Sanders Pierce, l’ossatura schematica del disegno dell’autore sarebbe classificabile come type cioè come schemi astratti che idealizzano soggetti, oggetti e situazioni, contrapponendosi ai token, ovvero agli oggetti reali del mondo. L’autore evita accuratamente l’effetto mimetico con i token e stilizza il suoi type.

Cosa ci fa percepire dunque? Proviamo a dirlo con le parole di Saul Steinberg:

”Ciò che disegno è disegno, il disegno deriva dal disegno. La mia linea vuole far ricordare che è fatta di inchiostro”.

L’ingaggio percettivo che interessa all’autore mira a far affiorare il concetto che aggancia la configurazione o vignetta del momento ad un insight del pensiero. Economia della visione e immediatezza dei concetti espressi, ecco a cosa sembra puntare l’autore anche quando ciò che chiamo concetto si incarta su se stesso scomparendo come figura del pensiero razionale.

Per tornare all’esempio delle due donne in metro fastosamente rivestite, l’obiettivo di Saul Steinberg non è una critica locale a questa o quest’altra moda, bensì, attraverso l’ironia l’autore coinvolge il pensiero del fruitore a livello più generale suggerendogli che ogni ostentazione di moda è segnata dal ridicolo. Nel linguaggio della metafisica si potrebbe dire che Saul Steinberg punta a mostrare l’essenza di un atteggiamento, di una situazione, di uno stile di vita, facendoci sorridere. In tal modo ci attira in una vera e propria trappola percettiva: siamo attratti dalla grazia leggera del tocco d’inchiostro che, in aggiunta, ci dona il piacere che ascriviamo al comico, alle burle, all’arguzia ironica; ma poi senza poter farci nulla il concetto della situazione ci spinge ad una presa di posizione etica.

Vi faccio un’altro esempio. Guardare la figura 2 che ho tratto dal The Art of Living, in particolare la pagina con le due signore impellicciate. I tratti che ci fanno riconoscere la pelliccia colonizzano anche il volto dei soggetti. Le due donne risultano ridicole, quasi disumane…Non sembra anche a voi che Saul Steinberg faccia emergere un monito verso il lusso eccessivo?

Fig.2

Comunque, dal momento che interpretare le immagini embricandole nelle sequenze lineari del linguaggio naturale è una faccenda complicata, consentitemi una ritirata tattica che vi enuncio con le parole scritte da E.Gombrich pubblicate in origine sull’Art Journal nel 1983:

In realtà, una delle difficoltà che si incontrano scrivendo dell’arguzia di Steinberg è proprio che i suoi disegni si spiegano molto meglio da soli di quanto possano fare le parole”.2

È certamente vero che così come è difficile classificare una volta per tutte il lavoro di Saul Steinberg, risulta complicato descriverlo e spiegarlo a parole. Ma a me pare che la sua specificità sia caratterizzata non solo dallo stile grafico ma anche nella proattività interpretativa suscitata nel lettore.

Quando trovi una interpretazione sei già salvo – diceva Saul Streinberg ad un suo intervistatore – Può darsi che l’interpretazione non ci porti alla verità, ma è un esercizio che ci salva”.

Saul Steinberg ci diverte e al tempo stesso ci inquieta; semplificando il lavoro della percezione essenzializza situazioni costringendoci a darci una spazzolata al cervello per smuoverci dalle nostre pigrizie, abitudini: di fronte alle sue opere, guardare, osservare e pensare si alternano come il ritmo di una musica piena di contrappunti, sincopi ma anche improvvise schiarite. Bisogna incitare gli uomini a resistere al sonnambulismo indotto dalle abitudini di linguaggio, per arrivare a cogliere messaggi più profondi… Come farli deviare? “ Ci vogliono delle trappole seducenti” , diceva. Ecco perché le sue opere sembrano accessibili e al tempo stesso impenetrabili. La loro grazia esalta l’effetto superficie dei disegni, e come tutte le superfici sembra destinata a restituirci messaggi chiari e precisi, ma poi note emozionali un po’ tristi, come quando siamo amareggiati senza un perché, ci guidano in profondità sconosciute che quasi sempre resistono ai tentativi di spiegazione razionale.

 2. Saul Steinberg nacque in Romania nel 1914 in una famiglia della media borghesia ebraica. A Bucarest cominciò gli studi universitari iscrivendosi alla facoltà di Filosofia. Nel 1933 si trasferì in Italia molto giovane e si iscrisse alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano dove si laureò nel 1940.

Quando era ancora studente si mantenne gli studi cominciando a pubblicare vignette sulla testata umoristica Bertoldo. Il lavoro per la rivista fu importante anche per le conoscenze e le amicizie con personaggi come Cesare Zavattini e Giovannino Guareschi. Al Politecnico di Milano negli Anni Trenta i professori più seguiti, come Gio Ponti, trasmettevano agli studenti valori modernisti, ed è in questo contesto culturale che Saul Steinberg conobbe Aldo Buzzi e gli divenne amico fino alla fine dei suoi giorni. Nel 1940 la sua vita fu sconvolta dalle leggi razziali dei fascisti. Dopo una breve prigionia riuscì a fuggire dal nostro Paese e raggiunse New York.

Trovò presto lavoro presso la rivista The New Yorker con la quale collaborò per oltre sessant’anni. Nel 1943 divenne cittadino statunitense e si arruolò nella Marina Militare, viaggiando fino alla fine del secondo conflitto mondiale in Medio Oriente, in Africa e in Italia. In realtà, anche nei decenni che seguirono, sfruttando la notorietà conquistata con le amatissime vignette pubblicate dal The New Yorker, Saul Steinberg continuò a viaggiare in tutto il mondo.

Questo nomadismo, impreziosito da una curiosità e da un talento osservativo fuori dal comune, secondo molti studiosi non è facilmente riscontrabile nei suoi lavori, nomadismo che in realtà sembra aver avuto l’unica funzione di rigenerare lo sguardo, affaticato da lunghi periodi intenso lavoro. Tuttavia nelle sue opere spesso lo spazio che accoglie la configurazione significante interagisce con essa donandogli un supplemento di senso che rinforza il concetto che l’autore sta indagando, ancorandolo in qualche modo alla rappresentazione di un mondo paradossale ma anche possibile da immaginare proprio perché fa emergere uno schema/pensiero pregnante. Può darsi che l’esperienza da immigrato dei suoi numerosissimi viaggi, abbia avuto un ruolo nell’emersione del concetto di spazio che segnalavo sopra.

Uno degli esempi dell’uso significante dello spazio, citato da una moltitudine di estimatori di Saul Steinberg, è la famosa copertina del The New Yorker del 29 marzo 1976, intitolata View of the World from 9th Avenue (fig.3): l’autore si/ci colloca in una posizione centrale leggermente più in alto della teoria di edifici che arriva fino al fiume Hudson. Al di là, troviamo territori disabitati. In lontananza, dopo l’oceano Pacifico, si vedono i profili di terre lontane che corrispondono alla Cina, al Giappone, alla Russia.

Fig.3-Saul Steinberg, 1976

Una soluzione grafica geniale per suggerire come vedono il mondo i newyorkesi, ovviamente ponendo se stessi su di un piedistallo come se al di là dei confini della città il resto dell’umanità avesse una importanza relativa.

Oltre a sollecitare la lettura di ambienti di grandi dimensioni, Saul Steinberg aveva una non comune curiosità per gli arredi interni. Un esempio di quanto fosse abile nel creare l’assetto ambiente conforme ai concetti che la vignetta doveva fare emergere, può essere un’altra copertina capolavoro citatissima dai cultori dell’artista.

Mi riferisco al The New Yorker uscito il 23 Novembre 1968, intitolato The Family (fig.4 ). Naturalmente il nostro sguardo rimane colpito innanzitutto dalla particolare tecnica grafica utilizzata dall’artista, basata sulla diversa consistenza del tratto e del colore, diversi per ogni personaggio: dal più vitale e naïf, il bambino sulle ginocchia del nonno, a quello più evanescente e tremolante, probabilmente la nonna la cui presenza sembra forse più un’assenza. Il concetto emergente a me pare essere uniti nella diversità, ovvero ciascuno degli appartenenti alla famiglia ha i propri tratti individuali che distillano reazioni, caratteri assolutamente personali.

Fig.4-Saul Steinberg, 1968

The New Yorker fu certamente il settimanale che contribuì a far conoscere Saul Steinberg ad un pubblico internazionale. Pur essendo un periodico newyorkese, aveva una vocazione cosmopolita, come la stessa città, ma ben presto la sua divertente e penetrante arguzia fu richiesta da numerose quanto importanti testate come Life, Time, Harper’s Bazaar, Vogue

Perché era così amato dai lettori? Probabilmente l’apparente semplicità delle sue configurazioni disseminava a livello di fruizione un ragguardevole piacere visivo. Non a caso in molte interviste l’autore ricordava di essere fondamentalmente un orchestratore di linee d’inchiostro o “una mano che disegna e basta”. Ma mentiva, divertendosi a spiazzare i tentativi di comprensione o di spiegazione che da un certo punto in poi seguivano come un’ombra la sua crescente notorietà.

Le sue vignette non erano solo linee inchiostrate, messe in forma da una mano che non aveva perso le facilitazioni per il disegno che hanno i bambini (facilitazioni o abilità che in quasi tutti gli adulti scompaiono). Le sue illustrazioni attivavano pensieri. Guardate la vignetta intitolata Come vanno gli affari? (1948).

Fig.5-Saul Steinberg, “Come vanno gli affari?”

Voi riuscite a vedere solo inchiostro? Scommetto di no! L’inchiostro, per magia diviene scrittura, significato, senso. Come scrive benissimo E.Gombrich:

“Per quanto ci sforziamo, non riusciamo a vedere solo inchiostro…La linea che parte come un grafico si trasforma in una forza reale che sfonda il pavimento…siamo vicini alle metafore del linguaggio, che non prendiamo mai alla lettera, per esempio quando diciamo che < i prezzi salgono alle stelle > o <crollano>” .3

La trasformazione del percetto visivo in qualcosa che abbia la qualità di essere significante aggiunge al piacere del tratto leggero, semplice, aggraziato di Saul Steinberg, la responsabilità della comprensione anche quando le sue configurazioni visive passano dalle metafore a veri e propri paradossi, a palesi contraddizioni.

Ma come si può parlare di comprensione di fronte alla evidente impossibilità del senso che caratterizza moltissime vignette di Saul Steinberg? Io la metterei giù così: l’autore ci vuole allertare sui limiti della linearità della verbalizzazione del senso. Le immagini hanno un loro significato che eccede le ordinarie procedure linguistiche; mostrare paradossi visivi oltre a scatenare un movimento mentale ludico rappresenta anche un monito etico nei confronti dell’ossessione del senso a una dimensione (quella del linguaggio naturale).

La ricerca della massima semplicità delle forme e dei tratti minimi invarianti, che consentono al fruitore di indovinare una possibile/impossibile significanza (le vignette nella loro essenzialità rappresentano pur sempre qualcosa che assapora di reale) non sono solo evidenti tratti di stile di Saul Steinberg, ma mostrano la sua filosofia portatile fondata su una penetrante capacità di osservare i processi percettivi e le estensioni di significato che manifestano i fruitori delle sue immagini.

3. Nel 1959 la fotografa Inge Morath, una delle poche donne che era riuscita ad entrare nella prestigiosa Agenzia Magnum, suonò alla porta della casa di Saul Steinberg. Probabilmente aveva concordato un servizio fotografico o la possibilità di fargli un ritratto. Il famoso designer si presentò all’ingresso con il volto ricoperto da una maschera ricavata da sacchetti di carta commerciale (fig.6/7). Al di là della sorpresa, immagino che l’effetto fosse esilarante e Inge, completamente affascinata, elaborò insieme al designer un appassionante reportage nel quale le maschere di Saul Steinberg venivano messe in scena come se facessero parte della cassetta degli strumenti, per risultare umani in contesti relazionali.

Il fatto che le persone nella vita sociale indossino continuamente maschere, reali o metaforiche, cioè dissimulino le proprie reazioni, era ben conosciuto da chi aveva frequentazioni di cultura classica. D’altra parte, persona non significa in latino maschera? L’interpretazione che ne dava Saul Steinberger era però più radicale e naturalmente più divertente. Le persone indossano continuamente maschere per proteggersi dagli altri. Questi travestimenti permettono di fondersi con i personaggi che troviamo conveniente recitare e spesso finiscono con assorbire completamente i caratteri originari dell’interiorità della gente. Ecco perché secondo Saul Steinberger bisognava indovinare e disegnare la maschera che gli individui indossano. È la maschera che classifica il soggetto nei giochi sociali e non la romantica naturalezza dei caratteri e della personalità.

La collaborazione tra Saul Steinberg e Inge Morath durò per qualche anno, fino al 1963. Con le maschere dell’autore la fotografa mise in scena un defilè di soggetti che se da un lato appartenevano al loro tempo, come abiti, pose, contesti, dall’altro lato apparivano caricature di un’umanità condannata all’ipocrisia, al ridicolo, alla recita.4

A tal riguardo, Saul Steinberg in una intervista rilasciata a Sergio Zavoli 5 disse:

È l’ultimo paradosso di un moralista, la maschera non come fuga ma come emblema di ipocrisia e forse strumento di salvezza. Nella società della solitudine a chi serve nascondersi? Forse agli unici testimoni della nostra ambiguità cioè a noi stessi”.

 

4. Esiste uno stile Saul Steinberg? Indubbiamente le sue opere sono facilmente riconoscibili. Potremmo dire che l’autore, per abitudine o altro, ha spiccate preferenze per un certo modo di operare con i mezzi prescelti. In questi casi ci sembrano spese bene parole/etichetta come: l’autore ha un suo ben definito stile.

Chiaramente in queste occorrenze il concetto di stile non rimanda ad astrazioni collettive come quando definiamo determinate opere “surrealiste”, “cubiste”, “impressioniste”. E nemmeno a periodizzazioni inventate per mettere ordine all’eterogeneo flusso di produzioni estetiche (periodo manierista, classico, romantico etc.). Attribuire ad un artista un suo stile, significherebbe dunque operare una concettualizzazione debole degli effetti di un particolare ingaggio percettivo tra opere e fruizione, immaginando che induca nel destinatario, l’emersione di qualità visive originali e specifiche di una serie di atti creativi, legati tra loro da somiglianze di famiglia (Wittgenstein). Studiosi di Psicologia della forma di ascendenza gestaltica, come Rudolph Arnheim, vi vedrebbero una struttura nascosta sotto la superficie dei segni, segnata dalla ripetizione, nei confronti della quale a livello di ricezione l’atto percettivo del destinatario si attiverebbe con immediatezza (6).

Per quanto mi riguarda non sono sicuro che quando guardo le opere di Saul Steinberg gli effetti percettivi presentino, aldilà dei contenuti di primo contatto, un defilè di gestalt invisibili catturate dall’’occhio senza interferenze da parte della coscienza. Se riconosco qualcosa che si ripete dovrà pur esserci una memoria che organizza e mette ordine al flusso di informazioni. La presenza di una memoria porta a concepire la percezione di qualcosa che in una serie si ripete, come se fosse pensiero.

Nella serie temporale di un autore  noi osserviamo opere che si differenziano per contenuti e tratti formali. Ma al tempo stesso rileviamo assetti, preferenze, tic creativi che si ripetono. Quando grazie all’attenzione e ad un minimo di studium abbiamo la percezione di vedere la struttura che connette tutte o parte delle opere, ebbene, in quel preciso momento troviamo difficile fare a meno di un riferimento al concetto di stile individuale (anche se conosciamo benissimo i grattacapi che produce).

Ritorniamo alla domanda iniziale: dal momento che le opere di Saul Streinberg si fanno percepire come una serie distribuita nel tempo dotata di una certa coerenza ovvero tenuta assieme da qualcosa che connette le svariate occorrenza, come potremmo specificare il loro stile?

Esistono delle invarianti che consentono di schematizzare il modus operandi dell’autore? Queste invarianti possono essere considerate alla stregua di una struttura generativa dalla quale discendono opere esperite come differenti e al tempo stesso omogenee o coerenti?

Come ho scritto all’inizio di questo script, dal punto di vista percettivo le prime note che emergono dalle configurazioni create da Saul Steinberg sono la leggerezza del tratto strettamente unita all’essenzialità della composizione. Non credo di sprofondare nel soggettivismo se faccio confluire la finezza delle sue linee, in una qualità della bellezza che approccerei nei termini di grazia.
Per quanto riguarda l’essenzialità delle situazioni grafiche create da Saul Steinberg posso congetturare che essa dipenda dalla sua abilità e/o maestria nel ridurre al minimo il lavoro configurativo, portandolo sino al limite del realismo. In altre parole, sono affascinato dalla capacità dell’autore di sottrarre segni senza che l’estrema semplificazione della situazione grafica  comprometta l’emersione di qualcosa che mi rimanda a oggetti, soggetti e situazioni reali.  Il paradossale realismo dell’autore, ottenuto essenzializzando il disegno essendo onnipresente nelle sue opere, può essere percepito come un suo stilema.

Leggerezza, essenzialità, maestria nel semplificare favoriscono la percezione di chiarezza della rappresentazione anche là dove il messaggio finale è un non-senso, una contraddizione, un paradosso.

Disegni, illustrazioni, vignette di Saul Steinberg hanno la carica vitale dei disegni infantili e la forza corrosiva delle caricature. Più guardo i disegni dell’autore e più mi convinco che anche queste due dimensioni, per così dire, premono per farsi riconoscere.

Consentitemi a questo punto di spiegarmi grazie a una breve digressione rispetto al problema della specificazione dello  stile individuale di Saul Steinberg.

Mi sono fatto l’idea che l’autore in questione oltre ad un approccio filosofico ai contenuti delle sue opere manifesti una facilità del tratto che avvicino al piacere di disegnare del bambino sapiente di Ferenczi (psicoanalista freudiano di seconda generazione). Si tratta di un piacere che quasi tutti noi perdiamo in modo catastrofico diventando adulti ma che in soggetti come Saul Steinberg non solo viene mantenuto ma si perfeziona al punto da farci credere che disegnare sia come pensare o parlare, ovvero non ci sia differenza tra figure e parole. Devo dire che se rifletto sulla precisione di ciò che vuole comunicarci e della ricchezza informativa veicolata dalle sue opere, sono spinto a credergli anche se so che l’equivalenza tra immagini e parole non è vera: le immagini certamente attivano il pensiero ma non pensano come le parole, ecco perché l’ipotesi di un linguaggio delle immagini (strutturato come quello fatto di parole) rimane per ora un cantiere aperto.

Ritornando alla descrizione dei tratti invarianti dello stile di Saul Steinberg terminerei il loro provvisorio elenco con l’aspettualità arguta, spesso comica e ironica delle sue illustrazioni. A mio avviso nelle opere dell’autore queste qualità espressive rappresentano la nota di fondo della sua piccola filosofia portatile. Esse hanno la valenza di allertarci sulla fragilità degli esseri umani, mettono in evidenza ipocrisie, velleità e frustrazioni. Non sono sicuro che la parola stile sia adeguata a classificare tutto ciò, ma probabilmente aver unito grazia, essenzialità e arguzia nelle riflessioni grafiche su ciò che significa essere umani, è il dono più grande che Saul Steinberg ha fatto ai suoi lettori passati, presenti e futuri.

Note:

 

1) Saul Steinberg, L’arte di vivere, Arnoldo Mondadori editore, 1954;

2) Ernst Gombrich, L’arguzia di Saul Steinberg, in Argomenti del nostro tempo, Einaudi, 1991, pag.219;

3) Ibid, pag.219;

4) Inge Morath, Saul Steinberg, Masquerade, New York, Viking Studio, 2000;

5) La citatissima intervista rilasciata a Sergio Zavoli per la Rai fu effettuata a New York nel 1967.

6) Rudolph Arheim,  Intuizione e intelletto, Feltrinelli

Triennale di Milano. Saul Steinberg

La mostra alla Triennale di Milano: Saul Strinberg Milano New York. Le opere esposte sono oltre 300 ed è visitabile fino al 13 marzo 2022. Ingresso consentito solo con Green Pass.

Per ulteriori informazioni, visitare il sito.

 I curatori della mostra sono Italo Lupi, Marco Belpoliti, Francesca Pellicciari.

 Il Catalogo è edito da Electa.

Lamberto Cantoni
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140 Responses to "Saul Steinberg (1914-1999)"

  1. luc97   21 Ottobre 2021 at 04:16

    Ho visto a Palazzo Reale la mostra su Tullio Pericoli, un grande artista che come ho letto sopra per Steinberg molti considerano solo un caricaturista, illustratore. Non sono un critico ma ho avuto la sensazione che ci fosse nelle sue opere qualcosa di Steinberg.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   21 Ottobre 2021 at 22:28

      Si credo che Pericoli conoscesse benissimo il lavoro di Steinberg e ne sia rimasto influenzato. Come tanti altri del resto.

      Rispondi
  2. Antonio Bramclet
    antonio   21 Ottobre 2021 at 22:58

    Un vignettista o illustratore può essere molto divertente, ma capisco chi pensa che l’arte sia un’altra cosa. Per me Steinberg è più un creativo che un artista.

    Rispondi
    • luc97   22 Ottobre 2021 at 08:03

      Mi spiace Antonio ma non vedo la differenza tra artista e creativo. E’ solo una questione di preferenze di parole che non toccano le opere.

      Rispondi
      • Lamberto   23 Ottobre 2021 at 00:57

        La parola “creativo” potrebbe andare bene anche per il pasticciere sotto casa mia o il barista nelle giornate in cui è ispirato. Cioè si è creativi soprattutto quando si inventa. L’artista il più delle volte non inventa nulla, ma con questo non cessa di essere un artista.

        Rispondi
        • james   23 Ottobre 2021 at 17:26

          Per me si può essere creativi e artisti nello stesso tempo. Steinberg ne è la prova.

          Rispondi
          • mauri   24 Ottobre 2021 at 09:12

            Un artista per forza deve essere creativo altrimenti cosa propone? delle copie? Steinberg è un grande. Lo conoscevo perchè ha ispirato Quino il mio vignettista preferito.

          • Lamberto Cantoni
            Lamberto Cantoni   24 Ottobre 2021 at 10:48

            Beh! Oggi chiamiamo artisti o creativi gli chef, i dj, i parrucchieri…è chiaro che dobbiamo separare l’uso comune di queste parole e la loro significazione conversazionale da occorrenze più sofisticate come quando costruiamo una teoria per analizzare situazioni o fatti estetici. In questo caso le parole diventano concetti e come tali devono passare dalla porta stretta della critica e dell’efficacia cognitiva.

  3. ann   29 Ottobre 2021 at 08:53

    Per me Steinberg lavora sull’intuizione. I suoi messaggi visivi non hanno bisogno di troppi pensieri.

    Rispondi
  4. Antonio Bramclet
    antonio bramclet   9 Novembre 2021 at 18:55

    io la penso diversamente da Ann. I messaggi visivi di Steinberg sono la continuazione dei suoi pensieri, sono una riflessione sul mondo, sulle persone, sulle città.

    Rispondi
  5. luciano   10 Novembre 2021 at 18:01

    Anche le sue pitture sono notevoli. Come mai non ne parla nessuno?

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   11 Novembre 2021 at 10:46

      È stato Steinberg all’inizio a mostrare con reticenza le sue pitture. Forse il fatto che fossero più parodie della pittura che opere in senso stretto, lo frenavano.

      Rispondi
  6. Annalisa Branchetti   11 Novembre 2021 at 19:10

    “I disegni di Steinberg si spiegano molto meglio da soli di quanto si possano fare a parole” cita appunto E.Gombrich, le sue raffigurazioni, i suoi soggetti non ci trasmettono di per se nulla è essenzialmente l’uso che lui fa della linee che ci trasmette un messaggio, l’immagine delle due signore con la pelliccia rappresenta molto bene questo concetto, la figura nel suo complesso non racconta niente di significativo, non è neanche troppo interessante se si va ad analizzarla, se ci focalizziamo invece sulla moltitudine di segni che la vanno a comporre allora solo in quel momento riusciamo ad avvicinarci ad una lettura dell’opera che a mio parere può essere molto soggettiva. Inoltre trovo che in aggiunta al lavoro svolto sulle maschere con la fotografa Inge Morath, tutte le opere di Steinberg vogliano in un certo qual modo sottolineare questa messa in scena che le persone portano avanti nella loro vita quotidiana cercando di apparire diversamente da ciò che sono nella realtà. Per quanto riguarda lo stile dell’artista sono d’accordo che abbia delle sue particolari caratteristiche che lo contraddistinguono e ci portano a riconoscere le sue opere, ritengo in oltre che nelle sue opere ci sia come un richiamo alle opere di Ernst Ludwig Kirchner dove anche in esso ritrovo un richiamo a forme semplici,basilari che Steinberg ci ripropone in chiave vignettistica.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   12 Novembre 2021 at 17:07

      Più che all’espressionista Kirchner penso che Steinberg guardasse al cubismo (decostruzione della figura con geometrie semplici) e a Klee.

      Rispondi
  7. Gaia Candeli   11 Novembre 2021 at 19:12

    Saul Steinberg è un artista visionario che lavora sulla materialità dell’inchiostro attraverso un insieme di linee di diverso spessore, che creano un forte contrasto con il vuoto, come se la mente si svuotasse dai pensieri una volta trovata la fine del segno. Più che creativo appunto, lo definirei visionario per il semplice fatto che riproduce scene quotidiane, quindi non vi è nulla di innovativo, anche scene con apparente disinteresse come vediamo ne ‘Donne che conversano reggendosi ai mancorrenti del metro o di un bus’, dove chi osserva tende maggiormente a perdersi nei labirinti che l’inchiostro crea, in questo caso con la volontà di rappresentare le fantasie degli abiti; con questo stratagemma tende a non far soffermare chi osserva sulla rappresentazione di una banale scena ma piuttosto come viene rappresentata, come se la linea diventasse la base di tutto. La gente tende anche, a mio parere, affibbiargli significati in più, rispetto a quella che manifesta la semplice scena; ma forse è anche questo ciò che attrae le persone, la libera possibilità di dargli la propria interpretazione personale. La linea si trasferisce da un mondo bidimensionale a quello tridimensionale attraverso le maschere, che segnano un pò la giocosità e la voglia di rimanere bambino che contraddistingue il nomade artista, forse anche per questo riesce a mantenere le qualità creative e sognanti che un adulto con forti radici avrebbe facilmente perso con l’avanzare dell’età.

    Rispondi
  8. Anna Mei   13 Novembre 2021 at 16:31

    Non mi sento in grado di dire molto, la mia formazione mi porta a pensare che un artista, se definito tale, dovrebbe possedere altre caratteristiche rispetto a quelle che indichiamo per raccontare Saul Steinberg. Il suo tratto minimale ricorda quello di un bambino. Credo anche si possa pensare al suo poco successo in Italia dovuto al fatto che la nostra formazione artistica italiana è molto articolata e complessa rispetto al suo segno. Non sottovalutiamo che ha conseguito una laurea in architettura e per questo, la sua è una linea perfetta e pulita.
    Gli si deve certamente riconoscere la capacità di tradurre in linee ciò che l’occhio coglie e che il pensiero a volte non esprime a parole. Anche per questo vedo nelle sue illustrazioni un’evidente forma ironica di esprimersi.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   13 Novembre 2021 at 17:57

      Potresti allora chiarirci quali sarebbero le caratteristiche che ci permetterebbero di attribuire qualità artistiche a qualcuno o a qualcosa. Sulla tua affermazione relativa al presunto scarso successo in Italia di Steinberg avrei dei dubbi. Ma dipende dai parametri che hai deciso di usare per definire il “successo”.

      Rispondi
    • Roberta De Vito LABA   1 Dicembre 2023 at 12:31

      Mi sento in grado di dire qualcosa a riguardo, nonostante la mia formazione mi porti a pensare che un artista debba possedere altre caratteristiche rispetto a quelle che indichiamo per descriverlo. Il suo tratto minimale non è affatto infantile, ma piuttosto un’espressione di grande maestria e controllo artistico. Il suo successo limitato in Italia non può essere attribuito alla complessità della nostra formazione artistica, ma piuttosto a una mancanza di comprensione e apprezzamento per la sua genialità. La sua laurea in architettura non rende la sua linea perfetta e pulita, ma piuttosto dimostra la sua capacità di applicare principi di design e composizione in modo innovativo e originale.

      Inoltre, non si può ridurre il suo lavoro a una semplice traduzione visiva di ciò che l’occhio vede e il pensiero non riesce a esprimere. Le sue illustrazioni vanno oltre l’ironia superficiale e offrono una profonda riflessione sulla condizione umana, la società e la politica. La sua capacità di comunicare concetti complessi attraverso linee semplici è un segno di genialità e intelligenza artistica.

      In conclusione, Saul Steinberg è un artista straordinario che merita di essere riconosciuto e apprezzato per la sua maestria artistica, la sua originalità e la sua capacità di comunicare in modo profondo e significativo attraverso il suo tratto minimale.

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  9. Michele Malerba   14 Novembre 2021 at 10:53

    Sebbene Steinberg non si esprima attraverso le parole, che sono lo strumento principale di comunicazione alla base delle interazioni umane, utilizza la linea per rappresentare la realtà.
    Parlando di rappresentazione intendiamo una raffigurazione di figure, entità, e concetti che rimandano alla “realtà” ma che non sono oggetti veritieri del reale.
    Infatti compreso ciò nelle sue vignette non ricerca la verosimiglianza delle figure proposte, ma ne rappresenta dei tratti caratterizzanti che la nostra esperienza riconosce.

    Nelle vignette che propone come “donne che conversano reggendosi ai mancorrenti del metro o di un bus” sintetizza le figure delle donne attraverso la linea fornendo cosi degli schemi visivi di quest’ultime. Esse rappresentano uno stereotipo sulla quale l’autore fa della satira, diventando delle caricature del modo in cui si vive la moda.

    La satira nasce nell’antica Grecia e critica i vari aspetti della società mostrandone le contraddizioni e promuovendo cosi il cambiamento. L’autore rappresenta la “realtà” da cui trae comicità con una sorta di atteggiamento di costante superiorità e distacco per il proprio e per il divertimento del pubblico che osserva.
    Se le vignette hanno un fine moralistico l’autore non lo comunica e lascia libero i fruitore di interpretarle e fare cosi “esercizio”.

    Una caratteristica che a mio parere è un filo conduttore delle opere di Steinberg è la brevitas, che non è altro che la concentrazione espressiva, ovvero l’utilizzare la linea come sintesi di qualcosa di molto più complesso “stilizzando” un concetto che oltre tutto è difficile esprimere anche a parole. Questa sintesi dei concetti si trova nella copertina del New Yorker, dove tutto ciò che non riguarda la città di New York è rappresentato in sintesi con macchie o forme. Questo modo di rappresentare non elimina una parte del racconto, infatti la espone, ma senza tanti virtuosismi nella sua essenzialità.

    Le maschere rappresentano la libertà di potersi lasciare andare alla festa, alla trasgressione, indossando i panni di qualcun altro, annullando cosi la propria identità.
    Per Steinberg la maschera non copre l’identità, ma classifica il soggetto.
    Non manca allo stesso tempo la dimensione ludica nell’indossare le maschere e soprattutto la critica alla società che è condannata ad una recita, la vita.

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  10. Corinne Balelli   14 Novembre 2021 at 21:51

    L’identità è uno dei territori principali su cui l’artista ha indagato nel corso della sua vita, attraverso il tema della rappresentazione e del travestimento, sia del singolo sia della società. Tra i suoi disegni non mancano così le immagini di vita sociale, intese come una messa in scena. Ne è un esempio la raffigurazione delle donne esageratamente truccate e agghindate, che tanto lo avevano colpito al suo arrivo in America.
    I suoi segni erano puro pensiero e, come ogni pensiero, da analizzare e decifrare in modo soggettivo. La capacità di Steinberg è stata quella di riuscire a trasmettere un’idea utilizzando forme semplici e pulite, tracciate a pennino, talvolta grazie ad un tratteggio in bianco e nero.
    Le sue linee pulite riescono a comunicare i messaggi in modo semplice e diretto come solo un bambino, privo di una visione artistica incontaminata, riesce a fare.
    Nei suoi segni vedo un richiamo alle linee di Kandiskij, Klee, Mirò e Picasso.

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  11. mau   15 Novembre 2021 at 08:34

    Ho letto da qualche parte che in una lettera, esposta nella mostra della Triennale, Steinberg avrebbe chiamato i galleristi gay di New York “finocchi morali e fisici” da combattere. Come mai che la sinistra della cancel culture non dice nulla? Forse perché l’artista é una icona progressista?

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   15 Novembre 2021 at 11:43

      La cancel culture è il classico esempio di come le idiozie e gli idioti dei quali esse si servono come grilli parlanti, siano fenomeni trasversali alle ideologie. Comunque i discorsi dominanti, in qualsiasi tempo, hanno sempre cercato di circoscrivere e trattenere il mondo simbolico all’interno dei propri segni o valori, marcando negativamente tutto ciò che era esterno. Certo che fa pensare il fatto che la forma censura che oggi definiamo cancel cultur provenga da un contesto progressista.
      Devo dire che non trovo affatto incoerente l’espressione che hai citato di Steinberg: in definitiva è un artista che ha sempre usato effetti caricaturali e l’uso della parola finocchio è una caricatura. Oggi è certamente una offesa, ma quando Steinberg la scrisse in una lettera ad un amico, voleva probabilmente significare in modo espressivo l’inaffidabilità o la doppiezza di certi mercanti d’arte. Era anche allora una offesa ma se ben ricordo a quei tempi i gay rischiavano di andare in prigione cioè l’omosessualità era un reato penale. Oggi giustamente abbiamo rimosso leggi ingiuste, difendiamo i diversi, lottiamo contro le discriminazioni. Ma lo facciamo credendoci proprio perché abbiamo memoria di quanto fosse ingiusto il passato. Cancellare questa memoria può portare solo ad un risveglio drammatico delle pulsioni negative rispetto al diverso. Ecco perché il progressismo nel tempo in cui crede di avere il dominio sulla valenza dei valori rischia di diventare un ricettacolo di idioti che ne minano il consenso e le conquiste.

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  12. gasponi matilde   15 Novembre 2021 at 11:54

    Soul Steinberg a mio parere ha inventato un linguaggio che prima non esisteva, con il disegno è riuscito ad esprimere idee politiche e filosofiche attraverso disegni e simboli semplici che talvolta le parole non riescono a descrivere.
    Credo che possa essere definito un grande artista perché proprio attraverso i suoi disegni semplici e intelligenti, esprime idee e concetti che ad uno scrittore impegnerebbero pagine e pagine di libri.
    Definiscono Steinberg un artista umorista e magari non compreso da tutti però credo che sia più difficile riuscire a far ridere che a far piangere, perciò penso sia una qualità che pochi possiedono e che lo rende un buon artista.
    Negli ultimi tempi siamo sommersi di immagini ricchissime di informazioni, e il nostro immaginario ha continuato ad accumulare e accumulare, prediligendo queste a immagini minimali, simboliche come quelle di Steinberg. Forse è per questo che viene apprezzato meno rispetto ad artisti che riempiono le loro opere di colori, segni e la rendono piena.
    Si è creata una paura del vuoto che ha portato ovviamente a riempire ogni angolo del nostro spazio visivo e mentale, con il risultato che questo accumulo di immagini non ci trasmette niente.

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  13. Margherita Scialla   15 Novembre 2021 at 18:30

    Saul Steinberg è più di un semplice artista. Riprende momenti di vita quotidiana e di argomenti comuni e li trasforma in qualcosa che è più di solo inchiostro, che ti spinge a pensare e ad indagare i messaggi nascosti. Usufruisce delle sue conoscenze filosofiche e artistiche per creare opere che hanno uno scopo senza avere significati rigidi. Riesce ad esprimere le sue idee usando forme semplici e chiare.
    Vorrei riprendere la domanda “esiste uno stile Steinberg?”. Io mi sento sicura di dire di si, perché per quanto un artista possa cambiare modo di esprimersi e oggetti fisici con cui disegna o crea, ci sarà sempre qualcosa nelle opere che è parte dell’artista, che riporta ad un suo pensiero o ad un suo tratto distintivo e unico. Per me quello è lo stile che raggruppa le opere di un artista. Se poi l’artista ha l’abitudine di usare lo stesso tratto o lo stesso metodo di creazione, allora in quel caso lo stile diventa ancora più evidente nelle somiglianze dei lavori.

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  14. Alice Montanari   15 Novembre 2021 at 20:24

    Ritengo che le opere di Steinberg siano particolari e riconoscibili e credo si rifaccia molto in generale al dadismo e all’Art Decò, ma anche al cuibismo; ciò nonostante credo sia un grande artista poiché nonostante le sue opere siano apparentemente semplici riesce comunque a comunicare in modo lieve ma spietato idee e concetti che a parole non sarebbero così facili e veloci da spiegare; come ci dice anche Gombrich “In realtà, una delle difficoltà che si incontrano scrivendo dell’arguzia di Steinberg è proprio che i suoi disegni si spiegano molto meglio da soli di quanto possano fare le parole”.
    Inoltre credo sia strategico da parte dell’artista lasciare libera interpretazione al fruitore sulle opere poiché così chiunque può dire la sua, ma senza sapere se ciò che pensa sia ‘giusto’ o ‘sbagliato’, però secondo me, così facendo, si tende ad attribuire troppi significati alle scene, semplici, che l’autore rappresenta, come poi accade nelle vignette sopra descritte.
    Per quanto riguarda le maschere invece credo sia una rappresentazione personale della visione che ha del mondo e io concordo con l’artista in quanto credo che chiunque indossi delle maschere, magari non tutti i giorni, ma capita a tutti di volersi nascondere dai giudizi altrui oppure cambiare la propria persona per essere più adatti alla situazione.

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  15. luca dellapasqua   15 Novembre 2021 at 22:27

    1. Trovo molto interessante il discorso che le opere appaiono molto chiare all’inizio ma più le si guardano più appaiono difficili da cogliere. La citazione penso favorisca il mio pensiero: non ha senso cercare di decodificare le sue opere cercando di trovare un significato “giusto” perché egli stesso dice di “voler ricordare il disegno”, quindi cercando di dare un significato troppo dogmatico si va contro alle parole dello stesso autore. Dire che ogni ostentazione di moda è segnata dal ridicolo lo trovo inesatto: nell’opera che è nella pagina accanto, nessuno dei tipi è agghindato in modo particolare, tuttavia la satira nei loro confronti non manca affatto; trovo più giusto dire che nella sua opera Steinberg voglia parlare più che altro dell’esagerata ostentazione della moda e della ricchezza. Trovo inoltre che il fatto che Steinberg abbia ritratto le due donne sulla metro sia un altro fattore da tenere in considerazione: magari ha scelto quell’ambientazione proprio rifacendosi all’opera affianco, suggerendo così che nonostante le ostentazioni dei capi più stravaganti, in fin dei conti siamo tutti uguali. A mio avviso anche il concetto espresso da Gombrich corrobora la mia idea (anche se non so se la traduzione gli renda giustizia) in quanto quando le idee riguardanti il significato delle opere di Steinberg finiscono nero su bianco, sono soggette al confronto con le diverse interpretazioni che ogni persona da all’opera.

    2. Nella copertina del New Yorker del 29 Marzo 1976, Steinberg ritrae parti del mondo a lui conosciute (o così presumo) a causa nel suo nomadismo discusso precedentemente, ma le ritrae dal punto di vista del Newyorkese medio, ovvero colui che pensa a New York come la capitale del mondo, oltre la quale non c’è vita. Io trovo questa interpretazione un po’ troppo rigida, poiché essendo il New Yorker una rivista dal costo così basso, è molto probabile che fosse letta da centinaia di migliaia di persone che si sarebbero potute sentite prese in giro. Io personalmente trovo che questa lettura sia molto interessante, ma essendo il New Yorker una rivista che fondamentalmente punta a vendere delle copie, è possibile che i redattori vi abbiano visto qualcosa di diverso, o non avrebbero permesso ad una presa in giro così plateale di essere pubblicata; anche perché come dice nelle righe seguenti è stata proprio la rivista ad essere uno dei contribuenti alla fama di Steinberg non viceversa. Chiaramente la mia idea potrebbe essere totalmente diversa da quella dell’autore mentre disegnava la copertina, ma trovo che il fatto che egli non abbia mai dato una lettura ufficiale non solo la renda altrettanto valida, ma anche che fosse proprio un mezzo per creare diverse letture e creare confusione ogni volta che le sue opere fossero discusse da persone con visioni diverse.

    3. Trovo che il discorso delle maschere di Steinberg sia una lettura ineccepibile (se si può dire di una lettura di questo artista) e sono completamente d’accordo. Il disegnare la maschera delle persone che ci troviamo accanto penso sia un modo ottimo di inquadrare le persone, questo perché, a mio avviso, quando una persona la conosciamo bene o quando stringiamo un legame importante la maschera cade da sola, mentre quando abbiamo a che fare con una persona solo per obblighi sociali possiamo tranquillamente solo far caso a come vogliono apparire senza aver bisogno di interessarci più di tanto delle loro personalità.

    4. Personalmente penso che uno “stile Steinberg” sia ben definibile, ma non nel senso letterale della parola: finché ci riferiamo solo ed esclusivamente al tratto, Steinberg porta poco di nuovo in tavola, penso infatti che se avessi visto i suoi disegni sul giornale senza conoscere l’artista avrei fatto molta fatica a distinguerli, tuttavia credo che il suo stile stia proprio in questo: il suo tratto è poco personale, ma l’unione del suo tratto così equivocabile ad un pensiero così intricato dietro ad esso credo sia ciò che lo rende unico e se stesso. Detto ciò, non sono assolutamente un critico d’arte, ne tantomeno sono abbastanza istruito sull’artista e sulle sue opere da notare effettivamente una particolare unicità nei suoi tratti, ma penso che probabilmente con più conoscenza su questo argomento si possa essere in grado di notare differenze sostanziali da altri vignettisti a livello stilistico.

    La lettura di questo testo è stata molto stimolante e mi ha non solo fatto conoscere un artista “nuovo”, ma mi ha portato anche a fare dele ricerche che sicuramente non avrei mai fatto altrimenti.
    Spero che nonostante la mia opinione sia diversa dalla sua trovi questo commento interessante.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   16 Novembre 2021 at 00:05

      Eccellente intervento. Ovviamente non siamo d’accordo su tutto, ma hai espresso la tua interpretazione in modo chiaro, articolato con un tono critico ben calibrato.
      Mi permetto di farti osservare che per quanto riguarda la copertina del New Yorker, devi considerare che la rivista circola non solo a New York, ma viene venduta in tutte le grandi città americane. Steinberg propone una raffinata e divertente parodia visiva del newyorkese medio. Non credo che sia stata interpretata dai redattori troppo diversamente da come l’ho messa giù io. In definitiva con una ironia molto arguta, l’artista fa emergere sia la comica presunzione degli abitanti della città di essere la parte più civile e strutturata di un mondo senza di essa devitalizzato, e al tempo stesso li gratifica suggerendo la loro diversità radicale rispetto a tutto il resto. Non credo proprio che questo messaggio dalla doppia valenza preoccupasse i newyorkesi e di conseguenza i redattori della rivista. Quel numero ebbe un grande successo. Quella copertina è ora in uno dei più importanti musei della città.

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  16. Diego Cavalier   16 Novembre 2021 at 00:16

    La grande capacità di Saul Steinberg è stata quella di riuscire a trasmettere un’idea ricorrendo a forme semplici, addirittura escludendo i colori. Le sue linee erano puro pensiero e, come ogni pensiero, assolutamente soggettive e originali. Originale era anche come si rapportava all’arte, infatti mi ha colpito particolarmente la sua citazione “Sono una mano che disegna e basta”. Negli ultimi decenni l’immaginario visivo ha continuato ad arricchirsi, ad accumularsi, preferendo immagini ricchissime, piene rispetto ad immagini essenziali, con il risultato che spesso tutto questo accumulo di immagini non ci trasmette niente, nessuna emozione, se non un’ansia e un desiderio di ulteriore accumulo. Diventiamo dipendenti della ricerca, sperando che la prossima immagine sarà sempre più bella e significativa. Eppure basta alle volte molto meno per comunicare con un’immagine: questo è quello che secondo Saul Steinberg voleva trasmetterci.

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  17. Melisa Sarajlic   16 Novembre 2021 at 09:02

    Saul Steinberg porta l’attenzione sulla quotidianità, spesso in modo quasi caricaturale, come nel caso delle signore impellicciate o delle donne in metropolitana.
    Vuole porre maggiore attenzione su dettagli di essa ai quali solitamente non faremmo attenzione perché contornati da molte altre distrazioni. Questo è evidente nelle sue vignette in quanto libera del superfluo, per indirizzare verso specifici ragionamenti, permettendo comunque al fruitore di effettuare un’analisi e attribuire significati personali ad esse. Utilizza questa essenzialità, perché altrimenti si limiterebbe a rappresentare la realtà nella sua totalità, senza permetterci di focalizzarci su ciò che è in realtà il suo pensiero. Un pensiero che diventa segno.
    Credo che si racchiuda in questo la sua idea, il suo stile, dettato da una volontà di smuovere le menti, possibile grazie ai suoi tratti chiari e semplici, facilmente comprensibili ai più. Le sue illustrazioni suscitano in noi emozioni che ci portano inconsciamente ad attivare dei pensieri, spingendoci a prendere posizione riguardo a temi apparentemente semplicistici che racchiudono in realtà un significato ben più profondo.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   17 Novembre 2021 at 08:14

      Io sintetizzerei il modo di progettare dell’artista con questa formula (che completa quella che hai proposto): pensieri che diventano segni; segni dai quali discendono concetti.

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  18. Amira   16 Novembre 2022 at 23:19

    E’ interessante come Steinberg è riuscito a creare delle opere che all’inizio sono chiare poi diventano indefinite, quasi difficili da cogliere. Che cosa vorrebbe realmente esprimere con la citazione <> . Non riesco a raccogliere quello che realmente vuole esprimere. Poi nelle copertine del New Yorker, ritrae la città da un punto di vista, non suo, ma di una persona che ci vive li, una persona media. Trovo molto d’accordo il discorso delle maschere, penso che “fotografare” le persone con una maschera sia importante, perché alla fine o cade da sola appena conosciamo la persona per bene o rimane li per interessi sociali. La lettura e comprensione di questo testo mi è servito per conoscere un artista. L’opera che mi è piaciuta di più è la numero 5.

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  19. Giulia Gallo LABA   5 Aprile 2023 at 21:27

    Saul Steinberg è stato un celebre artista vissuto nella complessità di un Novecento che più volte lo ha messo alla prova, ma che gli ha anche regalato molteplici opportunità. Nato in Romania da una famiglia della media borghesia ebraica, l’artista si trasferisce a Milano per proseguire gli studi universitari in architettura che conclude nel 1940, anno in cui è costretto a lasciare l’Italia a causa della crescente tensione dovuta alle leggi razziali e all’imminente entrata in guerra e a trasferirsi a New York, città a cui deve la sua grande fama. È proprio a New York che inizia a lavorare presso una delle riviste più lette non solo nella grande metropoli, ma in tutti gli Stati Uniti: “The New Yorker”.
    È della celebre rivista statunitense l’opera che, insieme al complesso lavoro sulle maschere, mi ha particolarmente affascinata. La semplicità con cui Steinberg rappresenta il punto di vista del cittadino medio Newyorkese nella copertina intitolata “View of the World from 9th Avenue” (della rivista del 29 marzo 1976) ha un non so che di geniale. Con pochi semplici tratti, una precisione da architetto e qualche tocco di colore qua e là, l’artista è in grado di sintetizzare in modo ironico, ma non esagerato o forzato, la diffusa presunzione dei cittadini Newyorkesi, e più in generale statunitensi, che il mondo giri intorno a loro e che finisca ai confini della città o dello stato dove vivono, oltre al quale non ci sono che lande desolate e una realtà forse percepita come non abbastanza importante e troppo lontana dalla loro per essere anche solo presa in considerazione.
    Tema centrale affrontato da una pluralità di artisti ed autori in tutto il Novecento, ed attuale anche oggi, è sicuramente quello delle maschere, approfondito da Steinberg in collaborazione con la fotografa Inge Morath. La maschera assume con l’artista una connotazione unica, particolare, indossata in maniera continuativa ci plasma e viene assorbita diventando a tutti gli effetti parte del nostro essere. Non è più un impedimento che nasconde la vera essenza di una persona, al contrario è percepita come strumento di salvezza nei confronti degli altri e di sé stessi e rappresentata in maniera piuttosto divertente, basti pensare al singolare primo incontro tra l’artista e la fotografa. Ritengo che quest’interpretazione, forse non così aderente al canonico significato attribuito al termine e costrutto sociale, sia non solo estremamente interessante, ma anche geniale nella sua semplicità comunicativa.
    Reputo infine che il filo conduttore che lega tutte le opere analizzate in questo articolo sia sicuramente il singolare e unico utilizzo del disegno, o meglio del segno, da parte dell’artista. Se da un lato la semplicità, la chiarezza e la linearità dei disegni di Saul Steinberg è sicuramente l’aspetto che li rende immediatamente riconoscibili e riconducibili alla sua mano, dall’altro è proprio questa semplicità ad attribuirgli un qualcosa di comune, anonimo e a celare un mondo di significati che il lettore è chiamato a scovare e ad interpretare liberamente. In questo senso trovo brillanti ed azzeccate le citazioni che riportano le parole del critico d’arte E. Gombrich su come i disegni di Steinberg siano sostanzialmente auto esplicativi, non necessitino quindi di parole e discorsi complessi per essere raccontati ed interpretati, e di come sia impossibile per il fruitore limitarsi ad osservare il segno sulla pagina senza interpretarlo, senza cogliere ciò che comunica e rappresenta metaforicamente.

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  20. Conigli Aurora LABA   7 Aprile 2023 at 21:20

    Trovo Saul Steinberg di una grazia indistinguibile, è in grado di trasmettere moltissime emozioni coni suoi lavori; rendendo lo spettatore partecipe delle sue opere, egli infatti è come se disegnasse nella sua mente, fino a farlo navigare nelle sue idee e nei suoi pensieri, e facendogli prendere delle strade che lo portano all’immaginario più impensabile.
    La semplicità dei suoi tratti leggeri e coerenti, all’interno di un ampio spazio bianco, lo rendono unico, ricco di essenza, di fantasia e di immediatezza; l’inchiostro si poggia come una realtà propria nella mente di chi lo studia.
    Egli ha viaggiato e intrapreso molte strade nella sua vita, ma i suoi disegni sono stati sempre un gran punto di ispirazione e di eccellenza intramontabili, poiché in primis è in grado di farci capire che la semplicità molte volte è la chiave di tutto, riesce a farci vedere cose della realtà a noi circostante che senza non siamo in grado di percepire, ci fa immaginare più di qualsiasi altra cosa, inoltre è capace di tramandare idee e tematiche profonde, e ci permette d’intraprendere al meglio la strada che porta al messaggio che vuole trasmettere.
    Ritengo di grande interesse le iconiche espressioni di Steinberg citate nell’articolo, tra le quali “Ciò che disegno è disegno, il disegno deriva dal disegno. La mia linea vuole far ricordare che è fatta di inchiostro” poiché con queste parole riesce a far capire che la chiave di una buona opera che vuole arrivare dritta al pubblico e che tutti possono comprendere è la spontaneità e la semplicità, la sua realtà di vedere le cose si cela dietro alla sua essenza dell’intelletto visivo, dietro alla sua autenticità si cela tutto, a noi resta solo che cogliere i suoi tratti, i quali riescono a portarci al mondo, ma con occhi diversi, pieni di fascino.

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  21. Veronica Mantovani   11 Aprile 2023 at 19:23

    In un periodo in cui stava prendendo piede un nuovo linguaggio grafico, i quali valori estetici dovevano esprimere la modernità della società, più evoluta e progressista, mediante un approccio astratto ed essenziale, Steinberg viene considerato un artista dello spiazzamento, cioè che si basa su una costruzione metaforica per dar luogo a un paradosso. La linea che separa questo genere di artista dall’attacco della critica a mio avviso è molto sottile e fragile. Infatti pare operare nella maniera opposta rispetto a ciò che la società si aspettava.
    La discussione su cosa sia l’arte, chi possa essere considerato artista, quale sia l’arte per eccellenza e via dicendo, sembra come se sia nata prima della stessa arte. Secondo me è proprio con artisti di rottura, come Saul Steigberg, che ci si rende conto dell’impossibilità di catalogare ogni opera. Personalmente credo che questa volontà di alcuni non faccia altro che dissolvere la magia che l’arte ci può regalare.

    Il tatto di Steinberg sembra partire dalla linea giapponese, per arrivare al tratto che oggi definisce disegni, simili a vettoriali, che sono tanto apprezzati nelle grafiche per il grande pubblico. O semplicemente come detto nell’articolo riesce a mantenere con il passare degli anni l’abilità di vedere e di sorprendersi di un bambino, e riportarla in quel tratto infantile, in quanto puro, del disegno.
    “L’inchiostro, per magia diviene scrittura, significato, senso” (come le metafore nel linguaggio, rappresentate visivamente). Si crea una visione ironica e il diverso ingaggio percettivo del fruitore a mio avviso può creare una reazione o al contrario anche non essere percepita e apprezzata. Servirsi solo delle linee significa privilegiare il tratto di ogni capacità grafica, di spazio e di tempo, per poi rimanere pulito ma allo stesso spiazzante. La persuasione mi appare meravigliosa.
    La percezione oltre l’aspetto filosofico permette l’uscita dallo schema mentale pre-impostato di decodificazione, e il fluire dei significati deve scorrere libero e non farci timore. Personalmente mi permette di percepire in maniera diversa, libera, per riuscire a vedere cose oltre la mia immaginazione.

    L’atto di interpretare è insito nella nostra natura, e ci fa sentire coerenti con quello che ci è attorno, anche se l’interpretazione è soggettiva e non esiste una verità certa. Il tratto di Steinberg ci regala momenti unici tra poesia e ironia.
    La percezione sembra assumere tratti razionali, e la fruizione dovrebbe avvenire in maniera libera come un intuizione.
    Il mondo visibile va ben oltre la nostra percezione, per me la capacità di vedere oltre è impareggiabile. Le “trappole” che ci consentono di deviare i messaggi più profondi sono un ottimo esempio di quell’oltre sognante. Altrettanto importante sono l’astuzia e l’intelletto necessari per poter dare vita a delle trappole sublimi, in quanto devono essere in grado di convincere il fruitore a lasciarsi andare, in profondità. L’uomo che per natura tende ad un altrove, deve ricordarsi le sue origini e non smettere di scavare in profondità per poter raggiungere di conseguenza vette sempre più alte. Nella copertina The Family rivedo quanto appena detto. La linea diventa punto, diventa tratto, diventa un fenomeno visibile della persona.

    Steinberg mi sembra abbia un approccio rivoluzionario, un po’ punk, rispetto al disegno. Così come nelle spiegazioni delle sue illustrazioni, quando in modo free ci spiazza di fronte alle tanto desiderate comprensioni attribuibili. Che il suo sguardo non avesse limiti è ben chiaro, e il fatto che la sua testa potesse essere libera lo rende ai miei occhi un grande esempio e artista.
    Infatti riusciva ad analizzare le stesse percezioni nell’immediato e poi nella mente delle persone, per quanto possibile. Seguiva la linea del linguaggio verbale perché è lì che tutti i fruitori vanno a finire, nel pensiero, e poi sapeva sbalordire e spiazzare allo stesso tempo.
    Il fatto stesso dell’utilizzo delle maschere per esorcizzare la condizione dell’uomo, seppure in modo umoristico, rende la sua filosofia ancora più intrigante. È consapevole infatti dell’ambiguità che è in noi, ed io ancora una volta non posso fare altro che cadere nell’abisso più profondo dell’ambiguo e del comico con le sue opere. Ci concede uno zoom-out sulla condizione dell’uomo, senza dimenticare l’importanza dell’aspetto ludico nella vita.
    La ricerca dello stile, come del significato e del razionale, per quanto riguarda Steinberg, a mio parere la lascerei volutamente irrisolta, per lasciar parlare da sole le sue opere, senza schematizzare e concettualizzare, permettendo un fruizione totale e libera.
    Riuscire ad essere chiaro in un concetto di non-senso è la vera maestria, facendo emergere concetti semplici ma allo stesso tempo complessi e mistici nell’analisi (infatti ne derivarono discussioni nel mainstream).
    Adoro l’umorismo di Steinberg e ammiro la sua capacità di mantenere vivo il bambino che è in lui. Personalmente nelle illustrazioni noto una creatività vera e autentica, con un rimando, e direi pure un messaggio per noi, ai limiti del linguaggio e all’infinità dell’immaginazione.

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  22. Esme Erbacci LABA   16 Aprile 2023 at 16:24

    Prima della lettura di questo interessante articolo non conoscevo la figura di Saul Steinberg, bensì avendomi incuriosita molto ho fatto qualche ricerca al riguardo per poi scoprire che effettivamente egli è uno dei più grandi artisti del XX secolo. Le sue opere si distinguono per la loro incredibile inventiva, il loro umorismo sottile e la loro capacità di suscitare riflessioni profonde sulla società moderna.
    Il tratto di Steinberg è caratterizzato da una grande leggerezza e da un’eleganza sorprendente. Egli riesce a trasmettere un senso di spontaneità e di libertà che conferisce alle sue opere un’energia straordinaria. Inoltre, Steinberg utilizza una grande varietà di tecniche, come l’inchiostro, la matita, l’acquerello e il collage, per creare un effetto di profondità e di complessità.
    Ma ciò che rende le opere di Steinberg così interessanti è il loro significato. Egli usa il suo talento artistico per criticare la società moderna e per mettere in discussione le convenzioni sociali. In molti dei suoi disegni, Steinberg rappresenta l’uomo moderno come un consumatore insaziabile, circondato da oggetti e beni di lusso che non possono mai soddisfarlo completamente. Questo tema del consumismo è solo uno dei tanti presenti nelle opere di Steinberg, che si focalizzano anche sul potere e l’autorità, sulla guerra e sulla violenza.
    Steinberg non si limita a criticare la società, ma offre anche una visione alternativa del mondo. Egli suggerisce che la creatività, l’umorismo e l’ironia possono essere utilizzati come strumenti per far fronte alle difficoltà della vita moderna.
    Una delle caratteristiche distintive dell’arte di Saul Steinberg è la sua difficoltà di definizione in termini di un movimento artistico specifico. Sebbene la sua arte abbia avuto un impatto significativo sulla cultura popolare e sull’arte contemporanea, è difficile ricondurlo a una sola categoria. Steinberg ha lavorato nel periodo tra l’astrattismo e l’arte concettuale, ma la sua arte è una combinazione di entrambe le correnti, senza essere riducibile a nessuna di esse. Inoltre, Steinberg ha lavorato in una grande varietà di media, tra cui l’illustrazione, la caricatura, il disegno e il collage, spesso combinandoli tra loro per creare opere uniche e originali. Questa impossibilità di definire l’arte di Steinberg in un movimento specifico è anche una testimonianza della sua creatività e del suo spirito innovativo, che gli hanno permesso di creare opere senza confini e senza limiti.
    In conclusione, le opere di Saul Steinberg rappresentano una delle voci più importanti e influenti dell’arte moderna. Egli utilizza il suo tratto leggero e la sua creatività per mettere in discussione le convenzioni sociali e per suggerire nuove visioni del mondo. Il suo talento artistico e la sua profonda intelligenza lo rendono uno dei grandi maestri dell’arte moderna e il suo lavoro continua ad ispirare artisti e critici di tutto il mondo. Personalmente, ritengo che Steinberg abbia raggiunto un equilibrio perfetto tra forma e contenuto, creando opere che sono al tempo stesso belle, interessanti e significative.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   18 Aprile 2023 at 09:33

      Ottimo intervento. Non avrei potuto fare di meglio.

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  23. Federico Francia   17 Aprile 2023 at 20:36

    Guardando e “leggendo” le opere di Saul Steinberg non si può che rimanere ammaliati dall’elevata espressività che hanno le sue “semplici” linee. È stato un artista eclettico che ha lasciato un’impronta indelebile nell’arte contemporanea e nel mondo delle arti visive in generale.
    Steinberg è noto soprattutto per le sue opere a matita, che presentano uno stile distintivo e riconoscibile. Le sue illustrazioni spesso presentano elementi surreali e umoristici, che mostrano il suo talento nel combinare immagini e parole in modo innovativo e sorprendente. Il suo stile di disegno è caratterizzato da linee fluide e delicate, che spesso sembrano tratteggiate. Molte delle sue opere presentano una minuziosa attenzione per i dettagli, che combinati con un intelligente uso del colore, creano immagini complesse e affascinanti.
    Tra le opere più famose di Steinberg ci sono le copertine che ha realizzato per il The New Yorker, che rappresentano la sua collaborazione più duratura e prolifica. Steinberg ha anche realizzato illustrazioni per altre riviste, tra cui Time e Vogue.
    La sua attenzione per i dettagli e la sua capacità di combinare immagini e parole in modo sorprendente hanno reso le sue opere apprezzate in tutto il mondo. Osservando molte vignette che appaiono su alcuni quotidiani italiani è lampante il rimando allo stile di Steinberg nelle forme dei personaggi.
    Steinberg aveva un modo unico di vedere il mondo e di rappresentarlo, riuscendo a catturare l’essenza di una situazione in modo immediato ed efficace. Queste sue doti di grande interpretazione delle scene e delle immagini, sono al medesimo livello di grandi nomi della storia dell’arte.

    Federico Francia – Graphic Design 1 LABA

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  24. Giacomo Casadio   20 Aprile 2023 at 10:29

    A mio avviso, le opere di Steinberg sono uniche e riconoscibili, influenzate dal dadismo, dall’Art Decò e dal cubismo. Tuttavia, ritengo che sia un grande artista in quanto riesce a comunicare idee e concetti in modo sottile ma penetrante, anche se le sue opere sembrano semplici all’apparenza. Come affermato da Gombrich, “una delle difficoltà nell’affrontare l’arguzia di Steinberg è che i suoi disegni si spiegano meglio da soli che attraverso le parole”.
    Inoltre, penso che sia una strategia intelligente da parte dell’artista lasciare che il fruitore delle sue opere le interpreti liberamente. Ciò consente a chiunque di esprimere la propria opinione senza sapere se sia giusta o sbagliata. Tuttavia, questa pratica può portare a una sovrapposizione di significati nelle scene semplici rappresentate dall’autore, come si può notare nelle vignette sopra descritte. Per quanto riguarda le maschere, credo che rappresentino la visione personale dell’artista del mondo. In questo senso, sono d’accordo con Steinberg poiché credo che tutti, almeno una volta, abbiamo indossato una maschera per nasconderci dai giudizi degli altri o per adattarci meglio a una situazione specifica.

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  25. Serena Gaspari LABA   22 Aprile 2023 at 18:17

    Ho considerato fin da subito un peccato non aver mai sentito parlare di Saul Steinberg e delle sue creazioni, dato che subito dopo averle viste ho capito di aver trovato un artista dallo stile dinamico, unico e dalle considerabili abilità critiche della società e dei suoi lati oscuri, entrambi tratti che mi affascinano quando si parla di persone di questo tipo.
    Mi piace in particolare il fatto che Steinberg riesce a creare delle opere dall’interpretazione, se non libera, allora non prettamente incatenata ad un significato o ad un’imitazione fissa, eppure quando osserviamo il risultato del suo lavoro non abbiamo nemmeno bisogno di creare una spiegazione mentale di ciò che vediamo; la percezione dei contenuti delle sue opere, la comprensione del loro messaggio ci risulta facile e scorrevole, come ascoltare una conversazione comune nella nostra lingua madre. Dunque è proprio vero che, come citato nel testo, “una delle difficoltà che si incontrano scrivendo dell’arguzia di Steinberg è proprio che i suoi disegni si spiegano molto meglio da soli di quanto possano fare le parole”. Apprezzo inoltre la sua capacità di coinvolgere l’osservatore e farlo riflettere sulle tematiche da lui rappresentate, accompagnata da un sano pizzico di umorismo che di certo non fa male quando è necessario memorizzare un argomento o una problematica da trattare.
    Per tutte queste ragioni considero la mia preferita tra le sue opere la vignetta “Come vanno gli affari?”, ma anche grazie alla capacità di Steinberg di dare vita all’inchiostro senza che componga un disegno animato, capacità percepita soprattutto nella linea che esce dal grafico e sfonda con forza il pavimento. Tutto questo nasce dalla semplicità di una linea disegnata e, a parer mio, la combinazione migliore per catturare l’attenzione e trasmettere messaggi con chiarezza è quella tra semplicità e umorismo, soprattutto quando si critica il contesto sociale moderno.
    Grazie alla sua creatività, Steinberg riesce a trattare brillantemente temi come la violenza, il potere e il consumismo che distruggono la società, usando numerose tecniche artistiche oltre all’inchiostro come il collage, la matita, l’acquerello, così che oltre ad essere molto più di un disegnatore egli può essere riconosciuto nella sua originalità indiscussa, data l’impossibilità di inserire la sua arte in categorie o movimenti singoli. Tutto ciò che possiamo fare è riconoscrere la sua grande abilità artistica, farci conquistare dalla sua ironia, spontaneità, dalla leggerezza e libertà del suo modo di lavorare, che ha comunque lasciato un segno significativo sull’arte contemporanea.

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  26. Tommaso De Guglielmo   28 Aprile 2023 at 11:29

    Saul Steinberg (1914-1999) è stato un famoso artista rumeno naturalizzato statunitense, noto per il suo lavoro come illustratore, fumettista e disegnatore satirico. Steinberg è stato un artista estremamente versatile, noto per la sua abilità di muoversi agilmente tra media e tecniche diverse, come la pittura, il disegno, la fotografia, la grafica e l’installazione.

    Trovo che lo stile di Steinberg sia facilmente interpretabile, lasciando da parte i canoni della grafica del Novecento ha fatto in modo che le sue opere risultino facili da comprendere e allo stesso tempo ricche di significato. Nonostante utilizzasse una penna nera come strumento per i suoi lavori, Steinberg è riuscito a rompere la barriera dei colori e delle emozioni a loro legate per trasmettere i suoi messaggi. Il suo stile ricorda quello di un fumettista (non a caso a caso ha realizzato vignette satiriche per il The New Yorker negli anni ‘40), ma nonostante l’apparenza “buffa” dei suoi personaggi, l’artista vuole mostrare come noi stessi possiamo essere loro. Chiara dimostrazione è la copertina che ha disegnato per il “The New Yorker” nel 1968; essa mostra sette persone, tutte della stessa famiglia e apparentemente calmi, quando in realtà sono tutte diverse tra loro, una è composta ma energetica (capibile dalla pattern della penna brusca e veloce), una è calma ma creativa (si può notare dall’utilizzo del puntinismo colorato), una seria ma felice (dato dallo stile semi-realistico ed espressivo) e così via.

    Tra le opere più celebri di Steinberg, oltre alle vignette e alle copertine satiriche, vi sono i suoi ritratti di New York, in cui l’artista raffigura la città come un labirinto di strade, edifici e persone. L’artista ha inoltre realizzato una serie di opere di arte concettuale, come ad esempio “The Line”, un disegno continuo che si snoda per chilometri e che l’artista ha utilizzato per rappresentare il concetto di continuità. Nonostante le differenze di soggetti, Steinberg cerca sempre portare emotività ed umanità nelle sue opere.

    In conclusione, penso che Saul Steinber sia uno degli artisti che lasciato più impatto nel mondo della grafica; dimostrando che anche i grafici, nonostante debbano seguire regole precise per il loro lavoro, possono avere creatività e spargere messaggi importanti nella loro semplicità.

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  27. Anita Migani   15 Maggio 2023 at 11:41

    Mi è stato impossibile, fin dalla prima immagine da lei inserita, non notare la natura caricaturale dei disegni di Saul Steinberg. È, per quanto mi riguarda, evidente che l’obiettivo dell’opera riveli l’illusorietà dell’opinione che vede questa forma d’arte come infantile e ricreabile da un bambino. È infatti importante considerare l’arte “a tutto tondo” come mezzo di espressione e non solo come inchiostro su carta, che per quanto possa essere d’impatto, senza uno “scopo” muore nell’immediato e non lascia tracce. È doveroso sottolineare che è proprio l’abilità di comunicare qualcosa a fare di un semplice illustratore un’artista. In parole povere l’arte può essere definita come un mezzo per poter concretizzare i propri pensieri, il disegno è il tramite che permette di rendere un’idea tangibile. Le vignette di Steinberg sono coerentemente l’evidente frutto di un’idea che prende vita, trasmettendo un messaggio senza bisogno di parole, sfruttando anche la semplicità della forma, utilizzata intelligentemente per rendersi utile al suo scopo.
    Sono rimasta molto affascinata dall’opera The Family, copertina del The New Yorker del 23 novembre 1968. In sintonia con lo stile dell’artista la copertina si narra da sola senza l’ausilio di parole: mentre il padre di famiglia è sicuramente una persona precisa, lineare e netta, come la linea che lo definisce, la madre è disegnata a matita, come anche il nonno, indicando forse una somiglianza tra i due (che si distinguono solo da un uso della grafite più o meno sfumato). Lo stile di disegno è perciò un mezzo di comunicazione, viene rimodellato e curato per rappresentare un pensiero e raccontare una storia universalmente comprensibile.

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  28. Andrea Casadei LABA   18 Maggio 2023 at 10:30

    Credo che Steinberg sia stato in grado di creare un suo stile originale e unico che lo rende un grande artista.Penso che una componente fondamentale per analizzare Steinberg sia il fatto che abbia intenzionalmente lasciato al fruitore la libertà di interpretare le sue opere. Nonostante le sue opere possano sembrare semplici, Steinberg riesce comunque a comunicare in modo sottile ma efficace idee e concetti che sarebbero difficili da spiegare a parole. Ciò significa che ognuno di noi può dare la propria opinione, senza la preoccupazione di giudicare se sia giusta o sbagliata. Tuttavia, secondo me, questo potrebbe portare ad attribuire troppi significati a scene semplici rappresentate dall’artista, come accade spesso nelle vignette. Nonostante ciò, ritengo che questa libertà interpretativa rappresenti una sfida affascinante per il fruitore. Trovo inoltre interessante l’uso delle maschere e che rappresentino anche una sfida per l’artista, poiché deve essere in grado di creare un equilibrio tra la rappresentazione dell’individuo e l’immagine astratta della maschera stessa. Aggiungerei che Steinberg ha contribuito notevolmente alla cultura popolare con il suo lavoro. Il suo stile è stato influenzato dal dadismo, dall’Art Decò e dal cuibismo, ma ha saputo creare un’opera completamente originale che è diventata un’icona nella cultura visiva moderna. Inoltre, le opere di Steinberg hanno un tono satirico e spesso politico che lo ha reso un artista impegnato, capace di utilizzare la sua arte per comunicare messaggi importanti al suo pubblico. Questo ha contribuito a renderlo un artista di grande rilevanza culturale.

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  29. Giulia Marrapodi LABA   27 Maggio 2023 at 17:53

    Saul Steinberg, nonostante sia complesso inquadrare un artista simile dalla personalità eclettica, scegliendo come soggetti dei suoi disegni persone qualunque, rispecchia la filosofia del suo tempo in cerca dell’antieroe, portandolo talvolta ai limiti del ridicolo. Tuttavia l’artista, attraverso una sapiente organizzazione del lavoro, vuole porre l’osservatore non di fronte ad una vera immagine da assorbire passivamente (come i lavori dell’Arcimboldo o molti altri), ma cattura una situazione, come se i tratti scelti dall’autore raccontassero il contesto in cui il soggetto si trova, attivando di conseguenza lo spirito critico dello spettatore. Certamente i lavori di Steinberg possono considerarsi arbitrari, di parte, intenti a guidare l’interpretazione inseguendo la scelta fatta a priori dall’artista, ma al tempo stesso lasciando aperte più strade.
    Personalmente, di fronte al The New Yorker del 23 novembre 1968 dal titolo The family, non avevo intravisto il concetto dell’unione nella diversità; piuttosto, colpita dalle figure dai contorni non adeguatamente definiti, valutavo il concetto di assenza e perdita, come se nella stanza, in realtà, vi fossero solo tre persone presenti, il resto riempito dal desiderio della presenza di determinate figure perse durante gli anni della vita, o mai nate.

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  30. Leonardo Colonna LABA   1 Giugno 2023 at 15:25

    La visione di Saul Steinberg è affascinante e unica. Come artista ha abbracciato una vasta gamma di discipline, tra cui l’illustrazione, il disegno, la pittura e persino l’arte concettuale. Il suo tratto è immediatamente riconoscibile per il suo stile distintivo e il suo umorismo intelligente. Steinberg ha dimostrato una straordinaria capacità di catturare la complessità e la contraddizione della condizione umana attraverso i suoi disegni. Le sue opere spesso rappresentano una critica sociale sottile, esplorando temi come la politica, l’identità e il ruolo dell’artista nella società. Tuttavia, il suo lavoro non si limita a una critica acuta, ma si estende anche a una celebrazione dell’immaginazione e della creatività.
    Ciò che trovo particolarmente affascinante nella visione di Steinberg è la sua capacità di rendere visibile l’invisibile. Attraverso i suoi disegni, riesce a esplorare il mondo interiore e a raffigurare le complesse esperienze umane in modo straordinariamente visivo. Le sue rappresentazioni di labirinti, mappe, volti e città ci invitano a riflettere sulle complessità e le contraddizioni della vita moderna.
    Inoltre, ha dimostrato una grande padronanza del disegno, utilizzando una varietà di tecniche e stili per esprimere la sua visione. Dalla linea semplice e diretta alle sfumature dettagliate, Steinberg utilizza il disegno come una forma di esplorazione e di espressione personale.
    La sua visione sfida le convenzioni e ci spinge a vedere il mondo in modo diverso, le sue opere ci invitano a esplorare la complessità, a ridere delle contraddizioni e a cercare nuovi modi di comprendere la nostra esistenza.
    In sintesi, i valori che emergono attraverso i lavori di SS includono l’immaginazione, la critica sociale, la curiosità, l’umanità e la connessione. Le sue opere ci sfidano, ci ispirano e ci invitano a riflettere sulla nostra esistenza e sul mondo che ci circonda. La sua eredità artistica continua a essere una fonte di ispirazione per abbracciare questi valori e cercare una visione più ampia della vita.

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  31. Letizia Mazzetti   3 Giugno 2023 at 10:44

    Saul Steinberg è stato un artista e illustratore, nato nel 1914 e deceduto nel 1999. È noto soprattutto per il suo lavoro come vignettista per il giornale “The New Yorker”, ma la sua influenza si è estesa ben oltre il campo del giornalismo.
    Steinberg nelle sue opere unisce il disegno e la pittura con elementi di collage e grafica.
    Le sue illustrazioni spesso ritraevano la vita urbana e le contraddizioni della società moderna, con una critica al mondo contemporaneo.
    Oltre al suo lavoro per “The New Yorker”, Steinberg ha realizzato numerosi dipinti, disegni e sculture che sono stati esposti in importanti musei e gallerie di tutto il mondo.
    La sua influenza nell’ambito dell’arte e dell’illustrazione è ancora evidente oggi, e molti artisti si ispirano al suo stile e alla sua capacità di combinare l’umorismo con la profondità concettuale.
    Riesce a trasmettere messaggi complessi attraverso immagini semplici e incisive e ciò lo rende un maestro indiscusso dell’arte dell’illustrazione e dell’arte moderna.
    Per quanto riguarda il discorso delle maschere di Steinberg sono d’accordo, perché ritengo che nel disegnare la maschera delle persone che abbiamo vicino, possiamo “inquadrare” e “identificare” meglio le persone stesse.
    Questo perché quando abbiamo modo di conoscere meglio una o più persone e capiamo veramente chi sono, la maschera è come se cadesse da sola. Al contrario, quando non andiamo a fondo nella conoscenza di una persona, possiamo “conoscerla” solo per come vuole apparire e quindi con la maschera.
    Per i suoi lavori Steinberg usa diverse tecniche, come l’uso della matita, dell’inchiostro, il collage e l’acquerello.

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  32. Emma Bonvicini   5 Giugno 2023 at 14:56

    Prima della lettura dell’articolo non conoscevo Saul Steinberg, è stato un grande artista, disegnatore e illustratore, uno dei più importanti del XX secolo;
    Ha creato un suo stile personale, che non si riesce a catalogare nelle correnti artistiche del tempo, caratterizzato da un tratto leggero e delicato, ridotto all’essenzialità delle forme, con il disegno riusciva ad esprimere concetti e a descriverli perfettamente, utilizzava diverse tecniche, come la matita, il collage, l’acquarello e l’inchiostro.
    Attraverso il disegno esprimeva anche le ipocrisie della società in cui viveva, gli stereotipi, ponendo una critica nei confronti dell’uomo moderno, in questo contesto l’ironia e l’umorismo erano caratteristiche fondamentali, con i quali si poteva percepire in modo sottile la critica nei confronti della società.
    Ritengo che il disegno sia uno strumento del pensiero, una delle espressioni più semplici che l’uomo ha a disposizione, in quanto ognuno può esprimere qualsiasi cosa voglia senza regole o schemi da rispettare; guardando il modo in cui Saul Steinberg si è servito del disegno, non posso far altro che pensare quanto lo abbia utilizzato in modo intelligente e non superficiale, trattando temi importanti che riguardano la società e non solo, si percepisce la sua spontaneità e libertà nel volere esprimere concetti per lui significativi;
    Penso che il suo stile si possa racchiudere in alcuni punti fondamentali, sicuramente il dominio della linea, leggera e pulita; l’utilizzo di tanti stili differenti di disegno all’interno di una stessa opera; il divertimento utilizzato con intelligenza, nel trattare argomenti sensibili attraverso l’utilizzo del disegno, o il disegnare sopra alle fotografie, anche in questo caso per esprimere determinati concetti o pensieri.
    In conclusione credo che l’artista sia riuscito a far percepire all’osservatore il suo pensiero su quanto di negativo trova nell’uomo e nella società;

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  33. Simona Del Giudice LABA   7 Giugno 2023 at 11:41

    L’articolo offre una panoramica della vita e del lavoro di questo straordinario artista visivo. Steinberg, con il suo stile distintivo e la sua creatività eclettica, ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo dell’arte e dell’illustrazione.
    Una delle caratteristiche più interessanti del suo lavoro è stata la sua capacità di trasformare il quotidiano in qualcosa di straordinario. Attraverso la sua arte, Steinberg ha esplorato e rivelato gli aspetti complessi della società, della politica e della cultura. Le sue illustrazioni sono state spesso satiriche, caricaturali e ironiche, offrendo uno sguardo critico e pungente sulle dinamiche umane.
    Una delle opere più celebri di Steinberg è stata la sua copertina per il New Yorker, pubblicazione con la quale ha collaborato per molti anni. Le sue immagini provocatorie e intelligenti hanno catturato l’attenzione del pubblico, offrendo un punto di vista unico sul mondo contemporaneo.
    Tuttavia, mentre apprezziamo la creatività di Steinberg e il suo contributo all’arte visiva, è importante porre alcune riflessioni critiche sul suo lavoro. Alcuni critici sostengono che la sua arte sia rimasta in gran parte confinata all’ambito dell’illustrazione e abbia faticato a essere riconosciuta come arte “alta” o “seria”. Questo solleva interrogativi sulle gerarchie culturali e sul modo in cui l’arte viene valutata e classificata nella società.
    In conclusione, la vita e il lavoro di Saul Steinberg rappresentano una significativa contribuzione all’arte e all’illustrazione. La sua capacità di trasformare l’ordinario in straordinario e di offrire uno sguardo critico sulla società è degna di ammirazione. La sua eredità rimane una fonte di ispirazione e un invito a riflettere sulle diverse forme di espressione artistica e sul loro ruolo nella società.

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  34. Alessia Tresente   8 Giugno 2023 at 11:08

    Saul Steinberg, attraverso la sua rappresentazione artistica, utilizza il disegno come strumento dallo scopo ben determinato… ciò che non può essere compreso nell’immediato deve essere necessariamente interpretato e permettere al pubblico di ragionarvici, per configurarsi, citando una sezione del testo, in “percezioni da cui discendono atti di pensiero del sapere filosofico”; casualmente mi è capitato di associare tale pensiero a Fontana nei suoi “tagli su tela”, probabilmente per l’ideologia associata allo “squarcio nel velo di Maya”, come direbbe Schopenhauer, grazie al quale si riuscirebbe ad andare “oltre” la banale superficie delle cose.
    Anche in questo caso si ricorre di conseguenza all’arte come a qualcosa di estremamente soggettivo che deve necessariamente essere indagato e non solo osservato. Con ciò ovviamente suppongo che Steinberg volesse sottintendere l’esistenza di una verità relativa al soggetto e sembrerebbe essere tutto correlato a una complessa rete di “libere associazioni freudiane”, mediante la quale l’autore tenta di far riaffiorare un concetto tramite un “Insight”, in quanto non puramente spontaneo ma allo stesso tempo nemmeno ragionato… è un qualcosa di inconscio, imprevedibile e inaspettato.
    Tuttavia ci terrei ad esprimere un dubbio: essendo l’arte sostanzialmente soggettiva, come può l’autore riprodurre un concetto così astratto come la presupposta arroganza e la spavalderia delle “due donne che conversano reggendosi ai mancorrenti della metro o di un bus” solo attraverso una serie di linee? Non risulterebbe questo un messaggio contraddittorio? E come può egli denunciare il lusso se allo stesso disegno corrisponde contemporaneamente un ulteriore interpretazione totalmente opposta?
    Diversamente accade nell’uso dei tratti (in maniera sufficientemente evidente), nel “New Yorker, The Family” del 1968, ove il discorso si sposta fino al concetto di permanenza nel tempo, il che lo rende, a mio parere, estremamente intrigante.
    Per giunta vorrei asserire che il pensiero delle “maschere” (per me molto simili al quelle “Pirandelliane”), da come ho potuto recepire, sembrerebbe presentarsi in una sorta di metafora dell’arte stessa, la quale cela dietro di sé un’infinità di significati estremamente eterogenei per via della diversità di pensiero, come se si intendesse che la maschera non è altro che la percezione sensibile mentre l’interiorità di ciò che si cela sotto la maschera è in realtà il significato della trascendenza stessa e quindi di indissolubile certezza: La Verità, come affermato da Nietzsche, “scaturisce ogni volta da una molteplicità di prospettive e non è mai né assoluta, né definitiva”.

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  35. Nicolò Giorgetti LABA   10 Giugno 2023 at 16:06

    Leggendo questo articolo, interessante e accurato, ho riflettuto sui temi dei lavori di Steinberg. Credo che al centro si trovino le contraddizioni e le complessità del mondo che lui percepisce e identifica. Le sue opere non si limitano a rappresentare la realtà in modo oggettivo, ma piuttosto offrono una visione critica e satirica delle dinamiche umane e sociali. Steinberg era consapevole che il mondo non è semplice e lineare, ma intrinsecamente contraddittorio e complesso, e ha saputo cogliere questa realtà nella sua arte.
    Attraverso l’uso sapiente del disegno e del collage, Steinberg ha messo in luce le dualità che permeano la nostra esistenza. Le sue opere spesso rappresentano immagini che, a prima vista, sembrano familiari e rassicuranti, ma che nascondono strati di significato più profondi. Ad esempio, in una delle sue opere più famose, “The Line,” Steinberg disegna una semplice linea che si trasforma in una serie di oggetti e personaggi, mostrando come un elemento banale possa assumere molteplici interpretazioni e rappresentare una molteplicità di realtà.
    Inoltre, penso abbia esplorato le contraddizioni umane attraverso il suo stile satirico e ironico. Le sue opere spesso mettono in scena situazioni paradossali o assurde, evidenziando le contraddizioni inerentemente presenti nella vita quotidiana. Ad esempio, in “The Passport,” Steinberg rappresenta un labirinto di timbri, sigilli e burocrazia che devono essere superati per ottenere un passaporto, sottolineando la complessità e l’assurdità dei sistemi burocratici che regolano le nostre vite.
    Attraverso queste rappresentazioni delle contraddizioni e delle complessità del mondo, ci incoraggia a esplorare le sfaccettature più profonde della nostra esistenza e a riflettere sulle dinamiche sociali e culturali che spesso diamo per scontate. Le sue opere ci mettono di fronte alle nostre contraddizioni e alle nostre ipocrisie, portando alla luce le dissonanze tra ciò che diciamo e ciò che facciamo, tra le nostre aspirazioni e le nostre azioni effettive. Ci sfida a esplorare le complessità del mondo e a cercare una comprensione più profonda della nostra stessa umanità.
    “View of the World from 9th Avenue” è un esempio lampante della sua abilità di cogliere l’essenza di un concetto complesso e renderlo visivamente accessibile. In quest’ opera, offre una prospettiva satirica e ironica sulla mentalità egocentrica e provincialista. Il disegno dettagliato della città di New York, visto da un punto di vista limitato, mette in luce la tendenza umana a vedere il proprio contesto come il centro del mondo, offrendo una riflessione profonda sulle nostre percezioni e sulla nostra comprensione della realtà.
    Le opere di Steinberg non cercano di imitare oggetti e persone in modo realistico, ma utilizzano schemi visivi astratti per idealizzare soggetti, oggetti e situazioni. Il suo obiettivo è suscitare nell’osservatore un’epifania, un insight del pensiero, che va oltre l’aspetto superficiale dell’opera e porta a una presa di posizione etica. Riesce a coinvolgere il pensiero del fruitore attraverso l’ironia e la grazia delle sue opere, che sembrano accessibili ma allo stesso tempo impenetrabili. La loro superficie attraente restituisce messaggi chiari e precisi, ma si aprono a profondità sconosciute che resistono alla spiegazione razionale.
    In conclusione, Saul Steinberg, è un artista che ammiro, sfida le etichette e supera le definizioni convenzionali dell’arte, rappresenta un punto di riferimento per gli artisti contemporanei e per le tematiche che animano la nostra società. Le sue opere, come “View of the World from 9th Avenue” e le illustrazioni per il New Yorker, sono esempi eloquenti della sua genialità e della sua capacità di comunicare concetti complessi attraverso immagini evocative.

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  36. Marianna Pati   15 Giugno 2023 at 09:51

    “Ironia è la dissimulazione del proprio pensiero con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire, con tono tuttavia che lascia intendere il vero sentimento. Può avere lo scopo di deridere scherzosamente o anche in modo offensivo, di rimproverare bonariamente, di correggere, e può essere anche una constatazione dolorosa dei fatti, di una situazione.” -Treccani.
    Essa, può essere un espediente geniale per far riflettere. Ce lo insegna lo stesso Socrate, che utilizzava l’ironia come elemento prediletto per la ricerca della verità soggettiva. Difatti, all’inizio di ogni dialogo filosofico con il suo interlocutore, Socrate fingeva ironicamente non sapere, partendo da una posizione apparentemente “inferiore”; poi, proseguendo la conversazione, riuscirà sempre a smontare le convinzioni altrui per arrivare insieme alla verità assoluta (tale processo è chiamato maieutica). L’ironia è così importante per Socrate perché è il momento in cui percepiamo di essere incompleti, ossia quando emerge la contraddizione che è il punto di partenza per andare alla ricerca della verità.
    Nel campo del design grafico, l’ironia si rivela una preziosa risorsa creativa, in grado di colpire la sensibilità del pubblico e rendere memorabile ogni nostro messaggio. Uno degli artisti che fa dell’ironia il suo marchio di fabbrica, è Saul Steinberg.
    Saul non è stato l’unico, nella storia della grafica, ad utilizzare l’ironia come mezzo per trasmettere riflessioni (basti pensare ad artisti come Paula Scher, Stefan Sagmeister o David Carson) ma ciò che lo contraddistingue è sicuramente il suo stile che è tra tutti riconoscibile per la sua semplicità ed è, al tempo stesso, chiaro e dettagliato. Le sue opere, sono caratterizzate da linee semplici, dall’eleganza grafica, un’arguzia visiva, ma anche dalla visione stravagante e satirica del mondo. I suoi disegni, schizzi e illustrazioni sono spesso privi di colori vivaci, ma offrono comunque una profonda esperienza immersiva. Le composizioni semplici esaltano l’umorismo nella sua arte, creando un commento esilarante sulla vita quotidiana. Lo stile di Steinberg è una miscela di movimenti artistici astratti, surreali, realisti e minimalisti che lo rendono una forma di espressione davvero unica.
    Pur non essendo l’inventore della grafica satirica, Steinberg ha contribuito in modo significativo alla sua evoluzione e ha lasciato un’impronta duratura nel campo dell’arte satirica grazie all’utilizzo di commenti ironici e una sottile critica sociale, con un’attenzione particolare all’analisi dei comportamenti umani e delle istituzioni.
    Sebbene io sappia benissimo che la percezione di cosa sia più elegante dipenda da fattori soggettivi, come il contesto, l’obiettivo comunicativo e le preferenze individuali, ritengo ugualmente più appropriato e sofisticato un approccio simile a quello adoperato da Steinberg (e quindi un riferimento velato attraverso la satira), rispetto ad un atteggiamento provocatorio, perché esso richiede una certo livello di sutileza e perspicacia nel coglierne il significato. E’ questo il motivo per cui prediligo questo artista ad autori come Tibor Kalman e Oliviero Toscani, che rispecchiano invece uno stile più trasgressivo.
    Saul Steinberg perciò è stato, a mio parere, un grafico davvero innovativo, capace di tessere delle vere e proprie trame filosofiche all’interno delle sue illustrazioni e di rendere l’ironia non solo oggetto di analisi, ma il metodo per eccellenza per indagare e prendere le distanze dalla realtà immediatamente data, il finito. Vorrei auto-definirlo come “il Socrate dei suoi tempi” perché ci insegna a non dare nulla per scontato; Il procedere ironico mette in luce tutte le sfaccettature della realtà: mai semplice, definita, preconfezionata.

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  37. Martina Sipione LABA   15 Giugno 2023 at 14:34

    Le opere di Saul Steinberg rappresentano un vero e proprio invito alla riflessione critica sulla società e sulla cultura contemporanea. La sua abilità nel creare disegni che evocano immediatezza concettuale è affascinante. Steinberg evita di mimetizzare oggetti e persone, preferendo uno stile stilizzato che enfatizza il concetto che sta dietro alla rappresentazione, ciò rende le sue opere esclusive. Inoltre, l’uso dell’ironia da parte dell’artista è straordinario: riesce a far sorridere il pubblico mentre contemporaneamente lo spinge a una presa di posizione etica. La sua critica verso l’ostentazione della moda e il lusso eccessivo è ancora attuale, poiché invita a riflettere sulle superficialità della società contemporanea.

    La sua capacità di creare disegni concettuali che invitano alla riflessione critica sulla società contemporanea è straordinaria. La sua abilità nel trasmettere significati nascosti attraverso uno stile stilizzato e l’uso dell’ironia è affascinante. Ogni vignetta è un invito a esplorare i diversi livelli di significato e a cogliere le sfumature sottili del messaggio che Steinberg vuole comunicare. La sua critica verso la superficialità e l’ostentazione nella società moderna è ancora rilevante oggi. Inoltre, la sua attenzione ai dettagli nell’ambientazione e negli arredi interni aggiunge un livello di profondità alle sue opere. Steinberg ha saputo trasformare il disegno in un mezzo potente per esprimere pensieri filosofici e stimolare l’osservatore a una presa di posizione etica. La mostra milanese dedicata a questo straordinario artista è un’opportunità da non perdere per immergersi nella sua genialità e nella sua capacità di farci pensare in modo critico sul mondo che ci circonda.

    Le sue vignette sono dei veri e propri tesori concettuali, in cui ogni tratto e ogni dettaglio sono pensati per trasmettere un significato nascosto. La sua critica verso la superficialità e l’ostentazione mette in luce le debolezze della nostra società, spingendoci a una riflessione più profonda. Inoltre, l’attenzione di Steinberg per gli arredi interni e l’ambientazione aggiunge un livello di profondità e complessità alle sue opere. La mostra milanese dedicata a Saul Steinberg è un’occasione imperdibile per immergersi nel mondo di questo straordinario artista e lasciarsi ispirare dalla sua genialità e dalla sua capacità di farci interrogare sulla realtà che ci circonda.

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  38. Debora Maddalena LABA   15 Giugno 2023 at 15:12

    Prima di leggere questo affascinante articolo, non conoscevo questo grande artista. Ho voluto fare alcune ricerche in merito alle sue opere e ho potuto notare come quest’ultime si distinguono per la loro straordinaria inventiva, un umorismo sottile e la capacità di stimolare riflessioni profonde sulla società moderna.
    Il tratto di Steinberg è caratterizzato da una leggerezza sorprendente e un’eleganza senza paragoni. Riesce a comunicare un senso di spontaneità e libertà che conferisce alle sue opere un’energia straordinaria, inoltre, Steinberg utilizza diverse tecniche per creare un effetto di profondità e complessità. Ciò che rende le opere di Steinberg così affascinanti è il loro significato; sfrutta il suo talento artistico per criticare la società moderna e mettere in discussione le convenzioni sociali. In molti dei suoi disegni, Steinberg raffigura l’uomo moderno come un consumatore insaziabile, circondato da oggetti e beni di lusso che non possono mai soddisfarlo appieno, ma oltre al tema del consumismo, le opere di Steinberg si concentrano anche sul potere, l’autorità, la guerra e la violenza.
    Steinberg non si limita a criticare la società, ma offre anche una visione alternativa del mondo. Suggerisce che la creatività, l’umorismo e l’ironia possono essere utilizzati come strumenti per affrontare le difficoltà della vita moderna. Una delle caratteristiche distintive dell’arte di Saul Steinberg è la sua difficoltà di inserimento in un movimento artistico specifico, infatti sebbene abbia avuto un impatto significativo sulla cultura popolare e sull’arte contemporanea, è difficile classificarlo in una singola categoria. Il periodo in cui ha operato il nostro artista è compreso tra l’astrattismo e l’arte concettuale, ma le sue opere combinano entrambe le correnti, sfuggendo a una riduzione. Steinberg ha sperimentato una vasta gamma di media, tra cui l’illustrazione, la caricatura, il disegno e il collage, spesso combinandoli per creare opere uniche e originali, permettendogli di fare di questa sfida una definizione del suo lavoro che testimonia la sua creatività e il suo spirito innovativo, che gli hanno consentito di creare opere senza confini e senza limiti.
    In conclusione, le opere di Saul Steinberg rappresentano una delle voci più importanti e influenti dell’arte moderna. Utilizza il suo tratto leggero e la sua creatività per mettere in discussione le convenzioni sociali e suggerire nuove prospettive del mondo. Il suo talento artistico e la sua profonda intelligenza lo rendono uno dei grandi maestri dell’arte moderna, e il suo lavoro continua a ispirare artisti e critici di tutto il mondo. Personalmente, ritengo che Steinberg abbia raggiunto un equilibrio perfetto tra forma e contenuto, creando opere che sono allo stesso tempo belle, affascinanti e significative; inoltre apprezzo molto il fatto che non critichi solamente le problematiche della nostra società ma che trovi anche delle soluzioni.

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  39. Emanuela Petrillo LABA   17 Giugno 2023 at 12:18

    Saul Steinberg è un artista vissuto nel secolo scorso.
    Uno degli esempi rappresentati la sua cifra stilistica riguarda il disegno che mostra due donne su un bus. Queste ultime vengono rappresentate attraverso dei segni lineari puliti, sovraccaricati dalla vicinanza di segni spezzati e aguzzi. Generalmente una linea fortemente concettuale caratterizza i suoi disegni. Quest’ultima si mostra sovraccarica, energica e potente a causa del suo intento specifico. Infatti lo scopo dell’opera è rappresentare in maniera ironica la moda, lo sfarzo con cui le donne benestanti e borghesi vestono.

    Amplificando quanto suddetto è possibile denotare che attraverso dei semplici segni, Steinberg sia in grado di rappresentare la realtà creando un ingaggio percettivo tale da provocare un aura ironica attorno agli elementi.
    Nelle sue opere utilizza una moltitudine di linee spezzate per non bloccare l’ingaggio percettivo, in quanto lo scopo è quello di veicolare il pensiero verso un ragionamento più complesso, di natura politico-sociale.
    Infatti attraverso le sue opere crea una trappola percettiva che spinge inevitabilmente ogni persona che le osserva a prendere una posizione etica.
    Quest’ultima a parer mio è particolarmente efficace in quanto è in grado di rompere gli schemi a priori della percezione abitudinale, con lo scopo di persuadere le persone, le loro sensazioni più profonde e inconsce e veicolarle verso una presa di coscienza, uno sviluppo di un processo mentale conscio riguardo temi socio politici.
    A mio parere Steinberg riscuote particolarmente successo in quanto la sua cifra stilistica è particolarmente semplice ma di effetto. La linea attraverso la quale traccia le figure non rimane semplice inchiostro ma prende vita nella percezione anche delle persone più semplici, comunicando un messaggio forte.
    Inoltre l’essenzialità della composizione, la scelta dello spazio lasciato spesso bianco e vuoto attorno alle figure è in grado di coinvolgere le persone nella profondità del messaggio, facendo in modo che queste ultime non siano distratte da elementi ornamentali, percependo il messaggio nella sua interezza.

    A parer mio, simbolicamente parlando, Steinberg si pone fra gli elementi socio politici che analizza e ironizza e le persone che vuole coinvolgere verso una presa di coscienza. Leggendo l’articolo e alcuni approfondimenti non sono riuscita a non veicolare il mio pensiero verso il fanciullino di Pascoli. Pascoli fu uno scrittore italiano vissuto durante il secolo scorso. Egli, come in realtà altri decadenti, sosteneva che l’artista, come lo scrittore, possedesse in sé una capacità fanciullesca di vedere nella realtà elementi che solitamente non sono visibili dalla massa. Questa capacità fanciullesca di vedere quelle che per i decadenti prendono il nome di epifanie, è una capacità innata presente in tutte le persone durante la giovinezza, ma che durante la fase di presa di coscienza e di maturità scompare. A parer mio Steinberg è in grado di stimolare questo aspetto profondo delle persone, che nonostante non sia più attivo è sempre possibile recuperare, facendogli comprendere in maniera semplice gli elementi che li circondano, anche se durante il corso della loro vita
    sfuggono.

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  40. Elia Mazzavillani   19 Giugno 2023 at 12:04

    Saul Steinberg è stato un artista straordinario, noto per il suo stile unico e innovativo. La sua capacità di combinare l’arte dell’illustrazione con la satira e l’umorismo lo ha reso una figura iconica nel panorama dell’arte e del disegno.

    Le sue opere sono caratterizzate da linee fluide e precise, che catturano l’essenza dei soggetti in maniera sorprendente. Steinberg era in grado di comunicare concetti complessi e universali attraverso disegni semplici ma profondi, spesso accompagnati da testi scritti a mano che arricchivano ulteriormente il messaggio.

    Un aspetto particolarmente affascinante del suo lavoro è la sua capacità di esplorare il rapporto tra l’individuo e la società. Steinberg ha considerato le complessità della vita moderna, le contraddizioni umane e le dinamiche sociali con un occhio acuto e ironico. Le sue illustrazioni sono spesso politicamente e socialmente impegnate, offrendo una riflessione critica sulla cultura e sulla condizione umana.

    La sua influenza si estende ben oltre il campo dell’arte. Steinberg ha lavorato come illustratore per importanti riviste come il “New Yorker”, diventando una figura di spicco nella cultura popolare americana. Le sue opere sono state esposte in prestigiose gallerie e musei di tutto il mondo, guadagnandosi un posto di rilievo nella storia dell’arte del XX secolo.

    Saul Steinberg è stato un visionario, un maestro dell’arte visiva e un provocatore intellettuale. Il suo lascito rimane ancora oggi, ispirando artisti e spettatori a guardare il mondo con un nuovo sguardo critico e creativo. La sua capacità di cogliere l’essenza dell’umanità attraverso disegni straordinari è un testamento del suo genio e della sua importanza duratura nell’arte contemporanea.

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  41. Alessia Reyes LABA   19 Giugno 2023 at 14:29

    Ha colpito il mio interesse la figura insolita dell’artista Saul Steinberg, non è un classico artista, si differenzia in modo straordinario attraverso il suo particolare modo di esprimersi sulla carta. Saul Steinberg è stato un disegnatore e illustratore, uno tra i più importanti del XX secolo.
    Il suo stile artistico era caratterizzato da disegni semplici, descritti come infantili ma allo stesso modo perspicaci. I suoi lavori rappresentavano osservazioni satiriche di vari aspetti, riportando a galla, a parer mio le “verità scomode” della società. Aveva una capacità unica di riportare nei suoi disegni idee complesse in metafore visive: Steinberg era noto per il suo uso intelligente di giochi di parole visivi e giochi di parole nelle sue illustrazioni. Giocava spesso con i doppi significati delle parole e delle immagini, combinava diversi punti di vista all’interno di un unico disegno, facendo si che ogni spettatore avesse la totale libertà interpretativa. Ci invita ad esplorare l’immagine più in profondità. Come, detto da lei nell’articolo “ci costringe a darci una spazzolata al cervello per smuoverci dalle nostre pigrizie”.
    I disegni di Steinberg erano spesso caratterizzati da linee audaci ed espressive. Ha usato una combinazione di linee spesse e sottili per creare motivi, trame e forme intricati, trasmettendo un senso di movimento ed energia. Mi colpisce come tanta semplicità nei suoi disegni possano trasmettere uno e più messaggi profondi, come immagini così “essenziali” non cadano per niente nel banale. Uno dei lavori che mi ha colpito di più è il The Masks Series, con questo lavoro l’artista è riuscito a portare a galla una delle “verità più scomode”: Le maschere che le persone intorno a noi indossano per apparire in un determinato modo ai nostri occhi, nascondendo ciò che sono realmente. The Masks Series è una collaborazione con Inge Morath. In questa occasione Steinberger sperimenta l’utilizzo di materiali non convenzionali, come i sacchetti di carta su cui disegna facce stilizzate di persone e animali. Da questo vengono ritratti degli scatti, in cui l’artista e i suoi amici indossano queste maschere di carta coprendosi il viso. Il tema delle “maschere” è fondamentale nell’arte di Steinberg, secondo il quale, tutti si “travestono” in questo mondo.
    Leggendo questo articolo ho avuto la possibilità di conoscere un artista “fuori dagli schemi” e apprezzo e ammiro il modo in cui utilizza le sue illustrazione per attivare e stimolare i nostri pensieri, e sopratutto il suo modo di trattare le verità più profonde e scomode con ironia e semplicità, dandoci l’occasione di soffermarci e riflettere.

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  42. Marica Giustini LABA   19 Giugno 2023 at 17:40

    Il testo offre una panoramica affascinante della vita e del lavoro di Steinberg. L’artista era difficile da etichettare in una categoria specifica, era un designer, un vignettista, un disegnatore, un’illustratore e molto di più.
    E’ stato un maestro nell’arte del disegno satirico e nella creazione di illustrazioni ingegnose e provocatorie. Viene descritto come un’artista sottovalutato dai critici d’arte, ma ammirato dagli intellettuali come Gombrich, Calvino e altri.
    Le sue opere sono caratterizzate da un’immaginazione vivida e da un senso unico di ironia. Steinberg ha saputo catturare l’essenza della società e della cultura contemporanea attraverso i suoi disegni, offrendo un commento spiritoso e intelligente sulle dinamiche umane e sociali.
    Si parla anche del suo approccio particolare nell’uso della linea e del disegno per esprimere concetti poetici ed idee. Le sue opere, infatti, offrono una prospettiva critica sulla società e sulle convenzioni e suscitano pensieri filosofici.
    Viene anche messa in luce la versatilità dell’artista. Oltre alle sue illustrazioni satiriche, ha sperimentato una vasta gamma di media, includendo collage, litografie e disegni a inchiostro. Questa diversità e vastità di tecniche e approcci ha contribuito a rendere le sue opere ancora più interessanti ed innovative. Steinberg ricercava la massima semplicità delle forme e dei tratti, così da consentire al fruitore di cogliere possibili significati, nonostante l’apparente impossibilità di senso, presente in molte delle sue opere.
    Sono affascinata dal genio artistico di Saul Steinberg. Le sue illustrazioni trattano molto la profondità concettuale e sono in grado di far riflettere e sorridere allo stesso tempo. L’artista ha saputo cogliere l’essenza dell’umanità e ha espresso le sue osservazioni in modo molto audace e provocatorio.
    Le sue opere continuano ad influenzare e ispirare altri artisti, dimostrando il potere dell’arte nell’affrontare le sfide della società con intelligenza e creatività.

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  43. Elia Mazzavillani   20 Giugno 2023 at 11:37

    Saul Steinberg è stato un artista straordinario e il suo lavoro ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo dell’arte e della grafica. Ciò che rende il lavoro di Steinberg così affascinante è la sua capacità di combinare abilmente l’umorismo, l’osservazione acuta e la sottile critica sociale. Le sue opere spesso mostrano la complessità e le contraddizioni della vita moderna, esplorando temi come l’identità, la politica, la burocrazia e la condizione umana in generale.

    Uno degli aspetti distintivi del suo stile è l’uso magistrale della linea. Steinberg era un maestro nel creare disegni intricati e dettagliati, usando linee semplici ma espressive per catturare il mondo che lo circondava. I suoi disegni presentano una miriade di personaggi stravaganti, oggetti surreali e paesaggi fantastici, invitando gli osservatori a esplorare e scoprire nuovi dettagli ad ogni osservazione.

    Ma ciò che rende il lavoro di Steinberg ancora più speciale è la sua capacità di andare oltre i confini tradizionali dell’arte. Oltre alle illustrazioni, ha sperimentato con collage, sculture e persino ha lavorato come designer di costumi per il teatro e l’opera. La sua versatilità e il suo approccio innovativo hanno contribuito a definire il suo status come artista eclettico e visionario.

    In definitiva, il lavoro di Saul Steinberg è un tributo alla complessità e all’ironia della vita. Attraverso le sue opere, ci invita a riflettere sulle contraddizioni e le idiosincrasie del mondo in cui viviamo, spingendoci a guardare al di là delle apparenze e ad abbracciare la bellezza e l’assurdità che ci colpisce. Steinberg rimane un maestro nell’arte dell’osservazione e la sua eredità continua a ispirare e incantare gli amanti dell’arte di tutto il mondo.

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  44. Malpezzi Laura LABA   20 Giugno 2023 at 16:38

    Steinberg ama la semplicità. Se siamo abituati a vedere fotografie, ritratti, quadri pieni di colore, pieni di figure, immagini e rappresentazioni, con Steinberg è il contrario. Ci offre una visione del mondo dal suo puro punto di vista ed è interessante perché lo fa tramite normalissimi disegni, sotto cui si nasconde quella per lui è una verità politica o sociale.

    Forse non siamo abituati ad esposizioni come queste, di questi tempi magari preferiamo vedere tante immagini diverse, tanti colori sgargianti e tanti significati tutti uguali. Steinberg ha detto no a questa prassi ormai antica. Se le idee diverse da quelle della masse non vengono ascoltate neanche con manifestazioni allora forse la cosa più ovvia da fare è sotto il nostro naso, tornando bambini per un po’ e provando ad esprimere quello che vogliamo disegnando.

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  45. Claudia Mura LABA   22 Giugno 2023 at 15:04

    Saul Steinberg, un artista rumeno-americano, è stato spesso sottovalutato dai critici d’arte, ma ha guadagnato un seguito appassionato e l’ammirazione di intellettuali per il suo stile artistico unico. Le sue opere sfidavano le convenzioni artistiche tradizionali, utilizzando linee di inchiostro poetiche e corrosive per esplorare concetti complessi. Le sue creazioni erano caratterizzate da ironia e arguzia, spingendo gli osservatori a riflettere su atteggiamenti e stili di vita. Steinberg è noto per le sue vignette per The New Yorker, tra cui la celebre copertina “View of the World from 9th Avenue”. La sua arte ha la capacità di stimolare la percezione e sollevare questioni critiche sulla società e la condizione umana.

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  46. tb   28 Novembre 2023 at 18:24

    Osservando l’operato di Steinberg, in particolare le copertine per la rivista The New Yorker del 1982 non posso fare a meno di notare una certa somiglianza con Charles Schulz nel tratto e nel modo di raccontare attraverso le figure. Anche le vignette del fumettista americano possono apparire “infantili”, ma i bambini raffigurati nelle sue storie hanno in realtà molto da dire al mondo degli adulti, perché lo rappresentano a tutti gli effetti. Con le parole di Umberto Eco, “il mondo dei peanuts è una piccola commedia umana sia per il lettore candido che per quello sofisticato”. Allo stesso modo penso ci siano due livelli di interpretazione del mondo di Steinberg. Uno è quello della linea e dei personaggi semplici, della narrazione “diretta”. Per fare un esempio, nella copertina vedo un una signora che suona il violino, resa in maniera talmente semplice che è subito riconoscibile, proprio perché si rifà agli archetipi e agli stereotipi con il quale identifichiamo gli oggetti e le persone. Insomma da questo punto di vista sembra rifarsi molto alla corrente dell’astrattismo, iniziata da Kandinsky. Già questo lo renderebbe un artista riconoscibile, con uno stile. Potrebbe essere quasi “inquadrabile”.
    “I don’t quite belong to the art, cartoon or magazine world, so the art world doesn’t quite know where to place me.”
    Parole di Steinberg, definito un ” modernista senza portfolio”, perché sperimentava nei vari campi nell’arte, senza discriminarne nessuno solo perché considerato magari di minore importanza. Tutto sommato è riuscito lo stesso a creare un “portfolio” personale, composto di immagini variegate eppure coese nella diversità. Concordo con l’opinione che in questo caso non si possa parlare di stile, se per stile si intende avere un elemento visivo comune tra le immagini. Ma il fatto che Steinberg sia diventato noto è dovuto anche alla seconda chiave di lettura, che è un livello più profondo nelle sue illustrazioni. Ad esempio, la signora che ha in mano il violino spezza allo stesso tempo una catena, segno di liberazione dagli stereotipi di ciò che si può e non si può fare in base all’età. Curioso che utilizzi un tratto basato sugli stereotipi, perché sia più riconoscibile, proprio per abbattere gli stessi stereotipi.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   29 Novembre 2023 at 09:04

      Comprendo solo in parte il paragone con Schulz. Se vuoi dire che entrambi con pochi magistrali tratti riuscivano a farci percepire contenuti espressivi e/o psicologici, siamo d’accordo. Se vuoi dire che entrambi ci coinvolgono perché le loro invenzioni grafiche finiscono col parlarci delle nostre vite, siamo d’accordo. Però Schulz è narrativo, Charlie Brown è un chiacchierone incline alla depressione logorroica, Sally una insopportabile saputella che psicoanalizza anche uno sternuto, Snoopy un Beagle deforme al quale avrei dato volentieri un calcio nel culo,,,Un miliardo di anni fa, quando leggevo Linus facevo il tifo per il barone Von Richtofen e godevo un sacco quando smitragliava il biplano di Snoopy con gli occhialoni da ET…Cosa voglio dire: il colpo di genio di Schulz è di avere inventato dei personaggi che vivono delle storie, hanno l’incerta e approssimativa filosofia delle cose di ciascuno di noi. Non mi sorprende che per generazioni di bambini-sapienti e adulti-bambini, abbia tenuto testa a quel pallone gonfiato di Topolino. Schulz crea un fumetto che annuncia l’avvento delle Graphic Novel. Per contro io non credo che Steinberg facesse quella roba lì; i suoi colpi grafici assomigliano di più a caricature, ritratti che presentano tipi inseriti in un contesto di senso che va e viene dalla freddura alla ironia. Il suo segno malgrado l’aria di grazia che lo attraversa, è più aggressivo meno sdolcinato rispetto Schulz. Il genio grafico del Minnesota, probabilmente senza averne piena coscienza faceva della letteratura; il rumeno americanizzato per me è inclassificabile…a volte sembra un poeta grafico, altre un artista cubista, altre ancora un illustratore un po’ ubriaco. Le strisce di Schulz finiscono sempre con l’evocare piccole filosofie portatili; sembrano dunque utili al pensiero. Steinberg non dice nulla a riguardo, alimenta dubbi, rompe i coglioni al senso comune. Le sue figure parlano senza parole…
      Comunque misterioso tb, il tuo intervento mi è piaciuto e meritava forse un lettore più agguerrito. Cosa vuoi farci, io a Charlie Brown ho sempre preferito Tex Willer.

      Rispondi
    • Blue LABA   29 Novembre 2023 at 20:37

      tb, mi trovo in parte d’accordo e in parte in disaccordo con il tuo commento.

      Trovo la somiglianza tra Stemberg e Shultz sensata dal punto di vista del tratto grafico particolarmente lineare, e penso che la definizione ”modernista senza portfolio” sia adeguata, visto che Shultz ha lavorato su più campi e superfici.

      Tuttavia penso anche che i temi di Stemberg siano più pesanti e realistici di quelli Shultz, visto che la maggior parte delle strisce dei penauts, si riducono a poche vignette che risultano in una battuta ironica, anche se trovo la comicità di Stemberg molto più visiva che scritta rispetto a Shultz.

      Per quanto trovi in parte riconduciblie Stemberg all’astrattismo russo, viste le sue composizioni, sicuramente non vedo in lui Kandinsky, i suoi toni sono molto più delicati e i contrasti tra i colori decisamente meno forti.

      Penso che a livello di tratto, alcune vignette di Stemberg possano ricordare le vignette satiriche di Picasso contro fransisco Franco, vista l’evidente stilizzazione.

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  47. Blue LABA   28 Novembre 2023 at 20:38

    Sono d’accordo con l’articolo, penso che il suo trascorso e i suoi lavori siano entrambi fantastici. Il suo tratto è sicuramente stupendo e creativo, anche se maggiormente riconducibile ad un fumettista rispetto che a un grafico.
    Le sue vignette oltre ad essere esilaranti, hanno un significato profondo dietro, la realtà che questo artista ha vissuto, una realtà crudele che ha potato molte persone a fuggire in altri paesi per colpa di un ideologia orribile e lui lo mostra senza troppi veli.
    Solo come Steinberg parla del suo diploma definendolo ”il diploma di un ebreo” e non il suo diploma, dimostra ciò che ha vissuto.
    Le maschere se analizzate dal punto di vista artistico sono esilaranti, se mostrate dal punto di vista filosofico diventano profonde, è vero che ognuno di noi mostra una maschera ogni volta che incontra qualcuno, renderlo un atto nella vita reale è semplicemente geniale.

    Rispondi
    • Giulia Minghini LABA   3 Dicembre 2023 at 16:21

      Condivido l’opinione di Blu, riguardante l’articolo. Come ha detto, ritengo anche io geniale il concetto delle maschere, fa riflettere molto e ricorda la teoria del celebre scrittore, poeta e drammaturgo, Pirandello che riteneva che le maschere sono le “infinite” identità che un soggetto ha difronte alle altre persone, le quali lo vedono ognuna in modo differente. Come nel commento è affascinante come da delle “semplici” vignette Steinberg sia riuscito a raccontare la realtà crudele che ha vissuto.

      Rispondi
  48. tb   29 Novembre 2023 at 08:14

    Condivido che il tratto di Steinberg potrebbe essere ritenuto quello di un fumettista, pero non vedo perché questo non potrebbe essere un grafico. In realtà lui non si identifica chiaramente in nessun campo dell’ arte ( a parole sue). Forse precursore della branca che oggigiorno sta diventando abbastanza importante, quella dei graphic artist, artisti designer? In ogni caso, non penso esista un tratto che possa determinare chiaramente se tu sei un graphic designer o sei un fumettista o un illustratore o altro, magari un architetto, del resto Steinberg ha studiato anche architettura all’università. Pero sono d’accordo con il fatto che le immagini hanno diverse sfumature di lettura, quella più leggera ed esilarante (in superficie) e poi quella più profonda, che nasconde riflessioni di tipo filosofico.

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  49. Roberta De Vito LABA   30 Novembre 2023 at 20:14

    Complessivamente, Steinberg era un artista che si estendeva ben oltre i confini dell’arte visiva in termini di influenza. Il suo lavoro rifletteva i cambiamenti e le sfide della società e lo ha collocato in sintonia con artisti e intellettuali contemporanei che spingevano i confini dell’espressione creativa e della critica sociale.

    Infatti, il lavoro di Saul Steinberg è spesso associato all’arte del surrealismo e dell’espressionismo. Come altri artisti del surrealismo (Salvador Dalí e René Magritte), Steinberg utilizzava il suo stile unico per rappresentare il mondo in modi fantastici e sorprendenti, sfidando le aspettative artistiche convenzionali. Steinberg era anche interessato alle idee degli intellettuali e filosofi del suo tempo. Ad esempio, il suo approccio al disegno e alla rappresentazione della realtà ricorda le teorie dell’arte ottica dell’epoca di Ernst Haeckel e Hermann von Helmholtz, che sostenevano che la percezione umana fosse una miscela di osservazione oggettiva e interpretazione soggettiva. Inoltre, Steinberg era in contatto con molti artisti e committenti importanti del suo tempo, come Pablo Picasso e Alfred Hitchcock, e ha lavorato per numerose riviste famose come The New Yorker. Queste connessioni gli hanno permesso di esplorare una vasta gamma di temi artistici e intellettuali e di prendere parte alle conversazioni avanguardistiche dell’epoca.

    Personalmente mi ha colpito “The Line”, dove Steinberg ha rappresentato la vita come un percorso confuso e a volte imprevedibile, mettendo in evidenza il caos e l’assurdità dell’esistenza umana. L’uso del tratto sottile e preciso in questa opera enfatizza la complessità e la continuità della linea, suggerendo che la vita è un percorso senza fine di situazioni e avvenimenti.

    “The Passport” è molto interessante ed affronta un tema particolarmente attuale. Qui Steinberg esplora il concetto di identità e individualità, sottolineando che ogni individuo è unico e diverso dagli altri. Tramite i ritratti di passaporti colorati, l’artista mostra che dietro le superficiali differenze tra i documenti di identità c’è la vasta gamma di esperienze e sfaccettature che rendono unica ciascuna persona.

    Saul Steinberg era abile nel trasmettere messaggi complessi attraverso il suo stile unico e ironico, invitando gli spettatori a riflettere su temi sociali e filosofici in modo giocoso e provocatorio. È considerato un’artista eccezionale e innovativo dai critici d’arte e dagli appassionati. La sua versatilità artistica, il suo stile riconoscibile e il suo modo unico di rappresentare il mondo lo hanno reso un pioniere nell’arte visiva del XX secolo. Steinberg ha saputo combinare l’umorismo, l’intelletto e il commento sociale nei suoi disegni, creando opere che suscitano riflessioni profonde e continue reinterpretazioni.

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    • NiccoZ LABA   2 Dicembre 2023 at 18:15

      Sono d’accordo con le sue parole, in particolare dove va a parlare dell’unicità dell’arte di Steinberg, difatti si è riuscito a ritagliare un piccola parte tutta per se nella storia dell’arte grazie a questo suo “genere innovativo”.
      Chiaro come tramite soggetti ironici andasse a esprime emozioni più profonde, come critiche sociali.

      Rispondi
  50. ElisaB Laba   1 Dicembre 2023 at 15:09

    Inizio con il dire che Saul Steinberg è sicuramente un’artista poliedrico in quanto vediamo un’ampia rappresentazione della sua vita artistica. Utilizza ironia, semplicità e una comunicazione verbale non da poco, questo è visibile non solo nelle opere che vediamo nell’articolo, ma nella sua produzione totale.
    ”Le sue illustrazioni attivano il pensiero” questa frase mi ha fatto riflettere sugli argomenti trattati nell’articolo sopra. Nell’opera “ Come vanno gli affari”, l’immagine che noi vediamo ci porta ad osservare l’ inchiostro steso su un foglio, ma guardando attentamente le linee sembrano come prendere vita. Da qui si liberano un’infinità di significati che possiamo dare all’immagine che vediamo, si può capire il motivo per cui Steinberg utilizza leggerezza, essenzialità e cioè per favorire la percezione di ciò che rappresenta.
    La frase di Gombrich che viene citata :“i suoi disegni si spiegano molto meglio da soli di quanto possano fare le parole”, lo storico dell’arte vuole esprimere proprio quanto detto sopra. La capacità di Steinberg di variare da opere con l’inchiostro più semplici a vignette su Bertoldo, ci rende chiara la sua idea di rappresentazione: con la semplicità ci fa vedere la sua arte e ci da la possibilità di una libera interpretazione, senza che questa sia giusta o sbagliata. Altra caratteristica su cui vorrei concentrarmi è la capacità di analizzare temi che sono molto moderni ai giorni nostri, nella figura 6 vediamo l’artista con la faccia coperta da una sorta di maschera. Da questa immagine emerge un concetto importante anche in questi anni più vicini a noi: indossare una maschera per recitare un personaggio, che poi diventa come un tutt’uno con la nostra personalità.
    Il tema della maschera mi fa ripensare a quello che esponeva Pirandello nei suoi scritti: “ la propria essenza ogni giorni viene celata da un doppio volto” con questo voleva intendere che ogni individuo sceglie il ruolo o la personalità da esporre nella società.
    Grazie a questa analisi posso dire che per quanto mi riguarda sono affascinata dalle opere dell’artista e allo stesso tempo sicura di non aver trovato un solo significato per ognuna. Dalla figura 1 dove si pensa sia collegata la metro, alla figura 4 dove probabilmente Steinberg ha utilizzato tratti diversi per le personalità diverse, o magari per un idea sua delle persone rappresentate, fino alla figura 3 dove il disegno (come in prospettiva) di NY voglia rappresentare anche qui un’idea della società che guarda il resto degli stati. Le diverse opere sono secondo me colme di significati e rappresentazioni che solo l’artista potrebbe effettivamente descrivere a pieno.

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    • Marika LABA   2 Dicembre 2023 at 11:34

      Mi trovo completamente d’accordo con l’entusiasmo e l’analisi approfondita dell’artista espressa nel tuo commento; la tua descrizione della sua poliedricità artistica rispecchia in modo accurato la complessità della sua produzione artistica.
      La tua riflessione sulla frase “Le sue illustrazioni attivano il pensiero” è molto pertinente, specialmente quando la applichi all’opera “Come vanno gli affari”; la capacità di Steinberg di far prendere vita alle linee, offrendo una moltitudine di significati, è davvero straordinaria; anche nel riferimento a Gombrich e la citazione “i suoi disegni si spiegano molto meglio da soli di quanto possano fare le parole” sottolinea l’efficacia dell’espressione artistica, che va oltre il linguaggio verbale.
      La tua interpretazione del tema della maschera e il collegamento con Pirandello mi affascina; tuttavia, potrei avere qualche riserva sull’estensione della rilevanza di questo concetto nella nostra società attuale; mi chiedo, ad esempio, in che misura le persone odierni indossino effettivamente una maschera per conformarsi a ruoli sociali specifici. Potrebbe essere interessante esplorare come le dinamiche sociali e la percezione individuale del concetto di maschera siano cambiate nel corso del tempo. In ogni caso, apprezzo la tua approfondita analisi, che stimola la riflessione su aspetti cruciali della condizione umana.

      Rispondi
      • Lamberto Cantoni
        Lamberto Cantoni   2 Dicembre 2023 at 14:59

        Stimata Marika posso assicurarti che ci sono un sacco di persone che indossano maschere, non certo solo a Carnevale. Piuttosto a me pare rilevante che ne indossino troppe. Altrimenti perché ci sarebbe tutta questa enfasi sull’autenticità?

        Rispondi
  51. Gaia Laba   1 Dicembre 2023 at 17:39

    Esplorando le opere di altri autori contemporanei, si delinea una connessione affascinante con l’approccio distintivo di Saul Steinberg. La levità e l’eleganza ineguagliabili del suo tratto trovano un affascinante contrappunto nell’esuberante creatività di Joan Miró, genenerando così un’atmosfera di libertà espressiva intensamente vibrante. Entrambi gli artisti non si limitano a sfidare le norme artistiche, bensì lo fanno con una firma distintiva che dota le loro opere di un’immediata riconoscibilità.
    La critica sociale di Steinberg, veicolata attraverso un umorismo sottile e ironia, risuona significativamente nelle opere di Banksy, il quale, attraverso l’arte urbana, si confronta con tematiche sociali e politiche, sfruttando l’arte come uno strumento potente di riflessione e contestazione dello status quo.
    La posizione artistica di Steinberg, che sfugge a categorizzazioni convenzionali grazie a un amalgama di astrattismo e arte concettuale, trova una suggestiva analogia in Yayoi Kusama. La celebre artista giapponese, con il suo stile eclettico che abbraccia diverse forme artistiche, dimostra altresì una straordinaria versatilità e una propensione a eludere etichette predefinite.
    Io penso che ciascuno di loro non solo propone una prospettiva alternativa, ma enfatizza anche il potere intrinseco dell’arte nel suscitare riflessioni profonde e innescare cambiamenti nella società. La varietà di approcci tra questi maestri è una testimonianza vibrante della ricchezza e vitalità dell’arte contemporanea, continuando a ispirare e modellare il dialogo artistico su scala globale.

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  52. Marika LABA   2 Dicembre 2023 at 11:17

    L’articolo parla di Saul Steinberg, e questo testo evidenzia la difficoltà di classificare Steinberg in categorie predefinite, poiché era non solo un designer, vignettista o disegnatore, ma aveva molte altre sfaccettature. La mostra a Milano cerca di far emergere la sua grazia poetica e corrosiva attraverso oltre 300 opere esposte.
    La critica del testo sottolinea la complessità e la profondità delle opere di Steinberg, spesso sottovalutate in vita dal mondo critico dell’arte. La sua capacità di trasformare concetti filosofici in vignette suggestive, la leggerezza del tratto e l’essenzialità delle composizioni emergono come tratti distintivi del suo stile unico. Il testo menziona anche opere specifiche di Steinberg, come quelle rappresentanti tipi femminili influenzati dalla moda, sottolineando la sua abilità nel catturare concetti attraverso schemi visivi astratti; non posso fare a meno di pensare a artisti come Wassily Kandinsky, pioniere dell’arte astratta, entrambi sembrano condividere una predilezione per la visualizzazione di idee astratte attraverso forme e colori, ma Steinberg, con il suo approccio più umoristico e leggero, si distingue notevolmente.
    Viene anche discusso l’uso significante dello spazio nelle sue opere, con esempi come la famosa copertina del The New Yorker del 1976, “View of the World from 9th Avenue”, mi ricorda l’uso magistrale dello spazio negativo da parte di Milton Glaser nella sua iconica grafica “I Love NY.” entrambi gli artisti dimostrano una maestria nell’uso dello spazio per comunicare in modo efficace e immediato, sebbene con stili e intenti diversi.
    L’autore enfatizza il fatto che Steinberg non solo disegnava, ma coinvolgeva il pensiero del fruitore, facendo emergere concetti più profondi attraverso il piacere visivo delle sue opere. La collaborazione di Steinberg con la fotografa Inge Morath, che includeva l’uso di maschere, è menzionata come esempio del suo interesse per le persone che indossano maschere nella società, ciò aggiunge un elemento intrigante alla comprensione dell’artista, sottolineando il suo sguardo critico sulla società e la natura umana.
    Personalmente, sono affascinato dalla capacità di Steinberg di far emergere il significato attraverso la leggerezza e la semplicità delle sue immagini; la sua combinazione di graffianti arguzie e profonde riflessioni filosofiche offre uno sguardo unico sulla complessità del mondo che ci circonda

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  53. Diana laba   2 Dicembre 2023 at 15:35

    Questo testo ci offre un’immersione affascinante nell’universo di Saul Steinberg, un artista la cui genialità spesso sfida le etichette convenzionali dell’arte. La sua abilità nel trasformare l’ordinario in straordinario attraverso linee leggere e composizioni essenziali è un tratto distintivo che lo rende un maestro nell’arte della semplificazione. Steinberg sembra abbracciare la leggerezza del tratto infantile con la profondità filosofica, creando un linguaggio visivo unico che invita il pubblico a riflettere sulla condizione umana.
    In confronto ad altri artisti, potremmo paragonare Steinberg a M.C. Escher per la sua abilità nel giocare con la percezione e creare immagini che sfidano la logica. Tuttavia, a differenza di Escher, Steinberg sembra ancorato a una vena più arguta e ironica, simile al tono satirico di un George Grosz, che utilizzava l’umorismo per svelare le ipocrisie della società.
    La sua filosofia portatile, che unisce grazia, essenzialità e arguzia, lo distingue come un narratore visivo senza pari. Steinberg non dipinge solo con inchiostro; plasma concetti, crea connessioni e incanta con la sua capacità di far emergere il significato da tratti apparentemente semplici. In un mondo artistico spesso caratterizzato dalla complessità, Steinberg ci ricorda che la bellezza può risiedere nella semplicità, e il pensiero può nascere da una linea di inchiostro.

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  54. Sara D. Laba   2 Dicembre 2023 at 16:06

    Salta subito all’occhio quanto Steinberg lavori in tutte le sue opere con un unico obiettivo, ovvero quello di comunicare messaggi chiari e semplici, che parlano di quotidianità e che, tramite una tagliente ironia, possano denunciare dei caratteri della società in cui vive.

    Le sue opere sono ricche di metafore e credo che sia proprio questo il suo punto forte che gli permette di combinare umorismo e profondità.
    Una delle sue vignette che esprime al meglio questa combinazione è, per me, “Come vanno gli affari?” dove gioca sulla metafora che usiamo quotidianamente quando parliamo di affari che crollano.

    Steinberg lavora anche molto con i collage, in particolare uno dei suoi lavori che mi ha colpito molto risale al marzo del 1946 e si tratta di un disegno accompagnato da collage che venne affiancato ad un articolo chiamato “Soap Opera” all’interno della rivista Fortune.
    Il collage è composto da diverse immagini e del testo appartenenti ad una soap opera; al di sotto del collage abbiamo un disegno di Steinberg che rappresenta una donna che piange ascoltando la trasmissione radiofonica della suddetta soap opera, circondata da elettrodomestici, bambini, un cane e il marito che legge il giornale e che la guarda di sottecchi, forse disturbato dal rumore.
    Di collage come questo, estremamente ironici, ce ne sono di diversi; personalmente li trovo molto interessanti e sono un altro buon esempio dell’umorismo che lo contraddistingue.

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    • Facchini Valeria LABA   3 Dicembre 2023 at 10:15

      L’analisi del lavoro di Steinberg in “Soap Opera” mi ha suscitato curiosità. Sono totalmente d’accordo sul ricco utilizzo delle metafore nelle sue opere, pertanto ho cercato di analizzare l’opera sotto questo aspetto. Il titolo stesso, “Soap Opera”, evoca il mondo dei melodrammi televisivi, suggerendo una sorta di dramma quotidiano, ma la tela di Steinberg va oltre la semplice rappresentazione di una storia per il piccolo schermo.

      Quest’opera sembra catturare un momento di trasformazione culturale e sociale, sottolineando l’evoluzione della società post-bellica. Il 1946, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, è un periodo di transizione, con la società che cerca di ricomporre i pezzi e definire una nuova normalità. In questo contesto, “Soap Opera” agisce come uno specchio, riflettendo le tensioni e le dinamiche di un’epoca in cambiamento.

      La composizione stessa della tela è un elemento distintivo dell’estetica di Steinberg. I personaggi, rappresentati come figure stilizzate e quasi marionettistiche, suggeriscono una mancanza di autonomia, come se fossero manipolati da forze esterne o soggetti a una sorta di coreografia sociale. Le loro espressioni, seppur stilizzate, trasmettono una gamma di emozioni, dalla sorpresa alla confusione, contribuendo a creare una rappresentazione complessa della condizione umana.

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    • ElisaB Laba   3 Dicembre 2023 at 12:29

      Per quanto riguarda il commento mi trovo d’accordo con l’analisi fatta sulle caratteristiche dell’artista, credo che la definizione del carattere ironico e allo stesso tempo deciso rispecchi a pieno Steinberg. La metafora è certamente un punto centrale delle opere, ho analizzato la stessa proprio per questo motivo: l’artista vuole dare al fruitore diverse possibilità di lettura anche se sotto ne esiste effettivamente una soltanto. L’approccio al collage invece, mi è parso preciso e particolare allo stesso tempo, non era di mia conoscenza l’opera, ma leggendone l’analisi e prendendone visione subito dopo mi trovo d’accordo nel ritrovare il concetto dell’ironia citato all’inizio.
      Allo stesso tempo mi sento di aggiungere anche un confronto con altre opere che sono state inserite nell’articolo come la figura 2, in questa infatti ritroviamo il tratto leggero e netto allo stesso tempo che l’artista utilizza in entrambe le opere.
      Per questo secondo me oltre alla capacità di far coesistere messaggi chiari e ironia non si può non esporre l’ abilità dell’artista di usufruire di diverse tecniche per esporre alla società un messaggio che vuole essere provocatorio, chiaro e esplicativo allo stesso tempo.

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  55. Lorenzo Pollini LABA   2 Dicembre 2023 at 16:51

    A mio parere Saul Streinberg era in grado di trasferire il concetto che aveva nella mente, era un grande fotografo visivo.
    Traduceva momenti con una sbalorditiva facilità.
    Nel senso che riusciva ad andare a semplificare con poche linee concetti che sarebbero stati rappresentati in maniera assai più ridondante.
    Concordo pienamente con quanto detto da Gombrich sull’Art Journal.
    Infatti credo che tentare di interpretare ossessivamente i disegni del fuoriclasse d’origine rumene, sia controproducente alla lettura stessa delle sue opere. Mentre sia unico nostro compito, svegliarci dall’anestetizzazione generale e farci delle domande sul ciò che voglia trasmettere.
    la fotografa Inge Morath, e la vicenda che ha vissuto con Steimberg mi ha fatto sobbalzare.
    Infatti questo dimostra come Saul, sapesse essere incisivo anche quando non era lui il diretto esecutore.
    “View the world from 9th avenue” non è solo la dimostrazione di quanto lui sia abile nella distribuzione degli elementi nello spazio. Questa copertina è la dimostrazione di quanto lui sia in grado di vedere le cose in maniera ben definita.
    Infatti, accolto da New York durante la persecuzione ebraica, avrebbe potuto essere reticente nel mettere in evidenza la tendenza americana di guardare il mondo da un piedistallo, ed invece sì è dimostrato fedele al suo pensiero (tuttalpiù dimostrante la realtà dei fatti).
    Sono di grande accordo con Marika nell’affermare che Streinberg abbia grande visione degli spazi, però mi chiedo perché tu abbia citato Glaser come similitudine, tuttalpiù con “I Love NY”. Io in quell’opera vedo sicuramente grande essenzialità visiva, grande sintesi, una spiccata semplicità formale, ma non farei dell’uso degli spazi un tratto distintivo di essa.

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  56. DIEGO LABA   2 Dicembre 2023 at 16:59

    Penso che Steinberg sia un artista eccezionale, e non di facile fruizione nonostante la semplicità ed il minimalismo del suo lavoro. Ma ritengo come molti d’altronde che sia proprio questo fattore ciò che lo rende eccezionale. Spiegandomi, in un momento storico quelle quello in cui sto scrivendo, dove noi tutti siamo sommersi da una miriade di immagini a loro volta cariche da una esponenziale serie di informazioni, il lavoro di Steinberg e la sua genialità vanno ad imprimere in poche e semplici righe di inchiostro un dualismo eccezionale tra ironia o meglio credo satira e una riflessione etica inevitabile per un fruitore consapevole che si pone alle sue opere. Si riconferma che a volte “less Is more”, se fatto bene, è molto più significativo, impattante e ‘divertente’ d fruire.

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  57. NiccoZ LABA   2 Dicembre 2023 at 18:11

    Vedo in Saul Steiberg un’artista innovativo, con un’arte affascinante, posizionando le suo opere in un limbo fra umorismo e riflessione ( critiche sociali, come quella citata nell’articolo dove tutti i tizi si comportano nello stesso modo in bus ) .
    Le sue opere infatti non solo descrivono con satira la società, ma osservano con oggettività il mondo circostante.
    Molte delle sue opere sono realizzate con tratti vaghi, andando quindi a giocare con la percezione visiva dell’osservatore donando comunque a lui la capacità di comprendere le forme, così come l’opera che raffigura le signore impellicciate.
    Trovo in lui un’amalgamazione tra differenti correnti artistiche, citandone un paio, l’astrattismo e il cubismo le rivedo nettamente in svariate delle sue opere; astrattismo evidente nella realizzazione delle mappe del mondo e cubismo dai lineamenti dei geometrici di svariati dei suoi soggetti.
    Steinberg grazie alla sua arte verrà poi considerato un innovatore dell’arte grazie alla sua percezione visiva, influenzando così anche l’arte moderna.

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    • Celeste LABA   3 Dicembre 2023 at 13:14

      Concordo pienamente, la sua capacità di ritrarre situazioni quotidiane con un tocco satirico, come nel vivace disegno sul bus, evidenzia la sua maestria nel cogliere le peculiarità umane.
      Steinberg, nel creare opere con tratti vaghi, gioca con la percezione visiva degli osservatori, regalando loro la capacità di decifrare forme complesse. La sua arte riflette un’affascinante fusione di diverse correnti artistiche, con l’astrattismo evidente nelle sue mappe del mondo e il cubismo riflesso nei lineamenti geometrici dei suoi soggetti; non solo intrattiene e stimola la riflessione, ma lascia un’impronta indelebile come pioniere che ha plasmato l’arte contemporanea con la sua visione unica e la sua abilità di sintesi di stili artistici diversi.

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  58. Facchini Valeria LABA   3 Dicembre 2023 at 09:58

    Saul Steinberg, un genio dell’arte del Novecento, emerge da questo articolo che non era solo un artista, ma anche un osservatore acuto e un filosofo nascosto dietro la grazia delle sue linee. La sua abilità nel disegno è accompagnata da una profonda riflessione sulla società, esplorando il concetto delle maschere umane e ironizzando sulle convenzioni dell’alta società. Il tema delle maschere, come evidenziato nella sua collaborazione con Inge Morath, si rivela affascinante. Steinberg sottolinea il ruolo delle maschere nella vita sociale, rivelando il lato umoristico e paradossale del modo in cui le persone si nascondono dietro di esse. La scelta di utilizzare maschere create con sacchetti di carta commerciale aggiunge un tocco di umiltà a questa analisi, suggerendo che tutti, non solo l’alta società, si imbarcano in questo gioco di finzione sociale. L’alta società diventa il terreno fertile per l’arguzia di Steinberg. La sua arte non è solo un esercizio estetico ma una critica penetrante, una lente che mette in risalto le ipocrisie e le vanità di coloro che si ritengono al di sopra degli altri. La sua ironia è come una freccia che colpisce le maschere sociali, rivelando la vulnerabilità e la comicità intrinseche nelle aspirazioni e nei comportamenti della classe privilegiata.
    La copertina realizzata per il New Yorker “The Family” del 1968 è un perfetto esempio di questa abilità di Steinberg nel rivelare la natura umana attraverso il suo tratto distintivo. Le maschere di ogni personaggio, con diverse consistenze di tratto e colore, diventano una metafora visiva della complessità delle relazioni familiari e sociali. La sua connessione con la filosofia, evidente nelle sue opere, dimostra che Steinberg non è solo un artista ma anche un osservatore profondo. Sono convinta che la sua maestria nell’arte dell’osservazione derivi dal suo passato di studente in lettere e filosofia ma soprattutto dal contesto storico in cui è cresciuto. Il forte clima antisemita ha aiutato a concretizzare il suo pensiero critico verso le maschere che indossa l’essere umano per vivere all’interno della società.
    Riprendo il lavoro con Inge Mortath poiché trovo che sia un’ulteriore esplorazione di questo legame tra filosofia e arte. Le maschere diventano una rappresentazione visiva dell’ambiguità umana, della necessità di nascondersi e della complessità delle identità. Steinberg, con la sua maschera di sacchetti di carta, si inserisce in questo gioco, mettendo in discussione la sincerità e la trasparenza delle interazioni sociali. La leggerezza del tratto di Steinberg è un altro elemento distintivo che caratterizza il suo stile. Questa leggerezza non è solo visiva, ma si estende alla sua capacità di affrontare argomenti complessi con un tocco giocoso. La sua ironia è affilata ma mai pesante, e questa delicatezza nel trattare argomenti critici è ciò che rende le sue opere così potenti e accessibili. L’essenzialità nell’approccio grafico, riducendo il disegno al minimo indispensabile senza compromettere la chiarezza concettuale, è un’altra chiave del suo stile. Ha una grande capacità di estrarre il significato attraverso l’essenzialità; mostra una maestria nel semplificare che va al di là delle competenze tecniche.
    In definitiva, l’eredità di Saul Steinberg è un connubio unico di filosofia, leggerezza, e critica sociale. Il suo talento nel disegno è solo la punta dell’iceberg, sostenuto da una profonda comprensione della natura umana e della complessità delle interazioni sociali. La sua arte non è solo visivamente stimolante ma offre anche uno spunto per una riflessione più profondo sulla società, sulle maschere che indossiamo e sulle ironie intrinseche della vita. Steinberg è riuscito a creare un linguaggio artistico che va oltre le barriere linguistiche, comunicando concetti complessi in modo accessibile a tutti. La sua capacità di far emergere il comico, il paradossale e l’arguto dalle situazioni quotidiane è ciò che rende il suo lavoro “senza tempo” e universalmente riconosciuto.

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    • Giorgia Adani LABA   3 Dicembre 2023 at 18:45

      Sono completamente d’accordo con te, Valeria. La sua arte non si limita ad essere solamente visiva, ma anche istruttiva. E’ accessibile a tutti, poiché non usa segni di difficile comprensione e riesce a trattare temi delicati, che riguardano anche la società odierna. Io però, personalmente, guardando le sue opere, non penso che usi ironia ma umorismo, che a differenza dell’ironia, mostra il lato profondo delle situazioni e ci fa riflettere, mentre l’ironia ci suscita solamente una risata.
      Del resto anche a me ha affascinato molto il concetto delle maschere, che ho ammirato molto anche nel personaggio di Pirandello ed è un tema molto ricorrente anche al giorno d’oggi. Steinberg è stato davvero bravo nell’arte e nelle illustrazioni che produceva.

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  59. Alice Turchini LABA   3 Dicembre 2023 at 11:15

    Con un’enorme semplicità ed eleganza Steinberg è riuscito a creare qualcosa di così stranamente unico, dico stranamente perché a primo impatto i suoi disegni sembrano banali, come se avesse buttato sul foglio qualche schizzo per poi dimenticarsene e abbandonarli. Invece poi osservando meglio si riescono a cogliere così tanti dettagli e allusioni ad un mondo che va oltre il semplice tratto. È vero, le città sono città, ma dietro c’è molto altro, le persone sono persone, ma tutto nasconde un significato più profondo.
    La linea di Steinberg non è come ritiene lui solo inchiostro, è un’idea, un pensiero.
    L’autore è sempre sulla carta insieme all’inchiostro, e ci si nasconde dentro.
    Da sempre nella storia dell’arte e ancora ai giorni nostri i disegni e dipinti sono sempre molto ricchi, pieni di dettagli, colori, contrasti e più veritieri possibili, mentre Steinberg ci ha insegnato che non serve riempire enormemente i fogli per trasmettere qualcosa, anche tramite poche linee, semplici e minimali si può scoprire un mondo di significati e concetti. A volte uno spazio bianco esprime più di mille colori.

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    • Letizia Casotti   3 Dicembre 2023 at 20:56

      Mi piace molto l’idea di artista che propone Alice e la condivido.
      Infatti penso che rendere l’idea in un’opera di un qualcosa fatto per caso o senza impegno o comunque “buttato lí” sia molto piú complicato di tanti virtuosismi che si possono vedere in giro.
      Rendere il concetto piú semplice ti dá anche un maggior gusto nell’osservare l’opera, rispetto ad illustrazioni dense di dettagli di cui magari non si riesce piú nemmeno a percepire il messaggio

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  60. Giorgia Adani LABA   3 Dicembre 2023 at 11:27

    Vi sono molti artisti che criticano la società moderna attraverso la loro arte, però è interessante osservare come lo fa Steinberg, ha un tratto molto semplice ma riconoscitivo, ha un tratto, secondo me, molto “bambinesco” (che non vuole essere una critica, ma semplicemente una differenziazione di stile), poiché utilizza forme semplici, non troppo complesse o ricercate, per esprimere concetti complicati come le critiche che fa alla società moderna che cita nel suo articolo e il concetto di “maschere”. Ha differenti stili (come si può vedere nella figura 4, del suo articolo) e li sa accomunare, li sa accostare tra loro e gli dà un senso. Niente è buttato a casaccio nelle sue illustrazioni, sono semplici ma allo stesso tempo complesse, c’è un accostamento della semplicità del suo stile ma nella profondità del suo pensiero. Mi ha colpito molto il suo set fotografico “the Mask Series”, dove Steinberg in persona e altri suoi amici indossano maschere, per criticare la società moderna, ed essendo un amante di Pirandello e del suo pensiero, mi ricorda molto lui. Il concetto di “maschere” che anche lui ha espresso nel secolo prima, dove tutti noi indossiamo delle maschere per interagire con gli altri e non siamo mai fino in fondo noi stessi, perché in fondo, nella società moderna, le prime impressioni contano molto più di quello che vogliamo far sembrare.
    Il tratto di Steinberg non è molto riconoscibile secondo me, perché essendo molto semplice non è difficile da emulare, ma la cosa che lo rende unico è come esprime il suo pensiero, come, attraverso le sue illustrazioni esprime i concetti e li rende suoi.
    Io riconosco le sue illustrazioni da questo, dal concetto che vuole esprimere e come lo esprime. La sua differenziazione di stili in un’unica illustrazione è molto interessante, secondo me perchè vuole mostrare quanto le persone da lui disegnate, ognuna con il loro stile (nonostante secondo lui indossino delle maschere), sono uniche nel loro genere e per quanto possono essere differenti gli uni dagli altri, possono stare armonicamente insieme, come noi esseri umani che nonostante siamo diversi in modi di fare, caratterialmente o qualsiasi altra cosa, possiamo andare d’accordo e “stare bene insieme”, proprio come gli stili differenti che lui accosta nelle sue stesse illustrazioni.
    Steinberg ha uno stile che mi piace molto, minimalista alla vista ma complesso se si osserva molto più attentamente, andrei con piacere a vedere una sua mostra.

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  61. Giovanni Forlenza LABA   3 Dicembre 2023 at 11:37

    Prima di addentrarmi in questo interessante articolo, non avevo mai avuto conoscenza della figura di Saul Steinberg. Le sue opere si distinguono per l’incredibile inventiva, lo sottile umorismo e la capacità di suscitare profonde riflessioni sulla società moderna.
    Il tratto di Steinberg è caratterizzato da una notevole leggerezza e da un’eleganza sorprendente. Riesce a comunicare uno spirito di spontaneità e libertà che conferisce alle sue opere un’energia straordinaria. Inoltre, Steinberg sfrutta una vasta gamma di tecniche, come l’inchiostro, la matita, l’acquerello e il collage, per creare un effetto di profondità e complessità. Ciò che rende le opere di Steinberg così coinvolgenti è il loro significato intrinseco. Utilizza il suo talento artistico per criticare la società moderna e mettere in discussione le convenzioni sociali. Nei suoi disegni, Steinberg raffigura l’uomo moderno come un consumatore insaziabile, circondato da oggetti e beni di lusso incapaci di soddisfarlo completamente. Il tema del consumismo è solo uno degli elementi presenti nelle sue opere, che affrontano anche il potere, l’autorità, la guerra e la violenza. Steinberg non si limita a criticare la società, ma offre anche una visione alternativa del mondo. Suggerisce che la creatività, l’umorismo e l’ironia possano essere utilizzati come strumenti per affrontare le difficoltà della vita moderna. Una delle peculiarità dell’arte di Saul Steinberg è la sua sfida alla definizione in termini di un movimento artistico specifico. Pur avendo un impatto significativo sulla cultura popolare e sull’arte contemporanea, è difficile categorizzarlo in un’unica corrente. Steinberg ha operato tra l’astrattismo e l’arte concettuale, ma la sua arte è una fusione di entrambe, sfuggendo a una classificazione netta. Inoltre, ha lavorato con una vasta gamma di media, come l’illustrazione, la caricatura, il disegno e il collage, spesso combinandoli per creare opere uniche e originali. L’incapacità di definire chiaramente l’arte di Steinberg in un movimento specifico è un segno della sua creatività e del suo spirito innovativo, che gli hanno consentito di creare opere senza confini né limiti.
    In conclusione, le opere di Saul Steinberg rappresentano una delle voci più importanti e influenti dell’arte moderna. Utilizza il suo tratto leggero e la sua creatività per mettere in discussione le convenzioni sociali e proporre nuove visioni del mondo. Il suo talento artistico e la profonda intelligenza lo collocano tra i grandi maestri dell’arte moderna, e il suo lavoro continua a ispirare artisti e critici in tutto il mondo. Personalmente, ritengo che Steinberg abbia raggiunto un equilibrio perfetto tra forma e contenuto, creando opere che sono simultaneamente belle, interessanti e significative.

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    • DARIO BRUNO LABA   3 Dicembre 2023 at 21:40

      Sono completamente d’accordo con l’osservazione sulla straordinaria capacità di Saul Steinberg nel comunicare uno spirito di spontaneità e libertà attraverso il suo tratto leggero ed elegante. La sua abilità di suscitare profonde riflessioni sulla società moderna tramite opere così ricche di inventiva e umorismo è davvero unica e notevole. Steinberg ha veramente colto l’essenza della creatività come mezzo per sfidare le convenzioni sociali e offrire visioni alternative del mondo, un aspetto che trovo estremamente ispirante.

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  62. Manuela Guida LABA   3 Dicembre 2023 at 13:07

    Adoro come Steinberg utilizzi delle semplicissime linee che sembrano fatte da un bambino per rappresentare una scena. Sicuramente un vero maestro per semplificare al massimo un concetto che può essere anche nella vita di tutti i giorni (es, il bus) che può far suscitare una sorta di umorismo sulla società. E’ interessante il discorso di ”maschere” che utilizza nelle sue opere, ovviamente come non ricordare il grande scrittore Luigi Pirandello, con la sua citazione ”La maschera è il mezzo con il quale l’uomo cerca di vivere all’interno della forma.”
    Entrambi gli artisti sono d’accordo sul fatto che le persone nella vita sociale indossino continuamente maschere reali e non. Finisco col dire che nella copertina de ”The New Yorker” (fig.4) ho trovato in modo particolarmente affascinante il fatto che abbia utilizzato diverse tecniche di disegno, come il puntinismo, l’impressionismo, il ritratto a matita, l’astrattismo, il fumetto e un autoritratto di un bambino disegnato appunto come avrebbe fatto lui stesso. Per raffigurare nel complesso una semplice famiglia Newyorkese.

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    • Sara Cadegiani LABA   3 Dicembre 2023 at 20:52

      Sono pienamente d’accordo nel giudicare la copertina de “The New Yorker” molto affascinante.
      Steinberg è particolarmente noto per quelle sue illustrazioni, hanno contribuito nel definire la sua estetica e il suo stile.
      La sua abilità nel trasformare concetti astratti in immagini ricche di significato ha reso il suo lavoro straordinariamente influente nel mondo dell’arte contemporanea.

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  63. Celeste LABA   3 Dicembre 2023 at 13:09

    Personalmente ammiro profondamente l’arte di Saul Steinberg, un genio che ha il potere di trasformare linee e disegni apparentemente semplici in profonde riflessioni sulla vita. I suoi disegni, apparentemente chiari, nascondono spesso enigmi che spingono colui che guarda, a riflettere su vari aspetti della società e della cultura.

    Un esempio affascinante del suo talento è la copertina del The New Yorker del 29 marzo 1976, intitolata “View of the World from 9th Avenue”. In questo disegno, Steinberg ci offre una visione satirica della prospettiva newyorkese, posizionandosi in modo centrale e dando un senso di egocentrismo tipico della città.

    Un’altra opera che trovo straordinaria è la copertina del The New Yorker del 23 novembre 1968, chiamata “The Family”. Qui, Steinberg utilizza tratti distinti e colori diversi per rappresentare i membri di una famiglia, sottolineando in modo giocoso le loro caratteristiche individuali.

    Inoltre, l’approccio sperimentale di Steinberg è evidente nel suo lavoro con la fotografa Inge Morath, dove indossa maschere per esplorare il concetto di mascheramento sociale e ipocrisia. Queste immagini sono un esempio della sua audacia nel combinare diversi stili artistici.
    La sua capacità di combinare semplicità e profondità nei disegni è una testimonianza del suo genio creativo e della sua influenza duratura nell’arte e nella riflessione sulla vita.

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  64. Chiara Gasperi Laba   3 Dicembre 2023 at 14:09

    Ammiro le capacità di Saul Steinberg nel realizzare disegni così significativi con una linea così fine ed essenziale.
    Egli considera il disegno, il mezzo che lo libera dal bisogno di parlare e di scrivere.
    La grande capacità di questo artista infatti è proprio la capacità di comunicare idee e tematiche profonde attraverso semplici tratti su carta. La sua è una linea pulita.
    Ciò che caratterizza lo stile di Saul Steinberg come disegnatore sono i suoi disegni essenziali che, con una linea continua, descrivono l’uomo e le contraddizioni umane universali.
    Secondo Steinberg “l’arte è una sfinge e la bellezza della sfinge è che sta a noi osservatori doverla interpretare”.
    Un altro tema interessante è quello delle “maschere” fondamentale nell’arte di Steinberg, secondo il quale tutti si “travestono” in questo mondo, tutti indossano una maschera, reale o metaforica. Le persone inventano personaggi attraverso il trucco, l’espressione del viso, le acconciature; “la maschera”, secondo Steinberg è una protezione contro la rivelazione.
    Uno dei più famosi progetti, sono i sacchetti di carta su cui disegna facce stilizzate di persone e animali, dalle quali poi nascono una serie di fotografie di persone che posano con il sacchetto in volto.
    Steinberg è considerato un intellettuale della grafica, colui che ha rivoluzionato il nostro mondo grazie all’uso della caricatura e dell’ironia. Si può dire che abbia mostrato lo specchio della nostra società in cui spesso padroneggia l’uso della “maschera” per nascondere e soprattutto distorcere quella che è la nostra vera natura. Spesso infatti nella nostra società le persone tendono a nascondersi dietro a delle maschere per identificarsi in persone che in realtà non sono.

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  65. Enrico Rossi LABA   3 Dicembre 2023 at 14:44

    Innanzitutto, devo dire che sono totalmente d’accordo con l’idea che le cose semplici piacciono. Trovo che la leggerezza e l’essenzialità nei disegni di Steinberg non siano facili da imitare anche perchè la capacità di semplificare senza compromettere la chiarezza del messaggio è una qualità che non tutti hanno.
    Mi ha colpito la vignetta “Come vanno gli affari?”. Trovo geniale il modo in cui Steinberg utilizza la forma essenziale del grafico che sprofonda nel pavimento per dare rappresentazione viva degli affari in quel preciso momento. La sua abilità nel cogliere l’essenza di concetti complessi e renderli accessibili attraverso il disegno è qualcosa a cui aspirerei sicuramente nel mio percorso di graphic design.
    Affascinante l’arte visiva e comunicativa che Steinberg sa utilizzare.
    Inoltre, la collaborazione con Inge Morath e l’uso delle maschere mi ha fatto pensare alle parole di Pirandello. La citazione di Steinberg, secondo cui le persone indossano maschere per proteggersi dagli altri e forse da se stessi, è profonda e riflette la complessità delle relazioni umane.
    Infine, come detto anche da lei, il tratto e la capacità di comunicazione di Saul Steinberg sono molto riconoscibili data la sua quasi unicità. Dico quasi perchè anche i lavori di Jean-Jacques Sempé, illustratore e fumettista francese, si avvicinano molto ai tratti artistici di Steinberg e anche lui ha lavorato per delle vignette umoristiche per il “The New Yorker”.

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  66. Filippo Bruno LABA   3 Dicembre 2023 at 14:59

    Saul Steinberg è senza dubbio un artista eclettico e geniale, la cui opera trasuda un’affascinante combinazione di ingegno satirico e maestria comunicativa. Il suo lavoro è per me un viaggio affascinante attraverso il potere della comunicazione visiva e mi invita costantemente a esplorare nuove prospettive, a riflettere e sicuramente a scoprire il piacere dell’osservazione critica.
    A tal proposito, mi ha particolarmente colpito questa citazione riportata nell’articolo:
    “Quando trovi un interpretazione sei già salvo, può darsi che l’interpretazione non ci porti alla verità, ma è un esercizio che ci salva”
    Steinberg a mio parere cattura in pieno l’essenza della creatività e della ricerca del significato, sicuramente le sue opere possono portarci alla scoperta di nuove idee, stimolare la nostra immaginazione e aprirci a una comprensione più profonda (o quantomeno più critica) del mondo che ci circonda.

    In virtù di quanto ho appena affermato, riporto ora qui sotto una citazione del commento scritto dal mio collega “NiccoZ LABA”, con il quale mi trovo particolarmente in disaccordo:

    “Le sue opere infatti non solo descrivono con satira la società, ma osservano con oggettività il mondo circostante.”

    Credo sia riduttivo parlare di Steinberg in questi termini. Al contrario, ritengo che la sua opera vada ben oltre la mera osservazione oggettiva, fungendo piuttosto da catalizzatore per stimolare l’osservazione critica e l’interpretazione personale.
    Steinberg attraverso la sua satira/critica sembra intenzionalmente sfidare la mera descrizione oggettiva della società, le sue opere però non si limitano a riflettere passivamente il mondo, ma piuttosto invitano gli spettatori a partecipare attivamente al processo interpretativo. L’intento sembra più essere quello di suscitare domande, incoraggiare una riflessione profonda e spingere il pubblico a esplorare diverse angolazioni di una situazione o di un concetto.

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    • Enrico Rossi LABA   17 Dicembre 2023 at 16:49

      “Quando trovi un interpretazione sei già salvo” alcuni potrebbero non essere d’accordo e sostenere che l’interpretazione è soggettiva e non necessariamente “salva” chi l’esprime.
      Inoltre non è detto che le opere di Steinberg portino sempre alla scoperta di nuove idee e alla comprensione del mondo, poiché alcune delle sue opere possono essere considerate semplicemente come satire o espressioni artistiche senza un significato più profondo.

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  67. Luigi Pezzella Laba   3 Dicembre 2023 at 15:41

    Saul Steinberg è stato un artista eclettico e straordinario, la cui genialità si è espressa attraverso una vasta gamma di forme artistiche. La sua abilità nel disegno è stata straordinaria, caratterizzata da linee distintive e tratti che hanno conferito un carattere unico alle sue opere. La sua capacità di cogliere l’essenza di situazioni quotidiane con ironia e profondità è davvero ammirevole.
    Steinberg non si è limitato solo al disegno, ma ha esplorato anche altri medium come la pittura e la scultura, dimostrando una versatilità artistica notevole. La sua capacità di trasformare oggetti banali in opere d’arte intriganti è un testimone della sua prospettiva creativa unica.
    Inoltre, il suo lavoro è spesso caratterizzato da una profonda riflessione sulla condizione umana, esplorando temi sociali e culturali con saggezza e umorismo. Steinberg è riuscito a comunicare messaggi complessi attraverso la sua arte in modo accessibile e coinvolgente, rendendo il suo lavoro attraente per una vasta gamma di spettatori.
    In sintesi, Saul Steinberg è un maestro nell’arte di catturare la vita quotidiana con uno sguardo acuto e un tocco distintivo. La sua vasta gamma di talenti e la sua capacità di trasmettere significati profondi attraverso l’arte lo collocano tra gli artisti più influenti e stimolanti del suo tempo.

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    • Alice Turchini LABA   3 Dicembre 2023 at 17:49

      Concordo pienamente sulla sua abilità nel disegno, caratterizzata da linee distintive e tratti che conferiscono un carattere unico alle sue opere. La menzione della capacità di Steinberg di cogliere l’essenza delle situazioni quotidiane con ironia e profondità è appropriata e mette in luce la sua notevole abilità interpretativa.
      È vero che Steinberg esplora temi sociali e culturali, ma la caratterizzazione di una riflessione profonda potrebbe variare a seconda delle opere, alcuni dei suoi lavori potrebbero essere più leggeri e giocosi, focalizzati sull’umorismo piuttosto che su riflessioni profonde.

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  68. Rebecca C. LABA   3 Dicembre 2023 at 15:47

    Saul Steinberg è universalmente elogiato per la sua straordinaria creatività e la sua capacità di toccare temi sociali e politici attraverso l’arte in modi unici e sorprendenti.
    L’eredità di Saul Steinberg si riflette nella sua capacità di cogliere l’essenza della vita quotidiana e di trasformarla in opere d’arte che sono allo stesso tempo intelligenti, umoristiche e intrinsecamente umane infatti disse “Il vero disegnatore è colui che sa trasformare il mondo in una forma nuova e sorprendente”; sorprendente appunto perché fu in grado di analizzare e commentare con grande agilità la cultura contemporanea.
    Steinberg non era solo una manifestazione artistica, ma una piattaforma interattiva che invitava il pubblico a esplorare, riflettere e andare oltre la superficie visibile per cogliere nuovi aspetti della realtà. La sua capacità di trasformare l’osservazione in un’esperienza più profonda è ciò che ha reso il suo contributo così significativo nel mondo dell’arte e della comunicazione visiva.
    Attraverso il suo tratto unico, Saul Steinberg non solo disegnava immagini, ma offre agli spettatori la chiave per sbloccare nuove prospettive e scoperte nell’apparente semplicità del suo tratto.
    Infatti l’influenza dell’artista persiste nel tempo, artisti successivi hanno continuato ad essere ispirati dal suo lavoro, dimostrando il suo impatto duraturo sulla scena artistica.

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  69. Mila LABA   3 Dicembre 2023 at 15:58

    Saul Steinberg diventa uno dei disegnatori più importanti del Novecento, grazie alla potenza comunicativa delle sue opere su carta. Viste l’essenzialità delle sue composizioni, la leggerezza del suo tratto e l’utilizzo esclusivo della linea, le sue opere potrebbero essere definite apparentemente infantili e semplici, ma si portano dietro una forte componente comunicativa e messaggi profondi. Infatti l’artista tramite le sue rappresentazioni vuole esprime un concetto più generale che grafico; utilizzando trappole percettive spinge l’osservatore a farsi un’idea ben precisa dei personaggi rappresentati: un ottimo esempio è il disegno delle due donne con la pelliccia che vengono rappresentate come se avessero la pelliccia anche in faccia per dare l’idea del ridicolo e criticare lo stile di vita del lusso eccessivo.
    Opere che spingono l’osservatore a far lavorare la propria mente in quanto sono da interpretare tramite l’osservazione, il pensiero e l’esperienza personale; sono come un esercizio mentale che serve a svegliare la mente e sviluppare una propria idea riguardo al tema trattato.
    Steinberg è tramite diversi espedienti stilistici che riesce a far entrare il fruitore nelle sue opere e a trasmettergli importanti messaggi.
    Uno degli espedienti utilizzati da Steinberg è l’ironia, appresa sin dai primi anni di lavoro grazie all’impiego per il giornale umoristico Bertoldo, tramite la quale attira l’attenzione del fruitore che osservando attentamente l’opera va oltre alla superficie del disegno estrapolando da esso un messaggio più profondo.
    Anche tramite il trattamento della linea Steinberg attribuisce alle figure disegnate una gerarchia ben precisa: questo è evidente nella copertina del The New Yorker intitolata “The Family” dove si può vedere come ogni personaggio è rappresentato con una tecnica di disegno della linea differente, in base all’importanza e alla rilevanza della figura nella dimensione familiare.
    Inoltre il trattamento dello spazio nelle opere di Saul Steinberg è molto particolare e significativo: rappresenta lo spazio per come viene pensato e concepito più che per come è nella realtà. Ad esempio, in “View of the World from 9th Avenue”, la famosa copertina del The New Yorker, rappresenta l’area geografica al di la dei confini della città di New York, come se New York si posizionasse su un piedistallo rispetto alle terre al di la del fiume Hudson.
    Un’altro tema fondamentale nell’opera di Steinberg è quello delle maschere: secondo la sua idea ogni persona nella vita sociale indossa costantemente maschere che servono a proteggersi dagli altri, nascondendo le reali reazioni, emozioni e sensazioni dell’individuo. Di conseguenza le persone sono classificate e giudicate per la maschera che indossano e non per la propria reale personalità. Questo concetto lo esprime durante una collaborazione con la fotografa Inge Morath: progetto che comprende una serie di scatti in cui Steinberg e altri suoi amici indossano maschere fatte con sacchetti di carta, su cui l’artista aveva disegnato facce stilizzate estremamente espressive. Con questo progetto si vede anche un’evoluzione formale dell’opera di Steinberg, tramite l’utilizzo di materiali non convenzionali, quali i sacchetti di carta.
    In conclusione l’opera di Steinberg è davvero molto interessante proprio per la sua dimensione comunicativa, proprio come dice Gombrich “I suoi disegni si spiegano molto meglio di come lo si possa fare a parole”.

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  70. Giulia Minghini LABA   3 Dicembre 2023 at 15:59

    Steinberg non si esprime attraverso le parole, ma utilizza linee per rappresentare la realtà. Raffigura infatti concetti che rimandano alla realtà.
    I suoi disegni raffigurano spesso forme semplici, dal tratto nitido e raffinato ed esprimono idee e concetti che trasmettono ironia e intelligenza.
    I suoi segni erano puri pensieri, le sue linee pulite riescono a comunicare i messaggi/idee in modo semplice e diretto come solo un bambino, privo di una visione artistica incontaminata riesce a fare.
    Personalmente i concetti e creazioni che mi hanno colpito di più sono i sacchetti di carta che elaborati dalla sua fantasia hanno dato luogo a una serie di maschere, diventate famose in America grazie alle fotografie di Morath, ma anche alla visione della mano aperta che assomiglia a un volto con i capelli dritti e svolazzanti. È incredibile come da piccolezze come un sacchetto di carta e una mano aperta è riuscito ad esprimere dei concetti a prima vista bizzarri, ma con un senso facendo così riflettere.
    È importante per lui il mascheramento, tutti indossano una maschera, reale o metaforica.
    I suoi disegni fanno riflettere su questioni importanti della vita quotidiana, riesce a catturare la complessità dell’esistenza umana in semplici tratti di penna, una delle sue celebri frasi è: “Basta poco per raccontare, basta una linea”, attraverso le linee rende le sue illustrazioni riconoscibili e immediatamente comprensibili.

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    • Camilla Fabbri LABA   3 Dicembre 2023 at 22:04

      Sono pienamente d’accordo con te, Giulia! E’ possibile notare l’approccio distintivo di Steinberg all’arte; evidenziando la sua straordinaria maestria nel comunicare concetti complessi attraverso linee e forme essenziali.
      Straordinario come egli sia stato in grado di sottolineare la sua creatività, ad esempio, nella trasformazione di sacchetti di carta, in maschere.
      La riflessione sul concetto di mascheramento, sia in modo concreto che simbolico, conferisce profondità alle sue opere, incitando una riflessione più ampia sulla natura umana e sulla società. La citazione “Basta poco per raccontare, basta una linea” enfatizza la potenza della semplicità nelle sue illustrazioni, mettendo in luce la capacità di Steinberg di Sintetizzare la complessità dell’esistenza in tratti essenziali di penna.

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  71. Aurora LABA   3 Dicembre 2023 at 16:14

    Saul Steinberg vuole ritrarre le caratteristiche principali della società rappresentando la realtà attraverso il travestimento. Le figure che egli disegna sono infatti, delle caricature che evidenziano i tratti tipici del periodo che l’artista vuole descrivere.
    Attraverso i suoi prodotti, egli comunica al pubblico il suo pensiero. Nella vignetta che mostra le due donne che si reggono ai mancorrenti della metro, Steinberg esagera nella rappresentazione degli abiti delle due donne, in contrasto con la vignetta in cui ci mostra uomini tutti uguali e con la stessa postura che viaggiano anch’essi nella metro e si reggono ai mancorrenti. Con questa prima vignetta, egli vuole esagerare la visione in cui si vive la moda al tempo in cui egli è appena arrivato in America.
    Grazie ai suoi disegni semplici e lineari, egli riesce a trasmettere le sue idee filosofiche. Secondo me, Steinberg riesce ad esprimere al meglio i suoi pensieri nella vignetta in cui rappresenta la città di New York, dove in primo piano si vede la 9th Avenue ricca di edifici, automobili e persone e dove invece, nello sfondo vengono prima rappresentati in maniera più semplice, gli altri stati degli Stati Uniti e infine, in modo molto schematico, le terre più lontane che appartengono ad altri continenti. Qui ci vuole far capire come i Newyorkesi si vedono in rapporto al resto del mondo.
    Mi trovo d’accordo con il commento di Michele Malerba, sia per quanto espresso fino ad ora, sia per quanto concerne l’idea di rappresentare la libertà attraverso le maschere. Gli uomini possono nascondersi dietro qualcun altro e lasciarsi andare alla trasgressione, ma la maschera non copre l’identità; la maschera in realtà è una metafora della vita che è soltanto una recita. Essa prima o poi è destinata a cadere, soprattutto quando ci troviamo di fianco a qualcuno che ci conosce bene.

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    • Achille   3 Dicembre 2023 at 19:11

      Mi trovo pienamente d’accorto con quello che dice “Aurora Laba” ,la maschera è un oggetto metaforico. Non è l’oggetto in per se ad altera l’identità della persona, ma siamo noi a consideralo dopo gli stereotipi che da sempre ci hanno indotto.

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  72. Nicole Pieri   3 Dicembre 2023 at 17:08

    Saul Steinberg: architetto, illustratore, vignettista, in molti hanno provato a definire questo artista poliedrico. Un uomo dalle molteplici sfaccettature che ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo dell’arte visiva. La sua opera spazia dalla satira politica al disegno umoristico, conferendo a Steinberg un ruolo di rilievo nella rappresentazione visiva del suo tempo.
    Capace di catturare l’essenza della condizione umana attraverso tratti distintivi e uno stile iconico. Celebre è la sua copertina del New Yorker del 1976, dove rappresenta una mappa di New York in cui il resto del mondo è relegato in secondo piano, secondo la visione di superiorità spesso associata ai newyorchesi.
    Paragonato ad altri artisti contemporanei come Al Hirschfeld o André François, Steinberg si distingue per la sua versatilità e per un approccio unico alla satira, con opere che possono essere collegate a movimenti artistici più ampi, quali l’arte concettuale e il dadaismo.
    Influenzato dalla sua esperienza prima in Romania, poi in Italia e dal successivo trasferimento negli Stati Uniti, Steinberg offre uno sguardo critico sulla società e la cultura contemporanea attraverso il suo tratto distintivo e le sue rappresentazioni spesso umoristiche.
    Ma Steinberg non è solo un tracciatore di linee su carta; ogni linea che disegna è intrisa di significato artistico e psicologico. Niente è lasciato al caso o al mero estetismo; ogni tratto è frutto di un dialogo tra l’autore, i suoi sentimenti, la sua mano, e il suo pubblico.
    Nella sua opera, ogni piccolo tratto è una risposta alle sue domande profonde. Steinberg ha interrogato la vita e ha tracciato punti interrogativi nella sua storia, chiedendosi cosa significhi disegnare, dipingere, guardare e pensare. I suoi disegni sono pensieri resi visibili, e uno dei suoi libri più celebri, “L’arte di vivere”, è una riflessione sulla vita stessa.
    Ogni segno, ogni linea è stata pensata dall’artista. Steinberg analizza la linea, il suo significato, i suoi linguaggi comunicazionali e la sua composizione. Come un critico attento, si avvicina alla linea in modo analitico e psicoanalitico, trasformando il pensiero in immagini, cercando di analizzare la linea nel profondo, rendendo visibili i meccanismi del pensiero attraverso il suo tratto unico.

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  73. Elisa Mattia LABA   3 Dicembre 2023 at 18:40

    L’articolo offre un’analisi approfondita su Saul Steinberg, concentrandosi sulla sua mostra alla Triennale di Milano. Esponendo una prospettiva critica e informativa, evidenziando l’originalità e la complessità intrinseche dell’artista.
    Si sofferma sulla sottovalutazione iniziale di Steinberg da parte dei critici d’arte, mettendo in evidenza la sfida nel categorizzarlo a causa della sua natura poliedrica e della resistenza a essere etichettato.
    L’analisi si estende a opere specifiche, in particolare quelle tratte da “The Art of Living”, rivelando la profondità concettuale di Steinberg e la sua abilità nel catturare la complessità della vita attraverso uno stile distintivo. Il carattere filosofico delle sue opere, che sfugge a definizioni rigide, invita il fruitore a una percezione più ampia e critica dell’arte, trasformando l’osservazione delle opere in un’esperienza riflessiva.
    La biografia di Steinberg è esplorata con dettagli che mettono in luce il suo percorso di vita e le molteplici influenze culturali che hanno plasmato il suo genio artistico. La collaborazione con Inge Morath e la riflessione sull’uso delle maschere nella società aggiungono ulteriore profondità alla comprensione dell’artista.
    Lo stile di Steinberg è analizzato in modo esaustivo, identificando tratti distintivi come leggerezza, essenzialità e arguzia. Questi elementi contribuiscono a una filosofia portatile, mettendo in evidenza la fragilità umana e stimolando una riflessione più profonda sul significato delle opere.
    La seconda parte del discorso si concentra sulla percezione delle opere di Steinberg, esplorando l’affascinante concetto che, nonostante l’apparenza chiara iniziale, diventino più complesse con l’osservazione prolungata. La citazione di Steinberg sulla volontà di “ricordare il disegno” suggerisce che la ricerca di un significato “giusto” potrebbe andare contro alle intenzioni dell’artista, aggiungendo un ulteriore strato di interpretazione.
    L’ambientazione delle due donne sulla metro suggerisce la possibilità che, nonostante le apparenze, siamo tutti uguali, introducendo un elemento di riflessione sulla condizione umana.
    La riflessione sulla copertina del New Yorker del 29 marzo 1976 aggiunge un livello di complessità, indicando che le interpretazioni possono variare, e sottolinea il modo in cui Steinberg raffigura le persone che ci circondano attraverso le sue maschere.
    Le sue opere, caratterizzate da un tratto leggero di matita o inchiostro, criticano la società moderna sfidando le convenzioni sociali. La sua rappresentazione dell’uomo moderno come un consumatore insaziabile è solo uno degli aspetti dei suoi molteplici temi, che spaziano dal consumismo al potere, all’autorità, alla guerra e alla violenza.
    Dunque le opere di Steinberg rappresentano una voce influente nell’arte moderna, offrendo una visione alternativa del mondo attraverso la creatività, l’umorismo e l’ironia.

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  74. Gabriele O LABA   3 Dicembre 2023 at 18:52

    Saul Steinberg si distingue, tra le altre cose, per la sua affascinante e straordinaria diversità artistica. Attraversando discipline come l’illustrazione, il disegno, la pittura e persino l’arte concettuale, Steinberg ha dimostrato un talento eclettico. Il suo stile distintivo e l’umorismo acuto caratterizzano le sue opere, che catturano la complessità umana con una sottile critica sociale. La sua abilità nel rendere visibile l’invisibile emerge nell’esplorazione del mondo interiore e nella raffigurazione sintetica di esperienze umane complesse, ma pur sempre facilmente riconoscibili. Dalla rappresentazione di labirinti alle ironiche critiche, Steinberg sfida convenzioni e invita ad una prospettiva diversa, come è possibile vedere nella vignetta “Autobiografia”, la quale valuta questa tipologia documentale definendola altamente soggettiva, poiché generalmente originata dalla volontà di commemorare e rafforzare il racconto individuale di fronte alle sfide dell’identità sociale e religiosa. Attraverso il disegno, prende forma appunto l’autobiografia, dove viene ritratto un individuo le cui espressioni racchiuse all’interno di un fumetto gli fungono da basamento su cui ergersi. La sua maestria nel disegno, con l’uso di tecniche e stili vari, esprime la sua visione in modo unico, stimolando la riflessione su complessità, contraddizioni e nuovi modi di comprendere la vita. L’eredità artistica di Steinberg sprona l’uso dell’immaginazione, la critica sociale, la curiosità e la connessione, promuovendo una visione più ampia dell’esistenza, che ha ispirato una moltitudine di artisti e vignettisti di tutto il mondo. In particolare trovo delle connessioni con il famoso Joan Cornellà, anche se quest’ultimo si distingue da Steinberg sia per l’estetica che per la schiettezza delle sue immagini. In sintesi, Steinberg si presenta come un artista straordinario che, con passione, ha sfidato e celebrato la complessità del mondo attraverso la sua visione unica.

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  75. Achille   3 Dicembre 2023 at 19:31

    Saul Steinberg è un illustratore, disegnatore, artista e creativo rumeno di religione ebraica, dettaglio non trascurabile dato che negli anni ‘40 questi ultimi erano oggetto di discriminazioni, restrizioni e umiliazioni fino costringerlo ad immigrazione forzata condizionando fortemente la carriera dell’artista ; tema ampiamente sviluppato nell’articolo.
    La particolarità delle opere di Saul Steinberg sta nell’impossibilità, o meglio nella difficoltà, di descriverle. Infatti, se noi, osserviamo la sua celebre opera delle donne che si reggono alle maniglie del bus o metro, e proviamo a descriverla a un qualcuno che non l’ha mai vista, ci troveremo in elevata difficoltà poiché l’insieme numeroso di tratti d’inchiostro, talvolta eccessivi per l’immaginario collettivo, rende complicata la descrizione orale. Con quanto detto non voglio assolutamente sminuire l’artista, anzi credo che per realizzare un’illustrazione del genere ci sia bisogno di tanto talento nel superare quella barriera astratta che divide la realtà dall’immaginazione.
    Molto curioso è il valore e il significato che da ai suoi tratti d’inchiostro (come li chiama lui); Anche se lo stile artistico da lui utilizzato ricorda le vignette che possiamo trovare nei quotidiani, si attribuisce loro un significato profondo.. una specie di ossimoro visivo.
    Per quanto riguarda il discorso delle maschere non posso non citare L.Pirandello e la teoria delle maschere; il letterato italiano ne parlò in senso metaforico in uno dei suoi più celebri Romanzi “Uno Nessuno e Centomila”,Steinberg invece né attribuisce il significato tramite la fotografia; entrambi l’utilizzano per denunciare una “falsa identità”, l’unica differenza, se così si può definire, sta che Pirandello accusa gli altri di farne uso e quindi indossarle mentre l’artista rumeno se ne serve come mezzo di difesa.
    Achille Errede Graphic Design 1º anno.

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    • Gaia Laba   5 Dicembre 2023 at 23:44

      Il fatto di evidenziare le discriminazioni subite da Steinberg a causa della sua religione ebraica, sebbene sia un elemento rilevante della sua vita, potrebbe portare a una lettura riduttiva delle sue opere. Concentrarsi esclusivamente sulla sua identità potrebbe trascurare altre influenze e sfumature che hanno contribuito alla sua pratica artistica. Inoltre, la descrizione della sua opera come impossibile da descrivere oralmente a causa della complessità dei tratti potrebbe essere interpretata come una giustificazione eccessiva. Criticamente, si potrebbe sostenere che la complessità non dovrebbe essere confusa con profondità e che la capacità di comunicare chiaramente attraverso l’arte dovrebbe essere un obiettivo primario per un artista.
      L’affermazione che Steinberg attribuisca un significato profondo ai suoi tratti d’inchiostro, assimilandoli a un “ossimoro visivo”, può essere considerata una lettura soggettiva. Alcuni critici potrebbero sottolineare che attribuire automaticamente significati profondi a tratti apparentemente caotici potrebbe essere un’interpretazione forzata.
      La comparazione tra Steinberg e Pirandello nell’uso delle maschere potrebbe sollevare interrogativi sulla validità di tale parallelo. Mettere in relazione un artista visivo con uno scrittore richiede attenzione, poiché le diverse forme d’arte possono trasmettere significati in modi unici e potrebbero non essere facilmente confrontabili.

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  76. Lisa LABA   3 Dicembre 2023 at 20:16

    L’ironia richiede un senso dell’umorismo molto fine e delicato, in quanto punta a strappare un sorriso anche al diretto interessato della “critica”, e proprio per questo si presenta sotto forma di gioco intellettuale spesso anche troppo sottile per essere compreso da chi non la vede nello stesso modo. E’ libera da giudizio o disprezzo, a differenza del sarcasmo, è una giocosa presa in giro in cui Steinberg con la sua penna è molto abile. Scorrendo tra le sue illustrazioni ho sempre avuto la percezione di essere proiettata all’interno della sua mente, all’interno di quel divertito pensiero fuggiasco nel vedere buffe scene di vita quotidiana che prendono vita attraverso l’inchiostro. Quante volte mi è capitato di sorprendermi nel vedere persone vestite in modo appariscente, incontrate mentre tornavo a casa, e sorriderne per la loro stranezza ai mie occhi; certo subentra un senso di ridicolo ma non necessariamente si prova un giudizio bensì la vediamo come una cosa appunto buffa o divertente. Ho riso molto con la vignetta “Mobili ultramoderni” dove un uomo si sdraia scioccamente sotto ad una sedia dalla forma innovativa: avendo studiato design oggi riesco a capire ad apprezzare il progetto dietro ad un oggetto che a prima vista può sembrare avere perso la sua funzionalità, ma quando vidi quelle sedie per la prima volta ebbi un pensiero simile e mi venne da prenderle in giro. Perciò trovo molto interpretabili queste scene ad esempio l’autore dell’articolo ha visto nelle due donne vestite “alla moda” un monito al lusso ma nello specifico può essere la caricatura di un atteggiamento come la vanità eccessiva o la superbia.

    Molto belli gli esperimenti con la linea, dove i personaggi si disegnano da soli tramite una tratto continuo, o l’evoluzione di significato che questa può avere come in “The Declaration of Independence” dove diventa delle firme a cui viene attribuito una valore variabile in base all’evento storico: possono essere emblema di speranza e valere molto o solo un’altra promessa venuta a meno e quindi essere insignificanti.
    Ma Steinberg sa essere molto incisivo quando si parla di critiche sociali o politiche e lo vediamo bene con la famosissima “View of the World from 9th Avenue” che in un primo momento ho faticato a cogliere dato che non ho mai visitato Manhattan ma ho in qualche modo appreso lo stereotipo dell’americano superiore a qualsiasi altro cittadino di questo mondo, oppure “Hitler’s program for 1942” con l’attenzione posta sul macello delle nuove generazioni. Queste opere fanno scuola sotto molti punti di vista ed è un vero peccato quanto sia stato sottovalutato come artista.

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  77. Sara Cadegiani LABA   3 Dicembre 2023 at 20:44

    Saul Steinberg è stato un artista eclettico e visionario, la cui genialità si è manifestata attraverso un linguaggio artistico unico e riconoscibile. La sua abilità nel mescolare l’umorismo, la satira e l’osservazione acuta della vita quotidiana ha reso il suo lavoro straordinariamente attraente e duraturo.
    Le sue opere, che spaziano dalla pittura alla grafica, sono intrise di uno spirito giocoso e di una profonda comprensione della condizione umana. La sua capacità di catturare con semplicità e al contempo con complessità le sfaccettature della società, della politica e della cultura è un esempio del suo genio artistico.
    La sua capacità di superare i confini tradizionali tra le discipline artistiche e di esplorare nuovi modi di esprimere la sua creatività ha ispirato molte generazioni successive di artisti.
    Saul Steinberg rimane un’icona nell’ambito dell’arte visiva, il cui impatto e la cui visione continuano a essere celebrati e studiati.

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    • Manuela Guida LABA   10 Dicembre 2023 at 18:11

      Sono d’accordo però se posso permettermi il commento poteva essere più approfondito su alcuni aspetti dell’opera di Steinberg. Ad esempio, si potrebbe analizzare come la sua arte abbia affrontato specifici temi sociali o politici, esplorare eventuali critiche o controversie legate al suo lavoro, o discutere dell’influenza di Steinberg su altri artisti in modo più specifico. Integrare dettagli più approfonditi potrebbe arricchire ulteriormente il commento, offrendo una visione più articolata e completa dell’eredità artistica di Saul Steinberg.

      Rispondi
  78. Letizia Casotti   3 Dicembre 2023 at 20:48

    Saul Steinberg lo trovo un artista molto interessante per la sua capacità di far percepire un’emozione o un’espressione dal volto di personaggi composti da un paio di linee.
    In maniera simile ma estremizzata a un solo tratto faceva Camaldoli con la sua “Linea”.
    Allo stesso modo i personaggi disegnati da Steinberg hanno bisogno di poche righe essenziali, quasi come un caricaturista riesce ad identificare i tratti principali e a semplificarli in modo da sintetizzare l’emozione che desidera esprimere.
    I disegni di grandi ambienti, come “la triennale di Milano” hanno una caratteristica quasi primitiva, ricordano i disegni realizzati dai nostri antenati come pitture murarie,ricordano le scene di caccia raffigurate sulle pareti delle grotte o i geroglifici sulle pareti delle piramidi.

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  79. DARIO BRUNO LABA   3 Dicembre 2023 at 21:36

    La straordinaria capacità di Saul Steinberg consisteva nel trasmettere idee attraverso forme semplici, spesso senza ricorrere ai colori. Le sue linee incarnavano il pensiero puro, unico e soggettivo, mentre la sua prospettiva sull’arte, enfatizzata dalla frase “Sono una mano che disegna e basta”, ha lasciato un’impronta indelebile in me. Negli ultimi decenni, l’immaginario visivo si è saturato di immagini intricate, ma questo surplus non sempre evoca emozioni, creando piuttosto un senso di ansia. Ci troviamo ad essere dipendenti dalla ricerca dell’immagine perfetta, trascurando spesso la potenza di comunicare in modo efficace con immagini più essenziali, un concetto che Steinberg intendeva far comprendere.

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  80. Camilla Fabbri LABA   3 Dicembre 2023 at 21:50

    Questo articolo della mostra di Saul Steinberg alla Triennale di Milano coglie efficacemente l’essenza dell’artista e la sua unicità nell’espressione artistica.
L’analisi evidenzia la sfida dell’artista: dalle convenzioni artistiche, alla ribellione contro le etichette e alla complessità di fondo del suo lavoro.
    
La capacità di Steinberg di suscitare risposte critiche attraverso rappresentazioni satiriche, come quelle dei tipi di donne influenzate dalla moda, è evidente, così come lo è la sua capacità di evitare dettagli superflui per l’efficienza visiva e la chiarezza concettuale.

    La riflessione sul processo creativo di Steinberg, incentrato sulla pittura e sull’inchiostro, approfondisce la comprensione della sua arte. Tale interpretazione, complessa, dell’opera e la consapevolezza delle sfide legate alla trasmissione della saggezza attraverso le parole evidenziano l’unicità e la natura sfaccettata della sua pratica.

    Le storie e le influenze di vita, dal suo trasferimento negli Stati Uniti al suo lavoro con il New Yorker, aiutano a dipingere un ritratto completo dell’artista.
    Ad esempio è possibile notarlo in alcune delle sue iconiche opere come: “View of the World from 9th Avenue” e “The Family” evidenziano la diversità e la profondità della sua produzione artistica.
    Infine, la descrizione del concetto di stile viene caratterizzato dalla leggerezza, essenza e arguzia, che fornisce una chiara prospettiva sulla filosofia portatile dell’artista.
    
Nel complesso, grazie a questa recensione riusciamo a cogliere l’essenza di Steinberg, invitando i lettori a esplorare la mostra e scoprire la bellezza e l’originalità delle sue riflessioni grafiche sulla natura umana.

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  81. Dennis Di Gioia LABA   3 Dicembre 2023 at 22:00

    Le creazioni di Saul Steinberg costituiscono un autentico stimolo alla riflessione critica sulla società e sulla cultura attuale. La sua capacità di elaborare disegni che richiamano immediata comprensione concettuale è affascinante. Steinberg evita di replicare fedelmente oggetti e persone, optando per uno stile stilizzato che accentua il concetto sottostante alla rappresentazione, conferendo un carattere esclusivo alle sue opere. In aggiunta, l’utilizzo straordinario dell’ironia da parte dell’artista riesce a suscitare sorrisi nel pubblico, ma al contempo lo spinge a una riflessione etica. La sua critica nei confronti dell’ostentazione legata alla moda e al lusso eccessivo rimane attuale, incoraggiando una ponderata riflessione sulle superficialità presenti nella società contemporanea.

    Uno degli aspetti più affascinanti della sua produzione artistica è la sua abilità nel trasformare il quotidiano in qualcosa di straordinario. Attraverso la sua espressione artistica, Steinberg ha indagato e svelato gli intricati aspetti della società, della politica e della cultura. Le sue opere illustrative sono spesso permeate da satire, caricature e ironia, fornendo uno sguardo critico e tagliente sulle dinamiche umane.

    Una delle creazioni più celebri di Steinberg è stata la sua realizzazione della copertina per il New Yorker, con cui ha collaborato per molti anni. Le sue immagini provocatorie e intelligenti hanno catturato l’attenzione del pubblico, offrendo una prospettiva unica sul mondo contemporaneo.

    Tuttavia, mentre riconosciamo la creatività di Steinberg e il suo contributo all’arte visiva, è essenziale sollevare alcune riflessioni critiche sul suo lavoro. Alcuni critici argomentano che la sua arte sia rimasta principalmente circoscritta all’ambito dell’illustrazione, lottando per essere accettata come arte “elevata” o “seria”. Questo solleva interrogativi sulle gerarchie culturali e sul modo in cui la società valuta e classifica l’arte.

    In conclusione, la vita e l’opera di Saul Steinberg rappresentano un significativo contributo all’arte e all’illustrazione. La sua abilità nel rendere straordinario ciò che è comune e nel proporre uno sguardo critico sulla società è meritevole di ammirazione. La sua eredità persiste come fonte d’ispirazione e incoraggia la riflessione sulle diverse forme di espressione artistica e sul loro ruolo nella società.

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  82. Stefano Flammini LABA   3 Dicembre 2023 at 22:58

    L’ opera di Saul Steinberg si distingue per la sua capacità di catturare l’essenza della società contemporanea con un occhio acuto e un humor pungente.
    Una delle sue opere più celebri è “View of the World from 9th Avenue”, una copertina per il New Yorker del 1976. Questa illustrazione rappresenta un punto di vista ironico e distorto sul mondo, in cui New York prende il primo piano e il resto del mondo è rappresentato da uno spazio molto ridotto nelle dimensioni. L’ artista mette in evidenza l’egocentrismo e l’arroganza evidenziata dalle grandi metropoli, rappresentative di un ideologia geocentrica riferita al contesto sociale.
    La sua ironia e l’uso di un tono distorto colpisce il punto fermo dei nostri preconcetti e ci costringe a riflettere sulla nostra posizione nel mondo.
    Un’altra opera che merita di essere menzionata è “The Labyrinth” del 1960, che rappresenta un percorso labirintico, complesso e intricato. Questo disegno cattura l’attenzione dello spettatore e lo trascina in un labirinto di linee, simboli e dettagli; esplorando il concetto del caos e dell’ordine, sfidando la percezione tradizionale di ciò che è ordinato e disordinato.
    In conclusione, le caratteristiche tecniche distintive del grafico includono l’uso distintivo e complesso della linea, della penna e dell’inchiostro come mezzo principale; utilizzando varie tecniche artistiche come la lavagna, l’acquarello e il collage, lo stile surreale e l’uso creativo dello spazio negativo. Queste caratteristiche contribuiscono a creare un’opera d’arte unica e riconoscibile come prodotta da Saul Steinberg.

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  83. Marco Riccardi LABA   4 Dicembre 2023 at 10:10

    Albert Einstein diceva: “Se non lo sai spiegare in modo semplice, non l’hai capito abbastanza bene”.
    Con ciò, potremmo dire che Steinberg aveva compreso l’animale umano in maniera eccellente.
    Il tratto delicato, netto, l’estrema sintesi nel segno grafico di un qualcosa che a questo non può assolutamente limitarsi: tutto concorre a creare il disegno che alcuni potrebbero definire di un bambino, eppure che nasconde la consapevolezza di un centenario.
    “A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino” – Pablo Picasso.
    Molti vivono nella falsa credenza che tutti siano capaci di disegnare come un bambino; eppure, chiedendolo a chiunque, nessuno ci riuscirà. Perché una volta persa l’innocenza del bambino, la sua meraviglia, la sua vuota ingenuità, è assurdamente difficile ritornarvi, liberandosi del terribile peso della consapevolezza adulta. Non a caso, in molti corsi di teatro una delle tappe fondamentali, che poi non terminerà mai, riguarda proprio il tornare a giocare: la razionalità acquisita con la maturità impedisce di farlo, la ragione incasella in schemi rigidi che il mondo in cui cresciamo impone, e ai quali ci adattiamo e nei quali impariamo a muoverci con destrezza; divenendo tuttavia incapaci di uscirne. Il fanciullino pascoliano è morto, e la sua maschera funebre l’ha trovata Pirandello.
    Il nostro è un mondo di maschere, di fantocci, di Arlecchini, Pantaloni e Colombine che perdono, almeno all’apparenza, i tratti bestiali, per lasciarli celati dietro ad un’ulteriore cortina buoncostume. “Homo homini lupus”, scriveva Hobbes; ma, mi sentirei di aggiungere, “homo ipse lupus” (l’uomo è lupo di sé stesso”); perché la maschera non cade nemmeno nell’intimità, nella solitudine: Pascal scriveva: “Tutta l’infelicità degli uomini ha una sola provenienza, ossia di non saper restare tranquilli in una stanza”; vale a dire, l’incapacità di stare soli coi propri pensieri, confrontarsi con sé stessi, spogliati da maschere e autogiustificazioni, che non hanno altro scopo se non accecare l’uomo da ciò che per lui potrebbe essere doloroso, ovvero la visione del suo vero volto; un Narciso che, guardando i suo riflesso, non se ne innamorerebbe, ma ne sarebbe terrorizzato: quel terrore, tutta via, lo salverebbe dall’annegare.
    Steinberg, nei suoi lavori, disegna maschere. Prendiamo Techniques at a party, come esempio: ogni personaggio raffiguratovi rappresenta un’esagerazione umana che tuttavia non scade nello stereotipo, nel banale, ma va a catturare l’essenza dell’animo di un singolo individuo, e non di una tipologia di individui, nel quale il fruitore possa specchiarsi e dire “quello sono io”. Nella società odierna, questo è un meccanismo che si tende a voler innescare solamente con personaggi positivi: ormai nei vari tipi di narrazione esistono solamente buoni buonissimi e cattivi cattivissimi, bianco o nero, e si sono perse tutte quante le sfumature di grigio. I personaggi si appiattiscono, per cui, infine, non si hanno modelli, né positivi né negativi, poiché l’ideale di bontà o cattiveria non ha riscontro nel mondo reale. Si tende a pensare che nessuno si debba identificare con un cattivo, poiché questo deve rimanere solamente un esempio da non seguire, mai e poi mai, totalmente errato.
    Gli spettatori sono terrorizzati dal riflettersi in ciò che non è la maschera di ciò che è buono, e questo porta solamente all’idealizzare la propria interiorità, privandola di difetti, perché ognuno si vedrà solamente in ciò dove vorrà vedersi.
    Prendiamo invece, per avvicinarci alla cultura pop, Scar, l’antagonista de Il re leone: esempio infantile, alcuni diranno, ma in questa sede dovremmo ormai aver capito che, forse, infantile non è veramente sinonimo di negativo. Scar è un personaggio perfettamente odiabile: uccide il fratello, tenta di far ammazzare il nipote, manda il regno in rovina. I mezzi e il modo sono terribilmente sbagliati, eppure è così difficile comprendere le sue ragioni? Nato brutto, zoppo, secondogenito, sfigurato, di fronte ad un fratello che ha avuto tutto il bene che lui non ha mai avuto, bellezza, successo, potere, amore. Quella di Scar era invidia, certamente, ma anche profonda tristezza: un magone che blocca la gola di fronte ad una vita infelice, e infelice indipendentemente dal suo potere di cambiarla. A chi non è mai capitato di provare invidia? Di sentirsi terribilmente triste e di guardare con risentimento a qualcuno che, nella vita, aveva tutto?
    Scar ci dà la possibilità di guardarci allo specchio, e di capire una cosa: di fronte alle stesse condizioni di esistenza, ci sono tanti modi di reagire e, se finora, nel nostro piccolo, abbiamo agito come una misera copia del personaggio, forse è il momento di cambiare le cose.
    La potenza di Steinberg sta nel riuscire a sintetizzare tutto questo all’interno di un tratto d’inchiostro: linee, materiche, tangibili, fenomeniche, eppure noumeniche allo stesso tempo: perché, e torno inevitabilmente a citare Wittgenstein, il significato di qualcosa risiede in innumerevoli elementi della stessa e che con essa interagiscono; e come il significato di una parola può variare a seconda del tono di voce, dei gesti e del contesto, così il significato di un segno non può risiedere solamente in ciò che, concretamente, rappresenta, ma anche nella nostra consapevolezza e identità che vi si ribalta e, infine, ci smaschera.

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    • Antonio Bramclet
      antonio   5 Dicembre 2023 at 14:35

      Stimato Marco ti ho letto con interesse. Posso dirti che mi hai fatto riflettere forse più dell’autore dell’articolo.

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  84. Francesco Giacomucci LABA   4 Dicembre 2023 at 10:22

    Saul Steinberg è un artista rumeno-americano ed è stato spesso sminuito dai critici d’arte dato il suo stile artistico unico. Le sue opere non seguivano le convenzioni artistiche tradizionali. Le sue creazioni erano caratterizzate da ironia e arguzia spingendo gli osservatori a riflettere su certi atteggiamenti e stili di vita. Trovo interessante il discorso delle maschere penso che “fotografare” le persone con una maschera sia interessante perché alla fine o si smaschera da sola appena conosciamo la persona per bene o rimane li per interessi sociali. Steinberg è conosciuto per le sue vignette per The New Yorker tra cui la famosa copertina “View of the World from 9th Avenue”. La sua arte ha avuto la capacità di stimolare la percezione e sollevare questioni critiche sulla società e la condizione umana.

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    • Gabriele Brilli LABA   6 Dicembre 2023 at 22:18

      Trovo molto interessante il tuo discorso delle maschere che hai appena citato.
      Infatti documentandomi ho scoperto che durante l’intervista condotta da Sergio Zavoli del 1967 Steinberg compie un’azione che ben rappresenta il suo modo di essere: crea una delle sue famose maschere e la indossa facendo uscire solo il naso da un foro, dimostrando come tale organo caratterizzi in modo così preponderante la fisionomica del suo volto.
      Alla domanda sul significato delle maschere Steinberg risponde: “questa è la maschera che mi protegge dagli altri…”
      Secondo Sergio Zavoli le maschere di Steinberg costituiscono: “l’ultimo paradosso di un moralista. La maschera non come fuga ma come emblema di ipocrisia e forse strumento di salvezza…”

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  85. Giulia T. LABA   4 Dicembre 2023 at 12:35

    Saul Steinberg, nonostante la sua sottovalutazione da parte dei critici d’arte specializzati in opere più convenzionali, ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo dell’arte. La sua grazia poetica e arguzia, esemplificate dalla leggerezza del tratto, l’essenzialità delle composizioni e l’umorismo spesso ironico, lo distinguono come un artista poliedrico. Attraverso le sue opere, Steinberg ha sfidato le etichette convenzionali, rifiutando di limitarsi a essere solo un designer o illustratore. La sua capacità di trasformare situazioni quotidiane in paradossi visivi e di far emergere concetti filosofici attraverso l’economia della visione dimostra la profondità della sua arte. La sua sperimentazione con maschere fotografiche, la sua capacità di catturare la complessità umana con tratti semplici e la sua insistenza sulla leggerezza della linea contribuiscono a definire uno stile unico. Steinberg ha regalato ai suoi spettatori un’esperienza di percezione e pensiero, sfidando le convenzioni e invitando a una visione più critica e consapevole dell’arte e della vita.

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  86. Luca Laba   4 Dicembre 2023 at 17:26

    Come disse Vince Gilligan i migliori artisti si distinguono dalla media quando riescono a far ridere le persone, e Saul Steinberg lo fa, anche se non si limita sono a questo.
    Le sue opere infatti sono cariche di una componente ironica e satirica ma non fine a sé stessa, come potrebbe risultare ad un osservatore meno attento. Si potrebbe infatti cadere nell’errore di sminuire il suo operato affidandogli l’etichetta di semplice illustratore per via delle sue vignette essenziali, caricaturali, semplici. Questo tratto caratteristico invece è proprio indice di un complessa fruibilità. In tutte le sue vignette possiamo trovare qualcosa che sappia di vero, di reale, giocando con la percezione visiva dell’osservatore, il quale ritrova nelle scene di vita quotidiana, una profonda riflessione sulla condizione dell’individuo e della società a cui appartiene.
    La principale abilità di Steinberg consiste nella comunicazione di concetti complessi attraverso l’uso di linee semplici, per fare ciò sono necessarie grandi conoscenze sia stilistiche che sociali. Si oppone all’omologazione, all’ostentazione e alla vacuità che sembrano essere i punti focali della società in cui vive, offrendo una sua visione alternativa esorcizzando questi temi.
    Ad esempio nel disegno originale per il portfolio “Domestic Animals”, The New Yorker, possiamo vedere i protagonisti umanoidi rappresentati con sembianze animalesche tanto è grande la loro devozione a queste bestie, unendo la teoria delle maschere a quella della critica sociale.

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    • Lamberto Cantoni
      lamberto cantoni   5 Dicembre 2023 at 14:33

      Grazie per la dritta Luca. Non avevo memoria di “Domestic Animals”. Me li vado a cercare nel web.

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  87. Chiara F. LABA   4 Dicembre 2023 at 22:39

    Saul Steinberg è nato in Romania, si è laureato in architettura a Milano prima di fuggire dall’Italia, a causa delle leggi razziali fasciste nel 1940, e trasferirsi negli Stati Uniti, dove trovò lavoro presso la rivista The New Yorker con la quale collaborò per oltre sessant’anni. Questi numerosi viaggi, queste culture diverse, hanno influenzato il suo stile, portando Steinberg a rigenerare il suo sguardo: egli utilizzava spesso lo spazio in modo significativo nelle sue opere; la sua capacità di creare ambienti coerenti con i concetti delle vignette è notevole.
    Steinberg sfidava la comprensione tradizionale, attivando pensieri attraverso le sue illustrazioni. Le sue immagini, nonostante la loro apparente semplicità, trasmettevano significato e sfidavano la verbalizzazione lineare del senso, invitando alla riflessione sulla comprensione oltre le convenzioni linguistiche.
    Nelle opere, come nel libro del 1949 intitolato “The Art of Living,” egli rappresenta varie tipologie femminili senza identificare specifiche forme di moda. Le sue opere sfuggono a interpretazioni rigide, stimolando percezioni filosofiche attraverso schemi visivi astratti. L’obiettivo è coinvolgere il fruitore in una trappola percettiva.
    Dal 1959 al 1963 Saul Steinberg collaborò con la fotografa Inge Morath, documentando le maschere realizzate dall’artista come emblema di ipocrisia e strumento di salvezza nella società della solitudine. Steinberg credeva che le persone indossassero maschere per proteggersi dagli altri. La collaborazione di Steinberg e Morath ha prodotto un reportage che metteva in scena le maschere in contesti relazionali, ritraendo un’umanità condannata all’ipocrisia e alla recita.
    Notiamo una coerenza nelle sue opere, caratterizzata dalla leggerezza del tratto, dall’essenzialità delle composizioni e dalla maestria nel semplificare senza compromettere il realismo, favorendo la percezione di chiarezza anche in situazioni paradossali.

    L’opera di Saul Steinberg è un inestimabile contributo all’arte visiva. La sua abilità nel manipolare lo spazio nelle sue opere è straordinaria, creando scenari intriganti e coinvolgenti. Steinberg ha veramente sfidato i confini della comprensione tradizionale attraverso le sue illustrazioni, incanalando pensieri profondi senza ricorrere al linguaggio lineare.
    A parer mio, Ernst Gombrich ha ragione nel sottolineare che i disegni di Steinberg si spiegano da soli, senza bisogno di parole. La sua arte è un richiamo alla riflessione e alla contemplazione, un viaggio che cattura la complessità della vita. Steinberg è un maestro nell’arte di coinvolgere il fruitore in un dialogo visivo che va oltre le convenzioni linguistiche.

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  88. Gabriele Brilli LABA   6 Dicembre 2023 at 21:59

    Saul Steinberg è difficile da catalogare: lui è stato un artista, un filosofo, un commentatore della società e un vignettista.
    Il suo lavoro va al di là dei confini del fumetto e si allarga verso un mondo popolato di lettere aggressive, gatti a cui piacciono numeri, linee che conversano e hanno dubbi.
    I suoi disegni sono comunque inconfondibili e riconoscibili: a prima vista potrebbero sembrare pure “infantili” ma poi a guardare meglio riescono nella loro essenzialità ad essere capaci di trasmettere verità profonde.
    Oltre alla linea pulita che è diventato il suo tratto distintivo, l’ironia è la caratteristica che mi ha colpito di più di questo autore.
    Essa ci rivela di colpo dimensioni percettive di cui non siamo consapevoli, e insieme, strane relazioni tra le cose. Ma non è tutto qui.
    Steinberg offre a chi guarda sempre la possibilità di andare oltre, di avvertire e far cogliere altre cose dietro al semplice dato percettivo.
    i paesaggi sono paesaggi ma anche altro, le persone sono anche personaggi e i cani e i gatti ragionano spesso come gli uomini.
    Con le sue linee striminzite, Steinberg ha costruito uno stile riconoscibile e talmente personale da essere quasi un specie di firma.
    La linea non è solo fatta di inchiostro ma è in realtà sempre anche pensiero.
    Diceva Steinberg “parlo sei lingue e nessuna correttamente”.
    La linea è la mia vera lingua.

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  89. Jessica Caliendo - LABA   9 Dicembre 2023 at 17:48

    Le opere di Saul Steinberg sono come un invito alla riflessione critica nell’arte visiva contemporanea. La sua maestria nel manipolare il tratto con leggerezza, creando opere senza etichette, testimonia una genialità unica. Steinberg distilla concetti complessi con grazia ed essenzialità, invitando a riflettere su temi oltre le convenzioni artistiche. La sua capacità di semplificare situazioni senza compromettere la chiarezza mostra una profonda comprensione della comunicazione visiva. Con arguzia, mette in luce le ipocrisie umane, offrendo un’esperienza artistica che va al di là dell’osservazione visiva. La sua eredità ispira chi valuta la potenza delle immagini per comunicare idee stimolanti.
    Personalmente, ammiro come Steinberg, con la sua visione unica, riesca a rendere tangibili concetti astratti. La capacità di suscitare riflessioni profonde attraverso la semplicità delle sue opere è un insegnamento prezioso sulla forza dell’arte nel dialogo con la complessità della vita.

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  90. Rebecca Bergonzini Laba   17 Dicembre 2023 at 15:49

    L’articolo si concentra su Saul Steinberg, un artista e illustratore romeno il cui lavoro è stato spesso sottovalutato dai critici durante la sua vita. La mostra a Milano ora celebra la sua arte innovativa e provocatoria, che sfidava le convenzioni artistiche.
    Viene sottolineato l’approccio di Steinberg nel comunicare concetti attraverso le sue immagini, utilizzando tratti leggeri e composizioni essenziali. Le opere di Steinberg sfidano la linearità della comunicazione verbale, incoraggiando una comprensione che va oltre le parole.
    Da un punto di vista personale, trovo affascinante come Steinberg sia riuscito a combinare grazia, essenzialità e arguzia nelle sue opere, creando un linguaggio visivo unico che sfida le norme convenzionali e stimola la riflessione. La sua abilità nel trasmettere concetti complessi attraverso disegni semplici è straordinaria, rendendo la sua arte accessibile e coinvolgente.

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  91. Giada Pirani LABA   27 Dicembre 2023 at 17:44

    Si può dire che Steinberg abbia lasciato un’impronta molto forte nel mondo dell’arte, anzi indelebile. Non solo per la bravura del suo tratto che esprime con poche linee dei grandi concetti, ma anche per la manipolazione che ne fa, su concetti complessi. Tramite le sue opere si può notare anche l’essenzialità degli elementi (soggetti e oggetti ad esempio), e soprattutto la “metamorfosi”, o meglio dire la trasformazione, delle situazioni di vita quotidiana a qualcosa di più paradossale. Con un sottile tratto (e si parla sempre di un tratto elegante), consente di catturare, in uno stile tutto suo, una grande complessità (delle convenzioni) in semplicità/essenzialità. Si può quindi concretizzare il fatto che Steinberg mischi la vita con l’arte, avendo un modo di riflessione (il tratto) unico. Con “convenzioni”, si parla di tutte quelle opere che raffigurano le ipocrisie umane tramite una chiave artistica “misteriosa”/non convenzionale. Di questo illustratore e artista, ho trovato molto interessante la sua straordinaria leggerezza che esprime tramite il suo tratto – quindi sì, questa unione di opposti è proprio ciò che lo caratterizza. In questo articolo, per quanto riguarda alle opere citate, ho trovato più coinvolgimento in “Fig.3 – Saul Steinberg, 1976” per la contrapposizione della tipologia dei territori (tra i territori disabitati e alla città New York) – un interesse che trovo più esaustivo per la scelta dei colori e la composizione stessa per questa copertina.

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  92. Nicola LABA   3 Gennaio 2024 at 03:10

    Un aspetto interessante del lavoro di Steinberg è la sua relazione con la teoria della Gestalt, una corrente psicologica che si occupa di studiare i processi percettivi e cognitivi. Secondo la Gestalt, l’uomo tende a organizzare le informazioni sensoriali in forme e configurazioni dotate di senso, andando oltre la somma delle parti. La Gestalt sostiene anche che la percezione dipende da fattori come la simmetria, la chiusura, la continuità, la prossimità e la somiglianza, che determinano la formazione di figure e sfondi. Come sostenuto dai teorici “il cervello organizza l’informazione visiva in schemi significativi”, e Steinberg sembra sfidare costantemente lo spettatore a cogliere le connessioni sottili e i significati nascosti nelle sue opere. Come esempi perfetti ritroviamo appunto le già citate opere “Come vanno gli affari?” e “The Family”.
    L’opera di Saul Steinberg è un affascinante esempio di come l’arte possa incarnare i principi della filosofia e della gestalt, rivelando la complessità della percezione umana attraverso la semplicità apparente. Come affermò il filosofo Maurice Merleau-Ponty, “La percezione è una sintesi creativa del mondo”, e Steinberg sembra catturare questa idea nella sua rappresentazione visiva unica.
    Per un momento ho pensato fosse un “comune” fumettista per poi realizzare subito che non può essere classificato come un fumettista tradizionale. Pur avendo utilizzato elementi visivi simili a quelli presenti nei fumetti, la sua pratica artistica si estende ben oltre i confini di questa categoria. Tuttavia, il suo lavoro ha influenzato molti artisti del fumetto e della grafica, più che altro possiamo considerare Il suo lavoro una forma di fumetto sperimentale, che sfida le convenzioni e le aspettative del genere.

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  93. Giada Vitiello   5 Gennaio 2024 at 18:12

    L’opera di Saul Steinberg emerge come un’affascinante riflessione sul rapporto tra pubblico e critica d’arte. Personalmente, trovo interessante come intellettuali del calibro di Roland Barthes e altri abbiano riconosciuto il valore di Steinberg, nonostante la sua sottovalutazione da parte di critici più tradizionali. C’è qualcosa di liberatorio nel suo distacco da patacche colorate e forme d’arte più convenzionali.
    Esplorando il libro “The Art of Living” del 1949, trovo buffo e interessante l’approccio di Steinberg nel rappresentare tipi femminili senza identificare marchi specifici, lasciando che lo spettatore riempia gli spazi vuoti con la propria interpretazione. La sua resistenza a interpretazioni rigide, notando come le sue opere diventino più elusive con il tempo, mi fa riflettere sulla soggettività dell’arte e sulla bellezza dell’interpretazione personale.
    La teoria di Charles Sanders Pierce sui “type” e “token” aggiunge inoltre un tocco filosofico molto intrigante. Per me, questo sottolinea la profondità con cui Steinberg comunicava concetti astratti attraverso un’economia di linee e forme, sfidando l’ovvietà e abbracciando l’ambiguità.
    Riflettendo sul nomadismo di Steinberg e la sua capacità di rigenerare lo sguardo attraverso i viaggi, mi chiedo quanto le esperienze e la curiosità possano plasmare un’arte così unica. La sua visione, alimentata dalla diversità culturale, aggiunge uno strato di complessità che mi suscita un forte fascino.
    Le maschere, sia metaforiche che fisiche, indossate da Steinberg, sollevano in me domande profonde sull’identità umana…oltre ad avermi inevitabilmente rimandata al medesimo concetto elaborato da Pirandello (che personalmente amo). Quanto di noi è autentico e quanto è una recita sociale? La sua critica all’ipocrisia umana, riflessa nelle maschere, mi colpisce e mi spinge a interrogarmi sulle sfumature della nostra esistenza.
    Trovo che Steinberg non solo sfidi le convenzioni artistiche, ma apra anche porte a una riflessione più ampia sulla vita. La sua capacità di semplificare senza compromettere la profondità del significato e il modo in cui sottolinea leggerezza ed essenzialità mi ispirano, invitandomi a considerare le dualità della condizione umana con occhi nuovi.

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  94. Giacomo Laba   7 Gennaio 2024 at 18:51

    Il testo fornisce una profonda analisi dell’opera di Saul Steinberg, contestualizzandolo nel panorama dell’arte e fornendo una riflessione critica sul suo stile distintivo. Inoltre, l’autore si impegna a esplorare il significato e la filosofia dietro le opere di Steinberg, offrendo una chiara interpretazione delle sue intenzioni artistiche.

    Una delle asserzioni interessanti del testo è la sottolineatura della leggerezza e dell’essenzialità nel tratto di Steinberg, attribuendo a queste caratteristiche un valore distintivo. La connessione tra la maestria nel semplificare e l’effetto paradossale del realismo nelle opere di Steinberg è ben argomentata e contribuisce a delineare il suo stile unico.

    La discussione sulla relazione tra le immagini di Steinberg e il pensiero, nonché la comparazione con i disegni infantili e il piacere di disegnare, aggiunge un livello di profondità alla comprensione del suo approccio artistico. La nota finale sulla grazia, l’essenzialità e l’arguzia come fondamentali per la sua “piccola filosofia portatile” offre una conclusione eloquente alla riflessione sull’opera di Steinberg.

    In generale, il commento fornito sembra riflettere una comprensione approfondita dell’arte di Steinberg, enfatizzando la sua originalità e contributo unico al mondo dell’arte.

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  95. Diana Laba   20 Gennaio 2024 at 12:47

    Saul Steinberg, l’artista che sfida le etichette convenzionali e si insinua nell’anima di chi osserva le sue opere. La sua capacità di trasmettere concetti complessi attraverso linee apparentemente semplici è un’arte che sconfina nei territori della genialità.
    Steinberg, spesso sottovalutato dai critici d’arte contemporanei innamorati di sperimentazioni audaci, emerge come un visionario che danza al di fuori delle rigide caselle dell’establishment artistico. La sua graffiante ironia e la leggerezza del tratto diventano strumenti per catturare l’essenza della vita, rendendo ogni sua opera un invito alla riflessione e all’osservazione attenta.
    Paragonarlo a un altro maestro del design grafico, come Banksy, può risultare intrigante. Entrambi osano sfidare i confini, ma mentre Steinberg si avvicina con una raffinatezza poetica e una sottigliezza filosofica, Banksy abbraccia il caos della strada, incanalando la sua ribellione attraverso l’arte di strada. Steinberg sembra essere il filosofo gentile, mentre Banksy il provocatore incendiario.
    La maestria di Steinberg nel rendere ogni tratto significativo, ogni dettaglio essenziale, lo pone in un regno a parte. Come confrontare l’essenza di un pensatore con l’anarchia visiva di un graffitista contemporaneo? Forse entrambi sono ribelli, ma ognuno balla al ritmo della propria melodia artistica.
    In definitiva, Steinberg è il poeta dell’immagine, il filosofo del tratto, che, anche se spesso misconosciuto, ha forgiato un percorso artistico unico. Il suo confronto con altri artisti diventa una danza di stili e personalità, ognuno con la propria melodia nella sinfonia dell’arte. Steinberg, un genio a cui concedere il lusso di essere fuori dalle categorie, perché in fondo, come lui stesso afferma: “Ciò che disegno è disegno, il disegno deriva dal disegno.”

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  96. MariaLABA   27 Gennaio 2024 at 15:51

    Ritengo che le opere di Steinberg siano particolari e riconoscibili e credo si rifaccia molto in generale al dadismo e all’Art Decò, ma anche al cuibismo; ciò nonostante credo sia un grande artista poiché nonostante le sue opere siano apparentemente semplici riesce comunque a comunicare in modo lieve ma spietato idee e concetti che a parole non sarebbero così facili e veloci da spiegare; come ci dice anche Gombrich “In realtà, una delle difficoltà che si incontrano scrivendo dell’arguzia di Steinberg è proprio che i suoi disegni si spiegano molto meglio da soli di quanto possano fare le parole”.
    Inoltre credo sia strategico da parte dell’artista lasciare libera interpretazione al fruitore sulle opere poiché così chiunque può dire la sua, ma senza sapere se ciò che pensa sia ‘giusto’ o ‘sbagliato’, però secondo me, così facendo, si tende ad attribuire troppi significati alle scene, semplici, che l’autore rappresenta, come poi accade nelle vignette sopra descritte.
    Per quanto riguarda le maschere invece credo sia una rappresentazione personale della visione che ha del mondo e io concordo con l’artista in quanto credo che chiunque indossi delle maschere, magari non tutti i giorni, ma capita a tutti di volersi nascondere dai giudizi altrui oppure cambiare la propria persona per essere più adatti alla situazione.

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  97. Sofia LABA   20 Febbraio 2024 at 13:08

    Saul Steinberg è un artista nato in Romania nel 1914, trasferitosi in Italia e successivamente negli Stati Uniti. Era famoso per le sue vignette pubblicate su riviste come The New Yorker, che mescolavano umorismo e osservazioni sociali profonde. Le le sue opere erano spesso difficili da interpretare a parole, ma rivelavano messaggi profondi attraverso il loro stile grafico unico e provocatorio. Steinberg era noto anche per il suo nomadismo e il suo costante desiderio di esplorare nuovi spazi, che si riflettevano nel modo in cui utilizzava lo spazio nelle sue opere (ad esempio la copertina del The New Yorker del 1976, intitolata View of the World from 9th Avenue, mette in luce la capacità di Steinberg di rappresentare in modo paradossale e significante il concetto di spazio).
    In opere come il libro del 1949 intitolato “The Art of Living,” Steinberg rappresenta varie tipologie femminili senza identificare specifiche forme di moda, stimolando percezioni filosofiche attraverso schemi visivi astratti. Steinberg utilizza l’ironia per coinvolgere il fruitore e suggerire riflessioni più profonde, portandoli a una presa di posizione etica attraverso il sorriso e il piacere comico. Utilizzava una soluzione grafica geniale per rappresentare come i newyorkesi vedono il mondo, mettendosi in cima a un piedistallo e considerando il resto dell’umanità di importanza relativa. Egli aveva una particolare curiosità per gli arredi interni e creava ambienti conformi ai concetti che voleva esprimere nelle sue vignette (ad esempio nella copertina del The New Yorker del 23 novembre 1968, intitolata “The Family”, ogni personaggio ha tratti individuali che riflettono reazioni e caratteri personali, ma sono tutti uniti nella diversità).
    The New Yorker è stato il periodico che ha contribuito a renderlo famoso a livello internazionale. Il suo stile divertente e penetrante ha attirato l’attenzione di numerose importanti testate. Steinberg era amato dai lettori per la sua apparente semplicità nelle configurazioni dei disegni, che offrivano un piacere visivo straordinario. Amava spiazzare le persone, smentendo la sua semplicità e facendo emergere le sfumature nascoste nei suoi lavori. L’inchiostro diventa scrittura e significato, creando immagini che vanno oltre le normali procedure linguistiche, spesso presentando paradossi visivi e contraddizioni. Durante la sua collaborazione con la fotografa Inge Morath dal 1959 al 1963, Steinberg ha documentato le maschere come emblema di ipocrisia e strumento di salvezza nella società della solitudine. Credeva che le persone indossassero maschere per proteggersi dagli altri e il reportage prodotto insieme a Morath metteva in scena le maschere in contesti relazionali, ritraendo un’umanità condannata all’ipocrisia e alla recita. Personalmente, trovo sempre molto interessanti le opere di artisti che tramite disegni ironici riescono a dare al fruitore un significato e una possibilità di riflessione su temi difficili da esprimere a parole.

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  98. Lucia laba   22 Febbraio 2024 at 17:22

    Saul Steinberg è stato un artista eclettico, noto per la sua abilità nel trasformare situazioni quotidiane in opere d’arte straordinarie. Le sue illustrazioni spaziavano dalla satira politica alla riflessione sull’identità umana e alla critica sociale.
    La tecnica distintiva dell’artista, che combinava disegni lineari, come semplici linee, con elementi surreali e testo scritto a mano, lo ha reso un pioniere nel campo dell’arte grafica.
    Steinberg ha esplorato temi universali come la solitudine, l’alienazione e la complessità della vita moderna attraverso il suo lavoro, lasciando un’impronta indelebile nel mondo dell’arte e della cultura.
    È noto soprattutto per le sue vignette satiriche e surreali che hanno abbellito le copertine del New Yorker per decenni. La sua capacità di cogliere l’essenza della società e della politica attraverso disegni semplici ma profondi lo ha reso un’icona del suo tempo. L’illustratore rumeno ha influenzato generazioni di artisti con il suo stile unico e la sua visione ironica del mondo.
    Le sue opere continuano a ispirare artisti e osservatori di tutto il mondo, rimanendo un punto di riferimento per la creatività e l’ingegno nell’arte contemporanea.

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  99. Giulia Monti Laba   26 Febbraio 2024 at 13:49

    Ammiro molto il modo in cui Saul Steinberg è riuscito a comunicare messaggi e critiche alla società con chiarezza sfruttando la semplicità, l’ironia e l’umorismo. Attraverso l’uso innovativo della linea e la combinazione di altri stili artistici, Steinberg è riuscito ha creare un suo stile unico e rinnovativo dove si distingue per la sua spontaneità e schiettezza nel trattare temi sociali complessi.
    Le sue vignette sull’architettura e l’arredamento interni sono un esempio lampante della sua minuziosa attenzione ai dettagli e della sua abilità unica nel trasformare spazi e oggetti comuni in scenari surreali e ricchi di significato. Un altro esempio significativo della sua maestria è rappresentato da “The Line”, in cui una singola linea si trasforma magicamente in un’infinità di oggetti, mostrando la sua capacità di trasformare un elemento basilare in una complessa rappresentazione della realtà.
    Mi dispiace profondamente di essermi persa la mostra milanese dedicata a questo straordinario artista, poiché avrei avuto l’opportunità unica di esplorare il suo mondo artistico, di ispirarmi alla sua genialità e di riflettere sulla realtà che ci circonda.

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  100. Alessandro Para LABA   28 Marzo 2024 at 10:53

    Saul Steinberg faceva i disegni come un bambino, ma dell’uomo aveva capito molto. Proprio per questo il tratto era rimasto quello: bambino. A riprova di questo, la copertina del 23/11/68 del The New Yorker realizzata da Steinberg, mostra come la sua mano possa essere poliedrica, andando a diventare tremendamente più infantile tanto quanto ricercata.
    Questa comprensione dell’animo umano penso si possa evincere completamente nella serie realizzata assieme alla Morath tra il ’59 ed il ’62. Il richiamo a delle maschere tribali è abbastanza scontato. Eppure, questo ci fa capire che per quanto possiamo esserci sviluppati, per quanto possiamo aver infinitamente complicato il nostro mondo perché abbiamo superato la soglia della sopravvivenza che ci ha concesso il lusso di pensare, siamo sempre gli stessi esseri che eravamo 20.000 anni fa. Il bisogno di diventare qualcun altro che non siamo per raggiungere uno stato più sicuro, appagante, era presente all’ora come è presente oggi più forte che mai.
    Per quanto concettualmente ricco Steinberg possa essere stato, credo che con la cultura del pressapochismo e di affermazione sfrenata ed individuale che serpeggia oggi, fosse stato ancora in vita avrebbe avuto vita molto difficile.
    Dato che ho parlato della costanza dell’uomo nel tempo, anche nel suo caso la sua grandezza artistica è stata riconosciuta post mortem, perché siamo capaci di comprendere appieno quello che abbiamo solo nel momento in cui ci viene negato definitivamente. Di casi analoghi ne abbiamo vari. Citato in questo blog abbiamo ad esempio quello di Mapplethorpe. Chiariamoci, Steinberg ha avuto il suo successo, non ha fatto la fame e morto di stenti, ma il grazioso mondo dell’arte non gli ha concesso nulla sino la sua dipartita. Quello che è nuovo e non appieno comprensibile spaventa, spaventa tanto.
    Spesso però quando lo si impara ad apprezzare, è troppo tardi. Non resta che mantenere viva una memoria, sperando che il senso di colpa non porti questa fantomatica critica dell’arte a commettere altri errori, anche se ho le mie riserve a riguardo.

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  101. Daniel Ninfa   24 Aprile 2024 at 10:50

    L’opera di Saul Steinberg si relaziona in modo intrigante con la teoria della Gestalt, poiché sfida costantemente lo spettatore a cogliere connessioni sottili e significati nascosti. Le sue opere incarnano i principi della Gestalt, mostrando come il cervello umano organizza l’informazione visiva in schemi significativi. Anche se Steinberg utilizza elementi visivi simili a quelli dei fumetti tradizionali, la sua pratica artistica va ben oltre, sfidando le convenzioni del genere. La sua rappresentazione visiva unica cattura l’idea di Merleau-Ponty che la percezione sia una sintesi creativa del mondo. Steinberg, quindi, non può essere semplicemente etichettato come un fumettista tradizionale, ma piuttosto come un pioniere del fumetto sperimentale che ha influenzato numerosi artisti nel campo della grafica e della narrazione visiva.

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  102. Sonia LABA   8 Giugno 2024 at 10:58

    Quando si parlare dei disegnatori più importanti del Novecento è impossibile non andare a citare Saul Steinberg, il quale, grazie al suo stile di disegno caratterizzato da pulite linee e alla sua spiccata ironia è riuscito a ideare illustrazioni che invitano il fruitore a iniziare una “attività mentale” il cui scopo è quello di veder ciò che l’illustratore nasconde dietro semplici linee d’inchiostro. Senza dubbio, tra tutta la produzione artistica di Steinberg quella che mi ha sempre affascinato maggiormente è la collaborazione avuta con la fotografa Igne Morath dalla quale è nata la celebre serie di The Masks Series. Le fotografie della Morath unite ai sacchetti di carta sulla quale venivano disegnati volti umani e utilizzate come maschere mi hanno sempre destato una certa angoscia unita a un profondo fascino. Mi sembra doveroso andar a citare la teoria di Pirandello per il quale tutte le persone vestono delle maschere e la cambiano a seconda della realtà sociale in cui vivono. L’interpretazione di Steinberg ci suggerisce come la maschera risulta essere l’emblema dell’ipocrisia e un falso strumento di salvezza ideato dall’uomo per forzare un’allegria e un soddisfacimento personale che caratterizzava molti americani nella difficile situazione del dopoguerra degli anni cinquanta.

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  103. Arianna LABA   15 Giugno 2024 at 16:07

    L’articolo ci porta ad analizzare l’artista Saul Steinberg e le sue opere visive, dimostrando come esse non siano solo semplici disegni, ma elementi che ci stimolano a produrre una riflessione ed un pensiero filosofico.
    Nonostante sia stato sottovaluto da parte dei critici d’arte, è stato riconosciuto come un artista innovativo poichè le sue opere risultano cariche di ironia e comunicano concetti complessi tramite forme visivamente accessibili.
    L’articolo esamina anche la vita di Steinberg, dalle sue origini in Romania al trasferimento in Italia e poi negli Stati Uniti, sottolineando come il suo nomadismo e la sua curiosità osservativa abbiano influenzato la sua opera.
    Si esplora anche la sua collaborazione con la fotografa Inge Morath, evidenziando come insieme abbiano esplorato il concetto di maschera come simbolo di ipocrisia e complessità umana.
    Una delle creazioni più celebri di Steinberg è stata la sua realizzazione della copertina per il New Yorker, con cui ha collaborato per molti anni. Le sue immagini provocatorie e intelligenti hanno catturato l’attenzione del pubblico, offrendo una prospettiva unica sul mondo contemporaneo.
    Nelle sue opere, Steinberg utilizza linee leggere e nel raffigurare i concetti utilizza figure rappresentandone all’essenziale, senza però compromettere la chiarezza della comunicazione.
    Trovo stimolante come le sue opere sfidino le convenzioni, oltre alla sua capacità di trasformare situazioni quotidiane in opere d’arte e di rappresentare concetti complessi dimostrando come l’arte possa superare i confini linguistici e culturali per comunicare idee universali.
    Per concludere, le opere di Steinberg ci invitano a cercare la bellezza nelle piccole cose e a trovare modi creativi per esprimere concetti complessi in forme accessibili.
    Trasmette anche l’importanza di guardare oltre le apparenze ed abbracciare la complessità delle esperienze umane.

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  104. Fabrizio LABA   18 Giugno 2024 at 22:46

    Saul Steinberg, nonostante il suo grande successo presso il pubblico e l’ammirazione di intellettuali come Roland Barthes e Italo Calvino, è stato sottovalutato dai critici d’arte durante la sua vita. Questo è stato particolarmente vero per coloro che preferivano l’arte più convenzionale e visivamente esplicita, come le sculture di materiali insoliti, le installazioni e le performance. La linea di inchiostro sottilmente graffiante e poetica di Steinberg era considerata troppo concettuale e intelligente per i gusti dei critici dell’arte dell’epoca.

    Steinberg non si adattava facilmente alle categorie predefinite dell’arte contemporanea. Era molto di più di un semplice designer, vignettista o illustratore. Questo rifiuto di essere etichettato era una parte essenziale del suo approccio artistico. I suoi lavori sfidavano le convenzioni, invitando gli spettatori a una riflessione più profonda sul significato e sulla percezione. La mostra milanese su Saul Steinberg promette di offrire una nuova prospettiva su questo straordinario artista, invitando il pubblico a essere più sensibile e critico nei confronti delle etichette e delle convenzioni che limitano l’arte.

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